EVAN MANDERY.
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Q. UNA STORIA D'AMORE.
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Titolo originale: Q. A love story.
Traduzione dall'inglese di Simona Fef.
2012 Neri Pozza Editore, VICENZA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Quentina Elizabeth Deveril, detta Q,  giovane e dolcissima; dedica tutto il suo tempo alle battaglie per preservare gli spazi verdi in una New York preda del cemento e delle speculazioni;
 vegetariana e ha una bancarella ortofrutticola al celebre mercato di Union Square;  politicamente una liberal e ama i suoi ricchi - e in verit insopportabili - genitori anche se non
condividono le sue passioni ecologiste. Di una donna cos non pu non innamorarsi perdutamente uno scrittore di belle speranze e dagli ideali tanto nobili quanto imprecisati, che la incontra un giorno al cinema e non ha dubbi di aver trovato l'amore della sua vita. Assieme formano una coppia che condivide sogni, progetti, idee politiche, programmi televisivi e letture.
E per un uomo apprensivo, ossessionato dagli eventi che esulano dalla sua volont, la decisione  presa: sposer Q e le star accanto per sempre.
Tutto perfetto, dunque, fino a quando, poco prima delle nozze, giunge una misteriosa lettera che chiede al giovane scrittore di riservare un tavolo per due in un costoso ristorante di
Manhattan. Arrivato all'appuntamento, si trova di fronte un uomo che si presenta come il suo futuro S, il suo Io del domani: un sessantenne triste e ingrigito che in effetti gli assomiglia non poco. Niente di strano per uno scrittore incline a lavorare con le armi della fantasia; anzi, per risolvere il problema se chiamarlo io o lui tanto vale dargli un nome
inequivocabile: I-60, l'io sessantenne. Tuttavia, quel che getta nel totale sconforto il futuro sposo  il motivo per cui I-60  tornato dal futuro: cambiare il corso della propria vita
e risparmiare a se stesso il grande dolore causato proprio dall'unione con Q. Il matrimonio deve essere annullato, il futuro deve prendere una piega completamente diversa.
Lo scrittore non ha dubbi, la plausibilit delle parole del suo Io futuro  assoluta cos come la necessit di agire subito. E abbandona l'adorata Q. Da quel momento in poi la sua vita cambia completamente direzione, non una ma dieci, cento volte. Altri suoi futuri Io, infatti, si susseguono convincendolo a sposare un'altra donna, poi a divorziare, a iscriversi a giurisprudenza, a mettersi a suonare la chitarra, poi il violoncello, ad abbracciare il buddhismo, a eliminare il glutine dalla dieta...
Svolte ed eventi pirotecnici che si avvicendano senza sosta, e in cui alla mutevole ricerca del proprio S fa da contraltare l'eterno amore per l'unico vero altro da S: l'indimenticata Q.
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L'AUTORE.
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Evan Mandery, dopo la laurea in Giurisprudenza a Harvard,  diventato docente al John Jay College of Criminal Justice di New York.  autore di due libri di saggistica e di un racconto breve. Q  il suo primo acclamato romanzo. David Gordon Green, regista di Strafumati e del recente Your Highness,  stato ingaggiato dalla Columbia Pictures per scrivere e dirigere il film tratto dall'opera.
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Q. UNA STORIA D'AMORE.
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Indice.
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PROLOGO. DISCRETO.
LIBRO PRIMO. BUONO.
LIBRO SECONDO. OTTIMO.
LIBRO TERZO. ECCELLENTE.
Ringraziamenti.
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Fine Indice.
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PROLOGO.
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DISCRETO.
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Qual  il senso di questa storia? Quale informazione coinvolge?
Il pensiero che la vita possa essere migliore. Stretto nel cuore e nell'anima si avvolge.
Paul Simon, Tram in the Distance.
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Q, ossia Quentina Elizabeth Deveril  l'amore della mia vita. Ci incontriamo la prima volta per caso, al cinema, una doppia proiezione all'Angelika: Casablanca e Provaci ancora, Sam. Sono le dieci di un luned mattina.
In sala sono presenti solo tre persone: Q, io e un signore nelle ultime file che si trastulla rumorosamente, il che sarebbe fastidioso ma comprensibile se si trattasse di Ingrid Bergman, per la cosa avviene durante Provaci ancora, Sam, e il tipo non la smette di mormorare: Oh, Grover. Sono schifato, ma ancora di pi confuso, proprio come Q, cos diventiamo complici. Lei si volta diverse volte a guardare il tipo, e i nostri sguardi si incrociano.
Reprime un risolino irresistibile, da cui mi lascio contagiare, e come lei passo la seconda parte del film a cercare di non cedere all'isteria. Stabiliamo un contatto. A fine proiezione ci ritroviamo nell'atrio, a chiacchierare come vecchi amici.
Ma che gli era preso? chiede lei.
Non ne ho idea. Si riferiva al Grover dei Muppet?
Esistono altri Grover?
C' Grover Cleveland.
Era un tipo attraente?
Non credo.
Esistevano persone attraenti nel 1890?
Non so, non direi.
Ben mi sta, cos imparo a venire al cinema di luned mattina commenta Q. Poi considera le implicazioni della sua riflessione e mi lancia un'occhiata sospettosa.
E tu? Passi le giornate a bazzicare i cinema in compagnia dei vecchi laidi o hai un lavoro?
Ho un impiego ben retribuito. Insegno all'universit e scrivo le spiego. Al momento sto lavorando a un romanzo. Di solito scrivo di mattina, ma la domenica notte non riesco mai a dormire, cos il luned mattina finisco sempre per sentirmi stanco e bloccato. Qualche volta vengo qui per ammazzare il tempo.
Q mi spiega che neanche lei riesce a dormire la domenica notte.  la prima delle tante, tantissime cose che scopriamo di avere in comune.
Mi chiamo Q dice, porgendomi la mano, una mano affusolata, scarna e seducente.
Devi avere dei genitori molto parsimoniosi.
Ride. Il nome per esteso  Quentina Elizabeth Deveril, ma mi chiamano tutti Q.
Allora lo far anch'io.
Non dovrebbe essere difficile da ricordare, persino stanco come sei.
La cosa strana  che questa incapacit di dormire la domenica notte  un residuo di quando andavo all'universit e cercavo di finire la tesi mentre tenevo tre corsi contemporaneamente. Non sapevo mai come avrei fatto ad arrivare alla fine della settimana, cos mi agitavo e questo spiega perch non riuscivo a dormire.
Ma adesso lavoro seguendo i miei ritmi. Scrivo quando voglio e questo semestre tengo solo un corso, il gioved. Non subisco nessun tipo di pressione, per la domenica notte non riesco proprio a prendere sonno.
Forse il malessere del luned  diffuso, visto che a me succede lo stesso. Non ho motivo di agitarmi per la settimana che verr, il mio lavoro mi piace e inoltre il luned  il mio giorno libero.
Magari  qualcosa che ci portiamo dentro da quando eravamo bambini.
O magari nel tessuto dell'universo ci sono dei piccoli strappi che si allargano la sera della domenica e il peso del tempo e dell'esistenza premono sulle teste di tutti i bambini addormentati. E poi arrivano queste creature caritatevoli che sembrano dei minuscoli canguri, come quelli dell'isola al largo dell'Australia, che operano diligentemente tutta la notte per riparare lo strappo, cos la mattina dopo il tessuto  come nuovo.
Parli dei wallaby?
Simili ai wallaby, solo pi piccoli e infinitamente pi bravi.
Annuisco.
Ne hai di immaginazione. Che lavoro fai?
Perlopi sogno. Ma nei fine settimana aggiunge con un lievissimo accenno di malizia, lavoro alla bancarella di prodotti agricoli biologici di Union Square.
Il sabato successivo faccio un giro al mercato di Union Square.  uno di quei giorni dell'anno da primi posti in classifica: niente umidit, niente nuvole, il sole che ci inonda... il genere di giornata concessa a New York solo ad aprile e ottobre.  come se l'intera citt si fosse svegliata tutta intontita dal letargo e si fosse raccolta qui, in questo suk disordinato, per dare il benvenuto alla primavera. Impiego un po' di tempo a individuare Q.
Alla fine scorgo la sua bancarella, annidata tra l'ingresso della metropolitana di Lexington Avenue e una minuscola giostra. Q sta vendendo una pagnotta biologica alla banana a una vecchia signora. Mi fa aspettare fino a quando la signora ha pagato.  di umore giocoso.
In cosa posso servirla, signore?
Ebbene esordisco io, schiarendomi la voce per apparire pi formale, gradirei acquistare alcune pere. M' parso d'intendere che, in zona, le sue siano le pi succulente e deliziose.
Lo sono senza dubbio, signore. Quale variet le aggraderebbe?
A quel punto abbandono la pantomima e col mio tono di sempre dico: Non sapevo esistessero pi qualit di pere.
Scherzi?
Ti pregherei di non prendermi in giro.
Q si d un contegno, come al cinema, ma  ovvio che la mia ignoranza la diverte e la cosa  piuttosto imbarazzante. So che esistono diversi tipi di mele ma, chiss perch, non mi  mai passato per la testa che anche per le pere esistessero pi variet. Le uniche che abbia mai mangiato sono quelle sciroppate, per dessert, a casa di nonna Be. Nei limiti delle mie riflessioni in merito, ho sempre pensato che le pere fossero pere, come il maiale  maiale. Quindi Q avrebbe tutto il diritto di deridermi, ma mi risparmia. Invece mi prende per mano e mi fa avvicinare alla bancarella della frutta. Infinitamente meglio cos.
Abbiamo le Bartlett, le d'Anjou, le Bosc e le Bradford. Poi ci sono le asiatiche, le bianche cinesi e le siberiane.  Quali preferisci?
Le Bosc. Li ho sempre ammirati per la resistenza contro gli oppressori spagnoli e la fiera individualit di lingua e di popolo!
Quelli sono i baschi puntualizza Q. Queste sono le Bosc.
Be', dunque, in tal caso prender le pi succulente e polpose.
Le d'Anjou, allora.
Vada per le d'Anjou.
Quante?
Tre.
Q infila le tre pere in un sacchetto, mi ringrazia e, con un sorriso affabile, si gira per servire il cliente successivo.
Comincio a riflettere sul passo migliore da compiere a questo punto, ma smetto presto. Quando torno a casa, vedo che insieme alle pere Q ha messo nel sacchetto un biglietto con il suo numero di telefono.
Al nostro primo appuntamento noleggiamo una barca a remi a Central Park. Quadro perlopi confuso.
Ci mettiamo a chiacchierare e il pomeriggio sfuma presto nella sera e la sera nella mattina. Niente baci n carezze. Conversazione e basta.
Stiliamo elenchi. I pi grandi conduttori di quiz televisivi di tutti i tempi. Lei cita Alex Trebek, scelta eccellente, ma per come la vedo io troppo scontata da parte sua. Io butto l Bert Convy, spesso sottovalutato. Alla fine ci troviamo d'accordo su Chuck Woolery.
Migliori sigle musicali di sit-com. Propongo Mister Ed, che lei considera valida, ma rilancia con Maude, alla superiorit della quale non posso che inchinarmi. Le racconto l'aneddoto poco noto che per Alice esistevano ben tre sigle, e lei si stupisce del fatto che conosco i testi di tutte e tre, nonch la biografia completa di Vie Taybak.
Facciamo collegamenti arcani. Parte la diatriba sul miglior cibo surgelato e io temo che possa tirar fuori la bistecca Salisbury o cose del tipo lo Swanson tv Dinner, invece no, dice i maccheroni al formaggio Stouffer. Io esclamo: Anche per me! e le racconto che, quando i miei genitori uscivano il sabato sera, mettevo a cuocere nel forno elettrico un vassoio di Stouffer con sopra del pane integrale sbriciolato e mi godevo i maccheroni al formaggio mentre guardavo in successione Love Boat e Fantasy Island, nella speranza che Barbie Benton facesse la sua apparizione come ospite d'onore. Scopriamo che ci piacciono lo stesso knish (Gabila), la stessa pizza (Patsy's, per quella originale di East Harlem, con il forno a carbone), gli stessi libri per bambini di Roald Dahl (specialmente James e la pesca gigante). Entrambi siamo convinti che il miglior tramonto sulla citt si goda dai promontori di Fort Tryon Park, che dominano i Cloisters, entrambi pensiamo che i bagel H&H siano meglio di quelli di Tal e che Times Square avesse pi personalit quando c'erano le prostitute. E via di seguito, anche per me, anche per me, anche per me. Intoniamo un coro d'intesa eufonico ed euforico, le voci e gli umori che si elevano sempre pi, fino a quando finiamo inevitabilmente per tirare in ballo il pi grande vicepresidente di tutti i tempi ed esclamiamo in un unisono crescente e gioioso: Al Gore! Al Gore! Al Gore!
Che magia.
Accompagno Q al suo appartamento su Allen e Rivington nel Lower East Side, le compro dei fiori da un ambulante e accetto tutto contento un bacio della buonanotte sulla guancia. Poi, stordito, mi libro verso il mio appartamento in Riverside Drive, dieci chilometri senza sfiorare mai il suolo. Sono gi stracotto di lei.
Per il nostro secondo incontro propongo il minigolf.
Q accetta e mi parla di un campo defilato sulle sponde dello Hudson. L'impresa  nei guai: ha subito quattro passaggi di propriet negli ultimi tre anni, e ogni volta  andata in passivo. Di recente  stata riprogettata e viene gestita senza scopo di lucro dalla Societ Neomarxista di Lower Manhattan, a sua volta in cattive acque. Le liste della SNMLM continuano ad assottigliarsi da vent'anni. Q mi spiega che il nuovo consiglio d'amministrazione ritiene che il campo da minigolf possa aiutare a rimpinguare le casse dell'organizzazione e ad avvicinare i giovani di New York al comunismo.
Stanno anche considerando l'idea di produrre un album rap, dal titolo provvisorio di Rosso sempre vivo. Q  entusiasta dell'appuntamento e mentre percorriamo Houston Street dichiara di essere una minigolfista coi fiocchi. Io sono scettico. Quando arriviamo, mi rattrista constatare che, bench sia un altro bel sabato di primavera da passare in citt, il percorso  quasi deserto.
Non sono particolarmente interessato alla Societ Neomarxista di Lower Manhattan, ma mi reputo un grande estimatore del minigolf. Il fatto positivo  che io e Q riusciamo ad arrivare al baracchino di partenza senza intoppi. L troviamo un tipo paffuto con un paio di baffi grigi da comunista che legge un giornale. Indossa una maglietta lavata fino alla trasparenza, con la scritta: ORA PI CHE MAI.
L'insegna sopra il baracchino  stata parzialmente ridipinta, in modo talmente approssimativo che si riesce a leggere quello che diceva prima: QUOTA PER IL GREEN. $10 A PERSONA.
La seconda riga  stata cancellata e ripassata, e adesso l'insegna recita: QUOTA PER IL GREEN SECONDO LE POSSIBILIT.
Passo venti dollari all'addetto e ricevo due putter e due palle rosse.
Scusi faccio io, mi ha dato due palle rosse.
Sono tutte cos.
E come si fa a distinguerle? chiedo inutilmente. Il tipo  gi tornato alla sua copia del Daily Leader.
La prima buca  una falce e martello che richiede un colpo accurato in mezzo al martello. Fedele a quanto ha dichiarato, Q esibisce la sua maestria con il bastone corto. Individua lo spazio tra due blocchi di legno che minacciano di deviare i tiri vaganti verso i territori deserti della falce e si produce in un deuce facile. Io pareggio con un par esperto quanto banale.
La seconda buca  una Scilla e Cariddi, un residuo del percorso originale, che  stata ricondotta forzatamente al tema comunista. Si pu fare buca attraverso uno stretto cerchio della morte, nelle opinabili sembianze della lingua di Stalin; in alternativa, bisogna lanciare con precisione la pallina in cima a una rampa scoscesa.
Le palle troppo deboli torneranno ai piedi del giocatore, quelle troppo forti veleggeranno e atterreranno oltre la buca, in uno stagno torbido la cui macabra insegna recita: Vescica di Lenin; un tiro di penalit. Per niente turbata, Q sceglie la strada pi ardita, quella sopra la rampa, e va quasi in buca con un putt. Alla sesta, quella del mulino a vento, calibra i tempi alla perfezione, facendo passare la palla nel momento esatto in cui le gambe di Trockij si arcuano e mandandola in buca in uno. Q squittisce di gioia.
La sua giocata ispira la mia. Alla decima, mi produco nella mia buca in uno, una doppia intorno alla barba di Castro, e la partita va avanti. Alla quattordicesima andiamo in parit con una buca incredibile in fondo allo scivolo che sfocia dritto nella bocca di Eugene V. Debs. Q reagisce ficcando un b ir die nell'occhio sinistro di Engels. Arriviamo pari alla diciassettesima buca, un pullman a due piani pieno di comunisti cinesi. La buca richiede un colpo preciso dalla piazzola tra le statuine in miniatura di Deng Xiaoping e Lin Piao, allo scopo di imboccare uno scivolo che porta diretto al piano inferiore.
Se il golfista non riesce a infilare il tunnel per il piano inferiore, la pallina cade sul lato di una rampa e finisce in un vicolo cieco, custodito dall'incombente presenza di Jiang Qing, la cui figura in rilievo lancia occhiate accusatrici alla riproduzione gigantesca di Mao, che sovrintende i movimenti della penultima buca. 
Q fa carambolare con perizia la sua pallina al di l di Deng, e va verso la buca al piano di sotto in attesa del secondo tiro, poi segue con ansia la mia giocata. Il mio parte un tantino centrato e per un attimo pare che la pallina non ce la faccia a raggiungere Deng e Lin, ma poi ci riesce e rimane sospesa in modo avvincente in cima allo scivolo. Q sta col fiato sospeso, e anch'io, finch la pallina cade e si fa strada rumorosamente fino al piano inferiore. A differenza di quella di Q, per, non si limita a rotolare di sotto in una posizione strategica, ma
prosegue in un crescendo e cade in una magnifica buca in uno che mi porta definitivamente in testa. Scendo lungo la Scala dei Mille Eroi del Golf sorridendo senza posa e mi inchino per estrarre trionfalmente la pallina dalla buca. Poi mi rialzo e do una sonora testata all'inguine bronzeo di Mao.
Un'esperienza dolorosa (parecchio) e deludente (non arriviamo a giocare la diciottesima buca e perdiamo l'occasione di vincere una partita gratis colpendo il naso di Kropotkin con la pallina) ma non priva di fascino: Q mi porta a casa in taxi, mi rimbocca le coperte e mi bacia sulla testa. Il dolore scompare come per miracolo.
Il giorno dopo, Q chiama per sapere come sto.
Al telefono, mi dice che l'appuntamento numero tre sar speciale, cosa che risulta evidente quando viene a prendermi a casa. Apro la porta e lei sta l con un prendisole semplice e un garofano bianco appuntato tra i capelli lucenti, un miscuglio di rosso e castano. Sembra una hippie, anche se nessun hippie ha mai avuto un aspetto simile.  radiosa.
Ho deciso di portarti nel mio posto preferito qui in citt dice prendendomi per mano.
Sono ben lieto di lasciarmi condurre.
Scendiamo nelle viscere di New York, prendiamo il treno numero 2, cambiamo e prendiamo il numero 1 e usciamo su Chamber Street.  un mercoled mattina presto, le strade brulicano di uomini e donne in completo grigio e gonna nera sopra il ginocchio che si affrettano verso il lavoro. Io invece non ho impegni e sono di umore giocoso.
Andiamo alla Borsa? chiedo. Lavori in un mercatino biologico nei fine settimana, ma gli altri giorni sei una broker, eh? Mi porti a fare un giro in sala contrattazioni.
Di che ti occupi? Azioni, futures o materie prime? Scommetto che sei nei metalli. Fammi indovinare: segui la compravendita di rame e stagno nel New York Mercantile Exchange. Oh, giorno felice! Aggancio un signore di passaggio, un uomo d'affari in abito nuovo di zecca comprato ai saldi da Barneys. La donna che frequento si occupa di futures sul rame. Si rende conto
di quanto sono fortunato? Non solo  bellissima, ma commercia pure in materie prime!
Q sorride e si porta un dito alle labbra, ma capisco bene che si sta divertendo.
Mentre l'uomo che ho abbordato si allontana sulla nostra scia, Q mi attira a s, mi prende sottobraccio e mi guida lungo Church Street.
Sono sconcertato. Questo  il dominio dell'America aziendale, il cuore del territorio dei moderni, anonimi grandi feudatari che manovrano il timone economico della nave di stato, il loro regno protetto da gigantesche sentinelle: i grattacieli, colossi d'acciaio e cemento che sminuiscono i poveri ai loro piedi.
Non  un posto da figlia dei fiori.
Eppure eccoci qui, a oltrepassare la sede centrale dei cosmopoliti Moody's Financial Services, poi il World Trade Center 7 appena riedificato, e poi la ricostruzione delle torri e ancora, dall'altra parte della strada, Century 21, il grande magazzino dove ho avuto un certo successo con le magliette e le cinture, che possono essere assai costose. Chiss come, Century 21  sopravvissuto non a uno, ma a ben due attacchi terroristici, come per dire ai fondamentalisti musulmani: ci avete tirato addosso il meglio che avevate, per due volte, e siamo ancora qui, a sfidarvi facendo indossare a prezzi sorprendentemente ragionevoli Hanes e Fruit of the Loom ai vostri nemici mortali, i figli del capitalismo.
Dio benedica l'America! E poi c' il Marriott, e il baracchino degli hot dog all'angolo di Liberty. In seconda liceo, durante una gita alla Borsa con il professor Henderson, ne ho mangiato met e mi sono sentito talmente male che i dottori hanno sospettato che mi fossi preso il botulismo. Adesso superiamo un venditore tibetano di maglioni di lana di yak esposti su una coperta, svoltiamo a sinistra sulla Thames e ci addentriamo, oltre un vecchio edificio che ricorda vagamente il Woolworth, in un vicolo buio che puzza di quello che si pu solo definire piscio di beone.
E a questo punto sono del tutto confuso.
Allora? faccio, ma Q mi tappa la bocca con la mano.
Aspetta dice, e vengo condotto lungo il passaggio freddo e umido come un cucciolo fiducioso. Superiamo alcuni sacchi di spazzatura e un gatto randagio guercio che lappa del latte acido, poi, finalmente, arriviamo davanti a un'inferriata alta, del genere che circonda i cimiteri nei film trucidi.
Da brivido commento.
Aspetta ripete lei, e apre il cancello, che recita la sua parte alla perfezione emettendo un cigolio di protesta.
Q mi prende per mano e mi guida all'interno. Mi guardo intorno. Vado forte? fa lei. Vero che vado forte?
 un giardino - non esiste altro modo di descriverlo - ma che giardino! L'interno del cancello, come tutta l'inferriata che circonda la serra,  interamente coperto da un'edera fitta. Il rampicante impedisce al caldo e all'umidit di uscire. L'atmosfera  completamente diversa.
Una lieve umidit ricorda vagamente le foreste pluviali e ci sono almeno sei gradi in pi rispetto alla temperatura media nelle strade della citt. Quando Q chiude la porta alle nostre spalle, la corrente d'aria appiccicaticcia del vicolo viene lasciata fuori ed  come se fossimo approdati in un altro mondo, in un... non oso dirlo,  un luogo comune, ma  anche l'unico termine che mi viene in mente... in un Eden.
Ci sono meli carichi di frutti maturi. Q mi fa un cenno d'assenso e io do un lievissimo colpetto a un ramo. Una mela mi cade arrendevole tra le mani ingorde.
La mordo. Il frutto  succoso, sa di ambrosia. Poi c' un orto: file ordinate di broccoli, zucche, patate dolci, tre variet di cipolle, carote, asparagi, pastinache e quella che mi pare okra. Poi un giardino dei semplici, profumato di rosmarino e timo, basilico e salvia, menta e ruta, borragine gi in piena fioritura. Vengo colto dall'esigenza impellente di fare un'insalata. Ed ecco le albicocche, le prugne e, chiss come, gli avocado.
Nel giardino si snodano dei sentierini battuti e ben curati. Uno conduce a una piantagione di peperoncini.
Q mi spiega che ne hanno piantate ben novantasette variet. Un altro porta a un agrifoglio nano giapponese sistemato su una pietra. E un terzo arriva a una cascata zen.
Subisso Q di un'infinit di domande. Con i grattacieli che si intromettono da ogni parte, come fa ad arrivare luce sufficiente per sostentare il giardino? Chi l'ha costruito? Quando? Perch fa tanto caldo? Perch non  calpestato da cittadini idioti e devastato come tutto il resto? Com' possibile un simile miracolo?
Q mi d la risposta migliore. Mi fa sedere sotto un pero, un pero nel pieno centro di Manhattan! mi bacia con passione e... ossignore, ossignore, ossignore, mi innamoro.
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LIBRO PRIMO.
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BUONO.
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Capitolo 1.
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Sulla scia della pubblicazione del mio romanzo, La freccia spezzata del tempo (lek Press, 1550 copie vendute), che esplorava in chiave controstorica le potenzialit mai sondate dell'ipotesi che William Henry Harrison avesse portato a termine il suo mandato presidenziale, sono colto da una fantasmagoria liberista, che si potrebbe definire un volo pindarico alla Walter Mitty, se il Mitty di Thurber, che sognava conquiste sul campo di battaglia e perizia chirurgica, avesse invece aspirato a entrare a far parte della cerchia intellettuale di New York, in special modo quella della Upper West Side, cio quella che durante una sortita di sabato a caccia di bagel compra l'ultimo romanzo di Pynchon a prezzo ridotto su una bancarella all'esterno di Zabar's
e lo sfoglia sulla strada di casa mentre sbocconcella il bagel superfarcito, con tutta l'intenzione di leggerlo.
Sono alla National Public Radio. Dovrebbe essere un onore, perch non ospitano spesso i romanzieri, fatta eccezione per Salman Rushdie, per il quale alla NPR hanno sempre avuto un debole, ma io la so lunga. Un mio amico avvocato ha chiesto la cortesia al conduttore, cui a suo tempo ha dato una mano a risolvere una questione di multe per divieto di sosta. E un tributo immeritato e di conseguenza un po' corrotto, per il moderatore mi offre lo stesso il trattamento completo NPR. Ha letto l'opera da cima a fondo e mi fa domande serie sulle diverse questioni spinose sollevate nel libro, compresi i maltrattamenti inflitti da Harrison ai nativi americani, il discutibile appoggio alla schiavit nel territorio dell'indiana e la passione leggendaria per i prodotti suini.
Quale preferiva? chiede lui.
Il bratwurst.
Mai mangiato.
Peccato.
 come il knockwurst?
No,  meglio.
Stento a crederlo.
Eppure  vero.  il migliore tra i Wrstel.
In sottofondo parte la Fantasia in mi minore per clavicembalo, segno che l'intervista  giunta al termine. Temo che non ci sia pi tempo dice il conduttore. Non  sempre cos? Proprio quando le cose cominciano a farsi interessanti, il tempo scade.
 sempre cos concordo, prima di venire scortato fuori dallo studio sulle note di C.P.E. Bach.
La mattina dopo esce una recensione del mio libro sul New York Times. A essere onesti, non  una vera e propria recensione, ma un riferimento indiretto al romanzo all'interno di un commento tutt'altro che positivo sull'ultimo libro di Stephen King. Nello specifico, la critica scrive: Il nuovo King non  altro che una sfilza di castronerie assai prevedibili, in cui a stupire sono solo l'uggia pertinace e la subitaneit con cui l'autore, un tempo dotato di orecchio sopraffino per una storia, si sia tramutato in pietra, neanche fosse stato sfiorato da Medusa in persona. Il debole tentativo del romanzo di sfruttare una premessa controstorica come mezzo per commentare la societ contemporanea si pone in un'ottica positiva solo se paragonato con altre scempiaggini della stessa fatta - non mi azzardo a definirlo genere perch non vorrei che qualcuno si sentisse incoraggiato a perdere ulteriore tempo su simili prodotti - tra le quali spicca il profondamente stolto La freccia spezzata del tempo, senza dubbio uno dei peggiori romanzi dell'anno.
La mia addetta stampa chiama verso le nove e mi chiede tutta allegra se ho visto la citazione sul giornale del mattino. S.
 un vero colpaccio. Hai idea di quanto sia difficile per un romanziere alle prime armi venir citato sul Times?
Un colpaccio? Ha detto che il mio libro  tra i peggiori dell'anno. E non  neanche una recensione del mio romanzo.  solo un insulto gratuito. Di fatto  la peggiore recensione che io abbia mai letto, e quella l dice che il mio libro  anche peggio di quello recensito.
Non fare il musone mi rimbrotta la vispa addetta stampa prima di attaccare. Lo sai, la pubblicit  sempre buona pubblicit.
Mi interrogo su questo assunto, che mi pare troppo scontato.
Di certo un idraulico non se ne starebbe impalato davanti a un cliente e a un tubo esploso, la chiave inglese in mano, le acque di scolo che gocciolano sulla moquette, pronto a dichiarare: Un lavoro idraulico  sempre un buon lavoro idraulico.
Sono con Q in un ristorante del Village. Lei indossa la sua bellezza con immancabile disinvoltura, come fosse un maglione comodo.  piena di vita. La luce tremolante della piccola candela sul tavolo riverbera delicatamente sul suo viso luminoso, rendendo visibile l'aura che la circonda.  splendida.
I tavoli sono ravvicinati, praticamente sovrapposti.
Siamo talmente attaccati ai nostri vicini che potremmo allungarci a prendere il sale dal loro tavolo senza tendere del tutto il braccio. Sono una coppia. Parlano di noi. Sono talmente cotto di Q che non ci faccio caso. Lei, invece, si distrae.
Voi due siete innamorati sentenzia l'uomo alla fine.
S risponde Q.
Davvero piacevole da vedere.
Grazie.
La donna, presumibilmente la moglie, continua a fissarci.
La cosa va avanti per tutta la cena fino al dolce e persino dopo la seconda tazza di caff. Alla fine dice: Lei  quel romanziere, giusto?
S faccio io, gongolante.
Aspetti, aspetti, non me lo dica. Sorrido.
Mi lasci indovinare. Lo so, lo so. Schiocca le dita, mi punta il dito contro e strilla: John Grisham!
S rispondo. Sono io.
The Colbert Report mi invita come ospite. Sono emozionato
all'idea dell'apparizione. Non ho mai visto lo
spettacolo, ma la mia agente dice che  molto seguito
dal pubblico che potrebbe leggere il mio libro e aggiunge
che il conduttore  un tipo'divertente. Sa che in questo
modo mi alletter, e infatti  cos. Sono una specie di
comico dilettante e mentre aspetto che lo spettacolo
cominci pregusto un vivace scambio di battute.
Nell'anticamera hanno tirato fuori della frutta. Una
composizione di cantalupo, melone dolce e cocomero.
Il melone dolce non mi fa impazzire, ma lo rispetto in
quanto tale. Il cantalupo  voluttuoso. Il cocomero, tuttavia,
 meno d'impatto.  robaccia coltivata in Cina, e
a mio avviso non trova collocazione in un piatto di frutta
mista. Ne prendo nota mentalmente per poi parlarne con qualcuno dello staff.
All'incirca un quarto d'ora prima dello spettacolo,
un'assistente di produzione si affaccia nell'anticamera
e mi impartisce qualche breve istruzione. Tra pochi
minuti mi porteranno sul palco, dove star seduto sul
set fino a quando inizier l'intervista. Far il mio ingresso
dopo un segmento intitolato "La parola". La tipa
mi spiega che Colbert mi presenter e poi - cosa insolita
- mi verr incontro correndo. Sfortuna vuole che io
non la senta o che non afferri quest'ultima istruzione.
Mi pare di capire che sar io a dover correre incontro a lui.
Non so come faccio a fraintendere. Molto probabilmente
sento solo quello che voglio sentire. Sono un corridore,
e arrivo alla conclusione che questa sar un'occasione
irripetibile per mostrare al pubblico su scala
nazionale la mia rarissima miscela di velocit e umorismo.
Sono affascinato dall'idea.
Dopo venti minuti circa dall'inizio dello spettacolo,
Colbert mi presenta. Dice: Il mio ospite di questa sera
 l'autore di un romanzo appena uscito, La freccia spezzata
del tempo, che il New York Times ha definito unico
e straordinario. Tralascia cortesemente la parola
successiva della recensione, pessimo. Dice: Signore
e signori, ecco a voi...
Al sentire il mio nome, mi lancio a testa bassa. Mentre
svolto dietro l'angolo del set, vedo Colbert. Lui si
limita a una corsa leggera - come ogni sera - ma  troppo
tardi perch possiamo fermarci. Compio il disperato
tentativo di buttarmi sulla sinistra, ma lui fa altrettanto
e io lo colpisco dritto in testa. Persino ferito, mantiene
un controllo e un umorismo sopraffini.
Rovina a terra esclamando: Tu quoque? Dunque
cadi, Colbert.
 frastornato.
Colbert  fuori combattimento per la serata, cos
l'episodio si conclude con un'intervista registrata che la
produzione tiene da parte per le emergenze. L'ospite 
Ted Koppel, che rievoca i tempi in cui faceva l'inviato
presso la Casa Bianca. Copriva Nixon e lo segu nel suo
viaggio in Cina. Durante la visita alla Grande Muraglia
gli chiese le sue impressioni su quell'esperienza.
Koppel riporta la replica del presidente facendo una buona
imitazione di Nixon, con giusto un accenno al suo caldo
baritono. Bisogna ammetterlo dice Koppel-Nixon.
Questa  e sar sempre una grossa muraglia.
Il pubblico va in visibilio. Lo share  buono. Invece
di riprogrammare la mia apparizione, i produttori decidono
di far tornare Koppel.
Vengo invitato al 92ND Street Y in uno dei loro
"Ciarla e mastica" incentrato sui giovani scrittori ebrei.
Non sono tranquillo. L'evento  previsto per un marted
all'ora di pranzo e non avr nessuno dei miei sostenitori
pi affidabili a portata di mano. Q sar fuori citt
per tutta la settimana, all'incontro annuale della
Northeast Organic Farming Association. Nessuno dei
miei amici pu prendersi un permesso dal lavoro.
Persino mia madre, che segue puntualmente ogni mia
lettura, sar fuori causa perch l'evento coincide con il
pedicure. Sono a disagio - Q mi ha comprato un paio di
calzoni nuovi come portafortuna, che per pizzicano -
e agitato: mi aspetto una sala deserta.
Ma la sala non  affatto vuota. Tutt'altro. Pullula di
alter kaker, un branco di vecchiette che sorseggiano caff,
smangiucchiano torta e si scambiano consigli a sproposito
sull'odontoiatria. Non  la mia utenza tipo, come
si dice in pubblicit, ma mi sento ugualmente euforico.
Ecco i veri esseri umani, qui riuniti per dare ascolto alla
mia opera. Salgo sul palco e parto dal mio capitolo preferito,
quello in cui il segretario di stato Daniel Webster
sfrutta le sue arti retoriche per indurre il presidente eletto
Harrison a indossare un soprabito alla sua cerimonia
d'insediamento, e attacco a leggere con vivacit.
"Devo dimostrare di essere la stessa persona che ha
trionfato a Tippecanoe" dichiara il presidente eletto.
"Ha sessantotto anni. Si buscher un raffreddore e
morir". Webster aveva un timbro intenso e musicale,
che mi sforzo al massimo di riprodurre. Con le imitazioni
sono bravo, ma non eccezionale. Mi crogiolo nella
speranza che la versione sonora del libro sar letta da
Jim Dale.
"Lei  decisamente persuasivo" dice Harrison.
"Cos pare" risponde Daniel Webster.
Harrison indossa il soprabito e il resto, come si dice,
 storia.
Storia inventata, ma pur sempre storia.
Mi accorgo subito che le vecchiette sono deluse. Non
 neanche per quello che ho scritto; pare che sia bastato
loro sentirmi parlare per farle cadere nello sconforto.
Insisto, ma quelle continuano ad agitarsi sulle sedie e a
sussurrare tra loro. Una si imbarca nell'impresa di scartare
una caramella dura e stantia. Un'altra si lascia sfuggire
un sospirone.
Smetto di leggere e chiedo: Che c'?
Sei parecchio nasale dice una vecchietta in prima
fila.
Sei raffreddato? indaga un'altra.
Sto benissimo.
Be', dovresti comunque prendere un po' di brodo
di pollo.
Non mi piace il brodo di pollo.
Il mio ti piacerebbe, eccome.  il migliore che ci
sia.
Quindi il problema  la mia voce?
S, ci sorprende che tu ti sia messo a parlare.
Non avete mai sentito una voce nasale?
No, ci sorprende proprio il fatto che tu sia venuto
qui a parlare.
Questa  una lettura, dopotutto.
Siamo venute per sentire Marcel Marceau che legge
brani dalla sua autobiografia. Tu non sei Marcel
Marceau.
Una funzionaria del Y che se ne stava sul fondo
segue lo scambio. Spiega che il video di una delle rare
letture di Marceau prima della morte  in visione nella
sala accanto. Con calma, le vecchiette se ne vanno. Ne
rimane solo una alla quale attribuisco le pi elevate
virt di empatia umana. Non c' dubbio che anche lei
sia finita nella sala sbagliata, ma riconosce la fragilit di
uno scrittore che sottopone la sua opera al mondo.
Anche se questa lettura non  stata la sua scelta iniziale,
si sente in dovere di rimanere quale atto di mera
dignit umana. Le sono talmente grato che in cambio
riprendo a leggere con pi zelo di prima.
Tuttavia comincio a preoccuparmi quando non si ringalluzzisce
nel punto in cui Harrison lancia l'ipotesi di
riesumare la Bank of the United States, e la preoccupazione
si trasforma in vero e proprio sospetto quando
non fa neanche una risatina sentendo la parte in cui
Martin Van Buren si mette a russare durante la seconda
ora di insediamento. La esamino da vicino e arrivo alla
conclusione che si sia addormentata, sempre che, come
pare evidente alla luce di una pi approfondita riflessione,
non sia proprio morta.
Mi sbrigo a finire il capitolo e a filarmela.
L'idea sarebbe quella di andarmene velocemente dal
Y e dal cadavere-non-ancora-rinvenuto, ma mi scappa e
decido di fare una sosta al bagno. Qui incontro Steve
Martin, che la sta facendo per conto suo davanti all'orinatoio
accanto.  una coincidenza, ma anche il genere di
incontro casuale che si verifica con maggiore frequenza
quando si bazzicano gli ambienti dei personaggi famosi.
Questo fine settimana Martin suoner il banjo al Y,
nell'ambito di un festival bluegrass, e si trova nei paraggi
per fare le prove. La custodia del banjo  sul pavimento
tra i suoi piedi.
Armeggio un po' prima di cominciare. Colpa dei
pantaloni nuovi.
In genere indosso pantaloni con le pence spiego a
Martin, ma la mia ragazza mi ha comprato questi dritti
per l'occasione. Lui non solleva neanche lo sguardo.
Oggi non  potuta venire continuo a spiegare.  a
Hartford, all'incontro annuale della Northeast Organic
Farming Association.
Capisco fa Martin.
Ho appena terminato una lettura del mio romanzo.
Forse ne ha sentito parlare, si intitola La freccia spezzata
del tempo.
Martin scuote la testa.
Picasso al Lapin Agile mi ha molto influenzato
dico. Credo che lei sia nel giusto quando afferma che
le grandi opere, siano esse artistiche o frutto del genio
scientifico, hanno eguali meriti e condividono le stesse
origini misteriose. Adoro la scena in cui il gallerista di
Picasso chiede alla cameriera, Germaine, se Pablo sia
stato al bar e lei risponde: "Non ancora", come sapesse
quel che accadr in futuro. Immagino riscuota sempre
un grande successo.
La gente in genere preferisce le scene con i protagonisti.
Lo dice senza sollevare lo sguardo. Si sta concentrando.
E mi piace il modo in cui rende il tempo fruibile e
ogni cosa arbitraria. E il punto in cui Einstein si presenta
nel bar sbagliato e spiega che la sua ragazza potrebbe
capitare al Lapin Agile come nel bar in cui si erano
dati appuntamento perch la pensa esattamente come
lui,  esilarante. Una commedia brillante. Immagino
che anche questa riscuota sempre un gran successo.
La gente in genere preferisce il cinema.
E mi piacciono anche i suoi film. Il mio preferito 
Lo straccione, prima che passasse alle cose serie con La
formula e Shop girl. Adoro la scena in cui Navin Johnson
si cerca sull'elenco del telefono e si entusiasma tutto
nel leggere il proprio nome su carta stampata. Mi piace
Mamet, certo, ma questo  un vero classico.
Mi pare un'incongruenza.
Giusto. Lo . Non ci avevo riflettuto. Lo osservo
mentre si sistema.
A pranzo ho mangiato broccoli dice.
Il giorno dopo riferisco l'aneddoto in diretta a Charlie
Rose, che ne  esilarato. Per essere precisi, percepisco che
ne  esilarato. Di fatto si  addormentato, e si  mosso
per puro caso mentre raccontavo la storia di Steve
Martin. Ho scambiato il movimento per ilarit.
In seguito alla mia trionfale apparizione al Charlie
Rose, vengo invitato a parlare presso la Gramercy Park
Great Books and Carrot Cake Society. Il direttore mi
invia un opuscolo storico da cui apprendo che il circolo ha ospitato diversi grandi scrittori e pensatori storici,
tra i quali Henry Miller, Gertrude Stein, S.J. Perelman,
i Kinsey e un giovane Norman Mailer. Leggendo
tra le righe, si deduce che all'epoca la societ era un
covo di scelleratezza.
Mi aspetto grandi cose dalla serata e, a incoraggiarmi
ulteriormente, c' il fatto che Q ha acconsentito ad
accompagnarmi. All'ora stabilita, veniamo accolti sulla
porta del 7 A, al 32 di Gramercy Park South, dal direttore
della societ, Shmuley Garbus, che ci fa strada nell'appartamento.
C' odore di pane azzimo brei e Bengay.
L'et media del gruppo  ottantasette. Tre dei sette
membri sopravvissuti sono attaccati all'ossigeno.
Nessuno  in grado di camminare. Quando finalmente
mi esibisco, per la seconda volta in una settimana il
pubblico si addormenta durante la mia lettura. A mia
discolpa, bisogna dire che quattro dei sette dormivano
da prima. Grazie al cielo nessuno passa a miglior vita.
La torta di carote ci lascia sorprendentemente delusi.
Garbus, un energico ottantatreenne, ci spiega che a prepararle
per gli incontri era Rose Lipschultz, poi colpita
da gotta e in seguito, penosamente, dal fuoco di
Sant'Antonio. Cos adesso ricorrono alle torte surgelate.
Le torte di carota surgelate sono anche buone.
Quella di Sara Lee, che fa parte della premiata linea di
torte a strati di qualit,  particolarmente gustosa, con
la glassa morbida di crema al formaggio dal sapore
altrettanto fresco e ricco di qualsiasi prodotto di pasticceria.
E anche il prezzo  ragionevole: solo 3 dollari e 99
per quella da quattrocento grammi e 5 e 99 per quella
grande da settecento, da cui si ricavano dalle otto alle
dodici porzioni.
Ma questa non  una Sara Lee.  della A&P, e questo
pu essere un problema, visto che a Manhattan non c'
una A&P da pi di vent'anni.
Caspita dico a Garbus. La torta di carote A&P.
Non ne vedo una da secoli.
 opera di Rose spiega Garbus. C'era una svendita
gi all'A&P di Lexington Avenue, e Rose, talmente
legata alla societ che sperava di tenerla in vita per
sempre,  andata al supermercato pensando a noi e ha
fatto incetta.
Quando? chiede Q.
Nel 1987.
Il futuro della torta di carote  assicurato, almeno a
breve termine. A fine serata, vedo Garbus avvolgere in
un foglio di alluminio la parte avanzata, cio quasi
tutta, visto che parecchi membri della societ sono
intolleranti al lattosio. Rimette gli avanzi in freezer.
Mentre io e Q finiamo il t sul divano foderato di
plastica di Garbus, si avvicina Helen Rosenberg, dell'omonima
casa editrice, che una volta ha pubblicato
con successo una raccolta di schizzi a matita di Albert
Shanker. L'associazione insegnanti ne ha regalato una
copia a mio padre quando  andato in pensione.
Non ho potuto fare a meno di notare che siete tanto
innamorati.
Io e Q sorridiamo e ci stringiamo la mano.
Dev'essere orgogliosa di lui.
Lo sono.
Tutta maliziosa, Helen mi chiede: Quando ha intenzione
di infilare l'anello a quel bel dito?
Chiss se lei accetterebbe scherzo io, ma a dire il
vero l'anello  stato ordinato e ho fatto grandi progetti
per la dichiarazione.
Se le serve un gioielliere, le raccomando mia figlia
dice Helen, porgendomi un biglietto da visita. Mi stupisce
l'idea di un gioielliere con biglietto da visita,
anche se non capisco perch non dovrebbe averlo. Ho
ragione di essere ben pi stupito quando scopro che il
biglietto appartiene alla stessa persona che mi ha venduto
l'anello di fidanzamento due settimane fa.
 il genere di cose che fa pensare ai collegamenti
della vita, e in questi mesi di seminotoriet sono pi
sensibile che mai a certe connessioni. Vengo contattato
da infiniti personaggi e mi ritrovo a fare ogni sorta di
incontri casuali, mentre il mio universo si ingrandisce
come non mai.
Aspetto con ansia le sorprese grandi e piccole che
ogni giorno mi regala. E i giorni non mi deludono mai,
in particolare quello in cui ricevo un biglietto con la
richiesta di prenotare un tavolo al Jean-Georges per la
sera successiva.
Di tutti gli straordinari incontri casuali, questo  il
pi singolare ed entusiasmante, perch dalla grafia
inconfondibile deduco che a scrivere il biglietto, tra
tante persone, sono stato proprio io.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
Prenotare un tavolo al Jean-Georges non  cosa da
poco, persino a pranzo. Il posto  molto frequentato da
chi va a teatro, alla New York City Opera o alla Philharmonic.
Chiamo e chiedo un tavolo per il giorno dopo.
La donna all'apparecchio dice che  tutto preso.
Dico chi sono. Il romanziere spiego. Ho un appuntamento
con me stesso, a cena, sul presto.
Non possiamo accontentare nessuno dei due. Per
c' un tavolo disponibile per i primi di marzo.
Siamo a settembre.
Credo sia impossibile.
Be' dice la prenotatrice imperterrita. Non ci sono
alternative.
Lascio perdere e chiamo il mio migliore amico, Ard
Koffman, pezzo grosso dell'American Express, che  in
affari con tutti questi ristoranti alla moda. Ard fa chiamare
la prenotatrice del Jean-Georges dal portiere
dell'Amex e il tavolo  prenotato. Gli sono grato per
l'aiuto, ma trovo frustrante che il procedimento non sia
pi egualitario e i prenotatori pi duttili.
So che quelli che si occupano delle prenotazioni al
Jean-Georges amano definirsi prenotatori, e che non  il
caso di prenderli alla leggera, perch mi  gi capitato
di mangiare l durante la Settimana del Ristorante. Per
sette giorni, una volta all'anno, nel periodo pi caldo di
agosto, diversi ristoranti alla moda di New York offrono
dei pranzi economici per attirare fuori dagli uffici e
dagli appartamenti con l'aria condizionata i pochi cittadini
che non sono ancora negli Hamptons. Nel 1992, il
primo anno di promozione, un pranzo costava 19 dollari
e 92. Da allora,  aumentato di un penny l'anno.
Un'estate di diversi anni fa ho deciso di portare
mamma a pranzo al Jean-Georges. Quando ho chiamato
per prenotare, la receptionist mi ha passato una persona
che ha chiamato prenotatrice.
 una parola che esiste davvero? ho chiesto quando
la persona ha risposto al telefono.
Quale?
Prenotatrice.
L'ha appena usata, quindi deve esistere.
Il fatto che si utilizzi una parola non significa che la
parola esista. Inoltre, l'ho pronunciata solo perch l'ha
detta la donna che mi ha passato lei.
E allora cos'... un frutto?
Se non  sul dizionario non  una parola.
Che vedute ristrette.
Per  cos.
Lo cerchi sul dizionario.
Non lo trover.
Potrebbe restare stupito.
A non stupirmi per niente  il fatto che quando arrivo
per pranzo, due mesi dopo, mi ritrovo seduto con
mia madre al tavolo pi vicino al bagno degli uomini.
Chiedo di venir spostato, ma il direttore di sala, chiaramente
in combutta con la prenotatrice, mi liquida con
un: Temo non sia possibile.
Per quel che serve, cerco "prenotatore" sul dizionario
e non esiste. Per imparo che la "reserpina"  una
polvere giallognola estratta dalle radici della pianta di
rauwolfia e che si usa come tranquillante. Non ho ancora
trovato il modo di inserire questa parola in una conversazione,
ma non ho perso le speranze.
Di primo acchito, venti dollari per un pranzo in un
ristorante a cinque stelle sembrano un buon affare, e un
penny l'anno un tasso di inflazione irrisorio, per nessuno
ti dice che durante la Settimana del Ristorante per
pranzo si intende solo la prima portata. Io e mia madre
abbiamo fatto l'errore di ordinare da bere (Diet Coke
con limone per me, club soda con limone per lei), di
dividere un dolce (uno spicchio di torta al cioccolato) e
di ordinare un caff (decaffeinato). Quando  arrivato il
conto, ho scoperto che una Diet Coke al Jean-Georges
costa 5 dollari e 75. E non  neanche quella grande. Era
quasi tutto ghiaccio e quando ho mangiato l con mia
madre mi hanno dato il lime al posto del limone, come
se avessero lo stesso sapore. Quando ho chiesto al
cameriere di correggere l'errore, quello ha risposto:
Temo non sia possibile.
Nel ristorante ogni cosa  miniaturizzata. Persino la
prima portata - abbiamo ordinato scaloppine scottate
in padella con riduzione di Cabernet - per quanto
indubbiamente gustosa, era di un'esiguit allarmante.
Ho previsto che avrei dovuto mangiare un panino
dopo pranzo, e ci sarebbe rientrato nelle spese se avessi
pagato solo i quaranta dollari che mi aspettavo per il
pasto. Ma dopo l'aggiunta di bibite, dolce e caff - pi
tasse e mancia, che chiss come mi erano sfuggite di
mente - il pranzo mi  venuto a costare pi di cento
dollari.
Mentre esco di casa dicendo a Q che devo vedere un
amico, non posso fare a meno di chiedermi quanto mi
coster la cena.
Non mi piace arrivare in ritardo, cos mi presento al
ristorante qualche minuto prima delle sei. Non mi stupisce
affatto constatare di essere gi l. Mi sono accomodato
su un divano nel vestibolo e leggo un romanzo di
Philip Roth che, cosa di cui mi accorgo subito, non 
ancora uscito. Saluto sottovoce e il mio io futuro si alza
per accogliermi.
Rimango deluso dal mio aspetto, il mio aspetto da
anziano, intendo. Non sono da buttar via, ma neanche
da far salti di gioia. In particolare, resto sgomento per il
fatto che il mio corpo si riveli soggetto ai danni del
tempo da cui lo credevo immune. Capisco di dover
invecchiare, certo, ma faccio regolarmente del moto e
mangio cibo sano e mi piace credere che sar capace di
mantenere il mio peso forma fino a quando le ginocchia
non reggeranno pi e magari ancora per un altro po'.
Eppure eccomi qui, poco pi che sessantenne, immagino,
con gi una bella pancia e anche un po' di pappagorgia.
Allarmante.
Inoltre, non sono azzimato come adesso. Entrambi
indossiamo oxford azzurra e pantaloni cachi, ma il colletto
dell'io pi anziano  liso al di l di quanto attualmente
potrei sopportare. Noto che i colletti sono tornati
a ingrandirsi, ovviamente sempre che io segua ancora
le tendenze della moda. Mi pare un peggioramento
ma, si sa, gli stili vanno e vengono.
Mi sono permesso di decadere in altri modi impercettibili.
Dalle orecchie mi spuntano alcuni pelacci che
richiederebbero cure frequenti e che sono stati abbandonati
a loro stessi. Le unghie andrebbero tagliate. Ho
qualche macchia di psoriasi che si potrebbe eliminare,
ma non ci si  occupati neanche di queste: ho le mani
secche e squamose.
Sono io e non sono io.
Non mi ritengo particolarmente vanitoso. Mi guardo
allo specchio quando mi rado o al ritorno dalla palestra,
ma non passo tanto tempo a esaminare l'involucro in
cui risiedo. Ci non toglie che mi conosca bene. La cosa
che pi mi turba di questa versione futura , almeno ai
miei occhi, un'evidente, profonda, estrema tristezza.
Raggiungiamo il nostro tavolo? chiedo.
Ottima idea dice il me pi vecchio, e ci presentiamo
entrambi al direttore di sala, che trova i nomi sul
registro delle prenotazioni.
Volete lasciare i soprabiti? propone.
Noto un'espressione scontenta sul mio viso pi
anziano mentre porge il cappotto al capocameriere. Io
stesso sono irritato e cedo il mio controvoglia.  una
giacca autunnale leggera, il clima non  ancora molto
freddo. La giacca avrebbe potuto tranquillamente stare
sulla spalliera della sedia. E non  neanche tanto costosa.
L'ho acquistata per una quarantina di dollari a un
saldo da Filene's Basement. Se dovesse macchiarsi, non
ne morirei. E di sicuro non intralcerebbe. Ma i soprabiti
devono essere requisiti.  un servizio in teoria gratuito,
che se tale fosse non mi creerebbe alcun problema.
Ma alla fine del pasto, quando ti restituiscono il soprabito,
hai l'obbligo di offrire una mancia al guardaroba.
Non so mai quanto lasciare. Da una parte, in linea di
massima mi sento a disagio per i guardarobieri. Se ne
stanno per ore in quello sgabuzzino orrendo, che nei
locali notturni si trova sempre nel sottoscala, troppo
vicino ai bagni. I clienti sono spesso ubriachi e hanno
sempre qualcosa, un cappello o dei guanti che potrebbero
stare tranquillamente in una custodia ma che vengono
inevitabilmente smarriti, o una borsa enorme, o,
fin troppo spesso, un oggetto insensato, come l'umidificatore
che un sabato sera mi  capitato di veder depositare.
Tutto questo per racimolare un barattolo di banconote
da un dollaro. Un lavoro davvero iniquo per cui
i guardarobieri hanno tutta la mia comprensione. D'altra
parte,  un servizio di cui non ho bisogno e che non
desidero e al quale, per principio, mi oppongo.
Sono tanti i servizi cui sono ostile. Pagare un maniscalco
o un gastroenterologo non mi pesa, perch non
so ferrare un cavallo o praticare una colonscopia. Tuttavia
sono perfettamente in grado di drappeggiare la
giacca sulla spalliera della sedia. E sono capacissimo di
parcheggiare la macchina. Non mi serve qualcuno che
la sposti dall'ingresso a un parcheggio a venti metri di
distanza, al prezzo di due o tre dollari. N mi serve
qualcuno che mi pulisca le mazze con un asciugamano
dopo un percorso di golf, scucendomi cinque dollari
per un lavoro di un paio di minuti.
Mi sento particolarmente a disagio quando si tratta
degli inservienti nei bagni. Queste persone non offrono
assistenza diretta, ovviamente, e mi d fastidio che
qualcuno mi spruzzi il sapone sulle mani e mi offra un
asciugamano. Non utilizzo nessuno degli articoli esibiti
sui banconi dei bagni esclusivi. Non uso l'acqua di
colonia, non mi faccio bello nei bagni pubblici e quindi
non ho bisogno di lozioni dopobarba o gel per i capelli,
e non prenderei mai in considerazione, neanche per
un istante, di prelevare una caramella dura o un pacchetto
di gomme da un vassoio sistemato accanto a una
fila di orinatoi.
I costi possono lievitare. La questione si fa particolarmente
dispendiosa quando non hai biglietti di piccolo taglio e ti tocca fare la scelta presumibilmente libera
tra lasciare una mancia sproporzionata o rimestare nel
piattino per cambiare i soldi. In situazioni del genere di
solito me la tengo, anche se in pi di un caso ho sborsato
cinque dollari per una pisciatina, la qual cosa, a
ripensarci, mi causa un certo rimpianto.
Mi accorgo che la mia versione anziana nutre gli
stessi sentimenti in merito al soprabito e tra noi si crea
un legame.
Quanto lasci per il soprabito? mi chiede.
Due dollari... E tu?
Dieci.
Ges.
L'inflazione  micidiale.
Annuisco.
Tutto ci  deprimente, ma sarebbe sciocco permettere
che mi rovinasse il pasto, cos decido di divertirmi.
 un bel tavolo, decisamente migliore di quello con mia
madre tanti anni fa, e ben distante dal bagno degli uomini.
Cerco di ricordare se il ristorante impieghi un
inserviente. Mi pare di si, quindi decido di limitarmi a
una Diet Coke.
Quando ci siamo accomodati, gli chiedo del romanzo
di Roth.
 una storia che vede come protagonista Zuckerman
in et avanzata, anzi a dire il vero all'ospizio.
Pensavo che con Il fantasma esce di scena avesse
definitivamente abbandonato Zuckerman.
Non ne pu fare a meno.  tornato un'altra volta
sul suo personaggio.
Com' il libro?
Brillante. Parla della solitudine della morte e in
ultima istanza dell'impossibilit di riconciliarsi con la
propria vita. Credo che sia il libro che meglio fotografa
la nostra generazione.
Annuisco.
Dico: Da scrittore a scrittore,  strano come gli scrittori
non facciano che tornare sugli stessi temi.
Il me anziano ribatte: Da scrittore a scrittore, non
sai di cosa parli.
Mi chiede: Come sta Q?  logico che pensi a lei.
 magnifica dico io. Il me anziano annuisce.
L'orto presenta qualche problema. C' un operatore
immobiliare che vuole edificare su quel terreno. Ha i
soldi e il sostegno politico. Q e i suoi colleghi sono in
apprensione, ma se si esclude questo,  meravigliosa
come sempre: bella, brillante, piena di principi.
Il me anziano annuisce di nuovo. Ho la sensazione
che non parli molto.
Dietro suo suggerimento, sono passato a indossare
i pantaloni senza pence. Anche ora ne indosso un paio
che mi ha comprato lei. Non so se mi piacciono. Senza
dubbio sono alla moda e sfinano, ma senza le pence mi
sento a disagio. Qualche volta mi pare addirittura di
essere nudo. Q dice che a nessuno serve tutta quella
stoffa li appesa, e ha senz'altro ragione, ma faccio le
stesse cose da tanto, tantissimo tempo, e cambiare  difficile.
Hai presente?
Il me anziano annuisce un'altra volta. Dice: Se
ricordo bene le date, tu e Q vi siete trasferiti a vivere
insieme da poco.
S, in un bilocale in Mercer Street.
Ti piace l'East Village?
 un gran cambiamento. Mi sento un po' spaesato,
ma credo mi faccia bene.
Ne sono certo. E vi siete fidanzati da poco, giusto?
Mi viene da sorridere. Circa sei mesi fa. Le ho fatto
la dichiarazione al Museo di Storia Naturale, sotto la
balena gigante. Ha la passione delle balene da quando
era bambina. Free Willy era il suo film preferito. Cos
l'ho portata a vedere l'esposizione di rane e, quando
abbiamo finito, siamo scesi al piano di sotto, mi sono
inginocchiato e le ho fatto la dichiarazione, e prima
ancora che potessi tirar fuori l'anello, un ragazzino mi
si  avvicinato e mi ha dato una monetina. Mi aveva
preso per un mendicante. Poi si sono messi tutti a guardare
e le ho chiesto di sposarmi e lei ha detto s e mi ha
baciato, e quelli che seguivano la scena dalla balconata
hanno applaudito.  stato il giorno pi felice della mia
vita.
Alla fine mi do un contegno. Non devo certo spiegarle
a lui, queste cose.
Scusa dico. Per un attimo mi sono perso.
Non c' problema. Sorride. Ma era una bambina,
non un ragazzino.
Prego?
A scambiarti per un mendicante  stata una bambina,
non un bambino.
Sono pi che sicuro che si trattasse di un maschietto.
Indossava una maglietta di SpongeBob e calzoncini
a scacchi.
Indossava una maglietta di SpongeBob e calzoncini
a scacchi, ma era una femminuccia, non un maschietto.
Trovo stupefacente la sua insistenza. Per lui si tratta
di storia antica, ma io ce l'ho fresca nella memoria. Come
fa a pensare di ricordarsela meglio di me? Se fossi
pi suscettibile potrei perfino offendermi.
Sono sicuro di ricordare bene.
Certo, per  come dico io.
Il cameriere si avvicina per prendere le ordinazioni,
e penso tra me e me che questa sar una dura prova.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Ordino un tortino ai funghi porcini come antipasto
e una spigola del Mar Nero in crosta di pistacchi siciliani,
spinaci appassiti e olio di pistacchio. Il me pi anziano
chiede una scodella di minestra e una limonata. Il
cameriere fa una smorfia. Anch'io sono infastidito.
Non intendi ordinare altro? chiedo appena il
cameriere si allontana.
Viaggiare nel tempo non stimola l'appetito.
E allora che ci siamo venuti a fare qui?
I ristoranti vanno e vengono, e io non abito pi a
New York da tanti anni. Questo  uno dei pochi posti
che ricordavo perfettamente.
Una limonata qui costa sei verdoni.
Ai miei tempi sarebbe un buon affare.
Immagino che tutto sia relativo.
Il me pi anziano annuisce.
Quand' che diventa possibile viaggiare nel tempo?
Tra una ventina d'anni. Poi ci vorr un bel po'
prima che diventi accessibile al pubblico, e anche a quel
punto coster moltissimo.
Come funziona?
Non ne ho idea. Ti infili in uno scatolone ed esci in
un altro periodo storico.
E come fai a tornare?
Ti porti dietro questo coso, una specie di amuleto.
Il me pi anziano tira fuori l'oggetto dalla tasca e me
lo mostra. Sembra un lucchetto a forma di cuore.
Quando vuoi tornare a casa, ti ripresenti nel posto
in cui sei arrivato. Il dispositivo del viaggio nel tempo
capta l'amuleto e ti riporta al tuo tempo. Tutto qua.
Ma come funziona?
Che intendi?
Come funziona, di fatto? In base a quale principio opera?
Il me pi anziano inarca un sopracciglio. Ho qualche
competenza nel campo della fisica che al momento
non ricordo?
No.  solo che non mi sembra una buona idea
entrare in una macchina del tempo senza un minimo di
cognizione su come funziona.
Be', per sono qui, no? Dal che si deduce che funziona.
E basta sapere che funziona, senza sapere come?
No?
Non so. Non mi sembra molto prudente.
 tanto diverso da salire su un aeroplano?
Una bella osservazione. Prendo aerei in continuazione
senza avere la pi pallida idea di come funzionino
gli aeroplani. Vedo volare gli uccelli, tiro fuori la
mano dal finestrino quando viaggio in autostrada e
sento la spinta quando la inarco verso l'alto e la resistenza
quando la piego in basso. Si chiama principio di
Bernoulli. Ma non sarei mai stato capace di elaborare
un simile teorema da solo. N saprei costruire un'ala
meccanica o un motore turbogetto. E se anche qualcuno
mi costruisse un motore turbogetto, non saprei farlo
funzionare, neanche se ne andasse della mia vita. Salire
su un aereo e atterrare a San Francisco, Sydney o chiss
dove, dal mio punto di vista rimane una specie di miracolo.
Ho spesso pensato alla mia totale dipendenza da
cose che mi sono del tutto ignote. Uso abitualmente la
macchina, l'aereo e il computer senza avere idea di
come funzionino. Immagino che potrei fare a meno di
tutti questi oggetti. Ma non potrei fare a meno dell'acqua
e non so comunque come procurarmela. Magari
potrei scavare un pozzo, ma scavarlo nel punto giusto
sarebbe un bel colpo di fortuna e, francamente, non
sono tanto convinto che riuscirei a tirar su l'acqua una
volta che avessi avuto la fortuna di trovarla. Immagino
che in caso di necessit sarei capace di coltivare barbabietole.
I servizi miracolosi che mi offre la societ -
cibo, acqua potabile, luce elettrica - sono all'estremo
opposto dei guardaroba e dei parcheggiatori.
La stessa mente umana  una macchina miracolosa.
In questo stesso momento sto scrivendo, ma non ho
idea di come ci avvenga. So che il mio encefalo  composto
da cervello, cervelletto e midollo allungato, ma si
tratta solo di definizioni. So che gli impulsi elettrici
c'entrano in qualche maniera, ma la mia conoscenza
della meccanica si ferma qui. E mentre riesco a intuire
almeno qualcosa sul funzionamento di un aereo, non
posso dire lo stesso per quanto riguarda il mio encefalo.
Sinceramente, tantissime cose che compaiono sullo
schermo del mio computer mi stupiscono quanto stupiscono
voi. Di certo stamattina, davanti alla mia farina
d'avena e al mio muffin inglese, non mi aspettavo che
a questo punto avrei scritto in merito al principio di
Bernoulli. E a ben guardare, non ho idea del perch mi
piacciano i muffin inglesi, ma tant'.
Il me pi anziano dice: Questo posto  meglio di come lo ricordassi.
 perch l'ultima volta sedevamo vicino ai bagni.
Giusto. La prenotatrice dell'accidenti. Ci hai mai portato Q, qui?
No.
Il tortino ai funghi porcini le piacerebbe molto.
Certo.  il suo preferito.
Come sta mamma?
Alla grande.
Ti prego di portarle i miei saluti e il mio affetto.
Una richiesta che mi fa preoccupare per mia madre.
Non so con precisione quanto sia pi vecchio di me, il
me con cui sto cenando, ma ipotizzo che si tratti di
almeno venticinque anni. Desidero avere la certezza
che mia madre  al sicuro e felice, ma nel suo tono ho
avvertito un che di minaccioso. Magari non  niente. 
che tendenzialmente sono un apprensivo.
Mi preoccupo di tante cose, alcune che mi riguardano,
altre no. Per esempio, mi preoccupo del fatto che
quando finalmente avr i soldi per comprarmi una
macchina ibrida la lista d'attesa sar infinita o le ibride
saranno altrettanto estinte delle meravigliose elettriche.
Mi preoccupo anche per il fatto che le famiglie indiane
inquinano il Gange facendoci galleggiare i loro morti, o
per la possibilit che il Brasile abbatta quel che resta
della foresta amazzonica, o per l'eventualit che Bill
Gates riesca a far costruire delle strade in Africa. Mi
preoccupano la tubercolosi resistente agli antibiotici, i
coleotteri asiatici dalle lunghe corna e il riscaldamento
globale. E ovviamente mi preoccupa mia madre.
Non so perch io sia un apprensivo, allo stesso
modo in cui non so perch mi piacciono i muffin inglesi.
Ci sono tante persone che non si preoccupano di
niente. Q ha raggiunto il giusto equilibrio e si preoccupa
solo di questioni veramente importanti, come la sua
famiglia e la sopravvivenza dei magici orti urbani.
Immagino che il motivo per cui mi preoccupo di
tante cose abbia molto a che fare con il motivo per cui
scrivo. La dote fondamentale di uno scrittore  l'empatia,
cio la capacit di guardare una situazione dal
punto di vista di un altro essere vivente e di provare
quello che lui proverebbe. Ed  anche la dote fondamentale
di un soggetto apprensivo, che non vede la linea di
demarcazione tra ci che capita a lui e a qualcun altro.
Come non vede la differenza tra ci che  e ci che
potrebbe essere.
Una cagnolina con una bella casa accogliente e un
cuscino morbido per cuccia viene sottratta al padrone e
portata in una fattoria dove si allevano cani per mangiarli.
Le femmine vengono ingravidate e messe in minuscole
gabbie. La cagnolina sente i suoi cuccioli che la
leccano ma non pu girarsi per leccare a sua volta i
musetti dei piccoli che le succhiano le mammelle. Questo
le impedisce di soddisfare l'istinto materno fondamentale.
 depressa e confusa e muore di una morte
solitaria e insensata.
Uno scrittore non ha bisogno di aver vissuto
un'esperienza del genere per scrivere una storia che ne
parli.  capace di mettersi nei panni di quella cagnolina
e avvertire il senso di smarrimento e d'inutilit che lei
stessa prova;  capace di convogliare la sua rabbia e la
sua frustrazione. E la certezza che i cuccioli non vengano
strappati dalle loro case e allevati in quel modo non
consola l'apprensivo, perch ci potrebbe benissimo
accadere, visto il modo in cui l'uomo sfrutta le galline
per le uova e la carne. L'apprensivo non trova conforto
neanche nel fatto che lui  un uomo e non un cane.
Potrebbe essere un cane e soffrire come un cane. La semplice
possibilit basta e avanza.
In questo periodo della mia vita mi preoccupa scoprire
se sar uno scrittore di successo. Sono riuscito a
far pubblicare il mio primo romanzo, ma spero di poter
allargare il mio pubblico oltre le vecchiette pettegole, i
liberal stagionati e le aziende dolciarie moribonde. Un
giorno forse ci saranno pi persone alle mie letture di
quante non presenzino alla proiezione di una videocassetta
di un mimo che legge la sua autobiografia. Mi
trovo in quella fase incerta della carriera in cui uno
scrittore si chiede se raggiunger il successo o se il suo
libro  destinato a finire sullo scaffale delle rimanenze
a novantanove centesimi, la carcassa lacera usata come
montante di un 7-Eleven.
Essere uno storico non aiuta. So bene quanto sia difficile
vedere pubblicato qualcosa di valido. So che Nelle
pieghe del tempo di Madeleine L'Engle  stato respinto
ventinove volte, che Ayn Rand si  sentita dire che La
fonte meravigliosa era mal scritto e che il suo protagonista
era antipatico, che Emily Dickinson riusc' a pubblicare
solo sette poesie mentre era in vita. So che un
redattore del San Francisco Examiner disse a Rudyard
Kipling: Spiacente, ma lei non sa proprio maneggiare
la lingua inglese. Un recensore stronc Il diario di Anne
Frank con questa motivazione: A mio avviso la
ragazza  sprovvista della percezione e delle emozioni
necessarie per elevare il libro al di sopra della mera
curiosit. A Poe, un critico scrisse: I lettori di questo
paese nutrono una forte e marcata preferenza per opere
in cui un'unica storia ben collegata occupi l'intero volume.
A Melville, a proposito di Moby Dick : Un racconto
lungo e piuttosto datato. A Faulkner: Santo cielo,
non posso certo pubblicare questa roba.
I libri sulle diete vengono dati alle stampe impunemente,
ma Orwell si sent dire per La fattoria degli animali:
 impossibile vendere storie di animali negli
Stati Uniti. E per quanto riguarda Lolita, Nabokov fu
informato:  soverchiamente nauseabondo, persino
per un freudiano illuminato. Tutta questa storia  un
incrocio incerto tra l'orrenda realt e un'improbabile
fantasia. Raccomando che venga sepolta sotto una pietra
per mille anni.
Quindi mi preoccupo.
Nell'immediato, mi preoccupo di quello che scriver
in seguito e della possibilit che venga pubblicato.
Ora, devo ammettere che, da un punto di vista non trascurabile,
il successo della prossima opera non cambierebbe
le cose. Non placherebbe la mia angoscia. Anche
se il prossimo romanzo sfondasse, io mi figurerei di scivolare
nello stato di disgrazia e fallimento che sperimenterei
in assenza di successo. Allo stesso modo in
cui non mi serve il vero trionfo per immaginare l'euforia
di un bestseller, non ho bisogno di un clamoroso fallimento
per indugiare nel regno emotivo dello scrittore
mai scoperto o apprezzato. Inoltre, non  che le storie
che ho raccontato o voglio raccontare siano particolarmente
importanti. Fanno solo parte delle infinite storie
che potranno e saranno narrate, alcune da immaginare
e condividere, altre da vivere, altre ancora da sognare e
dimenticare.
Allora perch mi preoccupo?
Ma con gli apprensivi va cos.  una compulsione. Mi
preoccupo anche della preoccupazione. Esistono abbondanti
prove empiriche che dimostrano come l'inquietudine
possa influire negativamente sulla salute e la digestione,
e la cosa mi preoccupa sul serio. Vorrei trovare un
po' di sollievo, e il me futuro potrebbe procurarmelo, se
solo si decidesse a raccontarmi da che parte andr la mia
carriera di scrittore e come sta mia madre. Muoio dalla
voglia di chiederglielo, ma mi preoccupa il fatto che una
domanda del genere possa comportare conseguenze
problematiche, se non disastrose, per l'universo.
Quasi tutto quello che so sulle implicazioni etiche
dei viaggi nel tempo mi viene da Star Trek, in particolare
dal mitico episodio La citt sull'orlo del sempre,
scritto da Harlan Ellison, con Joan Collins nel ruolo di
Edith Keeler, la pia direttrice di una mensa dei poveri
di Lower Manhattan. Nell'episodio, il dottor McCoy
attraversa un portale temporale e modifica la storia salvando
la signora Keeler da un incidente di macchina. A
quel punto, la Keeler capeggia un imponente movimento
pacifista, ottiene un colloquio con Franklin
Delano Roosevelt e posticipa l'ingresso in guerra degli
Stati Uniti. Questo fornisce a Hitler il margine necessario.
La Germania produce la prima bomba atomica e la
storia subisce una svolta. Nella nuova linea temporale,
i nazisti vincono e l'evoluzione dei viaggi nello spazio
e dello sciacquone subisce un sostanziale ritardo. Tocca
a Kirk e Spock tornare indietro e ristabilire l'ordine,
cosa che fanno, ma a costo di notevoli affanni.
Temo che se far la domanda sbagliata scatener lo
stesso effetto farfalla sulla storia. Amo lo sciacquone e
Joan Collins mi  indifferente, ma a nessuno piacciono
i nazisti.
Per credo di aver trovato un modo per risolvere
diplomaticamente la questione.
Come va la scrittura? chiedo.
Mi pare una domanda strategica e sagace. Chiedo
quello che sta facendo lui, in opposizione a quel che ha
gi fatto, aggirando cos la catastrofe intertemporale.
Vuoi sapere se diventiamo famosi?
Tana libera tutti.
Immagino di si rispondo con trepidazione.
Non tanto quanto speri, ma neanche poco quanto
temi.
Lancio uno sguardo nella sala. Una risposta piuttosto
diretta, ma la storia non pare aver subito variazioni.
Mi accorgo che la mia Diet Coke  guarnita con lime e
non con limone, come avevo chiesto. Questo potrebbe
essere un cambiamento, visto che non ho prestato molta
attenzione all'agrume quando mi  stata portata la
bibita.  possibile che il cameriere sia nel giusto e la storia
modificata. Per, dal momento che nulla  mutato,
tendo a credere che il cameriere si sia sbagliato e la storia
non abbia subito alterazioni. Non so perch i camerieri
pensino che il limone e il lime si equivalgano, ma
 cos.
Il tessuto dell'universo sembra intatto, cos prendo
coraggio e faccio un'altra domanda.
Che cosa stai scrivendo, al momento?
Il mio sguardo mi tradisce abbassandosi sul tavolo.
Visto che non incrocia il mio, capisco che sono sul punto
di mentire o di dare una brutta notizia.
Non scrivo pi dice il me anziano.
Come se l'espressione triste e le risposte laconiche che mi ha gi dato non fossero bastate, ora so per certo che qualcosa nella mia vita  andato per il verso sbagliato, anzi sbagliatissimo. Per me scrivere, come preoccuparmi,  una compulsione. Il desiderio di esprimere me stesso agli altri, di scrivere,  un fattore integrante e inalienabile di quel che sono. Non riesco a immaginare di non farlo.  successo qualcosa di terribile.
Arriva il cameriere. Il tortino ai porcini  profumato e allettante, ma avverto la necessit di sapere subito qual  il problema. Con noi apprensivi funziona cos: ci agitiamo talmente per cose che sono al di l del nostro controllo, che quando qualcosa di gestibile entra nel nostro campo gravitazionale avvertiamo l'irresistibile esigenza di stringerla alla gola e attirarla a noi.
Di che si tratta? chiedo. Cosa sei venuto a dirmi?
L'altro me fa un debole sorrisetto, sicuramente perch riconosce la sua passione nella mia. Ricorda di dover arrivare dritto al cuore del problema senza menare il can per l'aia. Abbassa lo sguardo triste sulla minestra e poi lo solleva su di me.
Si tratta di Q. Non devi sposarla.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
A questo punto, io e Q siamo immersi da un po' nei preparativi per il matrimonio. Le cose importanti sono state gi sistemate: la sala per il ricevimento, la scelta delle portate, l'intrattenimento. Le promesse sono state scritte, le trattative su quanto vogliamo che Dio sia presente, e in quale forma, concluse. Per la luna di miele andremo a Barcellona e faremo una piccola escursione a Pamplona per vedere la corsa dei tori. Mancano solo alcuni dettagli, come l'accostamento tra i fiori dei centrotavola e quelli all'occhiello dei testimoni dello sposo
e la musica da suonare durante il ricevimento.
La cerimonia avr luogo a Lenox, Massachusetts. I Deveril sono newyorchesi veraci - vivono a Manhattan da sempre - ma da quando Q  nata trascorrono le vacanze nella casa sullo Stockbridge Bowl, nel cuore dei Berkshires, con l'abbonamento di prassi al Tanglewood Musical Center e al Jacob's Pillow Dance Festival. Ci sposeremo nella locanda dove John e Joan Deveril si sono fermati durante la loro prima visita nei Berkshires pi di venticinque anni or sono. Alla cena per festeggiare il fidanzamento, durante un momento di eccessiva confidenza indotta dall'alcol, hanno annunciato che Q  stata concepita in quella stessa locanda.
Lenox non  la prima scelta di Q, n la mia, per il matrimonio. I nostri amici sono tutti di New York e preferiremmo, salvo variazioni, un matrimonio in citt, se possibile nel Lower East Side, dove ci siamo trasferiti. Ma John Deveril  un uomo potente e ostinato.
La sua impresa edile  l'ottava del paese, nonch, come si precipita a dire a chiunque voglia ascoltarlo, responsabile di due dei dieci edifici pi alti di Manhattan. Cosa pi importante, Q  legatissima al padre e lui ha indissolubilmente sposato (chiedo scusa) l'idea di un matrimonio nei Berkshires. Pensa che conferir una certa simmetria alla vita della figlia.
Tutto considerato preferiamo fare a modo suo. Scherzo con Q sul fatto che dovremmo prenotarci due lotti nel cimitero di Great Barrington. Lei trova la cosa divertente.
La cocciutaggine del signor Deveril si manifesta pi che mai quando discutiamo della musica da suonare al matrimonio. La maggior parte dell'intrattenimento sar fornita da un'orchestra swing, ma  stato scritturato anche un DJ che dovr sostituire l'orchestra nei momenti di pausa, anche per soddisfare gli invitati pi giovani.
John Deveril prepara una monumentale raccolta di istruzioni per lo sfortunato disc jockey. Diciassette pagine di indicazioni che contengono un piccolo centone di canzoni preferite, tra le quali Build Me Up Buttercup dei Foundations, Ninety-Six Tears dei Mysterians e tutto il repertorio di Jerry Lee Lewis.
Poi c' l'elenco delle canzoni da scartare, che prevede tutte quelle di cantanti la cui sessualit risulti ambigua o in qualche modo discutibile, il che include Elton John, David Bowie e Prince (malgrado io insista sulla fallacia di quest'ultimo presupposto); la musica di artisti che abbiano diffuso un messaggio antipatriottico, inclusi, con mio sommo rammarico, Bruce Springsteen, Neil Young e i Green Day; tutte le canzoni scritte tra il 1980 e il 1992; inoltre un elenco finale di canzoni, denominato Appendice A nella scrittura privata tra il DJ e i Deveril, che se suonate determineranno l'irrevocabile rescissione del contratto e daranno il via a una causa legale per danni che i Deveril intenteranno nei confronti del disc jockey, tali danni da considerarsi liquidati nella cifra di 100.000 dollari. Per ribadire il concetto, come se tanto non fosse bastato, all'apice dell'Appendice A il signor Deveril scrive: Suona queste
canzoni e sei morto. Dell'elenco fanno parte Il ballo del qua qua, i balli di gruppo e qualsiasi canzone di Madonna, Neil Diamond e i Fleetwood Mac.
Si d il caso che a me i Fleetwood Mac e Neil Diamond piacciano. Per quanto ne so, John Deveril non ha niente contro la musica di nessuno dei due. Solo che  dotato di una memoria di ferro e si ricorda che Bill Clinton ha usato Don't Stop (Thinking About Tomorrow) come sigla per la sua campagna del 1992 e che Mike Dukakis ha usato America quando era in corsa nel 1988. John detesta tutti i democratici, ma nutre un odio particolare per Clinton e Dukakis.
Posso capirlo quando si tratta del Ballo del qua qua e dei balli di gruppo, e anche per quanto riguarda
Clinton, ma l'odio efferato contro Dukakis  un'esagerazione.
A me pare che Dukakis abbia pagato un prezzo esorbitante per il servizio fotografico decisamente mal consigliato su un carrarmato MI Abrams. Le foto pubblicate sui giornali negli anni Novanta, che ritraggono Dukakis, professore universitario, mentre si dirige verso il suo studio alla Northwestern attraversando le strade di Boston, mi sono sembrate struggenti in modo insopportabile. Praticamente non si sente pi parlare di lui o di Kitty, e io assumo un atteggiamento protettivo. Ovviamente non sono tanto scemo da dichiarare a John Deveril il mio affetto per Michael Dukakis. Invece, sottolineo l'iniquit dell'associazione con Neil Diamond, che ammiro molto. Mi piacerebbe che Cracklin'Rosie venisse suonata al ricevimento.
Una sera, a una cena con Q e i suoi genitori per discutere i preparativi del matrimonio, sollevo timidamente la questione. Sapete bene che Neil Diamond non ha mai veramente cantato America a uno degli eventi organizzati per Dukakis. Inoltre, stando ai resoconti dei contributi alla campagna, non gli ha mai dato un soldo.
A questo punto, John solleva lo sguardo dalla carne che sta mangiando.
Be', se non voleva che usassero la sua canzone, poteva chiamare gli organizzatori della campagna e dirglielo, no?
Credo di si.
Cio, non l'avrebbero mica suonata se lui non avesse voluto. Non l'avrebbero suonata se Neil Diamond avesse chiamato i giornali per dire "Dukakis  un mentecatto e pure Bentsen". A quel punto non avrebbero usato la sua canzone, no?
Giusto.
Quindi  stata una scelta.
Immagino.
Proprio come Dukakis poteva scegliere di radersi quelle sopracciglia, giusto?
Giusto concordo tutto mogio, e la questione si chiude l.
A dire il vero, a me piace anche Bill Clinton, ma non sollevo obiezioni davanti all'estromissione dei Fleetwood Mac sulla base del loro tenue legame con l'ex presidente sciupafemmine. N metto in discussione la carne di cervo che verr servita per cena o i tulipani ordinati per la sala del ricevimento, malgrado il mio allergologo me li abbia severamente vietati, o i sosia dei presidenti (inutile dirlo, tutti repubblicani) che sono stati scritturati per mescolarsi agli invitati e sedere ai tavoli che corrispondono al numero del loro mandato.
Gi  abbastanza discutibile avere gente che assomiglia a Nixon, Ford o Bush (il quarantunesimo; John Deveril non tollera il quarantatreesimo) che circola tra gli invitati, ma mi chiedo, cos, tanto per saperlo, di che cosa potranno mai parlare a cena gli invitati seduti ai tavoli 19 e 34 con i doppioni di Chester Arthur e del beniamino di John Deveril, Calvin Coolidge.
Tutto ci  ben diverso dal matrimonio che mi ero figurato. Nel mio immaginario, a unirci in matrimonio  un seguace di Scientology alla diciottesima buca di un percorso di minigolf. Il ministro mi ricorda che le ragazze hanno bisogno di vestiti, cibo, dolce felicit e fronzoli: un tegame, un pettine e forse un gatto. Mi si chiede di procurare tutte queste cose. A Q viene detto che i ragazzi sono liberi e potrebbero dimenticare le loro promesse. I nostri invitati ci guardano in preda all'orrore. Poi scopriamo le carte e ha inizio un normale
rito civile. Ci scambiamo le promesse che abbiamo scritto noi stessi. Si riempiono bicchieri di bibita al cioccolato, si fa un brindisi e la bottiglia viene infranta al grido di: Mazel tov!. Alcuni risci portano i nostri amici a una pista di bowling nelle vicinanze, dove vengono loro fornite le scarpe in affitto e la bella notizia che possono giocare quanto vogliono senza pagare.
Abbiamo assoldato il giocatore professionista di bowling Nelson Burton Jr. per dare lezioni di bowling e mambo. Io e Q facciamo un ingresso trionfale mentre un gruppo klezmer suona la sigletta della Outback Steakhouse, la mia preferita. Diamo inizio alle danze sulle note di Naughty Naughty di John Parr. Gli invitati giocano a bowling e a biliardo, a freccette e con i
videogame mangiando popcorn e minuscoli hot dog.
Per qualche ora i nostri amici dimenticano di essere adulti. Restano fino a notte fonda, ubriachi di Miller Lite e torta al cioccolato, e si siedono a gambe incrociate sulle piste per raccontare aneddoti che riguardano me e Q, molti dei quali a noi sconosciuti, compreso il fatto sorprendente che Q ha tenuto fino a ventiquattro anni un poster di Brian Austin Green appeso sopra il letto.  una serata magica.
Ma non sollevo obiezioni ai preparativi, perch con John Deveril cammino sulle uova. Sono convinto che creda che Q potesse ambire a qualcosa di meglio. Ovviamente nessuno lo dice. Di sicuro non Q, ma io ne sono convinto. E ne ho la conferma poco prima dell'arrivo del mio io anziano.
Un giorno io e John veniamo lasciati soli nel bar del Red Lion Inn. Q e sua madre devono incontrare il signor Cheuk Soo, fioraio, o meglio "ingegnere floreale", come ama definirsi, in una delle sale conferenze.  almeno il sesto di una serie di incontri che finiscono per trasformarsi in una noiosissima esegesi su colori, aromi e feng shui. Il signor Soo sembra avere un'opinione su tutto. Sembra aver abbracciato con passione la certezza che se viene suonata la Marcia nuziale di Mendelssohn il bouquet non possa prevedere i giacinti o che se nel bouquet ci sono i giacinti non si possa suonare Mendelssohn.
Ma il viola non pu mancare obietta Joan Deveril. Il viola in s non  un problema risponde Cheuk Soo.
E che ne direbbe dei lisianthus? Potremmo usare i lisianthus?
Noooo ulula il signor Soo, palesemente addolorato.
I fiori a forma di campana sono tanto dipolari.
La madre di Q concorda, annuendo solennemente.
Certo, il dipolarismo non pu andare.
Io sto guardando fuori dalla finestra i turisti che si aggirano per Stockbridge e sogno a occhi aperti, cosa che faccio per la maggior parte del tempo durante queste sedute, ma a questo punto mi risveglio. Non  una parola! urlo muto. Dipolarismo non  una parola!
Mi guardo bene dal dirlo a voce alta. Si finirebbe col disquisire sul dipolarismo e mi ritroverei intrappolato nella sala conferenze pi a lungo del necessario. Invece torno a guardare i passanti su Main Street.
E la vanda? esordisce il signor Soo, come colpito da epifania.  un'orchidea rara. Potrebbe fare al caso nostro. Mostra loro delle foto.
Com' elegante dice Joan.
Ha un chi molto forte sottolinea Soo.
Lei  un genio dice Joan. E con che cosa la esaltiamo?
Che ne dite degli iris? butta l Q.
Noooo ulula il signor Soo, di nuovo addolorato. I bouquet si bloccheranno e avremo di sicuro uno sha chi.
Non pu andare dice piano Joan Deveril. Lo shachi  una brutta cosa.
E si va avanti cos. Quando Q mi dice che torniamo al Red Lion per l'ennesima seduta non ci posso credere.
Non mi pare possibile che dopo tutto questo tempo ci sia ancora qualcosa da discutere. Glielo faccio notare.
Stiamo riconsiderando i centrotavola dice lei. A quel che ne so, Q, sua madre e il signor Soo hanno analizzato la composizione dei centrotavola con precisione gesuitica. Quando chiedo quale sia il problema, Q mi dice che stanno soppesando l'arte topiaria nelle sue diverse implicazioni.
Che cos' l'arte topiaria?
Q reagisce come se fossi uno studente di biologia che durante una riunione di ripasso prima dell'ultimo esame chiede: Che cos' una cellula?  alquanto imbarazzante, ma la felice conseguenza sta nel fatto che vengo dispensato dal partecipare agli incontri successivi con il signor Soo. E non si  mai avuta la pretesa di mettere John Deveril nella stessa stanza con un ingegnere floreale.
Cos capita che John Deveril e il sottoscritto vengano lasciati a condividere un drink nel bar del seminterrato del Red Lion. Io ordino un succo di pomodoro, lui un Glenlivet doppio. Mentre il barista versa, mi viene in mente che  la prima volta che rimango solo con il padre di Q. Non so proprio come trovare un terreno comune.
John butta gi un bel sorso di scotch. Io non riesco a bere scotch senza fare smorfie, ma lui lo trangugia da vero uomo, lo assapora, lo sguardo fisso nel bicchiere mentre mescola quel che ne rimane.  un professionista.
Giornataccia? chiedo.
Non sai quanto risponde.  uno dei rari momenti in cui John Deveril abbassa la guardia con me. A ben guardare, finora  l'unico.
Ne vuole parlare?
Si gira a guardarmi. Ha un'espressione a met tra l'indignato e il beffardo. Il mio invito l'ha spiazzato, non c' alcun dubbio. Non  il tipo d'uomo che parla, men che meno a me. Sfacciato da parte mia supporre il contrario. Ma credo che frugandosi nella memoria si sia reso conto di aver provocato il mio invito. Questo lo confonde, perch non  neanche il tipo d'uomo che
accoglie gli estranei nella sua vita; cos, per un attimo, rimane paralizzato.
Si chiede come abbia potuto fare un simile scivolone.
Poi, con sua e mia sorpresa, parla. Forse  lo scotch, forse l'atmosfera matrimoniale, forse il legame che si  instaurato tra noi durante le innumerevoli visite a fiorai, sarti e organizzatori di banchetti a sostegno delle donne che amiamo, con le relative soste sui bei divani messi li per gli uomini.
O forse ha solo bisogno di parlare. Qualunque sia il motivo, parla.
Sto per dare inizio al pi importante progetto della mia carriera. Un enorme edificio multifunzionale, con punti vendita di fascia alta, appartamenti e spazi per uffici. Una delle aziende pi importanti d'America si  prenotata come marchio di punta per il centro commerciale.
I progetti architettonici sono fantastici.  tutto pronto. Alla fine mi frutter milioni di dollari. Ma non riusciamo a ottenere il cazzo di terreno.
Qual  il problema?
I cazzo di comunisti, i cazzo di abbracciatori di alberi, i cazzo di democratici, ecco qual  il problema. Non gliene frega un cazzo di quel che faccio io. Secondo loro, le verifiche ambientali dovrebbero durare vent'anni e costare dieci milioni di dollari. Poi, finiti i rilievi, dovresti tirar fuori altri dieci milioni da passare agli avvocati per poter discutere dell'impatto che un nuovo edificio potr avere su qualche castoro moccioloso a cinquecento chilometri di distanza. Gli ambientalisti se ne infischiano se la gente non ha un posto in cui vivere, specialmente i ricchi. Per quanto gliene frega ai sinistrorsi, i ricchi possono vivere negli scatoloni, sempre che li riciclino quando crepano. E fai come ti pare, ma non dargli soldi. Dio non voglia che tu proponga di risolvere la questione offrendo un indennizzo: quei coglioni bigotti ti guarderebbero come fossi il diavolo in persona. No, no, no, meglio portare avanti una causa per dieci o vent'anni. Cos gli avvocati si arricchiscono e nessuno ottiene quel che vuole. Molto meglio.
Non potrebbe rivolgersi al suo consigliere comunale o al suo membro del Congresso?
I politici? Ride. Non farmi cominciare con i politici del cazzo. Sono talmente paralizzati dall'idea di offendere anche un solo elettore che assecondano ogni strambo che gli capita, ogni strambo del cazzo. Perch  questo che fa la sinistra: coccole.  il suo modus operandi. Invece di dire alla gente che la vita  dura e che non tutti possono avere ci che vogliono, invece di spiegare che qualche volta bisogna fare delle scelte, predica l'eguaglianza e i pari diritti. Tutto  possibile! Ecco quello che dice. Tutti possono andare all'universit. Tutti possono avere un lavoro, tutti possono pretendere l'assistenza sanitaria.
Tiene quasi sempre lo sguardo fisso sul bicchiere.
Quindi si rivolge nuovamente a me. Poi, quando le persone si scontrano col mondo reale, con la realt nuda e cruda, e vedono che bisogna fare delle scelte, che il governo non pu occuparsi di tutti, sai con chi se la prendono? Con i ricchi. Non con la vita o con Dio, e di sicuro non con se stesse. No, se la prendono con i cazzo di ricchi perch si mettono in mezzo tra loro e
tutto quello cui credono di avere diritto. Ecco il vero accidente di lascito dei democratici liberal all'America e il regalo che hanno fatto a me. John sbuffa e torna a guardare il bicchiere.
Alla fine, si ricorda chi ha di fronte e si d un contegno.
Non abbiamo mai discusso di politica, ma cos come non ha bisogno di mettermi per iscritto che non mi apprezza perch io lo sappia, John non ha neanche bisogno di dirmi che crede che gli insegnanti siano quasi tutti liberal e che gli scrittori siano comunisti e che io, ovviamente, appartenga a entrambe le categorie. Ha solo perso il controllo un'altra volta. E, almeno in questo caso, il suo pregiudizio  ben fondato. Anche se non gliel'ho mai detto, sono un liberal.
Restiamo seduti in silenzio.
Ordina un altro Glenlivet, lo controlla ancor pi da vicino del primo e aspettiamo che le donne finiscano l'incontro con il signor Soo.
Si risolve a chiedermi: Come va il tuo lavoro? Fa una breve pausa prima di tuo e pone un'enfasi sottile e derisoria su lavoro, tanto per mettere in chiaro che non pensa che il mio lavoro di professore alla City University e il lavoretto di scrittore di romanzi possano corrispondere alla definizione della parola.
Rispondo comunque. Sto scrivendo un racconto per 9PM Magazine. Una specie di seguito del mio romanzo. Comincia quando William Henry Harrison lascia il mandato.  ministro della Grande Colombia ed entra a far parte di un circolo di backgammon dove incontra Simn Boli'var. Tra loro nasce un'amicizia e col passare del tempo i due ingaggiano un dibattito erudito sulla democrazia e sull'uso appropriato della duplicazione del cubo.
Che cos' il 9PM Magazine?
Oh,  una rivista mixed-media online.
Sembra forte. Sono certo che il tuo racconto piacer a entrambe le persone che lo leggeranno.
Grazie.
Hai mai pensato di ricavarne un film che nessuno vedr?
No dico con calma, mentre mentalmente stabilisco che John Deveril  un individuo odioso.
Una parte di me vuole parlarne con Q, affinch lei sostenga il mio punto di vista e si schieri al mio fianco nell'incipiente guerra tra suocero e genero. Ma so quanto gli  devota. Me l'ha dimostrato in tutti i modi possibili, dall'espressione che fa quando lo vede, al rispetto con cui parla del suo lavoro, al modo in cui lo rende partecipe di ogni dettaglio dei preparativi per le nozze.
Mi chiedo come sia possibile. Per quanto ne so, non condividono nessun valore. Lui  all'estrema destra dello spettro politico, lei  a sinistra. Lui  un grosso imprenditore, lei lavora la terra. Lui vive un'esistenza materiale, lei una vita di idee. E la cosa che potenzialmente dovrebbe allontanarli di pi  che nel profondo John Deveril  un tipo sgradevole e acrimonioso.
Come possono padre e figlia essere tanto uniti?
Non faccio in tempo a pormi la domanda che ottengo la risposta. Joan e Q entrano nel bar e lui si trasforma.
Salta su dalla sedia. Il whiskey  dimenticato. Il suo viso, che fino a quel momento  stato un nodo di tensione e rabbia, si rilassa. Q si illumina quando lo vede ed  come se la sua energia gli si irradiasse in corpo, facendosi strada mentre si rifrange su un muscolo qui, un organo l, fino a illuminare anche lui. Faccio fatica a riconoscerlo.
Com' andata? chiede, tutto speranzoso.
Alla grande risponde Q. Semplicemente alla grande. Abbiamo trovato le felci perfette per l'arte topiaria.
Magnifico fa John. Semplicemente magnifico.
E voi ragazzi che avete combinato? chiede maliziosamente Q. John mi arpiona la spalla con mano calda e ferma.
Il tuo brillante fidanzato mi ha intrattenuto sul suo nuovo racconto. Un sentimento che non pu in nessun modo essere autentico, ma che suona come tale, in ogni singola parola.
Meraviglioso, vero? chiede Q. La sua sincerit, ovviamente,  fuori questione.
Geniale fa John. Semplicemente geniale. Mi impasta la spalla per incoraggiarmi. Un gesto che non pu essere credibile, ma che appare tale. Non riesco a cogliervi traccia di derisione, n noto segni di sospetto o sarcasmo in Q. Non scorgo nessun indizio di ammiccamenti, cenni o tacita complicit. Tutto sembra reale.
Si possono avanzare solo due ipotesi. Una  che lei non veda il padre per quello che . Plausibile. Forse la cortesia che John mi riserva fa parte di una messinscena.
Forse sta ingannando Q. Forse capisce che non ha senso disapprovare apertamente l'uomo che sposer sua figlia. Penser di me quel che vuole e mi tratter come meglio crede in privato ma, per amore delle apparenze, esibir una parvenza di affetto nei miei confronti. Potrebbe essere.
Ma ritengo pi concreta la seconda possibilit: lei lo rende migliore. Se qualcuno pu riuscirci, quella  sicuramente Q. La beatitudine rifulgente della sua approvazione scalderebbe anche l'animo pi gelido, e lei emette una radiosit speciale per John Deveril. Nessun uomo potrebbe resisterle. Nessun uomo oserebbe mai deludere una simile creatura.
E, a dire il vero, mentre parlano tra loro, vedo che lei non lo considera affatto detestabile. Non lo tratta con titubanza, non lo ammansisce, non elude il suo pessimo carattere. Lo tratta come un padre adorato, che ama al di l del dicibile. Osservando il loro comportamento, finisco per respingere la prima ipotesi. Q non subisce nessun inganno. Non ha deciso di essere cieca davanti alla vera natura del padre. Semplicemente non la vede, perch lui con lei  tutta un'altra persona.
Che io sia nel giusto o meno, frapponendomi tra queste due persone non otterrei nulla di buono. Se questo fosse un inganno, lei se la prenderebbe con me per averlo svelato. Se fosse vero, allora dovrei sentirmi onorato di avere accesso nella sua vita, perch questo  un legame speciale e forte.
Io e Q ci congediamo prima di tornare a New York.
Joan bacia entrambi sulla guancia. John bacia e abbraccia forte sua figlia. Mi stringe la mano e mi augura buon viaggio. Q mi bacia e sussurra: Compriamoci del gelato per il tragitto.
Sento che la mia rabbia svanisce. La verit  che nient'altro conta. Non l'opinione che John Deveril ha di me, n il divieto di suonare Neil Diamond, n i fiori cui sono allergico. Niente.
Tranne il suo amore.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Dopo l'infausta esortazione a non sposare Q, mi tempesto di domande: perch? Che cosa succede?
Com' possibile? Ma non sono pi disposto a proseguire la conversazione. Mi convinco che le risposte dovranno aspettare, che per una sera sia sufficiente scoprire che viaggiare nel tempo  possibile, che un bicchiere di limonata costa pi di sei dollari e che Roth ha scritto un altro romanzo incentrato sul personaggio di Zuckerman. Propongo un nuovo incontro due sere dopo e per il secondo tte--tte consiglio il famoso ristorante eponimo di Chef David Bouley, a TriBeCa.
Ora, quando dico che sono "io" a proporre di incontrarci da Bouley mi riferisco al mio io futuro, mentre io, l'io del tempo reale, preferirei di gran lunga mangiare in una rosticceria. La nomenclatura si  fatta confusa persino nella mia testa. Ogni tanto penso al visitatore come "io", altre volte come "me anziano", altre ancora come "perfetto sconosciuto". Sembra dipenda dall'eventualit che lo trovi partecipe o fastidioso. Sono assai contraddittorio.
Per evitare ulteriori fraintendimenti, d'ora in poi mi ripropongo di usare il semplice pronome "io" per riferirmi all'io di questo momento (che, ovviamente, quando starete leggendo sar passato da un pezzo) e di denominare I-60 la versione futura del sottoscritto.
Quando sar il caso di utilizzare altri pronomi, far riferimento a I-60 come "lui", sempre che la storia non subisca una svolta sostanziale e inattesa.
Adotto queste convenzioni con due riserve. La prima si basa sul dubbio che simili nomenclature abbraccino un concetto significativo del s. In passato, ho condiviso l'insegnamento di un corso di storia della giustizia con Phil Arnowitz, un ex avvocato che prima di diventare accademico dibatteva cause legate alla pena di morte. Il primo giorno di lezione, ha presentato
agli studenti il caso curioso di Hugo, un serial killer spietato che mentre viene condotto alla sedia elettrica  colpito alla testa da un mattone. Hugo viene ricoverato in ospedale ed entra in coma. Quando si sveglia, quarant'anni dopo,  un altro uomo.  dolce, mite e non ricorda la sua furia omicida. Di fronte al resoconto dei suoi delitti,  incredulo e contrito.
Viene esaminato da un'quipe di neurologi, e si arriva alla conclusione che abbia subito un danno al lobo frontale del cervello, che ha causato l'amnesia e definitivamente modificato la sua personalit, un tempo aggressiva. I dottori concordano nel sostenere che Hugo non  pi un pericolo per la comunit. Il professor Arnowitz domanda con enfasi: Hugo deve ancora andare sulla
sedia elettrica?
La maggior parte degli studenti risponde affermativamente: lui ha commesso il delitto, lui deve pagare. E in un primo momento questa  stata anche la mia risposta.
Ma chi  "lui"? chiede Arnowitz. L'uomo che la societ si ripropone di giustiziare  pi vecchio di quarant'anni rispetto a quello che ha commesso il delitto.
Hugo  diverso anche dal punto di vista biologico, ha una nuova indole ed  sinceramente pentito. Quanto  logico pensare a lui come allo stesso individuo che ha commesso il delitto?
Pongo la stessa domanda ora. I-60 non  esattamente me, e io non sono esattamente I-60, ma abbiamo lo stesso nome e occupiamo lo stesso spazio fisico, fatto che, come nel caso di Hugo, intorbida parecchio le acque.
La seconda riserva sta nel fatto che la nomenclatura possa determinare una confusione sostanziale quando si tratta di certe autostrade. D'ora in poi, quando nella storia verranno coinvolte le autostrade principali, vi far riferimento con il loro nome per esteso, evitando il fraintendimento tra, per esempio, la strada che va dalla Florida al Maine, Interstatale 95, e il mio io di novantacinque anni.
Indipendentemente dal fatto che siamo la stessa persona, I-60 ha maturato gusti piuttosto dispendiosi.
Il mio amico Ard unge qualche altra ruota per trovarmi un tavolo da Bouley. I-60 spacca il minuto, come me, e indossa una camicia oxford a quadri e pantaloni cachi, come me. Ordina brodo di pollo e un seltz con lime, che alla rosticceria sarebbe gratuito e che qui costa la cifra esorbitante di 7 dollari e 50.
Vorrai senz'altro sapere cos' successo dice, o, dal tuo punto di vista, cosa succeder.
Certo. Ho il cuore in tumulto.
Be', allora sar il caso che te lo dica. Sorseggia il seltz e succhia il lime. Abitudine disgustosa, mi chiedo quando abbia iniziato.
Il ricevimento di nozze va bene prosegue. Non  quello che avevi immaginato - non ci sono giocatori di bowling professionisti tra gli invitati, e non viene servita la Miller Lite - ma per essere una roba da ricchi wasp  piacevolmente intimo. Tu e Q scrivete le vostre promesse, date inizio alle danze con un chachacha e vi tenete per mano tutto il giorno. Il vostro amore salta agli occhi.
Il cappone allevato a terra  il prodotto di un compromesso dell'ultima ora con John Deveril. Lui si arrocca sul fatto che al matrimonio di sua figlia deve esserci del pollame. Q non ha voglia di contrastarlo ma, ovviamente, non desidera causare sofferenze di nessun tipo, e tu ti schieri dalla sua parte. A una settimana dall'evento, trovi una fattoria che non ingrassa i polli con gli ormoni, che permette ai volatili di razzolare liberi e che li uccide in modo umano. John li chiama "capponi gay", ma accetta il compromesso. E anche Q.  soprattutto la felicit di suo padre a renderla felice.
La prima portata  tra le diverse micce potenziali, e il giorno del matrimonio John Deveril  come un fiammifero che si aggira per il ricevimento a caccia di un motivo per incendiarsi. Ma, chiss come, incredibilmente niente si infiamma. John si reputa soddisfatto perfino del disc jockey, che lo compiace suonando una gran quantit di canzoni degli zz Top.
Perch gli zz Top?
Sono repubblicani.
Non ne avevo idea.
I-60 annuisce. Prosegue: L'unico vero disastro si verifica quando tua zia Sadie si versa la salsa di pomodoro sul vestito, ma neanche questo incidente  tanto brutto. Il cameriere si precipita a portare del seltz. La camicetta  rovinata, ma il completo  salvo. Sadie  soddisfatta, se non felice, il che  il massimo che ci si possa aspettare da lei.
Annuisco. Sembra tutto vero. Sadie  un tipo difficile.
I-60 succhia il lime e continua. Assecondando il capriccio di Q, all'ultimo momento cambiate la destinazione del viaggio di nozze e andate alle Galapagos.
Levate l'ancora da Valparafso, in Cile, su un catamarano che vi porta a visitare le isole principali dell'arcipelago e poi vi deposita in un ecoresort su Isabela. Un posto magico, dove rimanete tre settimane, quanto basta per fare amicizia con una tartaruga gigante e un pinguino delle Galapagos che le sta in groppa. Si presentano ogni mattina a colazione e tornano la sera per sedersi attorno al fuoco a raccontare storie. La tartaruga  taciturna, ma  vecchia e saggia e la sua presenza basta a rassicurarvi. Il pinguino  pi ciarliero. Quando arriva l'ora di partire, Q piange; anche la tartaruga e il pinguino sono inequivocabilmente tristi. Ma bisogna andare avanti, e quando si vive centinaia di anni, come la vostra amica tartaruga, si impara ad adattarsi. Tu e Q vi adattate.
Tornati a casa, comprate un piccolo loft a TriBeCa, che Q riempie di mobili moderni di met secolo, economici e rispettosi dell'ambiente, tutti svedesi e tutti costruiti con legno ecosostenibile. Avete una macchina per l'espresso ad alta efficienza energetica, un bagno con sciacquone regolabile e tenete un bidone per il compostaggio sotto al lavandino in cucina. Q abbellisce le pareti con stampe di Monet e Matisse e, anche se tu hai avuto qualche dubbio, in men che non si dica l'appartamento si trasforma in casa. Insieme, tu e Q conducete l'esistenza bohmienne moderatamente indulgente e culturalmente consapevole dei liberal postmoderni: leggete il Times online, arrivate in bicicletta fino al Cloisters Museum, tirate lo sciacquone solo se necessario.
Sui davanzali Q coltiva un rigoglioso giardino dei semplici. Di sera guardate vecchi film e mangiate vegetariano da asporto.
I-60 fa una pausa e succhia il lime. Il tuo secondo romanzo non ha un gran successo. Non  un bestseller, non ti fa arricchire, ma ti crei una piccola quanto leale schiera di seguaci che ti garantisce le vendite del terzo romanzo. Un riscontro che basta a far s che tu sia soddisfatto e ti impegni nella scrittura. Q abbandona l'orticultura professionale e comincia a insegnare ecologia e tutela alla New School, cosa che trova appagante. La vostra  un'esistenza costruttiva e siete entrambi impegnati intellettualmente, sia come singoli individui che
l'uno nei confronti dell'altra.
Ma pare tutto bello dico io.
E lo .  una bellissima vita. Questa  la parte allegra della storia.
Quel succhiare lime mi turba davvero. Sarebbe un'inezia se I-60 si limitasse a farlo un paio di volte, ma non  cos. Non la smette di tirar fuori la fettina dal bicchiere, succhiarla e poi risputarla nel seltz, poi schiocca le labbra tre volte. Probabilmente lo tollererei, senza quello schioccare di labbra.  davvero troppo, e poi perch tre volte? Non ho idea del momento e del luogo in cui questa storia ha avuto inizio. Non sono un essere perfetto, ma di certo non coltivo abitudini tanto fastidiose.
E mi turba anche la scelta del lime. Da anni sono devoto al limone nei miei drink. Il problema con il lime non sta nel gusto, ma nell'asserzione sociale che si fa quando lo si ordina.
Chiedere il lime nei ristoranti alla moda che I-60 pare prediligere non  fuori luogo. Tuttavia, nel mondo reale, c' chi storce il naso.
L'idraulico Joe non vuole il lime nella sua bibita, potete metterci la mano sul fuoco, e nessuna rosticceria servirebbe la Diet Coke con il lime. Considero la possibilit che il palato di I-60 si sia evoluto, ma ci non toglie che sappia quanto io sono legato ai limoni. La sua  una vera e propria asserzione, e a me non piace per niente.
Siamo ancora nella parte felice della storia, ma l'impressione che ho di I-60  estremamente sgradevole. "Impressione"  una delle tante parole di Q che passano nel mio lessico. Prima di Q avrei semplicemente affermato che Bob  fastidioso o qualcosa di altrettanto diretto, ma dopo Q riconosco l'enorme differenza tra la dichiarazione presumibilmente oggettiva secondo cui
qualcuno  qualcosa e la pi umile asserzione del tipo affermazione-dell'esperienza-soggettiva, del genere: Ho l'impressione che Bob abbia determinate caratteristiche che ogni persona dotata di raziocinio troverebbe atrocemente fastidiose.
Q ha imparato il termine durante il corso di sociologia, "Decostruzione della societ postmoderna", di cui mi parla al nostro sesto appuntamento, dopo la visione del Settimo sigillo in una retrospettiva su Bergman al Lincoln Center. Il nocciolo del corso - e qui sorvolo su Nietzsche e Heidegger - era che il significato  del tutto soggettivo e la vita priva di senso. Il programma guidava gli studenti in una lugubre marcia attraverso la fitta boscaglia della letteratura della decostruzione, inclusa l'opera omnia del leggendario filosofo francese Jacques
Derrida, il cui lavoro  stato capito da non pi di una dozzina di esseri umani viventi, dai quali sembra vada escluso lo stesso Derrida, il quale, una volta che gli fu chiesto di definire il "decostruzionismo" - termine che lui stesso aveva coniato - rispose: Per questa domanda non ho una risposta semplice e formalizzabile.
In conclusione, si poteva solo dire quel che la decostruzione non era. L'insegnante, Bella Luponi, un tipo languido e flemmatico che aveva impiegato ventisette anni a completare la sua tesi di laurea, aveva impostato ogni parte del corso su quello che la decostruzione poteva virtualmente essere. Procedendo in tal senso, Luponi aveva stabilito che la decostruzione non 
un'analisi n una critica. Non  un metodo, un atto, un'operazione, una filosofia, un movimento sociale, una rivoluzione, una religione, un articolo di fede, un fatto antropologico, un codice morale, un'etica, un'idea, un concetto, un ghiribizzo, un verbo, un nome o, per essere pi precisi, un sinonimo di "distruzione".
All'inizio dell'ultima lezione prima del Giorno del Ringraziamento, uno degli amici di Q lascia una pesca noce sulla cattedra. Luponi entra nella sala quasi deserta e chiede cortesemente: Che cos'?
Una pesca noce dice l'amico di Q. La decostruzione  una pesca noce?
Cielo, no! esclama Luponi.
Be', questa  l'ultima cosa che mi  venuta in mente dice lo studente, poi prende la sua pesca noce e abbandona il corso.
Negli ultimi giorni del semestre, Bella Luponi spiega che la decostruzione si pu meglio identificare con una sorta di analisi, nel senso attribuito da Freud alla parola, e che l'interpretazione delle parole e delle esperienze svela altrettanto di chi ascolta quanto di chi parla.
Era stato durante quella lezione che Q aveva deciso di darsi all'orticoltura biologica.
Mentre, I-60 continua il suo racconto da paradiso in terra sui progressi amorosi dei due sposini - un resoconto avvincente di gruppi di lettura di Lvi-Strauss e cene vegetariane senza glutine - io avverto quella che in un primo momento si manifesta come una fitta di risentimento allo stomaco e che poi si amplifica in un'avversione ben pi palese, che infine esplode in
vero e proprio odio. Questo avviene non appena I-60 d la notizia di essere, e di conseguenza lo sono o lo sar anch'io, il padre di un bellissimo maschietto. Tu e Q chiamate il piccolo come voi: Quentin Evangeline Junior. Non  un atto di tracotanza,  solo per il diminutivo, QE II.
 chiaramente una bella notizia, ma I-60 racconta questa parte della storia con tono grave, e dal suo atteggiamento capisco che questo evento, nel bene e nel male, sancir una trasformazione nella mia vita ancora da vivere. So che deve trattarsi di qualcosa di brutto e mi preparo al peggio. La sola prospettiva di un dolore nella mia vita futura mi snerva. Non mi piace la sofferenza, mia o altrui. Sul finale di Titanic ho pianto.
Per, invece di limitarsi a riferirmi quel che succede, I-60 suggerisce un terzo incontro, nientemeno che al La Grenouille, dove mi narrer il terzo capitolo dell'infinito racconto di "Come la mia vita ha preso una brutta piega". Capisco che  una faccenda seria e che lui ha fatto un lungo viaggio, ma sono infastidito lo stesso.
Sar la mia terza uscita a cena.
Inutile dirlo, quando arriva il conto I-60 non fa neanche il gesto di prenderlo. Fatto assai frustrante perch, ipotizzando un tasso minimo d'inflazione, lo scontrino, che rappresenta pi di due giorni del mio stipendio, corrisponderebbe all'incirca a dieci dollari per un abitante del 2040.
Se questa si deve trasformare in una cosa quasi regolare dico mentre prendo il conto, potremmo accordarci per dividere il danno. Immagino che tu abbia qualche reminiscenza di quello che guadagna un giovane professore.
Non molto, di sicuro. E i tuoi romanzi non ti fanno arricchire.
Allora?
Ricordi quello che diceva sempre tua madre? insiste I-60, con un sorriso. Viene tutto dalla stessa cassetta delle offerte, la pishka.
Dico sul serio. Siamo usciti a cena due volte e adesso ce ne sar una terza. Io non guadagno molto, come ricorderai, e i soldi non bastano. Con Q stiamo tentando di risparmiare quanto possiamo. I suoi genitori si faranno carico del matrimonio, ma non vogliamo dipendere da loro per nient'altro. Stiamo cercando di risparmiare per la luna di miele e per una casa. Di sicuro non ho abbastanza soldi per mangiare da Bouley o Jean Georges. Gli lancio uno sguardo grave. Il tuo contributo sarebbe molto gradito.
A questo invito, anche I-60 diventa tutto serio. I viaggi nel tempo sono ancora agli albori. Rimangono da esplorare molte delle questioni pratiche e filosofiche che li riguardano. Quello che sappiamo  che  altamente problematico e potenzialmente catastrofico far entrare in contatto gli oggetti fisici di un periodo con gli stessi oggetti di un'altra linea temporale.
Quindi se tu torni indietro e parli con me va bene, ma sarebbe un bel problema se i nostri orologi si incontrassero?
Esatto.
Non ha senso.
L'universo  arbitrario. Guarda Jeff Goldblum.
La cosa non mi suona, e glielo faccio presente. Aspetta un attimo. I soldi sono beni fruibili. Il valore di un dollaro  un concetto, non un oggetto.
Sfortuna vuole che il solo denaro che ho con me sia valuta corrente, cio fisica. E visto che non posso mettere in circolazione le banconote future, mi tengo stretti i pochi vecchi dollari che avevo risparmiato in passato. Devo farne un uso parsimonioso. Se anche uno solo entrasse in contatto con se stesso... scuote il capo all'idea e dice tranquillo: Una possibilit da non prendere in considerazione.
Se ne deduce che il conto tocca a me.
Direi. A meno che io non riesca a convincerli ad accettare un assegno postdatato.
Ride di cuore alla battuta, mentre porgo la carta di credito al cameriere.
Molto divertente dico, anche se la mia impressione in merito  tutt'altra.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Nutro il sospetto, accresciuto da questa conversazione
alla fine della cena da Bouley, che il mio presunto arrivo
dal futuro possa essere un espediente ben congegnato.
Ci sono troppe cose che non quadrano. Il fatto di succhiare
il lime, ovviamente, e il persistente rifiuto di pagare.
Ma a rendermi ancor pi circospetto  il riferimento
gratuito a Jeff Goldblum. I gusti cambiano. Da ragazzino
non mi piacevano il caff e il pesce e adesso invece si. 
possibile che la mia predilezione per il lime si evolva con
il tempo. La frugalit di I-60  credibile. L'animosit per
Jeff Goldblum, tuttavia,  assai poco plausibile.
Jeff Goldblum mi piace. Non ho amato particolarmente
La mosca, ma mi sono piaciuti tanto Igbi Goes
Down e Le avventure acquatiche di Steve Zissou.
Inoltre, Goldblum ha un ruolo minore in Io e Annie, il
mio film preferito in assoluto. Quando Alvy Singer e
Annie Hall vanno alla festa nella casa hollywoodiana
di Tony Lacey, Goldblum  quello che dice al telefono:
Ho dimenticato il mio mantra. Tanto basta per conferirgli
un posto d'onore nel mio gotha. Quindi non mi
fido di I-60. Sospetto che non sia autentico e che questa
storia sia solo una beffa.
Ammetto di non capire che senso avrebbe. Ipotizzo
che si tratti di un elaborato tiro mancino o di qualche
frode con carta di credito, bench creare un immaginario
io futuro solo per ottenere l'accesso alla mia American
Express mi sembri un tantino esagerato. Se fossi
onesto, ammetterei che i miei sospetti sull'autenticit di
I-60 vanno solo ad aggiungersi a uno scetticismo diffuso
e a lungo soffocato rispetto all'autenticit della vita stessa.
 un dubbio che ha messo radici alle superiori. I
miei si trasferiscono da Brooklyn a Long Island durante
l'estate tra il primo e il secondo anno, costringendomi
a cambiare scuola. Nella nuova scuola non conosco
nessuno e passo quasi tutto il secondo anno a cercare di
fare amicizia, con risultati trascurabili, e a cercare di
rimorchiare le ragazze, con risultati inconsistenti. Poi,
come per miracolo, l'ultimo giorno di scuola, Amy
Weiss e Rebecca Perlstein mi invitano ad andare in
spiaggia, l'una all'insaputa dell'altra. Veleggio verso
casa solo per scoprire che la mia psoriasi si  infiammata.
Non riesco a credere che una cosa del genere possa
essere frutto di coincidenza e arrivo alla conclusione
che tutte le persone che mi circondano, compresi genitori
e amici, sono automi, personaggi del dramma della mia vita.
Comincio a ravvisare delle somiglianze nell'aspetto
fisico di individui che apparentemente non hanno
nulla in comune, come il signor Mudwinder, il mio
insegnante di matematica, e il tipo che si occupa delle
scarpe nella sala da bowling di zona. Alcune facce sembrano
riciclate. Il ragazzo che ci consegna il Newsday
somiglia tantissimo a un mio vecchio capogruppo del
campo estivo. Il tizio che vende gli hot dog fuori dalla
scuola ricorda in modo inquietante il primo marito
della mia cugina di secondo grado, Zelda. Queste
prove mi portano a concludere che il Grande Manipolatore
possieda un numero limitato di modelli di robot.
Una convinzione che vacilla solo quando, molti anni
dopo, leggo che un quarto del pianeta discende da
Gengis Khan. Nonostante ci, continuo a pensare che la
mia ipotesi possa avere un fondo di verit. Spesso,
andando a piedi a scuola o al lavoro, faccio un cenno di
saluto al pubblico immaginario che mi figuro nell'atto
di osservare la mia esistenza.
In un secondo tempo, subisco una durissima delusione
quando queste angosce metafisiche si trasformano,
pi o meno, nella trama di The Truman Show. Questo
indica che non sono il solo a fantasticare sulla possibilit
di un'esistenza artificiale. Sta di fatto che, con il passaggio
all'universit e l'ampliamento dei miei orizzonti
intellettuali, apprendo che questa stessa idea  passata
per la testa a un sacco di personaggi, tra cui Ludwig
Wittgenstein, Woody Allen, Kurt Vonnegut e Bob
Barker. Di primo acchito pare inverosimile che, se la mia
vita  davvero orchestrata come un'intricata truffa a mio
danno, il pianeta possa essere cosparso di filosofi, satiristi
e conduttori di quiz che si pongono le mie stesse
domande. Tuttavia, dopo attente riflessioni, arrivo alla
conclusione che anche questo possa far parte dell'inganno,
proprio il genere di indicazione errata che il burattinaio
accorto sarebbe capace di mettere in campo.
Cos, nel corso della mia prima maturit, non faccio
che cercare esempi di incoerenze capaci di smascherare
la truffa. Passo al setaccio i commenti dei miei amici
per vedere se rivelano fatti che non dovrebbero conoscere,
frugo nelle occasioni troppo allettanti per essere
vere e, ovviamente, tengo gli occhi ben aperti, in caso
incontrassi altre facce come quella del signor Mudwinder,
il mio insegnante di matematica.
Non trovo prove schiaccianti a sostegno dei miei
sospetti, ma rimango diffidente. Gli ottimisti mi mandano
in confusione. Come hanno fatto Evel Knievel e
Amelia Earhart a pensare anche solo per un attimo che
ce l'avrebbero fatta? Le persone religiose non hanno
senso, fatta eccezione per i battisti, che sembrano rassegnati
a sopportare il peggio che la vita possa offrire.
Nutro una sfiducia marcata nei confronti dei cristiani,
in particolare i testimoni di Geova, i mormoni e gli
insopportabili quaccheri, con la loro fede incrollabile
nella direzione positiva della vita che, almeno a me,
sembra fondamentalmente incompatibile con il pensiero
indipendente e razionale.
Sulla scorta di questa sensibilit ed esperienza, o se
volete competenza, mi imbarco nella valutazione dell'autenticit
di I-60 investigando sulla possibile truffa.
Dopo la cena da Bouley, pedino di nascosto I-60 fino al
suo albergo e scopro che alloggia al W. Altro motivo di
sospetto. Gli alberghi W sono eleganti e quello vicino al
centro non fa eccezione. Come fa I-60 a potersi permettere
una sistemazione tanto lussuosa con quello che lui
stesso ha dichiarato essere un capitale ridotto? Fermo
sulla Quarantanovesima Strada, accanto all'ingresso
laterale dell'albergo, elaboro un piano per sciogliere in
qualche modo, e una volta per tutte, i miei dubbi su I-60.
Il mattino seguente mi alzo presto e torno al W.
Sono libero, non ho lezioni. Mi apposto di nuovo all'angolo
tra la Quarantanovesima e Lexington e aspetto I-60.
Esce alle sette e mezzo in punto per andare a correre.
Quando si  allontanato, entro nell'atrio dell'albergo
e dico al portiere che ho dimenticato la chiave. Mi chiede
un documento. Gli porgo la patente. Fortunatamente
non esamina la foto e si limita a darmi una chiave di
plastica.
Mi perdoni dico, ma ho anche dimenticato il
numero di stanza.
Stanza 609. A destra, appena esce dall'ascensore.
Salgo in camera e frugo velocemente tra gli effetti di
I-60. Niente fuori dall'ordinario. Viaggia leggero. A parte
la tuta da corsa che indossa adesso, ha messo in valigia
due cambi di vestiti, due paia di calzini, due di biancheria,
due camicie e due paia di pantaloni, uno elegante
e uno sportivo.
I pantaloni nuovi non mi sono familiari, ma l'altro
paio lo conosco bene. Sono i miei preferiti, da anni. Mio
nonno aveva l'abitudine di indossare dei pantaloni di
velluto marrone a coste per i quali ho sempre avuto un
debole, e questo paio di Eddie Bauer mi va a pennello
sin dalla prima volta che l'ho indossato. Sono i pantaloni
che mi metto quando voglio sentirmi meglio dopo
una giornata dura, quando mi sto preparando a seguire
una partita importante o quando devo fare qualcosa
di difficile o significativo.
Li indosso anche adesso.
I suoi sono pi sbiaditi dei miei. I risvolti sono consumati
e il bottone in vita  stato ricucito troppe volte,
forse negli anni c' stato un piccolo cedimento. Ma non
c' dubbio che questi siano i miei pantaloni.
Di colpo mi rendo conto dell'ora. Chi pu dire quanto
riesca a correre una persona di sessantanni? Lancio
un'occhiata fuori dalla finestra, vedo che la stanza d
su Lexington Avenue ed esco rapidamente. Scendo al
piano terra, passo dalla porta laterale e attraverso la
strada fino al Marriott, dove chiedo una stanza. Dico
all'impiegato al banco che vorrei che si affacciasse su
Lexington Avenue. La camera  disponibile, mi dice lui,
ma la registrazione sar possibile solo nel pomeriggio.
Bene, non ho intenzione di registrarmi prima del mattino
dopo, ma la stanza  costosa, il che mi fa riflettere.
Per fortuna posso usare le miglia frequent flyer e
riscuoto un buono per la seconda notte. Prenoto e torno
a casa ad aspettare Q.
Torna sfinita dal lavoro. La battaglia per la sopravvivenza
dell'orto si fa sempre pi dura, mi dice. Il
potenziale costruttore ha chiesto al consiglio municipale
di poter usufruire del potere di espropriazione per
pubblica utilit della propriet su cui si trova l'orto, in
modo da costruire un imponente grattacielo.
Il sindaco non accetter mai dico io.
Ma potrebbe. Non conosciamo ancora la vera identit
di questo costruttore ma, chiunque sia, ha degli
ottimi agganci. I nostri primi appelli ai consiglieri
comunali sono caduti nel vuoto. Il progetto ha una
certa forza politica.
Come intendete muovervi?
Non lo so. Stiamo organizzando degli incontri per
parlarne.
Bene.
Ci dai una mano?
Sar felice di fare il possibile.
Grazie dice lei, baciandomi. Il tuo sostegno significa
molto.
Le dico che un mio carissimo amico del liceo  di
passaggio in citt. Domani staremo insieme tutto il
giorno e anche a cena. Potrei rientrare un po' tardi.
Forse non mi mostrerei altrettanto comprensivo se
Q passasse la notte in citt con un amico misterioso, ma
lei si limita a dire: Va bene e: Divertiti, poi torna a
immergersi nella lettura di Mantenerlo "Relleno":
guida completa alla coltivazione del peperoncino e al
sostegno politico del biologico.
Niente preoccupa Q. Lei  accomodante, generosa e
accogliente, doti su cui io personalmente non posso
certo fare affidamento.
Al mattino, intorno alle sei, dopo che Q  andata
all'orto, mi dirigo al Marriott. Mi porto il binocolo che
Joan Deveril mi ha comprato una sera all'opera, una
volta scoperto che non ne avevo uno. Sono piccoli ma
potentissimi.
La stanza  abbastanza confortevole. Trovo ad attendermi
una copia gratuita del Times. La caffettiera  in
buono stato e il materasso decente. Ma non c' confronto
con la stanza di I-60 al W, che ha una caffettiera
ultramoderna e lenzuola di cotone egiziano sul letto.
Vedo chiaramente la sua sistemazione di lusso dall'altra
parte della strada. Mi chiedo un'altra volta come
possa permettersela.
Al suo risveglio, per, a dispetto delle mie supposizioni,
ravviso inequivocabilmente me stesso. Si alza
presto, come me. Non sono ancora le sette, e va a fare
un'altra corsa. Il ginocchio indolenzito che mi infastidisce
quando mi sveglio  peggiorato molto: gli ci
vogliono dieci minuti di allungamenti per scendere
dal letto. Non riesce a sollevare le ginocchia per infilarsi
i calzoncini, ed  costretto a sedersi su una sedia
e a protendersi per tirarseli su dai piedi.  uno spettacolo
penoso.
Quando scende, io faccio altrettanto e lo seguo da
distanza di sicurezza. Si avvia verso Central Park e poi
imbocca il mio percorso preferito: fa il giro dello stagno,
arriva allo Hallett Nature Sanctuary, attraversa la
Settantaduesima, supera il Bow Bridge camminando,
costeggia il lago, poi va a sud oltre il pascolo e gli
Heckscher Ballfields e alla fine torna indietro. Mentre
gli sto dietro avverto qualche fitta di tristezza. La sua
andatura - la mia - che un tempo era valida se non
addirittura aggraziata, si  trasformata in una serie di
sobbalzi irregolari.  lento, si affanna, si ferma a guardare
degli adolescenti che giocano a softball. Non ha
fretta.  un uomo anziano.
Dopo la corsa torna in albergo e rientra in camera.
Faccio altrettanto. Attraverso il binocolo lo vedo farsi la
doccia e vestirsi. Non deve incontrare nessuno, per
quanto ne so, ma cura particolarmente l'aspetto. Si
sbarba e stira la camicia, il limite di bagaglio per i viaggi
dal futuro evidentemente  tanto ampio da permettergli
di mettere in valigia un tagliapeli che non avevo
notato mentre frugavo tra le sue cose. I-60 impiega
qualche minuto a sistemarsi il naso, poi un altro po' a
occuparsi delle orecchie. Esce dalla stanza con un
aspetto migliore di quando ci siamo incontrati. I viaggi
possono infierire con crudelt sul nostro aspetto, o
forse lui si sente pi ottimista.
Per strada compra un bagel, d un'occhiata ai giocattoli
esposti nella vetrina di fao Schwartz, va a piedi
al Metropolitan Museum dove passa un po' di tempo
con gli impressionisti. Fa un'altra lunga, lenta passeggiata
fino all'albergo, passando nuovamente per il
parco, dove compra un pretzel e contempla malinconicamente
una giovane coppia di innamorati in barca,
indugia accanto a qualche cane giocoso e legge le
descrizioni degli alberi.
Sta ammazzando il tempo. Sospetto sia colpa mia.
Ho reso questa pratica necessaria da Bouley, quando gli
ho detto che non potr incontrarlo prima di qualche
giorno. Ho dei compiti da correggere, gli dico, e una
lettura a Greenwich, in Connecticut. A dire il vero non
ho n i compiti n la lettura. Voglio solo guadagnare
tempo per investigare su di lui. Sono certo che abbia
capito che mentivo. Come potrei mai ingannarlo?
Scommetto che ricorda anche la vera data della lettura
a Greenwich, che risale a diversi mesi fa, ma non mi
chiede spiegazioni: sarebbe maldestro. Invece passa il
tempo a gironzolare per le strade della citt. Forse non
gli importa, forse  un piacere passare qualche giorno
nella New York della sua giovent. O forse ha oltrepassato
il punto in cui si prova ancora qualcosa.
In serata, quando ha fatto tanto movimento da essere
sicuro che riuscir a dormire, torna al suo albergo e
io ritorno al mio. In camera, si toglie i vestiti e indossa
i pantaloni di velluto marrone a coste. Poco dopo le sei
sfoglia il men del servizio in camera e fa un'ordinazione.
Nel giro di venti minuti arriva la cena. Con il cannocchiale
vedo che si tratta di un hamburger vegetariano
con pomodoro e cipolle e contorno di patate dolci
fritte. Pi vicino ai miei gusti.
I-60 si siede in poltrona e consuma la cena davanti al
televisore. Alle sette guarda Seinfeld, alle sette e mezzo
I Simpson. Mi chiedo quante volte abbia visto ognuno
di questi episodi. Forse centinaia. Io stesso li ho visti
gi decine di volte. Lo guardo anticipare le battute,
come faccio io.  l'episodio della monorotaia, un classico
dei Simpson. Mentre Lyle Laney canta alla riunione
cittadina, noi sillabiamo le parole all'unisono. Alle otto
I-60 si sintonizza sulla partita dei Mets. Accendo a mia
volta e ascolto. Pelfrey  al lancio, cosa di per s sempre
rischiosa, e Davis  in panchina con una lussazione al
ginocchio. Com' prevedibile, i Mets sono in svantaggio.
Quando Reyes non riesce a eliminare un campanile
curvo, I-60 agita la mano disgustato. Verso le dieci va
al distributore automatico e compra un pacchetto di
Oreo e un piccolo cartone di latte scremato. Consuma il
dessert mentre guarda la fine della partita. Quando i
biscotti e i Mets sono terminati, si passa la lingua sui
denti per qualche minuto, poi se li lava.
A letto, comincia ad appisolarsi mentre guarda una
replica di The Office. Prima di scivolare nel sonno, per,
bacia le due foto incorniciate che ha sistemato sul
comodino. Rimette a posto la prima, e stringe al petto
l'altra mentre finalmente si addormenta, dimenticando
di cambiarsi i pantaloni o forse decidendo di tenerli.
Corro a casa da Q e rifletto allegramente sul fatto
che questi pantaloni provenienti da diverse linee temporali
sono entrati in contatto senza evidenti alterazioni nel tessuto dell'esistenza.
E mi viene anche in mente, cosa meno allegra, che
l'uomo che indossa i pantaloni, quell'uomo triste e
stanco che ama gli hamburger vegetariani, i pretzel soffici
e i biscotti, che gira per la citt osservando gli innamorati
e i cuccioli e si addormenta sognando la sua
famiglia, sono inequivocabilmente, inconfondibilmente e indubbiamente io.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Mi hai pedinato mi dice I-60 dritto in faccia e senza
giri di parole, dall'altro capo del tavolo a La Grenouille,
tra la Cinquantaduesima e Park Avenue, dove ci siamo
incontrati per il Pasto Numero Tre, un pranzo tardivo.
Comprendo dal tono che non ha senso negarlo.
Niente di personale, te lo assicuro.
E allora di che si tratta?
Devo affrontare decisioni importanti e vitali. Ho
bisogno di accertarmi della tua autenticit.
Ne dubiti?
Immagino di no rispondo imbarazzato. Non ne
sono sicuro. A questo punto non sono sicuro di niente.
Desideri forse che ti elenchi i dettagli della tua
prima esperienza romantica con Becky Goldstein? Che
ti descriva il libro a fumetti che hai scritto in prima elementare,
in cui i Muppet di Sesame Street conducevano
vite segrete in veste di supereroi e Ernie e Bert possedevano
il potere speciale di rimettere in ordine pi
veloci della luce? Desideri forse che analizziamo lo
stato del tuo alluce valgo?
Non  necessario rispondo. Sono argomenti imbarazzanti,
in particolare l'incidente con Becky Goldstein.
Bene, allora fa I-60. Ritengo che tu mi debba
delle scuse.
Perdo la pazienza. Ti devo delle scuse?
Mi pare di capire che non sei d'accordo.
Mi imponi di mangiare in ristoranti di lusso in centro,
ordini bibite da sette dollari e non fai neanche il
gesto di pagare il conto.
Che razza d'ingrato! esclama I-60, senza rivolgersi
a nessuno in particolare. Pensi seriamente che sia
tornato indietro di trent'anni per scroccarti qualche
pasto decente? Sono qui per un motivo gravissimo, per
cambiare il corso della tua vita e risparmiarti il dolore
che ho sopportato io. I soldi non contano. Mi piacerebbe
molto essere io a invitarti a cena, ma proprio non si
pu fare.
E perch mai?
Ci sono stati degli episodi, degli abusi. La gente 
tornata indietro nel tempo per approfittare dei saldi o
per fare acquisti negli outlet.
Per mi hai detto che viaggiare nel tempo costa parecchio.
Si, ma il risparmio comprando all'ingrosso  sbalorditivo,
e il nostro dollaro ai tuoi tempi vale moltissimo.
Quando il denaro ha cominciato a rifluire all'indietro,
i mercati finanziari sono impazziti.  stato necessario
imporre delle restrizioni.
Quindi quello che mi hai raccontato sulle conseguenze
del contatto tra oggetti fisici provenienti da
periodi diversi era una frottola? Tu e io siamo oggetti
fisici di diversi periodi temporali. Suppongo che questo
dovesse bastarmi, come indizio.
Non era una menzogna, ma una scelta. A dire il
vero, nessuno sa molto delle implicazioni etiche e pratiche
dei viaggi nel tempo. Ci si sta ancora lavorando.
Gli scienziati e i filosofi sanno soltanto che i soldi sono
un elemento problematico. Quando si viaggia nel
tempo, bisogna portarsi solo quelli necessari, nient'altro.
Molto comodo.
Ma vero.
E con cosa paghi la tua stanza d'albergo?
L'ho prenotata in anticipo online. Ho usato le
miglia frequent flyer.
E i soldi per mangiare?
Sono nel pacchetto tutto compreso.
Non pu esserci un pacchetto tutto compreso nel
futuro.
Eccome. E comunque siamo nel presente.
Ma pensavo non esistessero pi neanche nel presente.
Invece s.
E il dessert che ti ho visto mangiare in camera dopo
la partita di baseball?
I-60 rimane interdetto per un attimo, poi gli torna in
mente. Ah, intendi gli Oreo?
S.
Mi piace mangiare latte e biscotti prima di andare
a dormire. E a quanto ricordo piace anche a te.
Vero.
E allora che problema c'?
Come li hai pagati?
Facile: ho trovato degli spiccioli per strada.
Davvero comodo, anche questo.
E anche questo vero.
Perch dobbiamo mangiare in ristoranti tanto
costosi? Non me lo hai ancora spiegato. Perch non
possiamo mangiare in posti pi alla mano?
Ai miei tempi il cibo non sar altrettanto buono.
Frutta e verdura non sono pi quelle di una volta.
Ma se ti limiti a ordinare un brodino leggero...
Sono un uomo anziano, che altro ti aspetti? Dammi
retta, la minestra del passato  meglio.
Ma qualcosa ancora non quadra. Perch il cibo
peggiora in futuro?
Un'altra conseguenza del riscaldamento globale.
Il riscaldamento globale si accentua?
S, dopo la decisione di dotare Las Vegas di aria
condizionata.
Las Vegas ce l'ha gi l'aria condizionata.
No, intendo dire che costruiscono una cupola
sopra la citt e installano dei grossi condizionatori in
modo che la gente possa passeggiare per lo Strip con il
cappotto.
Oh faccio io.
Davvero una pessima idea.
Arriva il cameriere e I-60 ordina una bouillabaisse.
Io chiedo un'insalata nizzarda. Non l'ho mai mangiata.
Penso che potrebbe non piacermi perch aborrisco le
olive nere, che sono un ingrediente fondamentale della
nizzarda. D'altro canto, sono dell'opinione che bisogna
provare tutto almeno una volta, e inoltre  il piatto
meno costoso sul menu.
I-60 ferma il cameriere con un gesto. Amico mio
osserva, dovresti ordinare qualcos'altro.
A posto cos dico al cameriere, prendo la nizzarda.
No, non ti piace.
Non l'ho mai assaggiata obietto bruscamente.
In tal caso, non ti piacer. Non ti piace, non ti piacer,
che differenza fa? Dopo pranzo avrai ancora
fame.
Sono grande, posso ordinare da solo.
La ordini solo perch  il piatto pi economico sul
menu.
Non  vero.
Mi fissa, scettico. Inutile cercare di ingannarlo. Dice:
Perch non provi l'halibut al Riesling con il rafano?
Non mi piace l'halibut.
Ti piacer,  solo questione di tempo. Stessa cosa
per il lime. Davvero rinfrescante. Non limitarti a ordinare
l'insalata perch costa poco, ordina qualcosa che ti
piace. Ti metter di buonumore. Dammi retta.
Va bene cos gli dico. Anche se sono propenso a
seguire il suo consiglio, a questo punto mi sento troppo
in imbarazzo per farlo. Al cameriere, rimasto accanto al
tavolo durante tutto lo scambio, confermo: Nizzarda,
grazie.
Molto bene, signore. Nizzarda, e bouillabaisse per
suo marito.
N io n I-60 troviamo la battuta divertente.
Una volta che il cameriere si  allontanato, I-60 mi
chiede: Adesso sei disposto ad ascoltare la storia?
S, sarebbe il caso che mi raccontassi quello per cui
sei venuto fin qui.
 triste, di una tristezza indicibile.
Ma sono costretto a sentirlo, no? O posso farne a
meno? Intendo dire che questo  il motivo del tuo
viaggio.
I-60 annuisce. Bene, dunque. Si ferma, beve un
sorso d'acqua, poi riparte. Il bambino, mio figlio - tuo
figlio - diventa il centro della tua esistenza. Q continua
a occuparsi di orticoltura, tu continui a scrivere, ma
questi obiettivi, un tempo tanto pressanti, sembrano
aver perso importanza. La sera, quando finisci di tenere
le lezioni, ti precipiti a casa per sentire se ha fatto
qualche passo o ha pronunciato una parola nuova.
Quando cresce un po' giocate insieme. Svaghi semplici,
all'inizio, come il gioco dell'oca e Scale e serpenti, ma
lui impara in fretta. Presto giocate a Clue Junior e a
dama cinese. Adora Giorno di paga. Quando approda
su "dolce domenica" si sdraia su un cuscino, si tira una
coperta fin sopra la testa, sbadiglia e sospira: "Dolce
domenica!"
 intelligente e nel giro di un paio d'anni vi dedicate
a giochi di parole come Boggle e Scarabeo. Ti d
sempre del filo da torcere a scacchi. A scuola  il primo
della classe. Gli insegnanti lo adorano e anche i suoi
compagni, bench sia tanto bravo. Questo perch non
fa il furbo e non ha pretese.  solo un bambino che ha
voglia di ridere. Ama I Simpson quasi quanto te. Per il
sesto compleanno gli compri il film e nel giro di due
settimane lo impara a memoria.
Ogni stagione  speciale: in estate inventi versioni
elaborate di nascondino e acchiapparella, che sfociano
inevitabilmente nel solletico; in autunno, vi spingete
tra le foglie a vicenda; in inverno costruite i pupazzi di
neve e in primavera c' il baseball.
I-60 adesso  diverso. Per esser precisi, forse dovrei
dire che ho l'impressione che sia diverso. Finora l'ho
trovato distaccato e talvolta ipocrita, ma questi e altri
difetti scompaiono quando parla del bambino.  sincero,
cristallino e triste. Mi presenta le doti straordinarie
di suo figlio, mio figlio, con amore. A questo punto
sembra modesto, schivo. Sembra proprio me.
QE II non  particolarmente atletico prosegue.
Porta gli occhiali, ha un'andatura ciondolante e la
coordinazione occhio mano  pi scarsa che mai. Ma a
otto anni sviluppa una passione per il baseball, e pi
specificamente una passione per i New York Mets. Un
altro atto d'amore da parte sua. Sa che sono la mia
squadra e li adotta a sua volta. Comincia a guardare le
partite con me. Impara presto i ruoli e pi avanti s'immerge
nella storia della squadra e del gioco. Io, tu, condividiamo
con lui i libri che hanno acceso la nostra stessa
passione per il baseball. Leggiamo insieme The Kid
from Tomkinsville e alla mia seconda lettura lo amo
quasi quanto lui alla sua prima.  per la gioia di leggerlo con lui. Scopre da solo Shoeless Joe di W.P. Kinsella
e finiamo insieme anche quello. Presto intraprende la
lettura del Giovane Holden e tutto quel che scova sull'enigmatico
Salinger, per scoprire in che modo il baseball
possa averlo guarito.
Come per miracolo, il suo amore spazia tra lo spirituale
e il terreno. Gli tramandi la nostra raccolta completa
di annuari dei Mets, cui manca solo il 1966, e in
un batter d'occhio lui sciorina la formazione della partita
inaugurale della squadra del 1962 e le statistiche di
ogni giocatore delle quattro squadre delle World Series.
All'inizio della stagione successiva, gli compri un libretto
segnapunti che lui tiene in ordine con la meticolosa
attenzione al dettaglio di uno storico o di un
romanziere. Ami quel bambino sin da quando gli hai
posato addosso il primo sguardo. Ma da quel libricino
apprendi che ha l'anima dello scrittore, come te, e lo
ami ancora di pi.
Segue ogni partita. Registra ogni lancio fuori e ogni
battuta, ma non con i soliti segni convenzionali. Annota
il campo in cui la palla  battuta, e la potenza con cui
viene colpita e lo sforzo che il corridore e l'esterno esercitano
sul gioco. Ogni mattina a colazione mangiamo
muffin inglesi e ripercorriamo le giocate pi entusiasmanti
e le decisioni pi strategiche della partita della
sera prima. Se per qualche motivo non l'ho vista, me la
descrive in ogni vivido, squisito dettaglio. Se i Mets
hanno perso, mi dice che hanno giocato in modo letargico
e che in campo sembravano confusi; mi dice del
loro coraggio e della spietata determinazione nell'affrontare
le avversit. Se hanno vinto, non si tratta solo
di un punteggio positivo in classifica, ma di una vittoria
schiacciante delle forze del bene su quelle del male,
un trionfo di proporzioni epiche, sia resa gloria a tutti
gli dei onnipotenti del baseball. Sto seduto l, a sorseggiare
il mio caff e a pensare tra me e me che non esiste
essere umano al mondo capace di amare qualcosa come
io amo quel bambino, tanto quanto lo ama Q, e che
sono la creatura pi fortunata dell'universo.
Durante la stagione lo porto alla sua prima partita.
Trepidiamo per settimane.  prevista per la fine dei
campi estivi, la settimana prima che ricominci la scuola.
I Mets sono gi fuori, ma lui ha le vertigini per l'eccitazione.
Gli chiedo che posti vuole. Posso procurarmi
i biglietti dietro la casa base, se lo desidera, ce ne sono
in abbondanza, ma lui dice che preferirebbe la fila
superiore della seconda gradinata. "Sicuro?" chiedo io.
"S" risponde. Non indago oltre, perch quel ragazzino
di otto anni sa il fatto suo.
Alla partita scopro il motivo della scelta. Tira fuori
due carote dalla tasca del cappotto e me ne offre una.
"Fai colore" mi dice. Mentre i Mets prendono posizione
lui accoglie il "pubblico di ortaggi" nel Citi Field e
sventoliamo le carote per tutta la partita, scivolando nei
clich ogni volta che possiamo, ridendo a tratti per l'assurdit
della scena e godendoci ogni secondo. David
Wright segna con un singolo nel nono inning e regala la
vittoria ai Mets. Wright  agli sgoccioli della carriera,
tiene duro, ma rimane il giocatore preferito di QE II,
che ama tifare per gli sfavoriti. Anche se la partita non
ha nessun valore, quando la battuta di Wright scende e
viene aggiudicato il run vincente, nostro figlio salta di
gioia e mi abbraccia forte.  il ricordo pi bello della
mia vita.
 evidente che la storia non finisce qui, ma I-60 si
ferma.
E poi? chiedo.
E poi si ammala gravemente e muore.
Aspetto che aggiunga qualcosa, ma ha concluso.
Tutto qui? Tutto qui quello che intendi dire? Che
cosa  successo esattamente?
Ha importanza? Si ammala qualche settimana dopo
l'inizio della scuola. Lo portiamo dal dottore. Si scopre
che  una cosa grave, anzi fatale. Le proviamo tutte,
ovviamente. Come sai, Q  instancabile, ma non c'
cura. Alla fine soffre tantissimo. Ti distrugge, distrugge
te - me - e Q. Ti sembra che i dettagli o il nome della
malattia abbiano importanza?
Mi sembra di si. In quel momento, i particolari mi
sembrano di fondamentale importanza. Voglio proteggere
quel bambino e anche Q. Il pensiero della sua sofferenza
mi fa pi male che mai. Ma I-60 ha ragione. A
che servono i dettagli? Per mi pongo un interrogativo.
Hai mai viaggiato nel tempo per rivederlo?
No. Potevo permettermi un solo viaggio. Ho deciso
di venire da te. Non so perch, ma andare a trovare
lui mi sembrava uno sbaglio.
Forse sarebbe stato troppo triste?
No. Non  proprio cos.
Gli si affievolisce la voce, mentre contempla desolato
la bouillabaisse. Vorrei fargli altre domande, ma I-60
sembra non poterne pi. Restiamo seduti in silenzio
per un po', a piluccare il cibo.
La nizzarda non mi piace, aveva ragione lui.
Ma mi risparmia il rimprovero del genere te l'avevo
detto. Forse si rende conto che anch'io non ne posso
pi. Riprende a parlare, cambiando radicalmente discorso.
Ho visto sul giornale che stasera giocano i
Mets. Credi che potremmo andare? Non devi spendere
tanti soldi. Prendiamo i posti in gradinata. Solo per
vedere lo stadio.
In questa stagione i Mets sono un disastro, ma il
pensiero di lasciar cadere la sua richiesta non mi sfiora
nemmeno.
Prendiamo il treno numero 7. Mentre viaggiamo in
superficie da Queens Plaza, oltre Astoria e in mezzo ai
Jackson Heights, I-60 guarda fuori dal finestrino per
tutto il tempo.  silenzioso e malinconico, e ho la sensazione
che stia rivivendo un ricordo lontano. Forse nel
futuro il baseball non esiste. Forse i Mets seguono i
Dodgers in California. Forse I-60 fa una vita da nomade
che non gli permette di seguire le partite. In ogni
caso, questa corsa in metropolitana, che fa parte del
mio vivere quotidiano, non fa assolutamente parte del
suo.
Usciamo e attraversiamo Roosevelt Avenue. Ci si
avvicina un bagarino e compriamo due posti per la partita,
posti buoni, un palco in prima balconata davanti
alla linea della prima base, venduto a meno del suo
prezzo. Non c' richiesta.  la penultima partita della
stagione e i Mets sono gi fuori. Come al solito, il torneo
autunnale di New York  in mano agli Yankees.
All'entrata il bigliettaio controlla i biglietti e facciamo
il nostro ingresso nel nuovo stadio. I-60 ammira la
rotonda intitolata a Jackie Robertson sgranando gli
occhi. Per lui  nuova e insieme antica.
Mi chiede se mi dispiacerebbe comprargli un segnapunti
e una matita.
Certo che no.
Raggiungiamo i nostri posti. Lo lascio l, vado allo
Shake Shack e torno con due soda dietetiche e le gustose
patatine fritte. Lui  tutto preso, sta registrando le
formazioni di partenza sul suo programma. Mi guarda
con un sorriso affettuoso, grato per il cibo. Adesso ha
un'aria da bisognoso: bisognoso come un figlio piccolo
nei confronti di un padre, bisognoso come un padre
anziano nei confronti di un figlio.
 una serata spettacolare, perfetta per il baseball.
C' poco pubblico, ma quel poco  sorprendentemente
carico ed esuberante. I Mets, dal canto loro, languono.
Niese, rientrato da poco dopo un infortunio, colpisce
due battitori nel primo inning concedendo loro la
prima base, e un altro nel secondo. Thole buca una
palla a due passi da lui nella parte alta del quinto e a
quel punto i Mets sono sotto di tre punti rispetto ai
Phillies. Oswalt li tiene in pugno. Nessuna valida nel
quarto, un singolo blunt nel quinto, una papera nel
sesto, e di nuovo niente nel settimo. I Mets non hanno
l'aria di voler segnare.
Sono terribili dico io.
Vero, ma stanno migliorando dice lui.
I-60 incamera tutto. Registra ogni battuta sul suo
taccuino, attira il venditore di noccioline con un gesto
del braccio incredibilmente preciso, annuisce ma non
canta mentre i tifosi strepitano Take Me Out to the
Ballgame, inala l'odore dolce di alghe nell'aria della
sera.  immerso nel ritmo familiare del baseball, il
ritmo della vita. Poco dopo riprende a parlare, anche se
stavolta non si rivolge a me.
Si chiama morbo di Batten. Un vero orrore.
Annuisco. La mente mi va a mille. Avreste potuto
avere altri figli?
Q e io - Q e te - siamo portatori sani del morbo. La
cura verr trovata solo tra trent'anni, pi di venti da
quando si ammala.
Mi sfugge un gemito. Sono addolorato.
I-60 dice: Dopo la diagnosi, predisponiamo la
camera d'ospedale in modo da fargli seguire le partite
in televisione. In un primo momento aggiorna il taccuino
segnapunti, poi si limita a guardare le partite, poi
non riesce a restare sveglio neanche per questo. Prima
di morire, mi chiede se possiamo andare a vedere
un'altra partita. Gli dico di s.
Una palla veleggia nel guanto del ricevitore.
Ma non ci andiamo.
 la fine del nono. I Mets sono ancora sotto di tre. La
squadra non ha dato segni di vita in nessun momento,
ma allestisce una riscossa. Con due tiri fuori, Reyes
ottiene un punto, Pagan un altro, Beltran gli va dietro e
all'improvviso, chiss come, i Mets hanno l'occasione
di vincere. Dei tanti modi in cui il baseball  una metafora
della vita - la necessit di preparazione, i capricci
dei rimbalzi sbagliati e della sfortuna, l'accettazione
dell'elevata frequenza di fallimenti come condizione
imprescindibile dell'esistenza - nessuno si presta
meglio a illustrare come la sorte possa mutare in un
attimo.
 tutto nelle mani di Wright, nella storia del mio
futuro secondo I-60 e nel passato di suo figlio. David
Wright doveva essere vecchio, allora. Ma adesso 
ancora giovane, forte e pieno di vita. I tifosi rimasti,
ridotti all'apatia da otto inning e mezzo, applaudono
all'unisono, carichi di energia, pronti a esplodere. I
Mets non hanno nessuna possibilit di accedere ai play-
off, i Phillies invece si, e l'odio nei loro confronti scorre
in profondit.
Wright lascia passare la prima palla e anche la
seconda; entrambe vanno in strike. Poi ne prende una
e, arditamente, altre due ravvicinate, cos il conteggio 
di tre a due. Dopo ogni lancio i tifosi smettono di battere
le mani a ritmo e il potenziale collettivo dei loro desideri
si disperde senza scopo nella notte. Adesso, con il
conteggio pieno, la cadenza riprende, salendo verso
l'apice mentre Lidge lancia. Wright non lascia passare
questa palla. La colpisce con forza, un volo maestoso e
violento fino al centro esatto. Questo non  uno stadio
amico dei battitori e i tifosi pi accorti sanno che anche
la palla colpita meglio pu atterrare nel guanto di un
esterno capace. Tutti, loro e noi, tratteniamo il respiro.
Poi la palla supera la staccionata e lo stadio intero irrompe
in un grido di giubilo e si alza per festeggiare il
grande slam che ci fa vincere la partita.
Solo, I-60 rimane seduto e, al di sotto dell'esuberanza
cacofonica dei festeggiamenti, capto il suono flebile
di un vecchio che piange piano.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Mi sembra tutto un sogno, il peggiore degli incubi,
del genere che ti fa svegliare di soprassalto, affannato e
intontito, con il cuore che batte forte, se non in condizioni
ancora peggiori. Con i sogni comuni si ha la consapevolezza,
o la speranza, qualche volta proprio mentre
si sogna, che un'esperienza tanto orribile non pu
essere vera e che basta sforzarsi di aprire gli occhi per
porre fine a un simile travaglio. Da questo sogno, per,
io non mi sveglio.
Reagisco in modo alquanto strano. Niente di quel
che mi viene descritto mi  accaduto, non ancora, almeno.
Ma mi sembra vero come se lo fosse. Il suo peso 
tangibile. Non passa minuto che non abbia la sensazione
che qualcuno mi stia prendendo a calci nello stomaco
o che mi stia opprimendo gravandomi sulle spalle.
Camminare mi affatica. Il cibo ha cambiato sapore. La
sera non riesco a prendere sonno e al mattino non riesco
a svegliarmi. Scrivere  impossibile.
Q subodora qualcosa e mi fa delle domande. Le dico
che quel mio amico sta passando un brutto momento e
lei non indaga oltre. Anche lei sta vivendo un momento
difficile. La sera guardiamo la televisione tenendoci
per mano. La televisione  il nostro grande distrattore.
Al mattino lei si alza presto per andare a occuparsi dell'orto.
Passo la maggior parte del tempo da solo.
Soffro, ma poich questo trauma  ipotetico, deve
ancora verificarsi o non so che altro, non esiste un evento
naturale che possa offrirmi difese. Mi ritrovo a vagare
per la citt, a camminare per ore di seguito. Provo
con l'orto botanico e i traghetti, ma non trovo consolazione.
E Strawberry Fields e il Metropolitan Museum of
Art sono altrettanto fallimentari. Non funziona niente,
finch un giorno, mentre mi aggiro senza meta per
l'East Village, una forza irresistibile mi attira in un'impresa
di pompe funebri, dove indugio per un po' a contemplare
l'andirivieni e poi mi trattengo per un servizio,
inaspettatamente lenitivo. Con mia sorpresa, ci torno
il giorno dopo e quello dopo ancora.
Imbucarsi ai funerali  pi facile di quanto si possa
immaginare. Se indossi un completo nessuno ti fa domande,
e anche se non lo indossi  difficile che ti possano
importunare. Chi sa veramente chi  chi a un funerale?
E non sono neanche tanto male. La gente si comporta
come si deve. Ti tiene la porta aperta e parla sottovoce
e nessuno si azzarda a scartare una caramella dura.
Qualche volta c' da mangiare.
Passo tutta una giornata alle Pompe funebri aconfessionali
Pezzano, a sud di Washington Square, quasi
all'angolo tra Bleecker e Thompson. Resto seduto tanto
a lungo sulla panca da modificare il mio punto di vista
sulla morte. Aconfessionale non significa che Dio non
sia presente; significa che sono presenti tutti gli di o,
per la precisione, il dio di chiunque stia sborsando al
momento. Appena finisce un funerale si tiene un cambio
della guardia rituale che anticipa la cerimonia successiva.
Tra il servizio Abramson delle undici e trenta e
il funerale McCallister dell'una, un impiegato spruzza
la sala di polvere aromatica che sa di incenso e mirra, a
coprire il lieve odore di mandelbrod che permea la sala.
Un gigantesco scudo di David viene calato con una puleggia.
Al suo posto viene appeso un crocifisso, anche
questo talmente enorme da far vergognare un cardinale
del Vaticano. Due tipi nerboruti sono impiegati nell'attivit
di elevazione e abbassamento.
Nell'atto di issare la stella ebraica, uno degli operai
inala un po' di polvere d'incenso, si esibisce in uno
starnuto plateale e perde la presa della fune. La stella
va in caduta libera e un recupero all'ultimo istante
scongiura la catastrofe. Il profumatore, o comunque si
chiami la persona che diffonde l'odore di Dio,  in piedi
al mio fianco mentre si sfiora il disastro. Esala un Ges
Cristo a fior di labbra.
Il proprietario dell'impresa, Chuck Pezzano,  incline
alle chiacchiere. Nel corridoio, tra un servizio e l'altro,
mi racconta che la sua  la terza generazione a occuparsi
di funerali, che i soldi non circolano pi come una
volta, che voleva fare il professore di lettere classiche
ma che suo padre non voleva pagare la retta universitaria,
cos eccolo l. Non gli piace il lavoro che fa e la
cosa si intuisce da piccoli dettagli. I suoi elogi funebri
sono discontinui, commette lievi errori. Una volta si
riferisce al povero Mike McCallister, un ragioniere con
la passione per i trenini elettrici che  precipitato in un
vano ascensore vuoto, chiamandolo "Bob" perch in
quel momento sta pensando all'ex conduttore di
Wonderama. Il suo ebraico  atroce. Dice "mitzvah" allungando
la i, cosa che a mia nonna avrebbe fatto scoppiare
la testa.
I suoi elogi funebri per sono rilassanti. Parla con
dolcezza, con una cadenza piacevole, cantilenante, che
produce effetti ipnotici. Mi assopisco a pi riprese e la
giornata scorre in fretta. Si ispira alla struttura dell'orazione
funebre greca. La forma del logos epitaphios 
collaudata mi dice nell'ingresso. Andava bene per
Platone e Pericle e quindi va benissimo anche per me.
A ogni funerale comincia con un preambolo nel quale
spiega come niente di quel che dir potr consolare
adeguatamente i dolenti. Continua illustrando il
lignaggio del defunto e rendendo omaggio ai congiunti
presenti e al loro patrimonio nazionale. In termini
generali, le prime due parti scorrono lisce.
La successiva, la penultima,  pi problematica. Qui
Pericle onorerebbe il sacrificio dei veterani caduti di
guerra. Questa parte si potrebbe omettere nei funerali
cittadini, ma Chuck  fedele alla forma e ci tocca sentire
che Shelly Abramson, un incisore di gioielli, si 
votato all'industria dell'incisione e alla ferrea devozione
a principi etici non meglio definiti.
Poi, per, Chuck chiude alla grande con l'epilogo,
vigorose parole di consolazione e incoraggiamento alle
famiglie, concentrate sulla lezione che le opere
buone dei defunti possono impartire. Un altro classico
che talvolta richiede qualche contorsione (come nel
caso del gioielliere Shelly), ma che rimane avvincente
e di conforto. Heddy, Judith e Irv, la vita di vostro
padre  il fulgido esempio di un'esistenza ben spesa al
servizio degli altri. Se oggi fosse qui, sicuramente
direbbe: "Non vi affliggete, ma piuttosto onoratemi
conducendo le vostre esistenze nel modo migliore,
operando caritatevolmente e mostrandovi devoti ai
vostri figli".
Privo di legami con il defunto, mi concentro poco
sui dettagli delle loro vite e molto sugli schemi che ne
emergono. Dal mio punto di vista distaccato, le vite
sembrano tutte uguali. Tutti hanno degli amici, una
famiglia, qualche collega. Le persone assistono alle funzioni
per amore o per dovere. Tutti fingono che il morto
non avesse difetti, cosa che fanno in virt dei motivi
pi disparati: per una particolare forma di onore, per
obbedire alle convenzioni sociali, nella speranza di
venir trattati con la stessa generosit d'animo quando
toccher a loro. Quando muore un adulto, i funerali
producono grandi speranze. La gente piange, ma verso
la fine della cerimonia la guarigione ha gi avuto inizio.
Si fa qualche battuta, ci si riavvicina, si progetta il futuro.
Stare a guardare mi d conforto e in certi casi una
vaga soddisfazione.
Mentre il giorno si consuma, faccio caso a un tipo
che si comporta come me, seguendo un funerale dopo
l'altro.  vestito con cura, indossa un completo grigio e
una cravatta a strisce, bench abbia la faccia rude e provata
di chi non ha passato la vita in un ufficio. Ipotizzo
che sia sui sessantacinque, anche se la pelle coriacea lo
fa apparire pi vecchio. Mentre gli operai passano dai
McCallister ai Karpel, mi faccio avanti.
Anche lei qui a guardare?
S. Sono un invalido, caduto da un carrello elevatore.
In questo modo mi tengo lontano dai guai. La maggior
parte del tempo la passo nei tribunali a seguire i
processi. Quando l ci sono i tempi morti, vengo qui. In
caso contrario, sarei all'ippodromo di Aqueduct.
Annuisco. Mi viene voglia di dirgli che anch'io ho
avuto il mio periodaccio. Perlopi, se riceviamo una
visita dal futuro, ci aspettiamo che si tratti di un'altra
persona, e che se a tornare  il nostro stesso io, sia per
fornirci informazioni che possiamo utilizzare, come il
vincitore del prossimo Kentucky Derby o il nome dell'azienda
le cui azioni saliranno entro breve. Nel mio
caso particolarmente sfortunato, ricevo il persuasivo
consiglio di porre termine alla pi importante relazione
amorosa di tutta la mia vita. Ma preferisco non parlarne.
Invece, dico: L'ippodromo pu essere deprimente.
Gi, e i tagli statali ti stroncano. Comunque, per
Chuck non  un problema,  simpatico.
Annuisco. Questo posto non  brutto come immaginavo.
Certi funerali sono pi tristi di altri, ma possono
avere uno scopo terapeutico e non ci si deve preoccupare
di far fuori l'affitto su un'accoppiata. Dovrebbe
passare una giornata al camposanto. Le consiglio
Cypress Hill, nel Queens.
I cimiteri di New York sono tesori nascosti. Nel 1852,
a Manhattan fu approvata una legge che proibiva le
sepolture sull'isola, cos i cimiteri furono trasferiti a est,
verso le colline boscose di Long Island, una terra bella
e incontaminata, ancora ampiamente agricola e poco
popolosa, fatta eccezione per qualche residenza estiva
che punteggiava la spiaggia verso nord, dove presto
sarebbero sorti Great Neck e Glen Cove. Nessuno regge
il confronto con Cypress Hill, nel nastro di parco tagliato
in due da quella che i veri newyorchesi conoscono
come la Interboro Parkway. Sulla cima di un promontorio
poco a sud di Glendale e a ovest del campo da golf
di Forest Park, domina una vista sull'oceano fino a sud
e del Long Island Sound a nord. Un tragitto di appena
trenta minuti sulla linea J deposita il viaggiatore temerario
in un universo dimenticato e mistico.
Bench il cimitero sia caduto in rovina, la sua bellezza
 ancora visibile. Il vento soffia tra i cipressi, gli aceri
vetusti e una quercia torreggiante, monumento imperituro
al presidente James Garfield, morto assassinato. Ci
sono un ruscello gorgogliante, uno stagno silenzioso e
lotti ancora liberi a prezzi sorprendentemente abbordabili,
data la storia del luogo. Un tizio qualunque potrebbe
trovarsi sepolto vicino al jazzista Eubie Blake, alla
tumulata Mae West, all'immortale Jackie Robinson, che
di certo non poteva immaginare che un giorno l'autostrada
adiacente avrebbe portato il suo nome.
E in questo posto non mancano momenti di grazia e
umorismo. Alla sepoltura di Jack McCarthy, un ex pompiere
morto per cause ignote, i congiunti, uno dopo l'altro,
gettano fiori e altri ricordi nella fossa appena scavata.
L'ultimo, un tipo arcigno con le spalle curve e gli
occhi incavati, lancia nella tomba una bottiglia di Jack
Daniels. Davanti allo sguardo confuso del prete, il tipo
dice: Cos riuscir a prendere sonno.
Seguo l'inumazione di Lou Marino, un insegnante
di scuola superiore di Brooklyn. Triste, ma non troppo.
Molti dei presenti sono molto anziani. Se sono afflitti, 
perch ponderano sulla loro morte quanto su quella di
Lou. Perch  ovvio che Lou ha vissuto una vita lunga
e ricca. In prima fila c' la moglie in lacrime, cosa che
sembrerebbe normale se non fosse che ho assistito a
tante cerimonie in cui il coniuge non versava una sola
lacrima e si riusciva quasi a vedergli una vignetta sopra
la testa in cui si leggeva il sollievo per la fine di un incubo
durato cinquantanni. La signora Marino, di contro,
 straziata. Lou era chiaramente una brava persona. E
ci sono i figli, alcuni sul punto di varcare la soglia della
terza et a loro volta, e da come sono posizionati nel
gruppo capisco che sono proprio i figli e le figlie di Lou.
Anche loro sono affranti, ma non troppo. Hanno i loro
figli a distrarli, bravi ragazzini vestiti di tutto punto. I
maschi non giocherellano con il nodo della cravatta. Le
femmine riescono a tener su i calzettoni. Alcuni sono
abbastanza grandi da avere figli e neanche a dirlo, un
po' indietro rispetto al gruppo, c' una bella donna di
poco pi di vent'anni intenta a cullare e a rabbonire
una piccolina. Nessuno ci fa caso e quando la bimba
grida: Mamma! il sorriso compare su molte facce,
inclusa quella della signora Marino.  chiaro che si tratta
della splendida bisnipotina sua e di suo marito. Viene
da pensare che si possa vivere decisamente molto
peggio di Lou Marino.
Sono talmente immerso in questi quadretti alla
Norman Rockwell che a malapena mi accorgo che a
presiedere  un rabbino. Dopo un po' di mieeh e baruch
pronuncia la parola hashem, fa una pausa, solleva lo
sguardo e chiede: Qual  il nome ebraico del defunto?
Ora, non bisogna certo essere delle cime per capire
che Lou Marino non era ebreo. Quello che  successo
appare chiaro: Lou ha sposato un'ebrea e dato che lei
lo ha amato per pi di cinquantanni e gli ha dato dei
bei figli che a loro volta gli hanno dato dei bei nipoti e
una bella bisnipotina, Lou ha deciso di volere una
sepoltura ebraica e di poter riposare con sua moglie il
giorno in cui lei lo raggiunger. Il rabbino non riesce ad
arrivarci o decide di non farlo. Ripete la domanda da
dietro la folta barba: Qual era il nome ebraico del
defunto?
I membri del clan Marino cominciano a contemplarsi
le scarpe e a strusciare i piedi. La signora Marino 
ammutolita, gli appartenenti alla seconda generazione
di Marino sono arrossiti e persino i nipoti sono silenziosi
e mortificati. La situazione viene risolta da un'ardimentosa
altetshke con i capelli cotonati e gli occhiali
da gatta, palesemente appena atterrata dalla Florida. A
New York  una gradevole giornata autunnale, la temperatura
si aggira intorno ai dieci gradi ma lei indossa
un parka superimbottito bordato di pelliccia, corredato
da uno spesso cappuccio, il genere di giacca che la
madre di Shackleton cerc di far portare al figlio in Antartide
ma che l'esploratore rifiut di prendere perch
troppo calda.  una donnetta tracagnotta e il busto le
scompare nella giacca. Con il cappuccio sollevato,
restano visibili solo i piedi, gli occhiali e uno spicchio di naso.
Arrivo alla conclusione che si tratti della suocera di
Lou Marino. Non faccio fatica a immaginare che non
approvasse il genero, che ai suoi tempi doveva essere
stato un attaccabrighe, allo stesso modo in cui John
Deveril non approva me. Ma  qui, la qual cosa mi dice
che quest'uomo  stato bravo con sua figlia e che lei
non permetter che la scoperta di un inganno possa
turbare la sua veglia. Quando il rabbino chiede per la
terza volta: Qual era il nome ebraico del defunto? il
piccolo involto strilla: Moishe!
Una risatina nelle retrovie viene contenuta, ma non
stroncata. Seguono un certo ridacchiare e una risata di
cuore e alla fine l'intero clan Marino si sbellica al
cospetto del rabbino stupefatto.
Quando si tratta di un bambino, invece, non c' ombra di allegria.
La vita, nel bene e nel male,  un transito verso la
morte. La pelle che raggrinzisce, i legamenti che si irrigidiscono
e la diminuzione dell'appetito sono dei promemoria,
non solo per noi, ma anche per gli amici e i cari, del
fatto che non resteremo vivi per sempre. Quando muore
un adulto, indipendentemente da come se ne va, travolto
da un autobus, magari, o cadendo nel vano vuoto di un
ascensore, oppure in qualche altro modo insensato, ce ne
facciamo una ragione. Trovare una spiegazione esauriente
a fatti del genere fa parte della nostra esperienza e della
nostra capacit di trarre conclusioni. Certo, ci addoloriamo,
ma le gioie di una vita vissuta ci rallegrano, d rallegra
che Lou Marino abbia amato, ricambiato, la sua famiglia,
o la passione di Mike McCallister per i trenini, o la carriera
di Shelly Abramson, per quel che  stata. Anche se a
concludersi  una vita imperfetta; ci consoliamo dicendo
che il dipartito ha compiuto delle scelte, che nessuno ottiene
tutto quel che vuole, che l'esistenza  in parte un compromesso.
 un rendiconto dell'esser vissuti che possiamo tollerare.
Ma nessuna di queste attenuanti si pu applicare
quando si tratta di un bambino. Capita che qualcuno
faccia riferimento al Signore e alle sue scelte imperscrutabili,
ma la citazione suona fasulla. Al funerale di uno
studente di scuola superiore morto per una ferita subita
durante una partita a football, Chuck Pezzano non
cerca neanche di consolare la famiglia. Straccia il copione
greco e ammette che non c' niente che lui possa dire
per cambiare le cose. Vede la morte ogni giorno, dice,
ma non c' modo di prepararsi a questo. A mio parere,
 la sua orazione migliore.
L'ultimo pomeriggio che passo a Cypress Hill, si
tiene un servizio per un neonato. Nessuno dice molto.
Viene mormorata qualche parola di preghiera; un
orsacchiotto viene depositato nella tomba; viene esposta
la lapide, a sottolineare gli anni ravvicinati di nascita
e morte. Nessuno piange, e questo  ancor pi triste.
Durante la cerimonia si parla poco... Ma, del resto,
cosa dire?
Quella sera, mentre Q  fuori, faccio qualche ricerca
sul morbo di Batten. Prende il nome dal pediatra inglese
che l'ha descritto nel 1903 e fa parte di un raggruppamento
di malattie che rientrano sotto il nome di
ceroidolipofiscinosi neuronale. Il gruppo comprende la
variante infantile conosciuta come malattia di Santavuori-Haltia
e la variante adulta, chiamata morbo di
Parry-Romberg. Ogni tipologia del morbo  causata
dall'accumulo di lipoproteine, che sono una combinazione
di lipidi e proteine. Le lipoproteine si accumulano
nelle cellule del cervello, nell'occhio e in altri tessuti,
provocando la morte neuronale.
I primi sintomi del morbo di Batten si manifestano
tra i cinque e gli otto anni, con i disturbi della vista, le
convulsioni e la goffaggine. La progressione  metodica
e insidiosa. I bambini affetti da morbo di Batten
diventano ciechi e finiscono allettati, oltre a perdere la
parola. Anche se incontrovertibilmente mortale, la progressione
del morbo  lenta, e i bambini che ne sono
affetti arrivano all'adolescenza o, in casi rarissimi, ai
vent'anni.  opinione generale che non sia una gran
fortuna.
Scorro mentalmente la vita di QE II.  facile da immaginare,
non ho bisogno che il mio io pi anziano me
la illustri. Mi figuro il terrore di sentirsi intrappolato
nel proprio corpo, di venir tradito da mani e occhi. E so
come l'orrore possa acuirsi per un bambino intelligente,
dotato di vivida immaginazione e obiettivi ambiziosi.
Un bambino che percepisca nella sua interezza quel
che gli  stato sottratto: giocare a pallacanestro nel cortile
della scuola dopo il tramonto, imparare a guidare,
il primo bacio. E avere al fianco una madre devota
come Q sar anche peggio. Il bambino capir che la
madre prova tutto quel che prova lui, che il suo dolore
si riflette su di lei e che il senso di perdita e dell'occasione
di vita non colta che gli pesa addosso colpisce lei
ancor pi nel profondo, perch lei andr avanti e penser
in ogni momento della giornata a quel che lui
avrebbe potuto fare se fosse stato ancora vivo. La sua
esistenza sar distrutta, ma il dolore avr fine. Quanto
sar pi triste per la madre, la cui vita devastata andr
avanti?
Perch l'esistenza di Q sarebbe devastata, senza
alcun dubbio. Con la stessa chiarezza con cui vedo la
vita che aspetta QEII, vedo quella che toccher a Q. Per
proteggere un orto biologico al centro di Manhattan, Q
lavora tutto il giorno con impegno e dedizione assoluti
alla causa. Come ha detto I-60,  instancabile. Non ci
vuole una grande lungimiranza per immaginare che
tanta energia e tanta risolutezza si riverseranno su un
figlio adorato e indifeso. Le giornate passate al suo
capezzale nel tentativo di portargli sollievo, le notti
insonni e l'attesa interminabile mi paiono pi sconfortanti
di tutti gli altri aspetti dell'esperienza che mi vengono
in mente. L'attesa degli inutili appuntamenti con
i medici, l'attesa della fine delle sofferenze, l'attesa di riprendere a vivere.
La malattia del bambino di sicuro minerebbe la mia
relazione con Q. Nei rari sprazzi di ottimismo, la mia
fede nella forza tremenda e nella determinazione di Q
mi inducono a credere che sarebbe capace di traghettarci
oltre. Ma quando me ne sto seduto in silenzio nell'impresa
di pompe funebri, passeggio senza meta per
le vie di New York o sto sul divano a guardare la tv con
Q, ammetto che sono quadretti fantasiosi, prodotti dalla
mia incapacit di indurmi a rinunciare a lei. Non ho
idea di come compiere questo passo. Ma la verit  che
se la previsione di I-60 si dovesse compiere, io e Q non ci riprenderemmo pi.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Nelle settimane successive alla nostra cena a La Grenouille
e alla partita dei Mets, non ricevo notizie di I-60.
Niente messaggi, n telefonate, n inviti a pranzi eleganti.
Un giorno, durante uno dei miei vagabondaggi, arrivo
fino al W, solo per scoprire che il mio io pi anziano
ha lasciato l'albergo senza dire dove rintracciarlo. Mi
preoccupo per lui, ma mentre emergo dalla nebbia, la
mia attenzione si concentra sempre pi su Q. Non provo
l'impulso di prendere le distanze da lei. Al contrario, mi
sento sempre pi attratto. In queste giornate di pieno
autunno, Q  totalmente assorbita dalle ultime battute
della battaglia per salvare il suo orto sacro. La sua missione
non pu che diventare anche la mia e, una volta
elaborato il lutto, faccio del mio meglio per aiutare lei e i
suoi colleghi a organizzare la lotta contro la costruzione del grattacielo.
Le tattiche della campagna vengono messe a punto
durante una serie di incontri il sabato pomeriggio a
TriBeCa, a casa di Ethel Lipschultz, ex curatrice della
collezione di focaccine presso il Museo del muffin e del
pane a Chelsea. Il loft di Ethel  sorprendentemente spazioso,
ma assai improvvidamente situato sopra il grande
magazzino Conway di Chamber Street. Chamber
Street si raggiunge abbastanza facilmente, ma all'appartamento
si accede soltanto passando per il reparto scarpe
per bambini sul retro del grande magazzino.
Come fai quando il negozio  chiuso? chiedo al primo incontro cui prendo parte.
Non entro n esco risponde Ethel.
Non  una seccatura?
Per niente. Le serate fuori e le domeniche non mi
mancano affatto. Inoltre dice ammiccando,  a equo canone.
Tutti quelli a portata d'orecchio annuiscono con vigore.
Equo canone! Non ci credo! esclama una donna.
Ho sentito parlare di usucapione? strepita un'altra.
Ci metto un secondo a farmi un'idea.
E diciamo pure che ci sono delle gratifiche
aggiunge Ethel, mentre lo sguardo le si posa su un'imponente
pila di scarpe per bambini in un angolo. La
montagna  sostenuta da una quasi altrettanto impressionante
catasta di Boy's Life, Girl's Life e National Geographic Kids.
Quanti figli hai? chiedo.
Nessuno fa lei, un sorriso malizioso a suggerire
che questo rende la sua provvista ancor pi importante e preziosa.
Il gruppo si orienta su una strategia di base con un
guizzo postmoderno che prevede tra l'altro un'abbondante
quantit di ingredienti logistici di sinistra sminuzzati:
telefonate ai membri del consiglio municipale,
volantinaggio, affissione di manifesti, distribuzione di
bottoni fatti a mano e spugne disidratate. Ovviamente,
 previsto anche l'elemento tecnologico. Vale a dire: un
blog (con settantotto lettori non superflui), post su
Twitter (con gli stessi settantotto iscritti non superflui),
una community su Facebook (settantotto membri),
email blast (settantasette, uno degli appartenenti non
ha la mail) e tre forum online. Il tutto blasonato dell'acronimo
ENDING (End Neighborhood Destruction
of Indigenous Neighborhood Gardens, Fermiamo la
distruzione di quartiere dei giardini indigeni di quartiere).
Durante uno degli incontri del sabato, metto in
discussione che un acronimo possa contenere il proprio
nome o utilizzare la stessa parola due volte, ma vengo
zittito subito da Ina Levenson, presidente dell'organizzazione
non profit che sovrintende all'operazione orti.
La Levenson e i suoi sodali considerano poco incisiva
la mia cultura formale sulla storia delle campagne.
Hanno convinzioni ben radicate sul modo pi efficace
di intraprendere una battaglia politica e, come se non
bastasse, si fidano poco del sottoscritto. Il motivo principale
di tanta diffidenza  un corso estivo in storia
sociale degli Stati Uniti che ho tenuto come professore
aggiunto al Borough of Manhattan Community College
sette anni fa, quando ero ancora un laureando della
NYU. In virt dei 1.850 dollari che ho ricevuto dal governo
per la serie di lezioni, sono arrivati alla conclusione
che in qualche modo faccio parte dell'"lite inveterata
dei potenti". In circostanze normali non saprebbero
niente di me, per - fatto inverosimile - Jill Nordberg,
l'esperta in insetticidi omeopatici del gruppo, ha seguito
le lezioni, ha preso la sufficienza e si  arroccata nella
convinzione che il giudizio mediocre sia da ascrivere
alle sue scelte politiche, collocate da qualche parte a
sinistra di Trockij. Ricordo l'incidente e anche i punti
salienti della lettera che ha inviato al direttore del
dipartimento di storia della BMCC, in cui si  rifiutata di
chiamarmi per nome. La Nordberg ha scritto: Le lezioni,
gli esami e il programma del professore in questione,
che introducono figure screditate e destrorse come
Michael Harington e Nathan Glazer, sono inconcludenti,
retrive e patriarcali.
Persino il direttore di sinistra ha giudicato la lettera
eccessiva e poco convincente, ma io vengo ugualmente
sminuito tra i pari di Q. Quando durante un altro
incontro suggerisco che tutti i soldi spesi nei volantini
e nei manifesti si potrebbero sfruttare meglio per sviluppare
e mandare in onda un unico spot televisivo,
vengo allontanato dal gruppo senza troppe cerimonie.
La scomunica non viene formalizzata, ovviamente. Ma
di certo non  un caso che nei tre sabati successivi Q mi
chieda con un certo tono cui non so resistere di andare
a fare una serie di commissioni palesemente architettate,
tra le quali un paio di viaggi a caccia di piante erbacee
che, non si sa come, si trovano solo a Bay Ridge.
Cos non sono presente quando viene presa la decisione
di utilizzare un enorme ratto gonfiabile o viene
messo a punto il pezzo forte della campagna, cio una
marcia dell'orto fino alla scalinata del municipio, tutti
vestiti da ortaggi.
Vengo relegato alle ricerche e al sostegno dietro le
quinte. Il primo incarico  quello di svolgere indagini
sul nemico pubblico numero uno della campagna, la
Deliver Company, una societ a responsabilit limitata
con base alle isole Cayman.
Compio la mia ricerca e scopro un sacco di cose sulle
Cayman, un paradiso fiscale nel Mar dei Caraibi occidentale.
Le isole vengono scoperte da Cristoforo Colombo
durante lo sfortunatissimo quarto e ultimo viaggio
nel nuovo mondo. Le chiama Las Tortugas, data
l'abbondanza di tartarughe marine che vi trova. E in
realt la caccia alle tartarughe rimane il perno dell'economia
delle Cayman fino agli anni Settanta, quando i
nativi scoprono che possono guadagnare molto di pi
come centro finanziario internazionale, specialmente
alla luce della popolarit in declino della zuppa di tartaruga,
che comunque non era mai andata per la maggiore.
Tra i diversi modi in cui le Cayman si scavano una
nicchia nello spietato mondo dei paradisi finanziari c'
l'eliminazione delle tasse. I residenti e, cosa pi interessante,
le compagnie locali non pagano imposte dirette
di nessun tipo. Il paese guadagna applicando una tassa
fissa sulle concessioni governative alle societ finanziarie
e un'imposta del venti per cento su tutti i beni di
importazione, con l'illustre eccezione dei prodotti alimentari
per neonati. Inoltre, i residenti proteggono l'identit
societaria di ogni compagnia con sede sulle
isole.
Presso le attivit commerciali, soprattutto quelle
illecite che detestano pagare le tasse, la cosa  di una
popolarit strepitosa. Il successo  tale che il numero di
imprese registrate sulle isole supera quello della popolazione
locale.  un peccato, perch le Cayman sono un
bel posto in cui vivere. La temperatura oscilla tutto
l'anno tra i ventitr e i trentadue gradi, il mare  generalmente
calmo e il prezzo dei prodotti per neonati decisamente
ragionevole.
Sfortunatamente, a causa delle rigide leggi a tutela
della privacy, non riesco a trovare neanche un'informazione
sulla Deliver Company. Non scopro n l'amministratore
delegato n il consiglio d'amministrazione n,
tantomeno, l'indirizzo. Tutto  avvolto nel mistero e,
come ben sa ogni buon attivista, il nemico pi difficile
da fronteggiare  quello invisibile. Mi viene concesso il
permesso speciale per seguire un incontro del sabato
da Conway, durante il quale faccio rapporto. I colleghi
di Q si insospettiscono davanti alla mia incapacit di
reperire informazioni, ma li rassicuro concludendo che
un simile scacco  da attribuire a una cospirazione su
ampia scala.
Il mio secondo incarico  quello di sondare il mercato
dei ratti gonfiabili. Questa missione ha un esito
migliore. Trovo un magazzino in Illinois che offre la
spedizione gratuita e una scelta sorprendentemente
ricca. Le dimensioni dei ratti spaziano dai due ai nove
metri. La maggior parte degli acquirenti si orienta sui
tre metri e mezzo. Le zanne formato gigante si vendono
a parte. Il magazzino propone anche le moffette
gonfiabili.
I ratti costano cifre da capogiro. Q e i suoi soci non
potrebbero mai permettersene uno, date le loro magre
entrate, cos lei fa ricorso all'aiuto del padre, che  fin
troppo felice di dare una mano.  tra i pi importanti
benefattori dell'orto, come lo  della figlia.  ottimista
sulle potenzialit del ratto. A dire il vero, i roditori
hanno un curriculum di tutto rispetto. Creati all'inizio
degli anni Novanta a beneficio dei sindacati, hanno
avuto un impatto innegabile. Molti datori di lavoro
hanno ceduto davanti alla spaventosa presenza dei
ratti e del loro antiestetico ventre rosa. Col tempo, i palloncini-ratto
sono stati utilizzati per rappresentare l'assistenza
sanitaria carente, la regolamentazione inadeguata
del congedo per maternit e tutte le discutibili
prassi aziendali.
I ratti non sono invincibili. Un datore di lavoro ha
reagito gonfiando un puma ancora pi gigantesco per
minacciare il ratto piazzato davanti al suo negozio.
Alcune societ hanno fatto causa ai ratti. Due sono stati
arrestati, anche se rilasciati dopo l'interrogatorio. Tutto
sommato, per, i ratti vantano precedenti notevoli. Riesco
a strappare un prezzo equo, e questo mi riabilita temporaneamente
agli occhi di Ethel Lipschultz e degli altri.
Solo la mia ex studentessa rimane circospetta. Il resto del
gruppo guarda con favore alle potenzialit del ratto e
della campagna in generale. Man mano che la marcia si
avvicina, si inebriano di crescente ottimismo.
Il giorno del raduno comincia sotto i migliori auspici.
L'aria  fresca e frizzante, l'inquinamento temporaneamente
spazzato via dal cielo. E il genere di mattina
che induce a credere che tutto possa accadere. I colleghi
di Q sono opportunamente sdegnati. Alle dieci si riuniscono
davanti all'orto per dare inizio all'assalto del
municipio. I ranghi trovano l'appoggio di simpatizzanti
schiacciati dal patriarcato oppressivo, tra i quali spiccano
due membri della milizia non militante a intervento
immediato della Ethical Cultural Society; Cassandra
De Bower, la cugina di terzo grado di Lenora Fulani, a
suo tempo destituita; Don Bruford, vicesegretario corrispondente
di New Yorkers Against Violence; Phillip
L'Enfante, professore emerito ed ex borsista della Tom
and Agnes Carvel Endowed Chair in Postcolonial
Studies presso la New School; Tina Dennis, curatrice di
una rubrica sul sesso negli stili di vita alternativi sul
Village Voice, nonch critico gastronomico; Art Vance,
ex presidente finanziario delegato di Azbug for Mayor
e, per finire, tre travestiti indipendenti.
Alle dieci e un quarto precise, Ethel Lipschultz, che
guida la marcia, soffia in uno stridente fischietto e la
truppa si allinea in formazione alle sue spalle, in ordine
di et dal pi anziano al pi giovane. Il novantatreenne
Phil L'Enfante quindi  il secondo della fila, seguito
da Art Vance, ottantotto, e gi fino alla nipotina di
nove anni della Lipschultz, con un nastro rosa tra i
capelli e un paio di sandaletti Howdy Doody Wacky
Wobbler. Un totale di trentacinque persone parte dall'orto
per dare inizio all'assalto furioso, guidato nella
battaglia da un gigantesco ratto gonfiabile e da una
sgraffignascarpe abusiva vestita da zucchina.
Il corteo emerge dall'orto, svolta a destra su Rector,
poi a sinistra su Church. Dato che  domenica, per strada
circola poca gente, ma la marcia provoca comunque
qualche reazione. All'incrocio di Liberty Street, un adolescente
indica col dito, fa su e gi con la testa e strilla:
Schiaccia la zucca! Schiaccia la zucca! Ina Levenson,
vestita da cucurbitacea, mostra i pollici in su al ragazzo
senza cogliere minimamente il sarcasmo dell'incitazione.
Al contrario, si ringalluzzisce tutta e procede a testa
ancor pi alta, anche se a malapena visibile al di sopra
del picciolo della zucca. Altri membri della compagnia
rispondono in modo analogo a grida entusiaste del
tipo: Asparago sei tutti noi!, Viva il sedano! e Forza
pomodoro!. Marciano indefessi.
Dalle parti di John Street c' un momento di stallo
quando il professor L'Enfante dichiara di dover andare
al bagno. L'unica possibilit  un Wendy, la qual cosa
accende un dibattito infuocato su quanto sia eticamente
corretto che L'Enfante usi la loro toilette. Q, vegetariana,
si colloca a destra dello spettro di abitudini alimentari
del gruppo, del quale fanno parte sei vegani,
tre vegani crudisti e un seitanista.
Wendy foraggia il consumismo ed  responsabile
del massacro disumano di milioni di animali innocenti
dichiara Cassandra De Bower. Uno dei travestiti,
Janus Edlefield, a sua volta fruttariano, concorda annuendo.
Deve usare il bagno intervengo io. Usare il bagno
non significa incoraggiare il consumismo.
Non lo state a sentire dice Jill Nordberg, la mia ex
studentessa.  un capitalista anche lui. E non dovrebbe
neanche essere qui. Non ha avuto nemmeno la decenza
di mascherarsi.
Vero. Non mi sono mascherato. Q ha pensato che
sarebbe stato meglio. Indosso la mia solita uniforme,
una camicia oxford e i pantaloni cachi, e seguo l'azione
da lontano, arretrato di qualche passo, o dall'altra parte
della strada. Mi sono avvicinato solo per indagare sul
trambusto generato dalla richiesta di L'Enfante. Sono
smaccatamente un profano, mi trovo l unicamente per
dare sostegno a Q ma, fatto singolare, Ina Levenson mi
spalleggia. Non intende certo fare acquisti dice. Che
male c' se usa il bagno?
Non usano carta igienica ecologica! strilla Ethel.
Uccidono i sassofrassi!
La cosa va avanti per quasi un quarto d'ora, ma a
quel punto la discussione non ha pi senso. Il professor
L'Enfante se l' fatta addosso e ha deciso di tornare a
casa. Lo aiuto a cercare un taxi. Salire su un taxi pu
risultare complicato per una persona vestita da rapa,
ma lui riesce nell'impresa e mi chiede gentilmente di
augurare buona fortuna al gruppo con il municipio.
Non vedevo l'ora di incontrare di nuovo Lindsay
osserva. Gliene avrei dette quattro.
Entrati nel City Hall Park da sud, i membri del gruppo
cominciano ad allungare il collo per vedere se il corteo
ha ottenuto l'effetto desiderato. A met della piazza,
Ethel Lipschultz si gira e annuncia tutta trionfante: C'
la stampa! La notizia passa per i ranghi. C' la stampa,
c' la stampa si dicono i partecipanti. I petti si spingono
ulteriormente in fuori e la falange di verdure
avanza con passo assai baldanzoso. Sui gradini del
municipio, Lipschultz ordina alle truppe di fermarsi.
All'unisono, intonano:
Ehi ehi
Ah ah
Il parco urbano rester.
Ehi ehi
Ah ah
Lo sfratto no, non ci sar.
Dopo cinque minuti di vigorosa protesta, Ethel Lipschultz
si fa da parte. Ina Levenson sale trionfante le
scale e d inizio alla conferenza stampa.
Per stampa si intendono due giornalisti. Il primo 
un signore che indossa una camicia di flanella troppo
larga e un paio di pantaloni di tweed slacciati, decisamente
troppo stretti. Sfoggia un borsalino nel quale ha
infilato un cartoncino bianco con "Stampa" scritto a
mano. A mio parere, nella migliore delle ipotesi si tratta
di un senzatetto. Il secondo  Stu Kurtzman, critico
gastronomico di NY1, la rete televisiva locale. Kurtz-
man alza la mano. Ina Levenson gli concede la parola.
Dov' il cibo? chiede lui.
Niente cibo, ma c' un carretto di knish all'angolo
tra Broadway e Church.
Mi avevano detto che ci sarebbe stato da mangiare.
Ethel Lipschultz si protende per sussurrare qualcosa
all'orecchio di Ina, in perfetto stile da consigliere.
Confessa che nell'ansia di attirare la stampa potrebbe
aver lasciato che Kurtzman fraintendesse la natura
dell'evento. Levenson accoglie la notizia con aria
solenne.
Ha ricevuto un'informazione errata dice a Kurtzman.
Per la precisione, mi  stato detto che si sarebbe
trattato di una festa jambalaya.
No, questa  una marcia a sostegno di un orto
comune.
Ho cominciato a preoccuparmi quando ho visto
che nessuno di voi era vestito da okra. Che grande rammarico.
La jambalaya mi piace molto.
Spiacente di averla delusa.
A questo punto me ne vado.
Gradirei che restasse. Questa  una causa molto
importante.
Ne sono certo.
Se ha fame, le consiglio i knish. Possiamo mandare
qualcuno a prenderli.
No, grazie dice lui, mettendo via la macchinetta
fotografica. Non fanno per me. E poi avevo fatto la
bocca alla jambalaya.
L'attenzione, quindi, si concentra sul solo rappresentante
della stampa rimasto, il signore in camicia di
flanella dalle credenziali sospette. Alza la mano e Ina
Levenson gli si rivolge cerimoniosa.
Herman Louis, Street News si presenta lui.
Signor Louis...
Dove vi siete procurati il ratto?
Ethel Lipschultz sussurra la risposta a Ina.
Kramer's Inflatable Hatables, Chicago, Illinois.
Quanto  grande?
A dire il vero, il ratto non  esattamente l'argomento
di questa conferenza stampa. Oggi siamo qui per
parlare dell'ingordigia delle multinazionali e per chiedere
al sindaco di farsi avanti in difesa di un orto comune
che  fra i tesori nascosti di questa citt.
Comunque, vorrei sapere quanto  grande il ratto.
Ina si gira verso Ethel Lipschultz, che le sussurra
nuovamente la risposta.
Tre metri e mezzo dichiara Ina. Il ratto  alto tre
metri e mezzo.
Avrei un'altra domanda sul ratto.
Dica. Ina  irritata.
Il ratto  stato assemblato da lavoratori sindacalizzati?
Ina si rivolge ancora a Ethel, che stavolta non sa la
risposta. Ethel si rivolge a Q che si rivolge a me. Io faccio
spallucce e il gruppo mi lancia una serie di occhiate
torve. La peggiore mi arriva da Jill Nordberg. La mia
incapacit di rispondere alla domanda  la conferma
definitiva di tutto quello che ha sempre creduto.
Non lo sappiamo dichiara Ina Levenson. Non
sappiamo nulla della genesi del ratto.
Se  stato costruito dagli operai sindacalizzati deve
avere un adesivo dice il signor Louis.
Ethel Lipschultz va verso il ratto e comincia a frugare.
Senza accorgersene, trafigge l'involucro con una
delle sue unghie lunghe e irregolari.
Non sostenete l'uso di prodotti degli operai sindacalizzati?
chiede Herman Louis.
Ina Levenson cerca di aggirare la domanda per far
guadagnare tempo alla Lipschultz. Certamente, sosteniamo
le unioni sindacali e i loro prodotti, ma oggi siamo
qui per protestare contro l'inadeguatezza del
governo nell'impedire il progresso inarrestabile delle
multinazionali ingorde. Siamo qui per la tutela dell'integrit
dei quartieri e per il mantenimento del contatto
tra i cittadini e la terra su cui fanno affidamento. Siamo
qui per difendere l'istituzione degli orti comuni. Il
ratto non dovrebbe essere al centro della nostra discussione.
Ahim, la cosa si fa impossibile, dal momento che il
ratto comincia a sgonfiarsi.
Neanche a dirlo, il tempismo lascia a desiderare.
Dapprima  una fuoriuscita lenta, difficile da identificare.
Comincia con un sibilo acuto, su un registro vicino
agli ultrasuoni da udito canino, quasi impercettibile.
Qualche faccia guarda in su, come nel timore dell'attacco
aereo di un bombardiere Messerschmitt o di uno
stormo di uccelli mutanti. C' chi guarda in basso, a caccia
di serpenti. Altri controllano che tra i cespugli non
sia stato nascosto dell'esplosivo. Il nemico  ovunque.
Mentre il foro si allarga e il getto d'aria aumenta,
tutti capiscono chiaramente che si tratta di una perdita.
Jill Nordberg  la prima a fare due pi due.
 il ratto! strepita. Il coglione ha comprato un
ratto da due soldi!
Ethel si muove pi veloce che pu, ma il costume da
zucchina la impaccia. Le gambe le escono solo di quindici
centimetri da sotto la polpa carnosa del frutto. Cos,
 costretta a un goffo dondolio. La fuoriuscita di elio
aumenta a velocit sorprendente ed  chiaro che l'andatura
fiacca e strascicata della Lipschultz non la salver
in tempo. Valuto la situazione e mi lancio in suo soccorso.
Ignorando le sue grida di protesta, la rovescio al
suolo, la oriento sull'asse longitudinale e mi affretto a
farla rotolare fuori pericolo.
Ma il fato vuole che il vento cambi direzione, come
spesso accade nel City Hall Park, e il ratto, ormai quasi
completamente sgonfio e irriconoscibile, si affloscia in
una traiettoria imprevedibile, puntando l'ottantottenne
Art Vance, che nel trambusto generale  stato dimenticato.
Art! Attento! strilla Ina Levenson, ormai troppo
tardi. Art viene risucchiato. Sotto il roditore floscio e
avvizzito si distinguono segni di lotta e grida d'aiuto
attutite. Diamo inizio a un'estrazione mal coordinata,
una cricca di cucurbitacee e legumi che tirano di qua e
di l. Non si sa come, ma funziona, e Art Vance emerge
relativamente indenne. Quel che resta della sua chioma
 selvaggiamente scomposto e il pince-nez gli  scivolato
dal ponte del naso, ma Art potrebbe ancora passare
per una rispettabile rutabaga. Ethel e Jill gli danno una
mano ad alzarsi e a liberarsi del costume, poi Ethel lo
aiuta a infilarsi il blazer azzurro sopra la maglietta con
su scritto "Abzug sindaco '77".
Che giornata, che giornata fa lui.
Che giornata, che giornata echeggia lei.
L'ordine viene ripristinato nel giro di qualche minuto.
La carcassa del ratto  ripiegata e gettata via. Il
microfono portatile viene riposto nell'astuccio. I costumi
vengono raccolti e infilati nelle scatole. Il gruppo si
disperde, l'entusiasmo per la giornata, se non per la
causa, esaurito nella lunga marcia e nella conseguente
avversione per il disastro. Art Vance viene messo su un
taxi.
Che giornata, che giornata fa. Penso sia la sola
cosa che abbia mai detto.
Proseguono i saluti. Ina Levenson ringrazia tutti per
la disponibilit. Ethel Lipschultz fa lo stesso. Scambio di
abbracci e vaghi progetti di incontri futuri per "ricompattare"
il gruppo e "recuperare" strategie. Io me ne sto
in disparte, lontano dalla scena e alla larga dalle ulteriori
occhiatacce lanciate nella mia direzione.
Io e Q chiamiamo un taxi e ci dirigiamo in periferia.
Grazie per essere venuto dice lei. Sono stati davvero
scortesi a prendersela con te per il ratto. Avrebbero
dovuto darsi una regolata. E poi tu ci stavi facendo un favore.
Capisco di essere stato assolto senza riserve. Q ha
una visione troppo sfaccettata del mondo per attribuire
a una sola persona una successione di eventi. Qualora
fosse incline a farlo, confiderebbe nelle mie buone
intenzioni. Il fatto che abbia deciso di rassicurarmi, che
sia sensibile alle mie esigenze anche in un momento
tanto difficile, la dice lunga su di lei, perch a mia volta
vedo chiaramente che  avvilita per quel che  successo.
Grazie dico. Mi dispiace che non sia andata meglio.
Q non ribatte, e restiamo in silenzio per il resto della corsa in taxi.
A casa, ci sintonizziamo sovrappensiero su NY1 per
scoprire con stupore e, in definitiva, con fastidio, che la
marcia  stata ripresa dalla televisione. Sfortuna vuole
che venga mandata in apertura di notiziario, come fosse
una papera esilarante, prima ancora degli aggiornamenti
sul traffico e delle previsioni.
Il mezzobusto dice: Mentre si dirigeva a una festa
jambalaya, il nostro critico gastronomico Stu Kurtzman
 riuscito a cogliere qualche fotogramma di una protesta
finita disastrosamente davanti al municipio. Come
potete vedere, i manifestanti, orticoltori ecologici vestiti
da ortaggi, hanno passato un pessimo quarto d'ora
alle prese con un ratto gonfiabile. E parte il servizio.
Poi il mezzobusto sorride e dice: Questo d un nuovo
significato all'espressione "finire spiaccicati". Parte la
pubblicit di un attrezzo per potenziare gli addominali.
Sembra un buon prodotto, del tipo efficace, ma che
non lo  affatto, immagino, altrimenti avremmo tutti gli addominali scolpiti.
Q guarda la trasmissione in silenzio, spegne il televisore e sentenzia:  finita.
No obietto io, si possono ancora tentare molte strade.
No.  finita. L'orto  finito.
L'amo ancor di pi per questo, perch  vero, l'orto
 andato. Le tenui speranze del gruppo di poter ottenere
un successo politico erano legate al fatto che la marcia
risvegliasse l'attenzione dell'amministrazione
comunale. Con la giusta copertura mediatica, forse
avrebbero conquistato la simpatia e la diffusa solidariet
di altre cause di sinistra, riuscendo magari a smuovere
le acque. Anche in un simile contesto, per, il successo
sarebbe stato solo ipotetico. Tuttavia, le cose sono
andate in modo da ridicolizzare la loro causa e da farli
apparire degli svitati. A questo punto, nessun politico
prester loro orecchio. Ormai sono zimbelli intoccabili.
Sorprendentemente, Q si rende conto della realt
malgrado il suo profondissimo legame emotivo con la
causa. Questo sobrio distacco  un'altra qualit ammirevole,
seducente. Contribuisce in buona parte a renderla
una compagna meravigliosa. Ma nel lucido quadro che
Q traccia dei fatti non c' posto per l'accettazione. Al
contrario,  avvilita. Passa le giornate a trascinarsi, parlando
poco. All'inizio, esce all'alba per andare all'orto
come al solito, ma torna troppo presto, a indicare che
rispetta sempre meno gli impegni. Mi figuro l'orto, l'imminente
scomparsa, il lento deterioramento. Poi comincia
a saltare i giorni e a guardare la televisione. Una volta
trovo un catalogo universitario nella buca della posta.
Le cose peggiorano. Una domenica pomeriggio va
dal droghiere, compra tre dozzine di pasti surgelati
Stouffer e non mette il naso fuori dall'appartamento per
pi di due settimane. Certe volte non si toglie neanche
il pigiama. Comincia a puzzare e a prendere sul serio
Ok, il prezzo  giusto!.  la devastazione totale. Mentre
la osservo trascinarsi dolorosamente una settimana
dopo l'altra di quest'ultimo scorcio di autunno, intenta
a mangiare maccheroni al formaggio e a indovinare i
prezzi dei prodotti esposti nella vetrinetta, non posso
fare a meno di immaginare come la ridurrebbe una vera
tragedia. Cos, nei giorni del suo lutto, acquisto lenta e
dolorosa consapevolezza di quel che devo fare.
...
.
...
Capitolo 10.
...
.
...
L'ultimo mercoled di novembre, Q si trascina fuori
dal letto e ci avviamo nei Berkshires, per passare il
Giorno del Ringraziamento con i suoi. Non  ancora in
forma, ma l'idea di vedere i genitori le risolleva l'umore
ed entrambi, per motivi diversi, siamo felici di uscire dalla citt.
Prendiamo la Taconic. A Q non piace il tratto curvilineo
della superstrada turistica nelle contee di Putnam
e Dutchess, soprattutto nel tardo pomeriggio, quando
la visuale  pi offuscata. Preferisce prendere la Saw
Mill fino alla 684 e poi attraversare Amenia e Pawley
con la Route 44.  la strada pi sicura, ma io insisto che
la Taconic ci ripagher dello sforzo e Q non obietta. 
una specie di ramoscello d'olivo. Non mi ha mai trattato
male, ma riconosce che le ultime settimane sono
state dure per entrambi. La mia sofferenza personale non  stata certo d'aiuto.
So quel che faccio, scegliendo questo tragitto.
Quando la strada si dipana oltre Fahnestock, io e Q
veniamo premiati da una sfilata di colori. Le foglie
sono cadute dagli alberi, ma non hanno ancora perso la
loro esuberanza. Il terreno  inondato di rosso, giallo e arancione.
Una famiglia di cervi bruca sul ciglio della strada. I
cerbiatti hanno quattro, forse cinque mesi. Si stringono
alla madre mentre fiutano tra le foglie in cerca dell'erba
pi appetitosa. Mi sposto sulla corsia d'emergenza e
rallento per godere lo spettacolo. Q abbassa il finestrino
e osserva la scena, rapita. Quando il branco  ormai
lontano, chiude il finestrino, si gira verso di me e dice: Un'ottima scelta.
Accelero, ma di poco.
Ascoltiamo un cd di Nathalie Merchant. Q ha un
debole per le cantanti rock lineari come Aimee Mann,
Sarah McLachlan e Liz Phair, prima che a suo avviso si
svendesse. La Merchant  la sua preferita anche se non
produce un album da diversi anni. E piace anche a me.
 il genere di musica che rende riflessivi e sognanti.
Life Is Szveet in sottofondo e la campagna che scorre
fuori mi rilassano, forse troppo, e mi ritrovo a tirar
fuori un argomento sul quale magari sarebbe meglio
non indagare a fondo. O perlomeno, sul quale si
potrebbe indagare un po' pi in l, quando Q si sar
ripresa; ma mi ronza nella mente e mi scappa.
Se stessi per morire vorresti saperlo?
So gi che morir. Classica risposta da Q.
Non intendo in quel senso. Intendo se potessi sapere
come, vorresti saperlo?
So gi come morir. Morir di vecchiaia tra le tue
braccia e poi, dopo dieci minuti, tu morirai allo stesso
modo.
Parlo sul serio.
Q mi osserva con attenzione e capisce che  cos.
Caspita dice. Parli sul serio. Come mai ti  passato
per la testa?
Mento. Mi  capitato di leggere un articolo sulla
privacy e il profilo genetico. Il punto : se qualcuno
decodificasse il genoma di, che so, Russel Crowe, quest'ultimo
avrebbe il diritto di mantenerlo privato o una
qualunque azienda potrebbe pubblicarlo in Internet?
 suo, no?
Non pi della sua immagine. Se qualcuno vendesse
il codice genetico di Russel Crowe per profitto sarebbe
un altro paio di maniche. Ma non si pu mantenere
l'anonimato su una sequenza di nucleotidi, non pi di
quanto Jennifer Aniston sia in grado di impedire agli
altri di copiare la sua acconciatura.
Nathalie Merchant comincia a canticchiare Kind
and Generous.
Mi sa di fantascienza dice Q, che  a un soffio dall'intimarmi
di tacere.
Q non condivide la mia passione per la fantascienza.
 uno dei pochi motivi di tensione fra noi. Lei non
indugia in ipotesi, alternative, rimpianti, previsioni o
congetture.  un tipo pratico, sotto questo aspetto proprio
la figlia di tanto padre. John Deveril ha creato la
sua impresa di costruzioni dal nulla. Ha cominciato
facendo il muratore l'estate, dopo la terza media, ha
lasciato le superiori per mettersi a costruire case a
tempo pieno, poi si  specializzato nell'edilizia per uffici
e nei grattacieli. John Deveril crede nel duro lavoro,
nelle costate di manzo e non ha mai cercato scuse. La
figlia, bench cresciuta fra le trappole del lusso e ben
radicata nella postmodernit, condivide i principi fondamentali
del patriarca. Dopotutto coltiva verdure.
Certo, fertilizza il terreno con il fertilizzante Alfalfa, fa
il compostaggio con i rifiuti domestici e allontana gli
insetti predatori con il richiamo dei feromoni, ma  pur
sempre un'orticultrice, la prova vivente che un abbracciatore
di alberi e un calvinista non devono per forza
escludersi a vicenda.
Sfortunatamente, questo genere di approccio non
lascia molto spazio ai voli pindarici, che si tratti di
Derrida o di fantascienza. Tento senza successo di coinvolgere
Q nella mia passione per Ai confini della realt.
Le mostro uno dei miei episodi preferiti, Il lungo
domani. La premessa  che l'astronauta Douglas
Stansfield, interpretato da Robert Lansing, si innamora
di Sandra Horn, interpretata dalla radiosa Mariette
Hartley, proprio quando  sul punto di partire per una
missione nello spazio profondo che durer quarant'anni.
Il capitano Stansfield dovrebbe passare quasi tutto il
viaggio in animazione sospesa. Innamorato pazzo,
Stansfield non riesce a sopportare l'idea di tornare sulla
terra ancora giovane. La Horn sar invecchiata normalmente
durante il viaggio e Stansfield crede che la conseguente
differenza di et impedir loro di vivere la
loro relazione. Cos, in un drammatico atto di devozione,
il capitano Stansfield disattiva la capsula di animazione
sospesa e durante il viaggio invecchia normalmente.
Quando torna sulla Terra dopo quarant'anni
passati nell'inerzia, scopre con disappunto che la Horn,
in un analogo atto di zelante passione, si  messa a sua
volta in animazione sospesa. Quando Stansfield, vecchio
e rugoso, emerge dalla navetta spaziale, trova
Sandra Horn ad aspettarlo, giovane e bellissima come
il giorno in cui  partito per lo spazio. Ahim, lei non 
pi interessata.
Non  meraviglioso? chiedo alla fine della puntata.
L'episodio accenna soltanto alla portata del sacrificio
compiuto dal capitano Stansfield. Visto che non
pensava di vegliare molto durante il viaggio, probabilmente
non si era portato abbastanza cibo. Avr dovuto
razionare gallette e acqua per farle durare quarant'anni.
E quasi di sicuro non aveva niente da leggere. Si era
limitato a pensare a lei per quattro decenni. Non 
romantico?
Carino dice Q, pratica. Ma avrebbero dovuto
parlarne prima.
Che intendi?
Lui avrebbe potuto dirle: "Penso di non entrare in
animazione sospesa" e allora lei avrebbe potuto rispondere:
"Che scemenza. Io mi metter in animazione
sospesa". Problema risolto, disastro da innamorati sfortunati
evitato.
Be', ma supponi che non avessero il tempo di parlare.
Supponi che lui dovesse partire di furia.
Vuoi dire che si trattava di uno di quei voli quarantennali
last minute nello spazio?
Tu ipotizzalo.
Be', in tal caso lui non sarebbe dovuto uscire dall'animazione
sospesa. Se non ci avesse pensato lei da
sola, l'avrebbe potuta mettere lui stesso in animazione
sospesa quando fosse tornato, avrebbe potuto vivere
quarantanni e alla fine avrebbero avuto la stessa et. In
questo modo lui l'avrebbe aspettata sulla terra e non in
una scatola di metallo senza niente da leggere.
Soluzione davvero ragionevole, che per non sarebbe
diventata una storia. Quindi  cos semplice.
Si tratta solo di buonsenso.
 l'ultima volta che guardiamo insieme la fantascienza.
Non  un gran problema, visto che abbiamo
tanto altro in comune. Ci piacciono le sit-com, i drammi
politici e i film d'azione. Q mi d soddisfazione
guardando qualche spettacolo di poker. Non capisce la
strategia, ma nutre forti sentimenti nei confronti della
moralit dei giocatori. Dal suo punto di vista mentire 
etico, mentre non lo  mentire sul fatto di aver mentito.
Quindi accetta il bluff come un elemento legittimo del
gioco, ma non gli atteggiamenti ingannevoli che si
assumono quando si scoprono le carte. Daniel
Negreanu  il suo giocatore preferito perch  onesto secondo
la sua definizione personale, e anche vegano, democratico
e ben vestito. Una tripletta vincente che combacia
con il suo punto di vista. Negreanu piace anche a
me e, tutto sommato, abbiamo un'appagante vita televisiva.
Con la notevole eccezione della puntata finale della
quarta stagione di Battlestar Galactica, proprio quella
in cui gli umani e i cicloni, temporaneamente uniti in
una fragile alleanza, stanno per raggiungere la terra.
Mi pregusto la puntata da settimane, e ci resto molto
male quando, la mattina del gran giorno, Q mi dice che
quella sera non vede l'ora di godersi una replica speciale
del finale di Ritorno a Brideshead. Abbiamo un solo
televisore, e le spiego il dilemma. Q dice che non 
affatto un dilemma. Mi informa tutta allegra di essersi
procurata un accessorio specifico per il nostro dvr che
ci permetter di guardare un programma mentre registriamo
l'altro. Cos possiamo guardare Brideshead
mentre va in onda e Battlestar pi tardi.  una soluzione
ragionevole, ma io rimango deluso all'idea di non
vedere il programma in diretta.
Mi interrogo sul perch ci piaccia guardare le cose in
diretta. Ogni telespettatore affezionato mi risponder
che guardare un programma registrato o in dvr non 
come vederlo mentre va in onda. In diretta non sappiamo
quali pubblicit verranno trasmesse e non le possiamo
saltare se le abbiamo gi viste. Siamo aperti alla
spontaneit.
Ovviamente, la televisione non  in diretta in senso
letterale. Gli spettacoli sono tutti registrati settimane
prima della messa in onda. Lo stesso vale per le pubblicit.
E non  come se le stesse mandando un DJ:
seguono un ordine predefinito. Persino la "diretta"
non  in diretta. Gli sport in diretta vengono differiti di
qualche secondo, non si sa mai che il cronista si lasci
sfuggire un commento inopportuno. Persino gli
aggiornamenti in diretta vengono ritardati dal tempo
che ci vuole perch le immagini arrivino al satellite e
tornino indietro.
Eppure, i commentatori parlano al presente, anche
se sanno che quando guarderai il programma tutto
quel che stanno descrivendo sar gi passato. Usano il
presente anche quando descrivono cose che loro stessi
vedono in registrazione. Prendete ad esempio i programmi
sul poker, che mi piacciono tanto. I tornei di
poker durano giorni, se non settimane. Alla fine di un
torneo i produttori scovano le trenta o quaranta mani
migliori e le montano in uno spettacolo di due ore. I
commentatori poi aggiungono la voce fuori campo per
spiegare l'azione.  risaputo che seguono le partite
registrate. I tornei vengono trasmessi settimane o mesi
dopo la loro fine, quando i risultati sono ormai di
dominio pubblico. Tuttavia, l'annunciatore descrive
l'azione come se si stesse svolgendo in quel momento:
Daniel Negreanu cala un asso come quinta carta!
Mi interrogo anche su questa avversione per i tempi
passati e il passato in generale. Perch  tanto passato
di moda?
In macchina, continuo a incalzare Q. Le chiedo: Se
si trattasse di cancro o SLA, lo vorresti sapere?
Potrei farci qualcosa?
Non se si trattasse di sla.
E il cancro? Se fosse diagnosticato per tempo farebbe
qualche differenza? Perch se facesse differenza, allora
 ovvio che vorrei saperlo.
No,  allo stadio terminale. Altrimenti non esisterebbe
dilemma.
Ma perch deve esserci un dilemma?
Non deve esserci. Solo che senza dilemma la
discussione diventa noiosa.
Mi pare sciocco sforzarsi tanto per complicare una
situazione semplice.
D'accordo, ma supponi che si tratti di un cancro
incurabile. Supponi che qualcuno ti dica che morirai un
certo giorno a causa di chiss quale tipo di cancro e che
non ci puoi fare niente. Vorresti saperlo?
Cio, ho solo il vantaggio di sapere quando e come
morir.
Esatto.
Ma non posso farci niente.
Esatto.
Be', allora no. Non vorrei saperlo.
Sono incredulo. Come fai a esserne tanto sicura?
chiedo. Pensa ai vantaggi della prescienza. Potresti
sistemare i tuoi affari. Potresti fare le cose che hai sempre
voluto fare. Potresti rappacificarti con parenti e
amici.
Mi hai chiesto la mia opinione osserva Q con voce
piatta.
Avrei qualcosa da aggiungere, ma prima di poter
allungare la litania di motivi per cui si dovrebbe rispondere
affermativamente alla mia ipotesi, Q alza la
musica, facendomi capire senza mezzi termini che la
conversazione  finita. La Merchant sta cantando The
Gulf of Araby. Mi guardo bene dal parlare durante The
Gulf of Araby.
Quando la canzone finisce, il conflitto  superato.
Con Q non esiste tensione interpersonale. Non le servono
scuse, fasi di raffreddamento o di ricostruzione
degli eventi. Succede qualcosa che poi finisce e si torna
a vivere. Questa  la sua dote pi affascinante e invidiabile,
strettamente legata alla sua razionalit.
Mia madre quest'anno sperimenter un nuovo
ripieno dichiara, come a segnalare che  andata avanti.
Che cosa c' dentro?
Salsiccia andouille, ostriche, cipolle, gallinacci e
mele in roux bianco.
La madre di Q  una cuoca provetta e avventurosa
che ogni anno per il Giorno del Ringraziamento si incaponisce
a cucinare da sola per dodici persone tra amici e
familiari. Non ne ha alcun bisogno: i Deveril hanno un
certo numero di collaboratori domestici. Ci si potrebbe
interrogare sui motivi che spingono la madre di Q a
compiere questo passo. Forse  solo che le piace cucinare.
Io credo che sia l'unico contesto socialmente accettabile
in cui Joan Deveril possa contrapporre la propria
personalit alla forza implacabile e intransigente di suo
marito. Indipendentemente dal motivo, i risultati che
Joan ottiene sono ineccepibili. Aspetto il pranzo per settimane
e poi me lo sogno per mesi.  l'unico giorno
all'anno in cui Q abbandona il vegetarianesimo. I pranzi
del Ringraziamento di Joan sfidano la resistenza umana.
Mi pare appetitoso e sai bene che non esiste nessuno
che tifi pi di me per la cucina di tua madre, ma io
stesso ho delle riserve sui ripieni di carne per la carne.
Q annuisce. Quanto pensi che manchi? chiede.
Cerco un cartello. Siamo dalle parti di Lafayette.
Un'ora e mezzo, pi o meno.
Allora devo andare in bagno.
La Taconic non ha aree di sosta, e questo significa
che dovremo uscire dall'autostrada e fare una piccola
deviazione. Considero un McDonald's da queste parti
dove ci siamo gi fermati, ma poi mi viene un'idea
migliore. Siamo a una ventina di minuti da una delle
citt preferite di Q. Ci sono negozi di antiquariato, piccole
librerie e, di domenica, un mercato ortofrutticolo.
 proprio quel che ci vuole per risollevarle ulteriormente
l'umore.
I tuoi ci aspettano a un'ora precisa?
Non direi.
E allora perch non facciamo una capatina a
Rhinebeck?
Q si illumina solo al pensiero. Lo prendo per un s e
cambio rapidamente itinerario imboccando la Route
199. La strada  quasi deserta e arriviamo in citt in un
quarto d'ora. Trovo un posto in Market Street e parcheggio
la nostra Camry rossa. A questo punto, Q
freme di aspettativa. Dice: Corro al bagno, poi vado a
fare un saluto al mercato. Ci metto un attimo. Ci vediamo
da Irregular's tra mezz'ora. Irregular's  un originalissimo
negozio di dischi, libri e caramelle mou. Q sa
che mi piace.
Va bene rispondo, consapevole che Q star via un
po' pi di mezz'ora. Per i coltivatori ecologici il mercato
ortofrutticolo  una specie di congresso e Q, direttrice
del pi inverosimile orto urbano di successo della
East Coast, a questi raduni  una specie di diva. E adesso
 la vittima predestinata di un grossolano atto di
ingordigia corporativista. La sua apparizione mander
il mercato in subbuglio. Sar fortunata se riuscir a
liberarsi in due ore. So che lo sa e lei sa che io lo so, ma
per me va bene. Ho tanto a cui pensare.
Mi procuro una tazza di caff, gironzolo in uno dei
negozi di fiori poi mi avvio verso Irregular's. In teoria
due ore sono lunghe da passare in un negozio di dischi,
ma Irregular's ha un fascino particolare. Il proprietario,
Oscar, ha una vena infida e organizza i dischi per creare
piccoli enigmi. Il reparto libri ospita una notevole
raccolta di testi sull'occulto. E poi ci sono le mou.
Per riuscire bene, le mou hanno bisogno del clima
rigido. Quando fa caldo o c' umidit, lo zucchero non
si caramella come si deve. I veri conoscitori assaggiano
le mou a partire da un mese prima del solstizio d'inverno.
Il che coincide con l'antica festa di Yule, celebrata
dai popoli germanici pagani del Nord Europa, fino a
quando i missionari sovrapposero i temi cristiani alla
tradizione di bruciare ceppi, decorare alberi e consumare
prosciutto. Prima ancora di mangiare caramelle
per rendere omaggio al Pastore di Betlemme, i bambini
le mangiavano per onorare il dio nordico Freyr, latore
di pace e benessere.
Il solstizio  anche l'anniversario di pubblicazione
del Necronomicon, il volume che raccoglie il canone
dell'occulto, la storia dei Grandi Antichi e i metodi per
invocarli. I Grandi Antichi erano extraterrestri colossali
che praticavano la magia nera, costruivano citt sulla
Terra preistorica e di tanto in tanto si accoppiavano con
femmine umane. Alla fine furono esiliati nell'Antartide
e annientati dagli shoggoth, una razza di schiavi che
loro stessi avevano creato. Il Necronomicon insegna agli
umani il modo di ricontattarli. Gli storici non sono ancora
riusciti ad accertare la passione che i Grandi Antichi
provavano per le mou, ma  solo questione di tempo.
La perfetta confluenza sincronica tra il culto del diavolo
e le mou fa si che il periodo di festa si trasformi nel
momento di maggiore attivit da Irregular's. Quando
entro il negozio  affollato. Sulla porta, Oscar si ricorda
di me e mi accoglie con calore. Mi offre un assaggio di
mou alla mandorla e indica maliziosamente la parete
alle sue spalle, su cui sono esposti quattro album:
The Best of Grandmaster Flash
Abbey Road
Slowhand
De Stijl
Strisce bianche rispondo subito.
Molto bene dice lui, passandomi un'altra mou.
Gli altri non saranno tanto facili, per. Oggi te ne proponiamo
qualcuno davvero buono. Spero che tu abbia
un po' di tempo.
Quanto basta rispondo scherzoso, e mi preparo alla
battaglia mentale. Nel reparto dischi, non tardo a riconoscere
che Oscar  nel giusto. Gli altri non sono ovvi come
il primo. Impiego dieci minuti a scovare il legame tra:
We're an American Band
Get On Up and Dance (by the Quad City DJs)
Teaser and the Firecat
The Monkees
Borbotto tra me i titoli delle canzoni e alla fine arrivo
a Peace Train, Last Train to Clarksville e Come On Ride
the Train. Ferrovie del funk dichiaro all'ultimo. Il terzo
enigma, per, mi spiazza del tutto. I quattro album sono:
Signals
Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
Nevermind
My Generation
Sto studiando i titoli da un quarto d'ora quando un
signore alle mie spalle sussurra: Sono tutti gruppi che
hanno continuato a suonare dopo che il batterista originale
se n' andato.
Keith Moon non se n' andato,  morto.
Ma aveva sostituito Doug Sandom.
Caspita faccio io. Non avevo idea che i Rush avessero
un altro batterista prima di Peart.
Non mi dire osserva il signore alle mie spalle.
Avrei giurato che lo sapessi.
Confuso mi giro e, ancor pi sbalordito, vedo che si
tratta del mio amico scomparso da tempo, cio me.
Vogliamo fare una passeggiata? mi propone I-60.
Certo concordo. Mentre usciamo, chiedo a Oscar
di controllare quando arriva Q e di dirle che sono andato
a fare una passeggiata e che ci rivediamo in
negozio.
Senz'altro dice lui. Ho proprio intenzione di tenerla
d'occhio.
Rhinebeck  sontuosamente silvestre e il negozio di
dischi d su una riserva naturale boschiva. Io e I-60 ci
avviamo per un sentiero ghiaioso.
Cominciavo a preoccuparmi faccio io.
Che gentile.
Dove sei stato?
Montana. Ho sempre desiderato visitarlo.
Strano, anch'io.
Bella battuta diciamo entrambi simultaneamente,
scoppiando in una lunga risata fragorosa. Poi camminiamo
un po' in silenzio, godendoci la giornata.
Partir presto annuncia infine I-60.
Stanco della New York dbut de sicle? chiedo.
Capisco il perch: questo decennio non ha neanche un
nome che si rispetti.
Nient'affatto.  che devo sbrigarmi a tornare. Ho
dimenticato di annaffiare le piante.
Capisco.
Una ghiandaia azzurra svolazza nelle vicinanze, si
posa sul ramo sospeso di un abete rosso, poi vola
incontro a qualche amico invisibile. I-60 le presta un'attenzione
minuziosa. Gli impegni dell'uccello gli sembrano
di importanza capitale.
Allora dice quando la ghiandaia  finalmente lontana,
posso chiederti che cos'hai deciso di fare?
Penso che tu lo sappia gi, e che l'abbia sempre
saputo.
Non proprio, ma concordo sul fatto che non ci sia
altra scelta.
Solo che non capisco perch sia tanto importante
adesso. Perch questa decisione non pu aspettare?
Perch questo  il fine settimana in cui concepirete
QE II. Tutto segue una simmetria. E nascer anche nei
Berkshires.
Mi soffermo a riflettere sulle implicazioni del caso.
Sarebbe stato meno crudele da parte tua venire prima
che io la conoscessi.
No, ti avrei privato dei momenti pi belli della tua
vita. E sto solo cercando di risparmiarti i pi tristi.
Annuisco. Ci giriamo e ripercorriamo il sentiero
verso Irregular's.
Non so come fare dico. Non so come districarmi,
al punto in cui siamo.
Immagino che per te sia scoraggiante.
Oserei dire impossibile.
Capisco. Devi sentirti schiacciato. Ma il fatto che
stiamo sostenendo questa conversazione significa che
hai pensato a quel che ti ho detto e hai scelto la linea
giusta da seguire. Non credo che tu lo ritenga emotivamente
impossibile. Piuttosto,  emotivamente difficile,
ma altrettanto necessario. Credo invece che ti sembri
impossibile dal punto di vista pratico, cio non hai idea
di come far si che ai suoi occhi risulti una scelta autentica
e definitiva.
Esatto.
E qui posso venirti in aiuto. So qualcosa che tu non
sai.
Cio?
I-60 si protende per sussurrarmi all'orecchio il suo
grande segreto. Non posso dire di aver previsto quel
che mi dice, ma non mi stupisce affatto. Si tratta di
informazioni deprimenti e terribili, per la mia reazione
 dovuta pi alla portata pratica di quel che mi dice
che al torto effettivo. In questo momento vedo con chiarezza
il disgustoso, abietto cammino della mia vita
futura. I-60 ha ragione. Avevo accettato malvolentieri il
suo consiglio. Il problema era solo pratico, non sapevo
come allontanare Q da me. Adesso anche l'ultimo nodo
 sciolto. Per mandarla via, non devo fare altro che condividere
con lei questo segreto.
Mi torna in mente un mio compagno d'universit
che durante il secondo anno viene a sapere della morte
del padre e di aver ereditato la prospera fabbrica di
caramelle fondenti di famiglia.  un'attivit lucrativa e
a mio avviso il cammino del mio amico  lastricato
d'oro. Per lui sembra gi di morale.
 grandioso commento io all'epoca.
Detesto le caramelle fondenti risponde lui, laconico.
Torniamo da Irregular's.
Immagino sia tutto faccio io.
 tutto mi fa eco lui.
Mi pare strano non avere nient'altro da dire al mio
io pi anziano, ma  cos. Credo che lui stia pensando
la stessa cosa.
Mi dispiace sottoporti a questa prova dice.
Non ti preoccupare. Sono sicuro che io avrei agito
allo stesso modo.
Su questo non ho dubbi.
Mi stringe la mano con calore e ci guardiamo tristemente
negli occhi, io per vedere come sar, lui per vedere
com'era.
Buona fortuna mi augura, prima di allontanarsi
per Main Street.
Dimmi una cosa, prima di andare lo richiamo.
Si gira. Se posso.
Perch non visiti il Montana nella tua epoca?
I-60 sorride.
Non  pi come una volta. Niente lo .
Poi se ne va.
Dalla vetrina anteriore di Irregular's vedo Q attraversare
la piazza. Indossa un discreto vestito color terra,
mentre lei  radiosa. Gli uomini e le donne la fissano
da ogni angolo, anche se non se ne accorge. Si ferma
un attimo per scambiare due parole con una coppia di
anziani, poi viene verso di me. Porta due pere. Sono
felice di vederla e glielo dico.
Con chi parlavi prima, davanti al negozio?
Uno che ho incontrato per strada.
Ti assomiglia un pochino.
Buffo, no?
Sar il caso di andare.
Direi.
E andiamo.
...
.
...
Capitolo 11.
...
.
...
Quest'anno Joan Deveril ha superato persino i suoi
standard elevatissimi. Tanto per cominciare, la tavola 
un'opera d'arte. Sul tovagliato sono state ricamate a
mano le lettere JJQD; ogni posto  apparecchiato con un
sottopiatto d'argento, tre forchette d'argento Sterling,
due coltelli, un cucchiaio, un tovagliolo di merletto, un
calice di peltro per l'acqua e due bicchieri da vino. Al
centro della tavola spiccano due candelieri d'argento
corredati di candele sottili ed eleganti che, una volta
accese, producono un paio di fiamme lievi e tremolanti.
Ci sono fiori ovunque: rododendri in vaso sulla tavola,
sul buffet e nelle fioriere contro le pareti, un'esplosione
di lavanda, e in pi rosso e bianco, tutti talmente
freschi da far credere che la primavera stessa sia stata
trasferita dentro la sala da pranzo.
Poi il cibo, il cibo. Sgattaiolo in cucina e inalo a fondo,
nella speranza di assimilare l'intero pasto in una
volta sola. L'aroma, fresco e corposo, mi solleva quasi
da terra. Joan  in cucina con Q, intenta a dare qualche
tocco finale. Mi propone un giro e io accetto con entusiasmo.
Per cominciare, mi porta davanti ai contorni.
Qui abbiamo uno sformato di mais e funghi selvatici
con formaggio di capra e salsa alla panna con erbette
dice mentre indica. Questa  zucca invernale ripiena
di maiale al curry. Questa  cipolla Vidalia al forno.
Qui c' della salsa di mirtillo condita con carne tritata e
pecan. Qui, panini dolci fragranti di forno. Qui, solo
per te, patate dolci senza condimento, proprio come le
faceva tua nonna.
Mi viene l'acquolina in bocca e, nel contempo, mi si
scalda il cuore. Joan Deveril  una donna dolce e premurosa.
Che si sia ricordata questo dal Ringraziamento
di un anno fa, quando si era accorta che non avevo
assaggiato le patate dolci al forno con sopra i marshmallows
che non mi piacevano, fa parte del suo modo
di prendersi cura degli altri. Sin dal nostro primo
incontro, mi ha accolto e fatto sentire amato. Q  palesemente
figlia di suo padre.  da lui che ha ereditato la
passione e la risolutezza, qualit che la rendono capace
e affascinante. Ma non sarebbe Q se non fosse addolcita
dall'influenza materna. E questo la rende cara e irresistibile.
Qui continua Joan puntando il dito con orgoglio,
c' l'innovazione di quest'anno - un'anteprima degli
avanzi - risotto al tacchino con carciofi, funghi e parmigiano.
E per finire il pezzo forte. Va verso il forno, apre lo
sportello ed esibisce quindici chili di gallinaceo. Il tacchino
ha una glassa al miele ed  ripieno di salsiccia andouille,
pancetta, crostini, mele, mirtilli essiccati e pere, e
sono sedici ore che rosola lentamente a pancia in su.
Allungo la mano per prenderne un pezzo e Joan me
la schiaffeggia giocosamente con il grembiule.
Signora Deveril dichiaro, lei  un'artista. Tutto
questo  assolutamente magnifico.
Sorride. Niente  troppo buono per mia figlia e per
il mio futuro genero.
Mi bacia con calore sulla guancia e torna al lavoro,
mentre io mi chiedo per l'ennesima volta se sar capace
di portare a termine quel che devo fare.
Siamo invitati a tavola alle tre. Si sa che il pranzo del
Ringraziamento dai Deveril richiede cinque ore. Tutto
sommato, meglio cominciare presto.
Quando ci sediamo, John Deveril sta gi tenendo
banco. Si ferma solo per tirare indietro la sedia accanto
alla sua per Q e per baciarla sulla guancia. Anche se Q,
Joan e io ci siamo persi l'inizio della conversazione,
riprendiamo il filo con facilit. Il negozio di ferramenta
locale, Bill's,  stato messo in vendita per far posto a un
nuovo edificio. Bill  contrario, come la maggior parte
dei residenti, ma il consiglio comunale di Lee ha deciso
che  nell'interesse della comunit. Gli invitati, molti
dei quali ho gi incontrato dai Deveril in qualche altra
occasione, si lamentano per la sfortuna di Bill e per la
chiusura del negozio.
Bill  un brav'uomo dice Kristen Topper, vicedirettrice
del programma per gli artisti-ospiti di Tanglewood,
terzo vicedirettore della Boston Pops e compagna
di lunga data di Joan Deveril nei tornei di doppio
femminile a bridge. A Tanglewood  membro della
Koussevitzky Society da anni.
S, s dice Shep Hemsley, direttore artistico del
Jacob's Pillow Dance Festival.  sempre molto generoso con il Pillow.
E con il Berkshire Theatre Festival aggiunge
Herman Alouise, rinomato attore locale. L'estate scorsa
Alouise ha interpretato il cavallo nell'allestimento del
BTF dell'Ecjuus, con grande successo di critica.
 un vero mecenate delle arti sintetizza Kristen Topper.
Tutti gli ospiti annuiscono, tranne uno: Myron
Haines, l'ex terzo violino di prima fila, ora terzo violino
di seconda fila della Boston Symphony Orchestra.
Cos si suppone che dovremmo metterci in gramaglie
per la caduta di un negozio di ferramenta solo perch il
proprietario devolveva qualche migliaio di dollari a
favore della musica classica, della danza e del teatro?
chiede. Sono certo che voi tipi istituzionali non siate
tanto corruttibili. Myron sputa le ultime parole in
direzione di Kristen Topper, cui attribuisce in parte la
responsabilit della sua retrocessione.
Myron interviene lei con dolcezza, deploriamo la
chiusura di Bill's e l'ingerenza indebita delle istituzioni
che tu detesti. Devi liberarti della rabbia. Te lo dico per
l'ultima volta, non ho niente a che fare con l'assegnazione delle file alla BSO.
Lo dici tu.
Lavoro per il Pops, non per l'Orchestra.
E vuoi farmi credere che il Boston Pops e la Boston
Symphony Orchestra non hanno niente in comune?
Certo che no.
Voi tipi istituzionali siete tutti uguali commenta
lui mentre Kristen, abbattuta, crolla il capo. Mi viene in
mente il lerciume che la mia ex studentessa Jill
Nordberg ha versato sulla mia reputazione davanti ai
colleghi di Q e provo una profonda, persistente comprensione
per Kristen.
L'insulto di Myron fa ammutolire i commensali e
segue una lunga pausa d'imbarazzo. Gli unici suoni
udibili sono il ticchettio del pendolo e il vigoroso,
impaziente tamburellare dell'indice di John Deveril
sulla tavola. Il padre di Q  visibilmente impaziente e
infastidito dalla conversazione.
 May Fernthrop, moglie del professor Harvard
Fernthrop, ex direttore del dipartimento di scienze politiche
al Berkshire Community College, curatore della
raccolta completa di saggi sullo statista greco Eschine e
sfortunata vittima di un peculiare caso di demenza, a
rompere misericordiosamente il silenzio.
Be', non so niente di quel che dite, ma Bill ha venduto
al professore il suo martello preferito. Aveva una
penna assai graziosa e un bel manico e... come si chiama
quella cosa all'altro capo che si usa per rimuovere
ed estrarre i chiodi?
Credo si chiami granchio dice Kristen Topper.
Si, certo, il granchio. Amava quel vecchio granchio.
Ogniqualvolta qualcuno abbatteva un granaio o un
capannone in disuso, lui si metteva a disposizione col
suo granchio, estraendo tutti i chiodi che gli capitavano
a tiro. Qualche volta andava in garage e piantava chiodi
su met di una tavoletta di legno, solo per poterli
estrarre con il granchio. Era la cosa che pi gli piaceva
fare al mondo. Non  vero, professore?
A questo punto, Harvard Fernthrop si alza in piedi,
si sistema la giacca di tweed Brooks Brothers e il farfallino
e si schiarisce la voce per quella che promette di
essere una disquisizione sui meriti del martello a granchio
vendutogli da Bill di Bill's Hardware.
Diversi anni or sono... esordisce, poi si guarda
intorno e si rimette seduto. I commensali aspettano che
vada avanti, ma lui ha finito.
May gli d dei colpetti sulla mano.  molto bravo a
capire se qualcuno gli sta rivolgendo una domanda
dice. Tutti annuiscono comprensivi.
Q mi batte sulla mano e mi sussurra che forse
dovremmo aiutare Joan in cucina. Qualche minuto pi
tardi, mentre ci prepariamo a trasportare il piatto forte,
John Deveril fa il suo ingresso tempestoso. La qualit
insulsa degli invitati alle loro cene  da sempre un
punto dolente per lui.
Che scherzo  questo? chiede.  inammissibile.
Non ho mai visto una ciurma tanto eterogenea in tutta
la mia vita.
Che intendi, tesoro?
Hai messo insieme il terzo violinista imbufalito
della BSO, un tizio che fa il gigione e il direttore artistico
di un festival di danza. E comunque, cosa cazzo se ne fa
una compagnia di danza di un direttore artistico?
Si occupa delle luci e dei costumi.
Indossano delle calzamaglie.
Fa lo stesso.
E il professore? Che gli prende?
La sua mente ha perso lustro.
Ma capisce quando gli altri gli parlano?
Si. L'inizio di quel che dice ha sempre a che fare
con la conversazione che si sta tenendo. Se gli fai una
domanda, comincia a rispondere da una prospettiva
storica. Era un esperto di lettere classiche prima di
diventare uno studioso di politica. Ha tante cose interessanti
da dire. Il problema  che non riesce mai a finire.
Che cosa triste. Il suo caso  stato documentato sull'AMA Journal.
E chi  il vagabondo?
John si riferisce al tipo sovrappeso con la barba
incolta e i capelli scomposti e arruffati seduto all'altro
capo del tavolo. Non l'ho mai visto prima alle riunioni
di famiglia dei Deveril.  vestito in modo strano e gli
abiti sono cenciosi e lisi. John  cattivo come al solito,
ma in sua difesa bisogna dire che il tipo sembra proprio
un barbone.
Tristan Handy, vuoi dire? gli chiede Joan ridendo.
 quarto nella graduatoria mondiale di esperti di
Kierkegaard.
E chi lo sapeva che esistesse una graduatoria di
esperti di Kierkegaard? chiedo io senza rivolgermi a
nessuno in particolare.
Ce l'ha una casa? insiste John, ignorandomi.
Non in senso stretto. Fa avanti e indietro sull'Appalachian
Trail. Sta andando a svernare a sud lo
informa lei con un sorriso. Come uno splendido uccello migratore.
L'insolenza di Joan non fa che attizzare ulteriormente
il fuoco che arde in John. Questo perch insisti nel
voler passare l'estate e le vacanze qui le ringhia contro.
I Berkshires non sono un posto di serie A, come gli
Hamptons o Vineyard.
Ma si sta tanto bene...
Se vuoi che alle tue cene partecipino le persone
giuste, devi trovarti in posti di serie A.
Sono soddisfattissima delle persone che frequentano
le nostre cene.
Tu forse s, ma io no. Quando  stata l'ultima volta
che abbiamo ospitato una vera celebrit a casa nostra?
Be', c' stato Yo Yo Ma, lo sai.
Yo Yo Ma si  presentato una volta, vent'anni fa,
per recuperare la figlia che aveva bussato alla nostra
porta dopo aver forato con la bicicletta. E su questa storia
ci ricami da due decenni.
Gene Shalit  stato qui un sacco di volte.
Gene Shalit! esclama John sarcastico. L'anno scorso
per il Quattro luglio Barry Raymer ha avuto a cena
Tom Brokaw, David Boies e Don DeLillo.
Barry Raymer  amico di John Deveril dai tempi dell'universit
all'RP1 e banchiere d'affari di grande successo.
Il suo nome spunta spesso in casa Deveril, immancabilmente
invocato da John Deveril, in genere come
esempio di classe sopraffina. Nel suo repertorio spicca
un aneddoto ben noto, secondo cui dopo un incontro a
una festa di confraternita, Joan Deveril, all'epoca Joan
Payson, universitaria alla SUNY di Albany, sarebbe uscita
un paio di volte con Barry Raymer prima di mollarlo e dirottare sul futuro marito.
Barry Raymer dice lei, ancora giocosa. Tu sei ossessionato
da Barry Raymer.
Sono ossessionato dal fatto che avresti dovuto sposarlo.
John le sputa contro queste parole. Cos avresti
tirato lui verso il basso al posto mio.
Joan Deveril non reagisce a questa frecciata velenosa.
Invece, fa il suo ingresso in sala da pranzo tra gli
ooh e gli aah, portando il suo tacchino a pancia in su
con la glassa al miele e il ripieno di salsiccia andouille.
 chiaro, almeno ai miei occhi, che John e Joan hanno
perso la capacit di ferirsi a vicenda, come quella di
godere della reciproca compagnia. Si limitano a coesistere,
uniti solo dall'amore per Q, che  concreto, e dall'inerzia,
che  la forza pi concreta in assoluto.
Gli strali di John Deveril non riescono a trafiggere la
moglie ma impressionano me. Non posso fare a meno
di pensare ancora una volta che sia una persona cattiva
e odiosa.
Il pasto comincia con un turbine di mi-passi-quello,
chi-ne-vuole-ancora e
questa--la-cosa-migliore-che-abbia-mai-mangiato.
Quando il flusso iniziale di energia
si affievolisce e l'appetito si placa, la conversazione
torna a girare sulla politica e il mondo.
Il vero problema sono le corporazioni dice Myron
Haines. Le grandi imprese corporativizzano e spersonalizzano
tutto.
Tutti riconoscono che Myron, con il tono leggermente
pi mite e il riferimento specifico alle grandi imprese
invece che alle "istituzioni" in generale, sta cercando
di rientrare nel gruppo. I commensali rispondono concilianti,
accogliendo lo spunto offerto dalla sua idea.
Vero dice Shep Hemsley. Al Pillow  tutto sponsorizzato
dalle grandi imprese.
Herm Alouise concorda, annuendo con vigore. Di
recente ho letto che un gruppo di avvocati ha chiesto i
diritti d'autore sulla pausa dice, la bocca piena di sformato
di mais e funghi. I produttori sono costretti a pagare
cento dollari agli eredi di Harold Pinter ogni volta
che qualcuno smette di parlare durante una rappresentazione
teatrale.
Terribile commenta Shep Hemsley.
E per questa stagione stiamo allestendo Beckett.
Si leva un mormorio sgomento.
Non capisco come sia possibile dice Kristen Topper.
Vi pongo questa domanda: come fa un avvocato,
un costruttore o chicchessia a saltar fuori dettando le
regole del gioco? Cio, se Bill dicesse che non se ne
parla, se dicesse no e basta, che succederebbe? Chi
potrebbe costringerlo a vendere?
Il governo, per esempio interviene John Deveril.
Si chiama esproprio.
Ma il governo pu ricorrere all'esproprio solo se il
terreno  destinato a uso pubblico, giusto?
No. Il governo pu confiscare la terra, requisirla e
rivenderla a chi vuole, fintanto che il compratore paga
un prezzo equo alla persona cui il terreno  stato tolto.
Sfortunatamente, con l'orto di Q  andata proprio
cos. Il governo l'ha espropriato e venduto a un costruttore.
Tutti i commensali sanno della storia della chiusura
dell'oasi incantata di Q e restano in silenzio, fatta eccezione
per Herm Alouise, che continua imperterrito a
masticare rumorosamente.  un omaggio quasi silenzioso
a Q e a John Deveril, che ovviamente soffre le pene
note a tutti i genitori che vedono i figlioletti subire una
delusione. Padre e figlia si scambiano uno sguardo complice.
Negli occhi di Q leggo la fede assoluta nel padre.
Lui le sorride con calore, le massaggia la spalla e le sussurra
dolcemente: Ti voglio bene, ragazzina. Questo
le trasmette una consolazione evidente e concreta.
A me sale pian piano la pressione.
La domanda che vorrei tanto porre ai commensali
: perch le figlie nutrono una fiducia cos incrollabile
nei confronti dei padri? Il mio campo  la storia, che,
bench incapace di spiegare il fenomeno, ne fornisce
esempi stupefacenti, nessuno dei quali altrettanto
spettacolare e sconcertante di Lucrezia Borgia, figlia di
Rodrigo Borgia, pi noto come papa Alessandro VI. Si
nutrono fondati sospetti che Rodrigo abbia acquisito il
papato attraverso la simonia e che, una volta eletto
papa, abbia lordato gli uffici ecclesiastici con il nepotismo,
conducendo un'esistenza a tutti gli effetti secolare
e lussuriosa, ospitando tra le mura vaticane festini
selvaggi e dispendiosi dove l'incesto e gli avvelenamenti
erano all'ordine del giorno. Lasci che a crescere
Lucrezia fosse una cugina, intromettendosi nella sua
vita solo per organizzarle una serie di matrimoni, tutti
votati alle proprie ambizioni politiche. Quando l'unione
non sosteneva pi tali ambizioni, spesso faceva uccidere
il marito inopportuno, qualche volta durante
uno dei suoi infami intrallazzi, senza tener conto dei
sentimenti della figlia. Malgrado ci, alla sua morte
Lucrezia si abbandon a un pianto convulso e disse al
banditore: Era un padre devoto e dava delle feste
grandiose.
Persino i nazisti hanno delle figliolette che adorano i
loro pap. La figlia di Heinrich Himmler, Gudrun, oggi
sposata con un giornalista israeliano di nome Burwitz,
ricorda il padre con affetto. Indipendentemente da
tutto quel che si  detto, che si  scritto e che si scriver sul
mio paparino, lui rimane pur sempre mio padre, il
migliore che potessi avere. L'ho amato e lo amo ancora.
Myron Haines, tuttavia, pone un'altra domanda.
Qual  il senso dell'esproprio? Da dove diavolo salta
fuori?
A questo punto, Harvard Fernthrop si alza dalla
sedia, si sistema la giacca di tweed e il farfallino e si
schiarisce la voce. Diversi anni or sono... esordisce,
poi scruta la tavola e si risiede. May gli d dei colpetti
sulla mano.
Ben detto, caro osserva. Il professor Fernthrop si
mostra compiaciuto.
Ce l'hanno in tutto l'universo dice Herm Alouise,
come per fare il quadro. Ricordo di aver visto un notiziario
in cui si parlava di un certo Dent la cui casa 
stata espropriata per far posto a una tangenziale. Lui si
sdraia davanti ai bulldozer per impedire la demolizione
di casa sua, quando arriva un alieno e gli dice che
tutta la terra  stata confiscata e sta per essere demolita
per fare posto a una tangenziale iperspaziale.
Ma  Guida galattica per gli autostoppisti interviene
Shep Hemsley.
S, giusto conferma Alouise tra un morso e l'altro.
Adesso che ci penso, infatti, era una rappresentazione
teatrale, non un notiziario.
John Deveril sembra manifestare un disprezzo specifico
nei confronti di Herm Alouise, e mette a tacere la
stella del palcoscenico con un'occhiata assassina.
 un vero peccato, perch John Deveril avrebbe
molto da imparare dalla Guida galattica. Oltre a contenere
una ponderata querimonia sugli usi e gli abusi
dell'esproprio, il romanzo di Douglas Adams offre una
risposta risolutiva al senso della vita. Si tratta del prodotto
di un supercomputer chiamato Pensiero Profondo,
progettato da una razza di esseri iperintelligenti
e pandimensionali, che dopo sette milioni e mezzo di
anni di calcoli arriva alla conclusione: quarantadue. La
risposta soddisfa ragionevolmente gli alieni, che per
temono di aver posto la domanda sbagliata. Allo scopo
di formulare l'interrogazione ideale costruiscono un
secondo supercomputer, meglio noto col nome di pianeta
Terra. Si potrebbe osservare con ironia che il tempismo
della distruzione terrestre  particolarmente
inopportuno, perch quando i bulldozer l'abbattono, al
programma che gira da dieci milioni di anni mancano
solo cinque minuti per calcolare in modo risolutivo la
domanda.
Bench si tratti di un romanzo, gli aficionados di
Adams e i filosofi della domenica non fanno che speculare
sulla possibilit che l'autore avesse intuito qualcosa.
Che potesse aver trovato un significato nella rappresentazione
binaria della cifra, nel suo valore in punti
allo Scarabeo, nonch nella sua importanza per i monaci
tibetani. Per parte sua, Adams ha liquidato tutte
quelle elucubrazioni come insensate, dichiarando che
la cifra gli  venuta in mente mentre contemplava il
giardino dalla finestra di casa. Ma il valore della risposta
non  da sopravvalutare. Come per tutte le grandi
esplorazioni - e la vita non  altro che questo -  importante
avere un punto di partenza.
Tornando all'argomento esproprio, Kristen Topper
dice: Credo sia cominciato con gli inglesi. Fa appello
alla mia competenza.
Vero. Guglielmo il Conquistatore fece ricorso all'esproprio
per confiscare quasi tutte le terre agli inglesi.
Pi tardi, la Magna Carta impose alla corona di pagare
per le terre confiscate.
Myron Haines scuote vigorosamente il capo. Ma
non  quello che ho chiesto. Non voglio solo sapere
come  nato storicamente. Voglio sapere che senso ha
da un punto di vista politico. Perch se ne fa ancora uso?
Kristen Topper non ha niente da dire in merito e il
professor Fernthrop, che sta scolpendo un bassorilievo
del Partenone su una patata dolce, non pare incline a
rispondere. Uno dopo l'altro, gli invitati alla cena
abbassano lo sguardo sul loro piatto, come a significare
che non hanno chiarimenti da offrire, cos tocca a
John Deveril imbastire una linea difensiva.
Niente di pi ovvio. Si tratta del progresso. Il senso
sta nel progresso della societ.
La mia pressione sanguigna continua ad aumentare.
Mi figuro il cartone animato di un manometro in ebollizione
sul punto di esplodere.
Myron Haines posa la forchetta. Che cosa intendi,
John? Che cos' il progresso?
Il miglioramento della societ, non  ovvio?
Di certo non vorrai dire che radere al suolo il ferramenta
locale per far posto a dei condomini o distruggere
un orto urbano per edificare l'ennesimo grattacielo si
possa definire progresso?
No, certo. Ma il fatto che il governo qualche volta
agisca in modo inappropriato non significa che l'idea sia
sbagliata in s. Voi dimenticate tutte le cose che l'esproprio
ha reso possibili. Ogni autostrada, ponte e galleria
di questo paese  stato costruito grazie all'esproprio. E di
sicuro questo rappresenta il progresso.
Non saprei risponde Myron. Non mi pare tanto
ovvio che le autostrade e i ponti ci facciano vivere
meglio.
Che idiozia ritorce John, zittendo la tavola. Il silenzio
che ne risulta non  il prodotto di persone che non
hanno niente da dire. Io, per esempio, muoio dalla
voglia di cantarne quattro a John Deveril su come un
momento prima esprima comprensione nei confronti
della figlia e il successivo difenda l'esproprio. Sono sicuro
che anche gli altri abbiano le loro strenue convinzioni
in merito. Ma sfidare John Deveril, impresa formidabile
in ogni contesto, diventa eccessivamente scoraggiante
alla sua tavola. Immagino che gli altri invitati siano
ugualmente atterriti e per un attimo  come se John
Deveril li avesse sconfitti. Ma poi, tra l'enorme stupore
generale, Tristan Handy, fino a quel momento silenzioso,
raccoglie il testimone e mette in moto l'ultima catena
di eventi che cambier la mia vita per sempre.
...
.
...
Capitolo 12.
...
.
...
Tristan Handy sembra fuori dal tempo. Si alza, iniziando
ad arringare la tavola ed esprimendosi con
estrema padronanza. Tranne che per un dettaglio di
rilievo, indossa abiti da gentiluomo britannico: una
giacca a coda di rondine grigia, completa di bottoni
dorati e cravatta ascot. Il dettaglio sta nel fatto che a
quanto pare gli abiti non vengono lavati da diversi
anni. E forse il suo odore corporeo piuttosto forte 
direttamente collegato alla cosa. Quando si alza, un'onda
perniciosa si riversa sulla tavola, costringendo tutti
a posare il cibo, con la sola, notevole eccezione di Herm, palesemente irrefrenabile.
Non sono del tutto convinto della verit di ci che
afferma, cortese ospite dice Tristan Handy mentre si
passa la mano sui baffi ruvidi. Con il dovuto rispetto,
signor Deveril, non credo che si possa accantonare con
tanta facilit l'opinione del signor Haines. Il concetto di
progresso  basilarmente intrecciato con quello del
buon vivere, di quel che  bene e di quel che  male. Ma
esiste forse un sistema oggettivo per poter misurare la
qualit della vita? Possiamo dire qualcosa di veramente
oggettivo su un mondo con le autostrade e i ponti?
Ti fanno arrivare da un posto all'altro pi velocemente
dice John. Questo  oggettivo.
Tristan sorride. Vero, vero. Ma arrivare in un posto
pi velocemente si pu definire un fine in s? Sa, una
sera, pi o meno ventiquattro anni fa, stavo seguendo
Alice in televisione, quando mi  venuta una gran
voglia di Chick-fil-A. Ora, immagino cosa sta pensando.
Alice nel 1985 non valeva certo la pena. Mi permetto
di dissentire. Guarderei il signor Vie Taybak e il
signor Marvin Kaplan mentre installano una lavastoviglie,
se me lo permettessero. Sono due ottimi attori
comici. Ma questo non c'entra con la storia. La storia 
che volevo un Chick-fil-A e non esiste una simile struttura
a nord della linea Mason-Dixon. Cos ho chiamato
il mio agente di viaggio e ho cominciato a fare piani per
andare ad Atlanta. Perch se vuoi un Chick-fil-A, tanto
vale che risali all'originale e non a uno di quelli in franchising.
Tristan pronuncia l'ultima parola con particolare disprezzo.
Cos me ne stavo l al telefono prosegue, a prenotare
il volo sulla Eastern Airlines che all'epoca era la
linea aerea pi affidabile per gli spostamenti interni,
quando mi sono chiesto: e se andassi a piedi? La notte
 piacevole, mi sono detto. Una volta formulato il pensiero,
non ho perso un solo minuto. Non mi sono neanche
preoccupato di cambiarmi d'abito. Ho appeso il
telefono e mi sono avviato verso sud in panciotto e
scarpe PRO-Keds. Con mio stupore, dopo duemilacinquecento
chilometri, eccomi a Greenbier Mail, Atlanta,
Georgia, casa del pi grande lanciatore di knuckleball
di tutti i tempi: Phil Nierko. Prego, tenetevi pure il
vostro signor Hoyt Wilhelm.
Ebbene, che io possa marcire all'inferno se quello
non  stato il miglior panino che abbia mai mangiato in
vita mia. Punta il dito con enfasi. Se vi capita di andare
al Chick-fil-A, assicuratevi di avere il panino al pollo
originale, con il pane tostato e imburrato e le patatine
all'aceto, non uno di quei club sandwich o le strisce di
pollo. Dovete pretendere l'originale, che  assolutamente squisito.
Arriviamo al punto? chiede John, impaziente.
Cortese ospite, il punto non potrebbe essere pi
chiaro.  talmente chiaro che tra un attimo si stupir di
non esserci arrivato da solo. Quando riconsidero quell'avventura,
non  il panino, per quanto meraviglioso,
che ricordo con pi affetto. Quel che ricordo con pi
piacere  la camminata in s. Ricordo le cose a cui ho
pensato, i posti che ho visitato e, soprattutto, le persone
incontrate lungo la via. Molte di quelle persone,
come la sua cortese moglie, mi hanno accolto in casa e
insieme abbiamo costruito un affiatamento che ancora dura.
E il punto? insiste John.
Il punto  solo che spesso il viaggio vale pi del
luogo d'arrivo. E ne consegue che niente pu sostituire
l'interscambio tra umani. Bisogna riconoscere che il
lato negativo di tutta la libert di cui godiamo sta nello
smantellamento delle comunit. La televisione,
Internet, i viaggi facili hanno modificato il nostro modo
di collegarci nella societ.
Vero concorda Herm Alouise. Quasi pi nessuno va a teatro.
Gli incassi del Pillow sono in flessione da anni aggiunge Shep Hemsley.
Come quelli della BSO rincara Myron Haines.
Persino Joan Deveril interviene. Chi cucina pi? Si
esce a cena tutte le sere.  un'arte in via d'estinzione.
Di sicuro non qui dice Kristen Topper.
Grazie al cielo aggiunge Herm Alouise.
Tre urr per la cuoca propone Tristan Handy. Si
porta la mano all'altezza della testa, le fa compiere tre
evoluzioni in un gesto deferente e torna a sedersi.
Tutti acclamano e brindano, con la sola, vistosa eccezione
di John Deveril, che si rifiuta di sollevare il bicchiere.
Non la penserebbe cos se stesse tentando di
raggiungere un ospedale osserva. Dite quel che volete
sul declino del teatro, della danza e della cucina, ma
se aveste un infarto mostrereste tutta la vostra gratitudine
al cellulare che chiama il pronto intervento e alla
confisca di terreni da parte del governo che ha permesso
la costruzione dell'autostrada che vi corre in aiuto e
alle persone come me che progettano i grandi ospedali
moderni dove verr eseguita la vostra angioplastica.
Levo il calice a questo dice Herm Alouise, immerso
in una montagna di ripieno di salsiccia andouille di
Joan. Parte un altro brindisi, cui tutti partecipano, con
la sola, vistosa eccezione di Tristan Handy.
Quando la baldoria si placa, Kristen Topper chiede:
Non  d'accordo con questa osservazione, signor Handy?
Non proprio. Ma metterei in primo piano il fatto che
gli esseri umani sono irresistibilmente spinti a credere
che la vita consista nel progresso verso qualche ideale.
Prendiamo i cambiamenti della bottiglia della CocaCola.
Siamo inclini a dire che con il tempo sia evoluta in
meglio, progredita, se volete, verso un ideale artistico.
Ma a ben guardare si tratta solo di bottiglie diverse di
Coca-Cola. Le bottiglie non differiscono nel loro scopo. Il
loro merito estetico  solo un'opinione soggettiva. Nello
stesso termine "sviluppo"  insita un'idea artificiale di progresso.
Quindi lei non crede nell'evoluzione dice John Deveril sprezzante.
Ammetto che le creature cambiano risponde
Handy. Ammetto che si adattano allo stress ambientale,
ma respingo il concetto che tali adattamenti mirino
alla perfettibilit della specie. Nego l'idea di progresso
contenuta nel concetto evolutivo. Lo stesso Darwin
resistette al termine, come sapr. Non compare se non
nell'ultima pagina di L'origine delle specie.
Quindi gli esseri umani non sono migliori delle scimmie?
Ci piace pensarla in altro modo, ma non siamo
migliori delle creature che troviamo in un serraglio.
Che cos' un serraglio? sussurra John a Joan, talmente
sottovoce che solo i commensali pi vicini, Q e il sottoscritto, lo sentono.
Joan si protende. Vuole dire uno zoo sussurra di rimando.
Perch allora non dice "zoo" e basta?
Tristan non usa la lettera z.
E perch no, cazzo?
Dice che  un'inezia gli spiega in fretta Joan sottovoce.
E lui si preoccupa solo delle cose importanti.
Dimmi se questo non  un cazzo di serraglio sussurra
John. E dillo pure a lui.
E non d mai del tu rincara Joan.
John leva gli occhi al cielo e poi torna a concentrarsi
su Tristan Handy. Dunque lei afferma che l'uomo non
 migliore degli animali allo zoo.
Di sicuro non migliore in senso oggettivo. Gli esseri
umani si sono adattati meglio alla vita in determinati
contesti favorevoli. Sono migliori dei primati loro fratelli
in matematica e nell'aprire le lattine. Ma non rappresentano
un passo verso la perfettibilit della specie.
L'evolvere, se vogliamo, non ha alcun orientamento.
La discussione agita John Deveril. Non pu certo
negare che gli organismi si ingrandiscono e divengono
pi complessi con il tempo.
Lo nego fermamente. Alcuni organismi sono diventati
pi complessi. Ma gli eucarioti unicellulari non
sono cresciuti n sono divenuti pi complessi in eoni. E
se si parte dall'ameba lunga un millimetro, quale altro
orientamento si pu prendere, se non quello verso l'alto?
Consideri ad esempio il panino White Castle.
Cipolle appetitose. A proposito, ecco il vero fulcro del
suo fascino. Alcuni sostengono che si tratti del panino
che, badate bene,  ottimo, ma sono le cipolle a renderlo unico. Nessun altro fast food vi offre cipolle appena cotte.
A John Deveril sta salendo il sangue alla testa. Sembra
sul punto di esplodere.
Handy prosegue. Mettiamo che una nuova societ
acquisisca la gestione del White Castle. Qualche anno
dopo potremmo tornarci, trovare panini pi grandi e
dire che questo prova un certo progresso, ma che altro
dovremmo aspettarci? Di sicuro non possono rimpicciolire.
Il cambiamento ai nostri occhi va solo in un verso.
Be', di certo non pu negare che i cervelli stiano
diventando pi grandi e intelligenti. Questo prova senz'altro un progresso.
Di nuovo, solo alcuni cervelli si stanno ingrandendo
insiste Handy. Tanto per cominciare, non  detto
che un cervello pi grande agisca meglio. Prendete la
balena: cervello di mammifero enorme, ma non particolarmente
intelligente secondo i nostri canoni. Poi, i
cervelli spesso rimpiccioliscono in risposta agli stress
ambientali. Certi oranghi del Borneo stanno sviluppando
cervelli pi piccoli. L'homo floresiensis  quasi di
sicuro il discendente di esseri umani che avevano sviluppato cervelli pi piccoli.
Quindi lei afferma che tutto  casuale?
La fede nel progresso evolutivo, come la fede nel
libero arbitrio e in Dio,  una struttura che permette
agli esseri umani di evitare lo scoramento. Handy sottolinea
l'ultimo punto con un coscio di tacchino.
 in parte il modo in cui le persone attribuiscono
un significato alla vita prosegue. Ma si tratta di mere
illusioni. Come disse George Bernard Shaw, "Ogni progresso
dipende dall'uomo irragionevole. L'uomo ragionevole
si adatta al mondo. L'irragionevole insiste nel
tentare di adattare il mondo a s". Tacchino sublime
dichiara infine, spolpando l'osso.
La tesi di Handy spiazza gli invitati quanto il suo
odore, ma tutto sommato trovano quel che ha da dire
affascinante e di stimolo per la mente. Almeno per me
 cos. Le sue affermazioni hanno spedito il mio pensiero
letterario in una nuova direzione. Sono anche meravigliato
dalla finezza di Handy davanti al termine
"protozoo". John Deveril non ha colto o, se ha colto,
non ne  stato impressionato. Si  limitato ad arrabbiarsi
per la disquisizione di Handy, al punto da rischiare
l'aneurisma. Si sporge verso Joan e sussurra di nuovo:
Cos passo il Ringraziamento a sostenere una disputa con un barbone.
Dovresti essere pi preciso ribatte lei. Passi il
Ringraziamento a perdere una disputa con un barbone.
Ancora una volta, da una prospettiva storica, John
Deveril sbaglia a respingere il contributo dei barboni.
Nove insigniti del Grammy Award, sei vincitori di
Oscar e un premio Nobel sono stati senzatetto in un
qualche periodo della loro esistenza. Alcuni dei pi
grandi senzatetto scelgono volontariamente il loro
destino, come Siddharta Gautama, il Buddha, il quale
credeva che per raggiungere l'illuminazione si dovesse
condurre una vita ascetica. Alcuni, come Ges, Ella
Fitzgerald e Harry Houdini, sono perseguitati dal fato.
Ma tutti - come Charlie Chaplin, che dichiar che i suoi
giorni da povero avevano influenzato ognuno dei suoi
personaggi - sono usciti radicalmente trasformati da una simile esperienza.
Il poeta svedese Harry Martinson, il gi menzionato
vincitore del premio Nobel, considerava il periodo da
barbone come essenziale per la sua arte. Il suo capolavoro
 Anidra, un poema fantascientifico in cui
un'astronave con ottomila coloni a bordo, in fuga dal
velenoso pianeta Terra verso una nuova patria su
Marte, deve compiere una serie di manovre evasive per
evitare un asteroide. La nuova traiettoria allontana la
nave dal pianeta rosso e la spinge fuori dal sistema
solare, costringendo i rifugiati a vagare per sempre
nello spazio. L'epica spaziale, vecchia di cinquantanni,
da un certo punto di vista precorre l'invito all'azione
ambientale. Pi approfonditamente, parla di tempo e
senso. I componenti dell'equipaggio cercano di far passare
le giornate infinite in tutti i modi immaginabili:
osservando i fenomeni astronomici, organizzando
orge, recuperando i ricordi delle vite passate, conducendo
accertamenti scientifici, sperimentando un totalitarismo
brutale o, con sorprendente frequenza,
limitandosi a giocare con le monetine. In fin dei conti, per,
non riescono a far fronte al vuoto interiore ed esteriore
e tutti, inclusi i computer, si abbandonano alla disperazione.
Lo sconforto li travolge quando capiscono che
vent'anni di viaggio li hanno portati a pochissimi giorni
luce dalla Terra.
La poesia: Un anno luce  una tomba.
Il poeta: Non comprendi il tempo, non ci riuscirai
finch non avrai passato una notte senza un tetto sulle
sponde del Riddarfjarden.
Sul Riddarfjarden fa parecchio freddo.
Dopo qualche minuto di ruminazione, Shep Hemsley
dice: Ci ha presentato una serie di considerazioni interessanti,
signor Handy. Tesi quantomeno avvincente.
Grandioso borbotta John Deveril alla moglie nel
suo registro privato. Adesso ci si mette pure il tipo
gay.
Non  gay sussurra Joan. E anche se lo fosse non
farebbe differenza.
Mi prendi in giro?  il direttore artistico di una
compagnia di danza.
Comportati bene, John.
Si  servito sei volte la salsa di mirtilli.
Smettila. Perch questa conversazione ha tanta
importanza per te, comunque? John lancia un'occhiataccia
a Joan, poi si gira e si rivolge ai commensali a
voce alta. Siamo almeno d'accordo sul fatto che oggi la
vita sia pi felice?
Ecco una domanda pi articolata dice Tristan
Handy. La felicit, se non altro,  un criterio oggettivo
e misurabile.
Grazie fa John Deveril.
Ma non sono sicuro che oggi la vita sia pi felice.
Handy amplia il concetto.  ben vero che oggi viviamo
pi a lungo e arriviamo ovunque pi in fretta, ma
questo non significa necessariamente che siamo pi
felici. Siamo pi felici oggi di quanto lo eravamo, che
so, due, tre o cinquemila anni fa?
Penso che siamo felici di vivere pi a lungo dice
Kristen Topper tra mormorii d'intesa.
Si concorda Shep Hemsley. Qual era l'aspettativa
di vita nell'antica Grecia?
A questo punto, il professor Harvard Fernthrop si
alza, si raddrizza il farfallino ed esordisce: Diversi
anni or sono... poi guarda ogni invitato e torna a sedere.
May gli d dei colpetti sulla mano.
Ben detto, tesoro lo rassicura.
Mi getto nella mischia per la prima volta. Credo
che l'aspettativa di vita dei greci si aggirasse intorno ai
trentacinque anni. Gli ateniesi vivevano un po' di pi,
gli spartani un po' di meno. Ovviamente la previsione
variava di molto a seconda della condizione di benessere
e della classe sociale.
John Deveril dice: Pensavo che tu fossi esperto di
cose che potrebbero essere accadute, e non di quelle che
sono accadute davvero.  la prima volta che mi insulta
apertamente davanti a Q. Non capisco come mai il mio
intervento nella conversazione l'abbia infastidito tanto.
Immagino sia affetto da una generica dispepsia. Q non
sembra farci caso. Sta aiutando il professor Fernthrop a
costruire le metope sul lato est, in cui si raffigura la mitica
battaglia tra gli di dell'Olimpo e i Giganti.
Herm Alouise cerca di mettere pace spingendo
avanti la conversazione. Be', di sicuro  meglio vivere
fino a settantacinque anni, secondo la media attuale,
che fino a trentacinque.
Me lo chiedo pondera Handy.
Grandioso commenta John stizzito. Non si sforza
pi di nascondere l'impazienza nei confronti degli invitati
e di Handy in particolare. Adesso suppongo che
vorr farci credere che vivere pi a lungo non sia una
bella cosa.
Non nego che possa esserlo risponde Handy flemmatico.
Mi chiedo soltanto se lo sia in assoluto. Consideriamo
l'ipotesi opposta per un attimo. Sappiamo
che una vita pi longeva  teoricamente possibile, per
non stiamo qui a lamentarci perch non arriviamo a
cento o a centocinquant'anni. Inoltre, che cosa cambierebbe
nelle nostre vite se vivessimo pi a lungo? Dovremmo
ancora andare a scuola, scegliere una carriera e
lavorare. Dovremmo ancora aspettare in coda al banco
dei formaggi e stare fermi nel traffico. E la morte farebbe
comunque parte della nostra vita. Gli amici e i famigliari
morirebbero. Noi moriremmo. Si sposterebbero
solo i tempi.
May Fernthrop dice: Si tende a dimenticare l'aspetto
negativo di un'esistenza longeva. Pu essere una
benedizione, ma anche una maledizione. Dipende dalla
qualit della vita di ognuno di noi e in tal senso non esistono
garanzie. D qualche colpetto sulla mano del
marito. Il suo modellino sta riuscendo benissimo: le
patate dolci sono un sostrato davvero idoneo.
Molto bello, caro dice May
Vero dico io. C' un episodio di Ai confini della
realt in cui un tipo esprime il desiderio di immortalit
ma dimentica di chiedere la giovinezza, cos non fa
altro che continuare a invecchiare e ad ammalarsi,
senza morire mai. Per lui  una maledizione, non certo
una benedizione.
John Deveril mi lancia un'altra occhiataccia.
Neanche a dirlo, gli risulta del tutto inaccettabile che io
entri concretamente in un dibattito a meno che non sia
per spalleggiarlo, ma io sono imbaldanzito dalla sua
offesa di prima.
Esistono dei beni universali, signor Handy? chiede
Herm Alouise con deferenza.
Come possiamo definire il termine "universale"?
chiede Handy per tutta risposta. Poi d voce a un suo
pensiero e osserva: Supponiamo di limitarci alle cose
di cui abbiamo goduto per poi venirne privati. Se
siamo tutti concordi nell'affermare che quello specifico
oggetto o stato migliori la vita, chiameremo l'oggetto o
lo stato bene "universale". D'accordo?
D'accordo dice Herm.
Bene, allora, ecco la mia proposta: esiste un bene
universale che corrisponda al modo in cui l'abbiamo
definito?
Tutti gli invitati riflettono per un attimo, fatta eccezione
per John Deveril, che continua a seguire la conversazione
con palese sdegno.
Le scarpe dice Kristen Topper. Le scarpe comode
sono un bene universale.
Mormorii di approvazione.
Ben detto interviene Handy. Concordo. Che
altro?
L'acqua pulita dice May Fernthrop.
Touch.
Internet propone Shep Hemsley.
Assolutamente! esclama Handy. Esiste niente di
pi importante dell'essere informati?
John Deveril solleva lo sguardo dalla cena e ironizza:
Lei vive nei boschi, giusto? Nessuno gli presta
attenzione, e l'elenco di generi dalle virt indiscutibili
riprende.
Le penne a gel liquido azzarda Herm Alouise.
Il Teflon aggiunge Joan Deveril.
Le valigie con le rotelle dico io.
S! si esalta Tristan Handy. Il punto : perch ci 
voluto tanto? La societ aveva le valigie e le rotelle da
secoli. Perch nessuno ha pensato prima a metterle insieme?
Esatto! Mi sono sempre posto la stessa domanda
intervengo entusiasta, e da quel momento parte una
discussione vivace sulle possibili cause del considerevole
ritardo nello sviluppo del bagaglio a rotelle.
Forse i tessuti dovevano evolversi
Magari  un problema di brevetto.
 un bene da brevettare?
Oh, s, si pu brevettare di tutto.
Penso che le rotelle e i bagagli rientrino nel pubblico
dominio.
Ma non la loro combinazione.
Ah. Mi passeresti i mirtilli?
Sapete che cosa secondo me  un bene universale?
chiede John Deveril retoricamente, degnandosi di sollevare
nuovamente lo sguardo dal piatto.
Il silenzio. Penso che il silenzio sia un bene assoluto.
L'attenzione dei commensali torna a concentrarsi
sul cibo.
Myron Haines alla fine rompe il silenzio. Potete
tenervi le padelle di Teflon e le valigie alla moda. Per
quanto mi riguarda, io preferirei vivere nel diciassettesimo
secolo.
Vuol prendermi in giro? si stupisce John Deveril.
Non sono certo che esista il bene assoluto dice
Myron, ma le cose che avete elencato di certo non ne
sono degli esempi, sempre che ne esistano. Nessuno di
voi ha attestato il punto sostenuto in prima battuta da
Handy. La sola esistenza di beni di uso comune come le
valigie con le rotelle alimenta il consumismo. E ignorate
del tutto la frammentazione sociale dovuta ai cambiamenti
tecnologici. La televisione e le chat room Online
distruggono la comunit. Preferirei vivere quarantanni
in una vera comunit che settanta in una societ
frammentata e anomica.
Per quel che vale, mi tengo qualsiasi momento
della mia vita nel ventunesimo secolo dice Kristen
Topper.
Questo perch sei una serva del sistema la rintuzza
Myron, facendola accigliare.
Be', io non sono affatto un servo del sistema interviene
Shep Hemsley. Sono un umile direttore artistico,
ma mi trovo d'accordo con Kristen. Le carrozze tirate
dai cavalli sono romantiche e tutto il resto, ma la gente
si dimentica degli escrementi. Ho letto che l'odore della
Londra del diciannovesimo secolo si poteva sentire a
quindici chilometri di distanza.
John Deveril sibila sottovoce: Io potrei sentire
l'odore del barbone da trenta chilometri di distanza.
Concordo con Shep dice Herm Alouise. A mio
avviso i progressi in medicina tagliano la testa al toro.
Non so dove sarei finito senza la Citrosodina.
Io sentirei troppo la mancanza dei miei saponi
commenta May Fernthrop.
Gli altri approvano annuendo.
Joan Deveril chiede: E lei, signor Handy?
Handy si accarezza la barba con la mano. Le sono
grato, gentile ospite, di questa sua domanda. Questo
interrogativo rende il convivio assai pi stimolante e ne
sono molto felice. Ma non sono certo che un individuo
socialmente collocato possa rispondere oggettivamente
a una simile domanda.
Di grande aiuto borbotta John.
Il convincimento che la vita abbia un senso  radicato
nella psicologia umana. Abbiamo bisogno di credere
che le cose progrediscano verso una qualche visione
ideale del buon vivere. Si ferma un secondo. A
dire il vero, non credo che lo stato della societ comporti
delle disparit nel modo in cui si esperisce la vita. Per
sua natura, l'uomo non sar mai perfettamente soddisfatto.
E la causa di una simile inquietudine  insignificante.
La medicina non sar mai una panacea. Le malattie
continueranno a esistere. La morte continuer a
esistere, con la conseguente delusione. Tale  lo stato
dell'essere umano. Il progresso  un'illusione. Se non
fosse convinta che un giorno la vita migliorer, la gente
si scoraggerebbe.  un ottimismo necessario ma, com'
ovvio, in ultima analisi decisamente falso.
Un ragionamento deprimente che John Deveril non
vuole sentire. Irrompe nella conversazione con la forza
di un tornado. Che gran fesseria! strepita. Voialtri
volete veramente ascoltare queste stupidaggini? Cerca
di contenersi e continua: La vita non  perfetta, ma
sostenere che non c' differenza tra l'esistenza attuale e
quella di tremila o cinquecento anni fa  assurdo. E poi,
ha usato la lettera z!
Nient'affatto.
Quando ha detto "visione idealizzata".
Ho detto "visione ideale".
Il che fa ulteriormente arrabbiare John. Comunque
la metta, il concetto rimane idiota. Certo, esistono persone
dai gusti eclettici che preferirebbero vivere
nell'Inghilterra elisabettiana. Ma per ognuna di queste
persone, ne esistono mille che preferiscono essere nate
nell'America del ventunesimo secolo.
Dalla tavola si leva una serie di mormorii, mentre la
tesi di John Deveril viene dibattuta separatamente tra i
commensali. La cosa finisce quando Q apre la bocca per
la prima volta durante il pranzo.
Ha ragione mio padre dice in tono reciso. Tutti le
prestano grande attenzione mentre parla, in parte perch
ha evitato tanto a lungo di manifestare il suo punto
di vista, e in parte perch  la vittima pi recente del
fenomeno di cui si sta discutendo.
Mi occupo di orti. Tendo a idealizzare i giorni pi
banali come chiunque altro. Alcuni aspetti della societ
moderna sono deprecabili, ma  innegabile che tante
cose di cui abbiamo parlato stasera abbiano migliorato
la condizione umana. Tutto sommato, la vita di oggi 
la migliore possibile.
Ancora una volta rimango incantato dal sostegno
che Q offre a suo padre.  istintivo, assoluto e avvolto
nel mistero. Come si pu spiegare? E questa rimane la
domanda che mi piacerebbe porre ai commensali. Ma,
almeno per questo pranzo, il dibattito  concluso.
Tristan Handy  il primo a rispondere. Bene dice,
di sicuro  innegabile che questo sia il miglior Banchetto
di Gratitudine a memoria d'uomo.
A questo punto, Harvard Fernthrop si alza, si sistema
la giacca e il farfallino ed esordisce: Diversi anni or
sono... Annuisce graziosamente e torna a concentrarsi
sugli ultimi tocchi ai frontoni.
Si levano esclamazioni come: Vero, vero e: Mi ha
tolto le parole di bocca.
May d dei colpetti sulla mano del professor
Fernthrop e dice: Ben detto, caro. Il professore si mostra
compiaciuto e gli invitati tornano a consumare il
pranzo in pace.
Anni dopo, quando non far che ossessionarmi su
questo e su tutto il resto, ricorder quel momento e mi
chieder che cosa sarebbe successo se John Deveril
avesse lasciato cadere la cosa. Quella di Handy  una
gentile concessione. Deveril  stato rude e altezzoso,
ma Handy non si  mai abbassato al suo livello. Un
altro segno della sua intelligenza sta nel fatto che, invece,
ha spostato il dibattito ostile su un argomento fuori
discussione: l'ospitalit senza pari di Joan Deveril.
Non ho idea di quel che sarebbe accaduto se niente
avesse turbato la cordialit che aleggiava nella sala.
Non avevo dubbi su quel che andava fatto, ma mi ripugnava,
e cercavo ogni scusa per non agire. Sono sicuro
che non sarei stato capace di rovinare un momento
tanto gioviale. Non l'avrei fatto quella sera, e il giorno
dopo mi sarebbe risultato assai pi difficile. Se fosse
passato un altro giorno, e poi un altro ancora, lo slancio
che sosteneva la mia relazione con Q avrebbe acquistato
pi energia e l'inerzia, come ben sappiamo, pu
essere una forza potentissima. Forse alla fine me ne
sarei andato comunque, e forse invece no.
Sar tanto onesto da ammettere che non lo so per
certo. Una caratteristica tipica dell'arroganza maschile
sta nel dichiarare quel che si sarebbe fatto se le cose
fossero andate diversamente o come si sarebbe agito
trovandosi in una determinata situazione. Tutti crediamo
che quando la vita ci sottoporr la prova pi dura
sapremo comportarci coraggiosamente, ma a ben
guardare gli eroi sono rari. Per conto mio, quando ho
agito non  stato per un nobile motivo o con somma
oggettivit. Non sono sicuro di essermi mosso nel
modo migliore, ma so per certo che a spingermi  stata
la rabbia.
La scintilla, ovviamente,  John. Il sostegno offerto
da Q al suo punto di vista gli d coraggio. Tutti i commensali
ritengono che la conversazione sia conclusa,
ma lui riaccende la discussione e, quando lo fa, si percepisce
un tangibile senso di tedio. Lui per non si
lascia irretire:  John Deveril.
La mia bellissima figlia ha riassunto l'essenza della
questione esordisce. Il progresso  un concetto complicato.
Siamo tentati di tracciare una linea retta tra il punto
in cui siamo e quello in cui vogliamo essere, ma la vita
non funziona cos. Qualche volta facciamo dei passi
avanti e qualche volta indietro. Tuttavia, persino quando
compiamo quello sporadico passo indietro o quando le
persone a noi pi care, come la mia adorata figlia, cadono
vittime di simili arretramenti, non dobbiamo perdere
l'orientamento generale. Come Q, credo che l'orientamento
generale sia verso il cambiamento in positivo.
Potrebbero essere osservazioni ragionevoli. Ancora
una volta, non so. Penso che ad ascoltarlo con attenzione
siano in pochi, se non proprio nessuno. La tavola 
soverchiata dallo sforzo della conversazione e dall'incredulit
per il fatto che John abbia deciso di continuare.
Deveril vincer la disputa grazie alla sua implacabilit.
 evidente che l'ultima parola spetta solo e unicamente
a lui. Persino l'apparentemente instancabile
Tristan Handy ha gettato la spugna. Pilucca svogliato le
cipolle Vidalia al forno di Joan. Gli altri invitati forse
concordano o sono stanchi di quell'insopportabile,
pomposa esibizione o entrambe le cose. In ogni caso,
nessuno apre bocca.
A quel punto, la folgorazione.  cos che va con i
prepotenti. Si impongono sul mondo e lo rimodellano
secondo le loro esigenze. La verit, la civilt e l'onore
sono fastidi che non hanno bisogno di subire. Non
hanno l'obbligo di essere onesti con le figlie o gentili
con le mogli, n di sprecare neanche un solo complimento
per un pasto di straordinaria prelibatezza. Nessuno
chiede loro di rendere conto. L'universo si inchina
al loro volere.  a questo punto, in questo momento,
mentre John Deveril continua con la sua tiritera, che
traccio la mia linea di demarcazione.
Basta.
Dobbiamo determinare i fattori del cambiamento
sociale in modo pi sfumato insiste lui. Dobbiamo
identificare le forze che rendono la vita innegabilmente
migliore per tutti grazie al fatto che queste forze esistono,
e se dipingiamo la societ in modo troppo grossolano
rischiamo di tralasciare le cose ben fatte. Persino nei
regimi pi odiosi e repressivi si trovano uomini di
buona volont il cui lavoro va riconosciuto e approfondito.
Ecco perch  un errore scagliarsi senza riserve
contro il progressivo corporativismo americano. Dobbiamo
operare una distinzione tra le attivit responsabili
e quelle irresponsabili, tra compagnie come la mia,
che costruiscono in modo socialmente responsabile...
Parlo senza pensare: ... e quelle che distruggono.
Si concorda lui. Quelle che distruggono.
Come quelli che hanno raso al suolo l'amatissimo
orto di Q senza preoccuparsi minimamente.
S fa lui, salmodiando all'unisono. Come quelli
che hanno raso al suolo l'amatissimo orto di Q senza
preoccuparsi minimamente.
Come l'odiosa Deliver Corporation
Come l'odiosa Deliver Corporation... ripete lui
sovrappensiero.
Non sapevo che li conoscesse.
John Deveril barcolla, come fosse stato colpito da un
proiettile, ma non c' bisogno che io sottolinei il suo
errore. Se ne rende conto da solo prima ancora di concludere
la frase. E anche Q capisce al volo. Sussulta e
solleva lo sguardo dal pranzo appena toccato per fissarlo
su suo padre. Una volta scoperta l'identit della
Deliver Corporation, prima della sfortunata protesta,
ho passato le informazioni a Q. A sua volta, lei ha
comunicato l'identit dei cattivi soltanto a Ethel
Lipschultz. A meno che John non abbia avuto contatti
con Ethel Lipschultz, cosa quantomeno improbabile,
rimane solo una spiegazione del perch il nome gli sia
familiare.  la sua compagnia, come I-60 mi ha detto
ieri nel bosco sulle sponde dell'Hudson. Ed  inutile
che tenti di negarlo.
Mi dispiace farfuglia.
Lo sguardo con cui Q guarda suo padre  carico
d'odio, delusione e disgusto. Poi guarda me e questo
sguardo, se possibile,  peggiore dell'altro. Ai suoi
occhi, il mio tradimento  pi pesante, le ho strappato
ci in cui crede con tutta se stessa e non ho ottenuto
niente in cambio. L'orto  andato. Che senso ha quel che ho fatto?
Mi rendo conto in quel momento di averla perduta per sempre.
Intorno alla tavola, nessuno capisce bene quel che
sta accadendo, per risulta evidente che si tratta di una
cosa grave. Q si  alzata. John Deveril ciondola il capo.
Joan lancia un implacabile sguardo d'odio al marito. Il
silenzio  inquietante. Quando Tristan Handy parla,
persino io sono lieto che qualcosa, qualsiasi cosa, lo spezzi.
Come sar nel futuro cos' fu alla nascita dell'Uomo
dice con calma. Ci sono solo quattro cose certe da
quando cominci il Progresso Sociale. Che il Cane ritorna
al suo Vomito, la Scrofa ritorna al suo Fango, e il dito
fasciato dell'idiota Ustionato ritorna timoroso al Fuoco.
Lo guardo confuso.
Kipling sentenzia.
Ma sono solo tre cose mormoro io, ormai del tutto rassegnato.
...
.
...
LIBRO SECONDO.
...
.
...
OTTIMO.
...
.
...
Capitolo 13.
...
.
...
Il luned successivo al fatidico pranzo del Ringraziamento,
trasloco da Mercer Street. Q non me lo chiede,
ma capisco che se lo aspetta e mi affretto a trovare un
subaffitto dalle parti di Columbia, presso un collega in
anno sabbatico. Mi porto via solo l'essenziale. Pensare
a ulteriori dettagli  troppo doloroso.
Questa  una sofferenza vera, non ipotetica. Passo
una sera dopo l'altra a fissare il soffitto del mio monolocale
in Morningside Drive. Qualche volta mi alzo dal
letto e faccio lunghe passeggiate senza meta nel freddo.
Qualche volta scrivo lettere a Q, tomi di confessioni e
spiegazioni, solo per cestinarle la mattina. Qualche
volta indirizzo missive furibonde a I-60, ma al mattino
scarto anche quelle, in quanto palesemente inutili.
Niente mi  di aiuto. Rivisito i luoghi dei nostri appuntamenti:
l'Angelika, la rimessa per le barche di Central
Park, l'orto, ora cantiere, il minigolf comunista. Non c'
visione altrettanto penosa di un minigolf in inverno.
Tante volte apro il cellulare per chiamare Q; in un'occasione
arrivo a premere il tasto di chiamata veloce, poi
torno in me e chiudo il cellulare di scatto dopo il primo
squillo. Mi preoccupa che lei possa controllare il registro
e richiamare. Che cosa sarei in grado di dirle? L'unica
soluzione  cancellare il numero, cosa che faccio, come
se bastasse questo per eliminarlo, o eliminare lei, dalla
mia memoria. Un'altra volta arrivo a piedi fino al Lower
East Side e mi siedo in una sala da t di fronte al nostro
vecchio appartamento. Q non entra n esce, ed  meglio
cos. Non resisterei alla tentazione di correrle incontro.
Sulla lunga via del ritorno decido di rimettermi in sesto,
anche se non ho idea di come fare.
Col tempo, l'inerzia mi riporta alla routine di una
volta. Sono tornato nel vecchio quartiere che mi  familiare,
al gioved insegno e vado a correre seguendo i
soliti percorsi. Non mi sento normale, ma lentamente,
inesorabilmente,  la mia vita a farsi strada verso la
normalit. Per me, normalit significa ricerca e scrittura.
Presto, quasi mio malgrado, sono immerso in un
nuovo libro. Ipotizzo che perdermi nella vita di qualcun
altro per un po' possa farmi bene.
L'idea nasce durante una cena dal costo ragionevole
al Levy's Delicatessen con la mia agente, Janet Snarklee.
Tra knish e bibite, descrivo le tante idee che mi fioriscono
in testa. Il mio sogno  scrivere la storia del
ferro da sabbia. Spiego che il mercato offre enormi
potenzialit ai libri sul golf e che la storia del ferro da
sabbia, con la testa importante e la flangia prominente,
 un mezzo per parlare delle innovazioni tecnologiche
e della politica del ventesimo secolo, visto che, com'
noto, Eisenhower rimase assai frustrato per il suo gioco
dal bunker. A tale frustrazione si ascrive la sua strategia
della guerra fredda, soprattutto la politica del rischio
calcolato, concepita dopo che Krusciov era uscito da
una trappola di sabbia la primissima volta in cui aveva
giocato a golf sul campo che il segretario sovietico
aveva fatto costruire appositamente nel 1960 per la visita
di Eisenhower a Mosca.
Sar per il golf quello che Seabiscuit  stato per l'ippica
spiego, se in Seabiscuit si fosse parlato dell'evoluzione
delle briglie indossate dal cavallo invece che
del cavallo stesso.
Le biografie degli oggetti sono cos fuori moda...
replica lei.
E che ne dici dello sviluppo del legno ibrido? Il
gioco di Bill Clinton ne ha beneficiato parecchio.
Non sono convinta. Il golf  in declino.
Butto l la seconda idea che mi  venuta durante il
disastroso pranzo del Ringraziamento.  un altro racconto
alla "E se...?" che ha come sensazionale, ipotetico
inizio il successo delle ricerche sulla storia dell'anguilla
condotte da un giovane Sigmund Freud negli
anni di formazione alla facolt di medicina.
Janet ha un sussulto. Devi scrivere questa! esclama,
battendo il pugno sul tavolo. Perch non ne hai
parlato subito?
Ero preso dal ferro da sabbia. Inoltre, non vorrei
diventare autore di nicchia.
Bah. Prima diventa famoso, poi puoi spaziare.
Dopo il successo di La freccia spezzata del tempo sei lo
scrittore di romanzi controstorici.
Ha venduto 1550 copie.
Sei sulla strada giusta per diventare uno scrittore
di bestseller. Parti con Freud. Si occupa del conto, il
che mi fa un certo effetto.  da tanto che nessuno mi
paga la cena.
Il giorno dopo mi metto all'opera. All'inizio sono in
agitazione, ma l'entusiasmo della Snarklee mi d coraggio
e dopo qualche settimana di indagini comincio a credere
di avere una storia da raccontare. Il progetto acquista
spessore. Presto sono totalmente immerso nelle ricerche
preliminari su Freud, assorbito intellettualmente
ben oltre il punto di non ritorno. Arrivo persino ad
abbracciare la direzione presa dalla mia carriera, mi
figuro il romanzo su Freud come il primo di una pentalogia
antifattuale concentrata sull'Eurasia a cavallo tra la
fine del diciannovesimo e l'inizio del ventesimo secolo.
Il secondo libro della serie  un racconto salace in cui
un giovane Otto von Bismarck emigra in Inghilterra per
chiedere, con successo, la mano della nipote del duca di
Cleveland. Poi si mette a studiare Byron e la storia tedesca
non sar pi la stessa. Nel terzo, Robespierre si d
alla meditazione trascendentale, che fa miracoli per il
suo temperamento. Nel quarto, alla morte di Ptain
dovuta a una scaloppina andata a male, Gertrude Stein
diventa presidente della Francia di Vichy. Nell'ultimo,
Mohandas Gandhi diventa il pi grande giocatore di
cricket della sua generazione. Tutti si basano sulla realt
e, nella mia visione grandiosa, lo stile del mio romanzo
storico, ben fissato su solide ricerche, diventa altrettanto
distintivo della satira di Vonnegut o dell'impenetrabile
prosa moderna di Pynchon.
Freud aveva l'ossessione delle anguille.  cosa poco
risaputa. Tutti sanno della bellezza di sua madre, di
vent'anni pi giovane del padre. Molti sanno della sua
dipendenza dalla cocaina, della sua riluttanza a identificarsi
con l'ebraismo e della latenza omosessuale della
sua relazione con Wilhelm Fleiss. Quasi nessuno sa
delle anguille.
La fissazione cominci all'inizio del 1876, quando il
professor Carl Claus distacc Freud presso la stazione
di ricerca zoologica austriaca a Trieste, per individuare
i testicoli dell'anguilla, uno dei grandi enigmi della
scienza dell'epoca. Il mistero delle gonadi risaliva ad
Aristotele, che condusse le prime ricerche documentate
sulle anguille e arriv alla conclusione che fossero
lombrichi che crescevano nelle viscere del terreno
umido. L'affermazione non aveva molto senso, ma nessuno
riusc a provare che Aristotele aveva torto, cos
quella si trasform nella teoria per difetto, non lontana
dal modo in cui la gente  arrivata a credere che a causare
l'ulcera sia lo stress o che Dio esista.
Quello di chiarire le idee ad Aristotele divenne l'obiettivo
vitale del giovane Freud. Fu la sua missione
intellettuale e, come lui credeva, la strada verso l'immortalit
accademica. Freud lavorava senza posa. Nel periodo
triestino sezion un numero infinito di anguille, alla
ricerca dell'organo sessuale maschile. Al contempo, produsse
pi di quattrocento schizzi, tutti a matita, che
rimangono ancora oggi tra gli esempi pi squisiti del
metodo del microscopista.
Sigmund Freud trovava un significato in ogni cosa,
e se fosse stato disteso sul suo divano avrebbe senza
dubbio attribuito un significato simbolico al fervore
con cui studiava le anguille. La cosa non  da sottovalutare.
Gli antisemiti hanno spesso insidiosamente collegato
le anguille, gli ebrei e gli zingari, per via delle
origini misteriose e degli schemi migratori enigmatici.
E poi c' la loro struttura allungata e protuberante. Ma
le anguille ebbero anche una letterale, quanto sostanziale,
influenza sulla carriera di Freud, che rimase
intrappolato nella pi grande controversia scientifica
dei suoi giorni.
Su un versante del dibattito c'era Simon Syrski, ex
direttore del Museo di scienze naturali di Trieste, il
quale ipotizz che i lobi simili a petali appiattiti nell'intestino
dell'anguilla fossero a tutti gli effetti l'organo
sessuale maschile. Solo che non fu in grado di dimostrare
che quelle strutture producevano sperma. Sull'altro
versante si trovava il mentore di Freud, Carl
Claus. Claus, un darwinista convinto che aveva studiato
l'ermafroditismo negli animali, partiva dall'assunto
che le anguille fossero bisessuali, coerente con l'idea di
Darwin secondo cui l'uomo aveva origini ermafrodite
o androgine.
Freud credeva nel peso dell'evidenza sostenuto da
Syrski. E, a dire il vero, la sua ricerca arriv molto vicino
a descrivere con accuratezza l'organo sessuale
maschile nelle anguille. L'analisi istologica mostr che
le cellule dei lobi erano distinte dalle ovaie delle anguille,
e la forma e la disposizione di tali organi inducevano
a credere che fossero in grado di produrre spermatozoi.
Tuttavia, Freud pubblic i suoi risultati senza
abbandonare il paradigma dell'ermafroditismo. Nel
saggio temporeggi e tergivers, e alla fine dichiar:
Non si pu respingere l'opinione secondo cui l'organo
lobato  una modificazione dell'ovaio. Il saggio
"Osservazioni sulla configurazione e raffinata struttura
degli organi lobati delle anguille altrimenti descritti
come testicoli", pubblicato nel 1877, apparve negli Atti
dell'Accademia Imperiale delle Scienze e all'epoca fu
ritenuto lo studio definitivo sui testicoli delle anguille,
universalmente acclamato dal mondo accademico per
la completezza e per la qualit degli schizzi a matita,
ma considerato imperfetto per l'incapacit di gettare
una qualche luce sulla posizione delle gonadi.
Freud accus duramente il gran tonfo nella comunit
scientifica. Si era convinto che i testicoli d'anguilla
avrebbero gettato il seme (chiedo scusa) della sua brillante
carriera. Quando il saggio non gli procur la fama
in cui sperava e che si aspettava, il delusissimo Freud
decise di modificare corso di studi e carriera. Si allontan
da Claus e si schier al fianco del fisiologo Ernst
Wilhelm von Briicke, il cui concetto di psicodinamica,
l'idea che tutti gli organismi viventi siano sistemi energetici,
divenne un pilastro della psicoanalisi.
Ci si arrovella sul motivo per cui a Freud manc il
coraggio di classificare con decisione i testicoli. Perch
si tir indietro? Quale requisito fondamentale gli imped
di essere ci che desiderava? Si pu solo immaginare
quel che sarebbe accaduto se avesse avuto il coraggio
di dichiarare che la gonade era stata individuata,
confortando Syrski e confutando Aristotele.  indubbio
che sarebbe stato il trampolino di una carriera assai
diversa. Freud sarebbe stato lo scopritore del testicolo
d'anguilla, godendo della fama e delle occasioni offerte
dalla scoperta stessa.
Freud stesso offre un ottimo abbrivio per chi volesse
tentare di risolvere l'enigma. A partire dalla met del
1890, intorno ai quarant'anni, intraprese un lungo percorso
di autoanalisi che and avanti per almeno dieci
anni, se non fino alla morte. Nella prima parte di questo
processo, Freud riconobbe per la prima volta di provare
animosit nei confronti del padre, Jakob, e una certa
emozione sessuale nei confronti della madre, la seducente
Amalia. Tale esplorazione permea L'interpretazione
dei sogni, pubblicato nel 1899 e Psicopatologia della vita
quotidiana, uscito due anni dopo.
Durante le fasi pi intense di questo processo, Freud
si lament del fatto che il suo analista diceva pochissimo,
lasciando a lui il compito di parlare, e di non capire
dove un simile percorso l'avrebbe portato. Si lagn
anche delle parcelle, molto salate, anche se si fece un
punto d'onore di pagarle sempre con puntualit.
Mi rimane una sola riserva sul progetto. Mi chiedo se
sia appropriato per la mia carriera accademica. Bench
il dipartimento di storia della City University tenda
notoriamente a sinistra e sia di ampie vedute, ho la fastidiosa
sensazione di dover scrivere di cose realmente
accadute. Mi procuro un appuntamento con Hank
Snjdon, il direttore del dipartimento. Hank  l'autore
della biografia accreditata di P.G.T. Beauregard, bis-bis-
bis-bis-bisnipote di Lucrezia Borgia e brigadiere generale
della Confederazione, che condusse il Sud alla vittoria
dopo la prima battaglia di Bull Run.
La biografia di Beauregard , se possibile, il libro
meno interessante che abbia mai letto. Si tenderebbe a
incolparne l'autore, ma a mio avviso il problema sta nell'argomento:
Beauregard non  affatto coinvolgente.
Come se non bastasse, la vittoria a Bull Run fu un colpo
di fortuna. Beauregard non prese decisioni tattiche di
rilievo e in una fase critica della battaglia si ritir da una
posizione chiave, scambiando i suoi rinforzi per nuove
truppe dell'Unione. Una volta diventato generale, svilupp
un'inclinazione napoleonica per le strategie grandiose,
senza alcun riguardo per questioncine di poco
conto come la logistica, il controspionaggio e le forze
militari. Dopo la guerra pass al ramo ferroviario. Tanto
non basta per riempire un libro, e alla fine c' tutto un
capitolo dedicato alla sua passione per il formaggio, cui
indugiava profusamente prima della guerra. In particolare,
amava il Wensleydale.
A suo merito, bisogna dire che lo stesso Snjdon ritiene
che il libro sia un mattone. In particolare si rammarica
per il capitolo sul formaggio, ma aggiunge di non
aver avuto scelta: gli serviva del materiale. Aveva passato
sette anni a compiere ricerche sulla vita di
Beauregard e, visto che l'incarico dipendeva dal manoscritto,
non poteva certo dichiarare di aver fallito nell'indagine
per poi ricominciare da capo. Cos ha finito
il libro e l'ha pubblicato, raggiungendo il suo scopo. Ha
ottenuto l'incarico e adesso  il direttore del dipartimento.
Ma l'inadeguatezza del libro non ha mai permesso
a Snjdon di conquistare il posto che desiderava
nella comunit di studiosi della Guerra Civile. Sostiene
che il pi grande rimpianto della sua vita sia di non
essersi concentrato su Winfield Scott. Il pensiero lo perseguita,
e passa parecchie notti disteso nel letto a rimuginare
su come sarebbe potuta andare.
Hank mi piace. Il mio dipartimento sta attraversando
un brutto periodo e per lui non  una passeggiata.
Siamo nel mezzo di uno strenuo dibattito sull'opportunit
che la nostra proposta di base rispetto al contributo
del dipartimento al programma d'istruzione generale
della scuola riguardi la storia mondiale o la storia
globale. Probabilmente non sembra una questione di
grande rilievo, ma cos  l'accademia, e il dibattito ha
creato uno scisma incolmabile. Met del dipartimento
ha tolto il saluto all'altra met.
La situazione si fa spinosa quando due professori
quasi vengono alle mani nel bagno degli uomini. L'incapacit
di colpirsi a vicenda non dipende dalla mancanza
di risolutezza. Hef Angkot, ottuagenario studioso
del Peloponneso e ardente globalista, tira un gran
destro in direzione di Stig Neuborne, nonagenario
esperto dei Visigoti e fervente mondialista, o antiglobalista,
a seconda delle preferenze. Fortunatamente, la
borsite del professor Angkot impaccia il pugno, che
manca l'obiettivo e colpisce, invece della guancia di
Stig Neuborne, il dosatore di igienizzante per mani fissato
alla parete, diffondendo un fiume di schiuma
detergente. I professori emergono dal bagno illesi e
sicuramente pi puliti di prima del litigio, anche se
Neuborne sostiene di essere allergico al sapone igienizzante
e dichiara di averne un po' nell'occhio. Il professore
viene cerimoniosamente scortato in ospedale,
dove lo curano per eccessiva sterilizzazione e gli offrono
una benda di garza che indossa per i successivi due
mesi, fino a ridurla talmente in brandelli da non essere
pi ermetica o riconoscibile in quanto benda.
L'incidente non fa che alimentare le tensioni gi presenti
nel dipartimento.
 una brutta situazione, ma per una volta io sto
dalla parte giusta, cio nessuna, prima di tutto perch
il senso del dibattito mi sfugge. Ovviamente evito di
dichiararlo. La mia posizione pubblica  quella di aiutare
Hank Snjdon nei suoi sforzi di mediazione e nella
ricerca di un compromesso. Hank mi  grato per il
sostegno, cos quando vado a trovarlo per parlare della
mia situazione specifica non mi sorprende che mi offra
sostegno a sua volta.
Sto pensando di scrivere un libro su Freud esordisco.
Grandioso.
Il mio rinnovo quinquennale  alle porte, sono preoccupato
per l'incarico.
Perch? Freud piace a tutti.
 un altro romanzo su quello che sarebbe accaduto
se Freud avesse pubblicato le sue scoperte sui testicoli
delle anguille e fatto colpo sulla comunit scientifica.
Davvero Freud studiava i testicoli delle anguille?
Gi.
Hank scuote il capo. Non puoi inventarti una cosa
del genere. Pensa che analisi ne farebbe lui! Scoppiamo
a ridere entrambi.
Parlando seriamente dico quando smettiamo di
sghignazzare. Penso che sia un valido interrogativo
controstorico. Sono convinto che se Freud avesse avuto
successo con la sua ricerca sarebbe diventato un biologo.
In definitiva, credo che avrebbe modificato radicalmente
il concetto ormai diffuso di evoluzione.
Molto interessante. Perch mai Freud sarebbe arrivato
a una conclusione diversa rispetto agli altri?
Era del tutto acritico. Penso che fosse particolarmente
predisposto alla comprensione del vero messaggio
di Charles Darwin.
Cio?
Cio che l'evoluzione non ha scopo.
Hank si mette a ruminare sulla cosa, anche se forse
si tratta solo di una Mentos. Va pazzo per le caramelle
Mentos. Quando quelle alla cannella sono uscite di produzione
ha portato il lutto per settimane.
C' una cosa che mi lascia perplesso dice dopo un
po'. Se, come affermi tu, Freud ha trovato i testicoli dell'anguilla,
perch non ha pubblicato la sua scoperta?
Non lo so. Devo venirne a capo. O almeno offrire
alla sua vita la svolta plausibile che possa incoraggiarlo a pubblicare i veri risultati. Comunque, che te ne
pare dell'idea?
Mi pare buona.
Ma sar il mio secondo romanzo, e questo  un
dipartimento di storia.
Hank riflette un attimo.
Quello che scrivi avrebbe potuto essere vero, no?
S. Il concetto centrale  vero, ma il resto no.
Penso che la distinzione tra  e avrebbe potuto
essere sia generalmente sopravvalutata. Cos, con la
benedizione di Hank Snjdon, do fuoco alle polveri.
Comincio a scrivere dal giorno dopo.
Il processo creativo per me  un mistero. Come per
la fisica dello swing a golf, voglio capirne il meccanismo.
Mi accontenterei di percepire il momento critico
in cui si forma il germe dell'idea, ma sperimento raramente
anche questo. Qualche volta le idee mi vengono
mentre corro. Qualche volta mente mangio i cereali. Ho
concepito la scena finale di La freccia spezzata del
tempo - in cui William Henry Harrison drappeggia con
dolcezza un soprabito sulle spalle del suo amico e successore
Daniel Webster a met del discorso inaugurale
di quest'ultimo - subito dopo un sonnellino comatoso
durante il secondo atto del Don Giovanni. In genere
non so proprio dove e quando mi arrivano le idee, o
come. C' un tocco di magia.
Una volta, in un'intervista, ho sentito James Taylor
dire che lui non scrive canzoni, ma che si limita a sentirle
per primo. Io ho la stessa convinzione. In qualche
modo, nelle cinque ore che passo seduto a lavorare, le
parole appaiono sulla pagina, ancora assai rozze, ovviamente,
ma c' qualcosa dove prima non c'era niente.
Mi pare che il mio ruolo in questo miracolo creativo
sia quello di presentarmi alla scrivania, sedermi eretto
davanti al computer e restare alla larga dal mio cervello.In cambio, chiedo solo qualcosa da poter esibire alla
fine della giornata, una prova del progresso compiuto
che mi ripaghi dello sforzo.
Il mio programma quotidiano prevede la sveglia
presto, una colazione leggera e la scrittura dalle sette a
mezzogiorno. Ho scoperto che dopo pranzo sono praticamente
inservibile, cos tento di fare il pi possibile di
mattina. Al pomeriggio rispondo alle email, rivedo quel
che ho scritto la mattina e, al gioved, tengo il mio seminario
per matricole sulla storia culturale. Poi faccio una
corsa, ceno e me ne vado a letto presto per rifare lo stesso
il giorno dopo. Ripeto il tutto sette giorni su sette.
 un processo solitario. A tratti scrivere  eccitante:
qualche volta capita un'epifania. Ma perlopi  un
lavoro monotono e complicato. E questo  un periodo
particolarmente avvilente. L'entusiasmo per La freccia
spezzata del tempo  sfumato. Lonard Lopate non
telefona. Nessuno mi ferma per la strada per chiedermi
un autografo.
E, ovviamente, Q se n' andata.
Ogni scrittore (con l'illustre eccezione di Pynchon)
vive per il momento in cui viene sottratto al suo isolamento,
liberato dall'invisibile catena che lo lega al computer
e presentato al favore del mondo con il suo
acume tagliente e la sua analisi introspettiva del senso
della vita. Spero di poter godere ancora una volta di un
momento del genere, ma la realt ha decretato che una
simile gloria  lungi da venire. In quanto corridore,
considero la scrittura di un libro alla stregua di una
maratona. Sempre che la metafora calzi, io sono arrivato
al settimo chilometro e quelli ancora da fare mi gettano
nello sconforto.
Inoltre, la scelta di Freud come argomento implica
che il libro funge da memento quasi costante delle scelte
che ho compiuto nella vita. Freud rimase fieramente
solo nel periodo triestino. Pass ore e ore ad affaticarsi
davanti al microscopio e a perfezionare i suoi eleganti
schizzi a matita. Senza amici intorno, non faceva molta
vita sociale. La sera, una volta concluso il lavoro in
laboratorio, tornava a casa a piedi, consumava una cena
frugale e scriveva lettere a Gisela Fluss, la sua prima
fonte di attrazione romantica. Mi  fin troppo facile
tratteggiare la solitudine di Freud. A dire il vero, non
mi costa niente.
Ma, cosa assai fastidiosa, la domanda di Hank Snjdon
non trova risposta. Immerso nel progetto da sei
mesi, non riesco ancora a comprendere come un uomo
che sarebbe presto diventato la mente pi provocatoria
della sua generazione possa essersi sentito costretto a
compiere ogni passo possibile per dare una spinta alla
propria carriera, arrivando a modificare i risultati della
propria ricerca per sostenere le affermazioni del suo
mentore e benefattore. Se fu capace di una cosa simile,
che cosa gli infuse il coraggio di diventare una persona
del tutto diversa?
James Taylor dice che se non avesse fatto il musicista
sarebbe stato un itticoltore. Ma in verit si sarebbe
sentito perduto.
La risposta all'enigma di Freud mi arriva nel
momento pi inappropriato. Dopo sei mesi di temporeggiamento,
mi organizzo per andare a prendere le
poche cose rimaste da Q e chiudere la faccenda una
volta per tutte. Facciamo in modo che lei non sia in
casa. Mi avvio, trepidante e con un peso sul cuore, per
Q, con la grazia che la contraddistingue, mi facilita le
cose. Lascia una chiave al portiere e i miei effetti ben
ripiegati e sistemati in una pila. Mi fa trovare persino
un piccolo dono.
Q fa in modo che questo procedimento sia il meno
doloroso possibile, ma mentre indugio nell'appartamento
dove abbiamo condiviso il croccante alle arachidi
guardando Casablanca, dove abbiamo completato il cruciverba
della domenica con gli stuzzicadenti intinti nella
marmellata, dove abbiamo fatto gli angeli della neve in
un mucchio di zucchero sul parquet e fatto l'amore per
la prima volta, vengo travolto dall'emozione e dalla sensazione
che ci sia ancora una possibilit. In questo
momento mi viene voglia di buttare al vento i romanzi
controstorici su Freud l'evoluzionista e Gandhi il giocatore
di cricket, e anche la vera storia del ferro da sabbia.
Invece voglio scrivere poesia, versi sublimi degni di
Byron e Yeats, di quelli che fanno svenire le donne e placano
gli animi pi inquieti. Voglio aspettare che Q torni
a casa, voglio farla innamorare perdutamente, scappare
a Buenos Aires, ballare il tango fino a mezzanotte, poi
piantare le tende a Mar del Plata e vivere di banane e
rum, dimenticare John Deveril e i suoi grattacieli e non
tornare fino a quando non saremo due vecchietti.
Ovviamente tutto questo  impossibile, ma mi suggerisce
la risposta sul vuoto nella vita di Freud: a mancare
 l'amore. Perch di sicuro Freud non ama la Fluss.
Lei gli d poco sostegno e lui le affibbia l'epiteto di un
rettile. E quando pi avanti amer Martha Bemays, la
pallida e slanciata figlia di un mercante che diventer
sua moglie, persino all'imbranato pi insensibile salter
agli occhi che si tratter dell'amore di un ragazzo e
non di un uomo. Durante i cinque anni di fidanzamento,
lui fu divorato dalla gelosia, che si estese alla madre
e al fratello della Bernays.  cosa nota che Freud e la
Bernays non ebbero rapporti prima delle nozze. E il
matrimonio, bench riuscito quanto a longevit (alla
morte di Freud, nel 1939, erano sposati da pi di cinquantanni)
e prolificit (ebbero cinque figli, compresa
una che divenne famosa autonomamente come psicoanalista),
non gener una passione epica. La coppia
pass lunghi periodi senza sesso e, nell'ultima parte
della sua esistenza, almeno secondo Carl Jung, Freud
intrecci una relazione con la sorella di Martha, Minna,
praticamente identica a Martha. La congettura decisiva
sullo slancio che gli avrebbe fatto coraggiosamente
cambiare il corso della sua vita, : e se Freud si fosse
pazzamente, perdutamente innamorato?
Prendo il regalo di Q e mi chiudo la porta alle spalle,
con l'accortezza di lasciare tutto com'era, cosa di per
s impossibile. Torno a casa con i miei ricordi, una pera
e Freud innamorato a Trieste. Ho imboccato una direzione
ma non sono soddisfatto e, pi tardi, non sono
neanche sorpreso di trovare un altro messaggio da
parte mia nella buca della posta. Recita: NOBU. Venerd, ore 18,00.
...
.
...
Capitolo 14.
...
.
...
Trovare un tavolo da Jean-Georges  una sfida. Ottenerne
uno da Nobu di venerd sera  pressoch
impossibile. Ancora una volta faccio ricorso ai servigi
del mio grande amico Ard Koffman, e lui ancora una
volta mi esaudisce. Mi viene persino risparmiato lo
scambio di battute con il prenotatore.
Arrivo puntuale. Il mio io pi anziano  gi seduto
a un tavolo d'angolo vicino a una cascata, proprio dietro
a uno dei bamb da interni. Questa versione  pi
giovane della precedente. Si aggirer intorno ai cinquantacinque.
Gli anni con lui sono stati pi clementi
che con I-60. I-60 aveva due fossati sotto gli occhi tristi
e la pelle squamata. Si muoveva rigidamente, come se
un dolore gli appesantisse ogni gesto; persino un atto
semplice come tendere un braccio pareva provocargli
sofferenza. Questo me  pi agile.  anche pi in carne
e pare ben oliato. Quando si alza per accogliermi, il
movimento del braccio  flessuoso e disinvolto. Ha il
viso privo di rughe, quasi in modo innaturale, e per un
attimo mi chiedo in preda all'orrore se mi sono fatto
ritoccare un po'. Afferro la sua mano, la stringo e mi
siedo con notevole trepidazione.
Ehi mi apostrofa il vecchio me.
Ehi replico io, titubante. "Ehi"  un'espressione
che non appartiene al mio lessico.
Immagino ti stia chiedendo che ci faccio qui.
Il pensiero mi ha sfiorato, si. Quanti anni hai?
Cinquantacinque. Dal tuo punto di vista, quanto
tempo  trascorso dall'ultima visita?
Sei mesi.
I-55 scuote la testa. Non dimenticher mai quel
giorno a Rhinebeck dice malinconico.
Neanch'io.
Vorresti aver deciso diversamente?
Ogni giorno, ma che scelta avevo? E tu?
I-55 riflette un attimo poi scuote la testa. No, neanch'io
ho avuto scelta, immagino.
Quindi non hai rimpianti?
Non la metterei proprio in questi termini.
Arriva il cameriere. Ordino la cena a base di sushi e una Diet Coke con limone. I-55 ordina le ostriche Kumamoto con la salsa di cipolle Maui, i tacos di sashimi, una bottiglia di sak caldo, una Diet Coke con limetta e infine due spiedini kushiyaki di calamaro.
Due bevande?
Ho sete.
Due antipasti?
Cosa c' di pi stuzzicante di un antipasto? chiede
retoricamente I-55.  insito nel nome. Due antipasti
significano che la cena ti piacer il doppio. Inoltre
prosegue, non mangio qui da secoli. Se ho imparato
una cosa in questi anni,  a vivere alla giornata. Ho
intenzione di gustarmi al massimo questa cena.
Pensavo che viaggiare nel tempo togliesse l'appetito.
Chi diavolo te l'ha detto?
Tu.
Di sicuro mi confondi con qualcun altro.
Impossibile. Me lo hai detto durante la cena da
Jean-Georges. Non ricordi?
I-55 scoppia a ridere: una risata di cuore che non
riconosco come mia. Sale dai recessi del ventre, che lui
si tiene con entrambe le mani mentre si scatena sulla
sedia. La risata appartiene a un uomo grosso il doppio
ed  permeata dall'impalpabile quanto reale presunzione
che solo lui possa apprezzare l'ilarit di quel che tu,
il semplicione, hai appena detto.  la risata di un uomo
pomposo, che non riesco a identificare con una mia
estensione. La sua risata sbuffante si prolunga in modo
fastidioso e lui addirittura suda un po' nello sforzo, e si
tampona la fronte con il tovagliolo di lino. Sembra che
abbia finito, grazie al cielo, ma poi riprende, travolto da
una seconda ondata: un epilogo studiato e urticante,
una sua forzatura.
Finalmente la pianta.
Mi sfugge qualcosa dico io.
Non  colpa tua I-55 si asciuga la faccia un'altra volta. Tu sei programmato per pensare al tempo in modo sequenziale.
E questo  un problema?
Un limite, direi.
Cio?
Non ho nessun rapporto con l'uomo che ti ha spinto a lasciare Q. I-60, come lo chiamavi allora. Mi  del tutto estraneo.
Com' possibile? Avete praticamente la stessa et.
 evidente che ho detto la cosa sbagliata. I-55 comincia a tastarsi la faccia e a scrutarsi allo specchio a parete.
Davvero ho l'aria di un sessantenne? Ho solo cinquantacinque anni. Non te l'ho gi detto?  la pelle? Gli occhi?  colpa degli occhi, vero?
No cerco di rassicurarlo. Sei in splendida forma. A essere sincero, mi stavo giusto dicendo che spero di avere il tuo bell'aspetto quando arriver alla tua et.
Adesso invece ho detto la cosa giusta. I-55 si rilassa.
Grazie esala.
Intendevo dire che venite entrambi dal futuro, cos avevo dedotto che aveste qualcosa in comune.
I-55 recupera l'atteggiamento tronfio.  l'errore del post hoc ergo propter hoc.
In inglese, prego.
Solo perch un evento accade dopo un altro, non significa che a causarlo sia stato il primo. Devi smettere di pensare in successione. Hai una penna?
Gli offro la mia penna gel.
Vedi, quando I-60  tornato a trovarti aveva gi vissuto una vita basata sulla decisione di sposare Q e avere il figlio di cui ti ha parlato. Alla fine della sua visita, ti ha indirizzato su un sentiero del tutto diverso da quello che altrimenti avresti intrapreso.
D'accordo.
Proviamo in un altro modo. I-60, tu e io abbiamo fatto le stesse esperienze fino al momento in cui I-60 ha viaggiato a ritroso nel tempo. Da quel punto, le nostre strade si sono separate. I-60 ha vissuto una vita basata sulla scelta di sposare Q. Tu e io abbiamo vissuto in base alla nostra decisione di lasciare Q. Anche se io sono pi vecchio di te, non ho fatto le sue stesse esperienze. La mia vita a partire dal momento della sua visita  stata totalmente diversa dalla sua. Guarda mi esorta, disegnando sulla tovaglia.
La vita di I-60 si basava su una scelta che tu non hai fatto. Io sono te basato sulla scelta che invece hai fatto. Capisci?
A dire il vero, trovo che i sussidi visivi non mi siano di grande aiuto. Dovrebbe saperlo.
Io sono te, tutto qui. Questo lo capisci?
Credo.
Ecco perch devi fidarti di me.
Guardo il diagramma, che mi procura fastidio. Non credo stia bene scarabocchiare sulla tovaglia.
Questo  un ristorante molto raffinato.
A maggior ragione, non  il caso di scrivere sulla tovaglia.
Possono permetterselo. Inoltre, non devono far altro che lavarla.
Sicuro che l'inchiostro venga via? Io non credo proprio.
Certo che si. Poco tempo fa ho visto in televisione la pubblicit di uno smacchiatore che scioglie le macchie d'inchiostro al contatto.
Quando l'hai vista?
Tre sere fa, durante La strana coppia.
E questo  successo prima che viaggiassi a ritroso nel tempo o dopo?
Prima, credo.
Sei sicuro che questo smacchiatore sia gi stato inventato?
No. Adesso mi sento in colpa.
Leggo dalla sua espressione che  vero, e mi sento in colpa per averlo fatto sentire in colpa.
Danno ancora La strana coppia in televisione?
S.
E regge?
S.
Ottimo.
Il cameriere ritorna con le ostriche Kumamoto, i tacos di sashimi, il sak e la mia Diet Coke. Li dispone sul tavolo, nota il diagramma e si acciglia. Io guardo I-55 aspettandomi che si scusi, ma lui rimane in silenzio. Avverto l'urgenza di dire qualcosa, cos parlo.
Sono spiacente. Ci siamo fatti trasportare dalla foga della conversazione e abbiamo finito con lo scrivere sulla tovaglia.
Lo vedo.
Ci dispiace molto. Se non sar possibile pulirla, la pagheremo.
La tovaglia imbrattata non mi turba affatto, ma quella  la spiegazione pi goffa per la fallacia consequenziale che io abbia mai visto.
Se ne va. Io sono stupefatto.
Significa forse che il cameriere viene dal futuro?
Non necessariamente. Potrebbe essere un fisico teorico.
E fa il cameriere?
Siamo a New York osserva I-55. Probabilmente vuole fare l'attore. Mi acciglio.
Non  meno plausibile dell'ipotesi che venga dal futuro aggiunge.
Succede? torno a chiedere. Ci sono persone del futuro che vivono nel passato?
Intendi il presente?
Il mio presente, il loro passato.
Poche. Capita che restino invischiate nel passato.
Per via di un problema tecnologico?
No. I viaggi nel tempo sono sicuri.
Allora perch?
Qualche volta dimenticano di portarsi i soldi.
Sono in procinto di esplorare questa affermazione nel momento in cui I-55 assaggia un'ostrica Kumamoto. Sembra apprezzarla.
Quando ha cominciato a piacermi questa roba?
Proprio ora.
Prima non ti piaceva?
Prima non l'avevo mai provata.
Sono incredulo. Vuoi dire che hai ordinato un antipasto da trenta dollari senza sapere se ti sarebbe piaciuto?
I-55 sorride. Sai come si dice: cogli l'attimo.
Mi acciglio mentre I-55 mangia la seconda ostrica Kumamoto, che assapora. Sono deliziose. Dovresti provarne una. Ma si guarda bene dall'offrirmela.
La mia pazienza nei confronti di me stesso comincia a vacillare.
Perch sei qui? Che cosa vuoi?
Voglio un'altra ostrica Kamamoto.
Parlo sul serio.
Anch'io.  una delle cose pi appetitose che abbia mai mangiato. Perch non le abbiamo mai assaggiate?
Non posso parlare per te, ma a me non  mai piaciuta molto la loro consistenza.
I-55 si lecca le dita.
Grave errore. Non ho mai gustato niente del genere in vita mia.
Perch non le ordini nel tuo tempo?
No, no, no fa lui, scuotendo la testa. I frutti di mare non sono pi buoni, e poi costano tantissimo.
Si lecca ancora le dita. Fa ribrezzo.
Di sicuro non sei tornato solo per mangiare. Devi avere in mente qualcosa.
D'accordo, vuoi arrivare al sodo. I-55 si lecca la mano l'ultima volta, poi immerge il tovagliolo nel bicchiere dell'acqua e si ripulisce le dita. Quando ha finito, usa il tovagliolo per soffiarsi il naso. Dal suo punto di vista, questa deve essere la preparazione necessaria per una conversazione seria. Mi preoccupa che le mie maniere a tavola siano tanto degenerate.
Bene dice, al lavoro.
S.
 presto detto: devi sposare Minnie Zuckerman.
Un'affermazione che non ha lo stesso clamoroso impatto del divieto di I-60 di sposare Q. Q ovviamente, era l'amore della mia vita. Minnie Zuckerman  la segretaria di Hank Snjdon. A dire il vero, non le ho mai prestato molta attenzione.
Fino a oggi, la nostra interazione si  limitata quasi solo ai tediosi motteggi da ufficio. Minnie ha la sua postazione fuori dalla stanza di Hank, all'ingresso del dipartimento.  impossibile entrare o uscire senza passarle davanti. Alcuni dei professori di storia non la considerano neanche, ma io penso che a un essere umano si debba sempre un riconoscimento, cos ogni volta che le passo davanti mi premuro di dire qualcosa. Questo 
fonte di stress perch mi sento obbligato a un'osservazione
urbana e simpatica. Inoltre, ho deciso di non dire
mai due volte la stessa cosa nello stesso giorno.
Il primo e l'ultimo scambio della giornata sono facili.
Al mattino dico: Buongiorno, come sta? e quando
me ne vado a casa la sera dico: Buona serata! Per il
resto, invece, la cosa  impegnativa, soprattutto perch
con l'et ho sempre pi bisogno del bagno. Sento di
poter dire Come va? una volta al giorno, ma non di
pi. Quota che generalmente ho gi esaurito alle dieci
di mattina. In genere, passiamo il resto della mattinata
a parlare del pranzo.
Il crescendo parte presto. Intorno alle nove e mezzo
faccio il mio primo viaggio verso il bagno e dico una
cosa del tipo: Sta pensando al pranzo? a cui Minnie
in genere risponde: Sto cominciando.
Dopo un'ora circa, quando faccio il secondo viaggio,
chiedo qualcosa del tipo: Deciso niente? e Minnie
risponde: Ho preso una decisione.
Poi, intorno a mezzogiorno e mezzo, quando di solito
consumo il mio pranzo, passo davanti alla sua scrivania,
dove lei in genere sta mangiando, e faccio un
commento su quello che ha ordinato. Per esempio, se
ha ordinato una zuppa agropiccante e un involtino primavera,
uno dei suoi classici, butto l una cosa del tipo:
Oggi cinese, e annuisco in segno di approvazione.
Minnie in genere ricambia il sorriso, qualche volta fa
domande sul mio pranzo, esprime a sua volta approvazione e via di seguito.
Fino a questo momento non l'ho mai presa in seria
considerazione, certo non come oggetto di desiderio
sessuale o romantico, ma  una ragazza dolce e cortese,
e abbastanza attraente. La maggior parte delle volte si
veste in modo tradizionale e, tanto per dirne una, tende
un po' al topesco, cos non le risulta difficile mimetizzarsi
con le rifiniture di melamina grigia della sua
postazione di lavoro. Per mi ricordo che alla festa di
Natale del dipartimento di due anni fa indossava un
allegro maglioncino rosso che rivelava un allettante dcollet.
Ti riferisci alla segretaria di Hank, giusto? Tanto per capirci.
S. Hai l'aria stupita.
 solo che non la conosco affatto. Sembra abbastanza simpatica, ma non avrei mai pensato di poterla desiderare a trent'anni di distanza.
Venticinque.
Giusto, scusa. Inoltre, non avevo mai pensato di interessarle.
I-55 mi lancia un'occhiata scettica. Credo che tu la sappia pi lunga.
A dire il vero, un indizio del fatto di piacere a
Minnie l'ho avuto. Durante il giro promozionale per La
freccia spezzata del tempo, partecipo alla famosa serie
di Letture Anticonvenzionali di Tom Deer presso la
Casa del pesce e del criceto di Manalapan, in New
Jersey. Un posto che mi ispira diffidenza. Non vedo
come i pesciolini e i roditori possano trovare un mercato
comune. E mi interrogo anche sul valore promozionale
dell'evento, ma la mia agente torna a insistere sul fatto che  tutta pubblicit.
Manalapan  lontana dai sentieri battuti, e nessuno
dei miei amici partecipa, fatta eccezione per Minnie
Zuckerman, che vive a Oceanside, Long Island, a pi di
settanta chilometri di distanza, ma che "capita da quelle
parti". Minnie segue l'intero evento, compresi settantacinque
minuti di esibizione di Jamaican Butterfly, un
sedicente poeta dei Caraibi che si lancia in libere associazioni
suonando l'accordon. A un certo punto concatena
le parole "frivolo", "Chevrolet" e "legume" accompagnandole
con la melodia di Peter Gunn, che proprio
non armonizza con la fisarmonica.
Alla fine dell'evento vendiamo e firmiamo i libri.
Butterfly mi batte. Nove persone comprano le copie
autografate della raccolta Il tizio che va al negozio all'angolo
e dimentica il portafoglio, pubblicata di tasca sua.
Solo Minnie chiede a me di firmare La freccia spezzata
del tempo, il numero esiguo dei miei sostenitori  compensato
dall'entusiasmo. Minnie si profonde in lodi, mi
dice quanto ami il libro, arriva a individuare e citare i
passaggi preferiti. William Henry Harrison, dopo due
mandati come presidente, torna alla sua fattoria e distilleria
a North Bend, Ohio, e riceve la visita del suo grande
amico Daniel Webster, che ha appena concluso il suo
mandato presidenziale. Insieme brindano ai risultati
ottenuti dai Whig, incluso il famoso accordo che Webster
ha sancito con John Calhoun, il cosiddetto Compromesso
Globale, secondo il quale la schiavit al Sud sar
protetta per vent'anni in cambio dell'abolizione definitiva
al Nord e di certi diritti minerari nello Utah.
Minnie dice:  sconvolgente pensare che, se la storia
avesse preso una piega diversa, l'abolizione della
schiavit sarebbe stata lievemente procrastinata. E la
scena in cui Harrison e Webster sono alla fattoria  davvero
commovente. Sono molto compiaciuti di se stessi,
anche se, ovviamente, dal nostro punto di vista hanno
una visuale errata delle cose. Minnie cita a memoria il
passaggio fondamentale: "Questo whiskey  buono,
signor Harrison". "Buono davvero, signor Webster".
Ora che mi viene in mente, Minnie mi ha mandato
una scatola di cioccolatini a San Valentino, quattro anni
fa. Ripensandoci, se solo avessi deciso di prestare maggiore
attenzione al significato dei cioccolatini e a lei,
avrei potuto interpretarlo come un invito.
Arriva il piatto di portata, il sashimi per me, i
kushiyaki di calamaro per I-55. I kushiyaki sono dei
lunghi spiedini che trafiggono pesce, cipolle e ortaggi
vari. Sembra tutto buono, tranne il calamaro. Un cameriere
lo depone sul tavolo con una salsa ponzu. Non 
lo stesso che aveva preso l'ordine.
Dov' finito l'altro cameriere? chiedo.
Un fatto strano dice quello nuovo, il tipo  svanito nel nulla.
I-55 commenta: Immagino che non abbia retto la tensione.
Il nuovo cameriere fa spallucce e se ne va.
Niente di tutto ci preoccupa I-55 che, appena il
cameriere  fuori portata, comincia a spolpare il kushiyaki.
Mi stupisce che ti piaccia il calamaro osservo. Da quando?
Da adesso.  delizioso. Dovresti veramente provarlo.
Vuoi dire che hai ordinato un piatto da sessanta
dollari senza averlo mai assaggiato prima?
Sai come si dice riparte lui.
Certo borbotto. Cogli l'attimo.
Tutta questa faccenda dei viaggi nel tempo getta
nuova luce sul motto di I-55. Non sono un esperto di
fisica teorica, possiedo solo le conoscenze di base su
quark, muoni e tachioni. Ma non  forse ovvio che, se si
pu viaggiare da un punto all'altro del tempo, allora
ogni epoca corrisponde al presente?
Un certo fisico inglese, Julian Barbour, sostiene che
il tempo stesso sia un'illusione. Dice che quel che sperimentiamo
 reale, ma esiste solo per un istante,
durante il quale il tempo rimane letteralmente immobile.
La percezione dello scorrere del tempo, analogamente
al senso del movimento creato dalla successione
di fotogrammi che compongono una pellicola,  un'illusione
creata dalla mente umana. Ne consegue, dunque,
che i concetti familiari di continuit, direzione e
progresso sono altrettante invenzioni. Presumibilmente
sono tutti nati per caso e sopravvissuti perch hanno
offerto un vantaggio competitivo a coloro che li hanno
accolti. Non ci vuol molto a capire di che vantaggio si
tratti. Bisogna appropriarsi del concetto di tempo e dell'interazione
tra singoli momenti per sentirsi motivati a
fare progetti per il futuro (per estensione logica, a sua
volta un costrutto artificiale) e compiere azioni lungimiranti
di grande rilievo, come mettere i soldi in banca
e il pane nel tostapane.
Non circolano molti soldi in questo settore della fisica
teorica, cos Barbour ha passato quasi tutta la vita a
tradurre romanzi dall'inglese al russo. C' un pizzico
d'ironia nella scelta, visto che neanche nella traduzione
dall'inglese al russo circolano molti soldi. I libri americani
non godono di grande fortuna da quelle parti. A
dire il vero, Barbour non voleva finire nel giro accademico
del pubblica-o-muori, con le conferenze, i comitati
interminabili e i pessimi tramezzini. La cosa  in s
ironica perch i traduttori sono costretti a pubblicare o
a morire o, se non proprio a morire, a non guadagnare
con le traduzioni. Ma senza dubbio ci sono meno comitati
e si pu decidere di mangiare quel che si desidera
per pranzo.
Comunque, Barbour era un traduttore che si dedicava
alla fisica teorica nel tempo libero. Ha impiegato
trentasette anni a tradurre l'opera omnia di Charles
Dickens in russo, partendo nel 1966 con Barnaby
Rudge e proseguendo in ordine alfabetico per concludere
nel 2003 con Tempi difficili. Barbour ha rilasciato
poche interviste, anche se in questi ultimi anni ha
parlato al telefono con un giornalista del quotidiano
della Southern Illinois University, il Daily Egyptian. Il
colloquio  uscito sottoforma di domanda e risposta tra
un resoconto della partita femminile di lacrosse del
giorno prima (vinta dalle Salukis) e un'offerta sconto di
un dollaro per il pranzo speciale a base di formaggio
grigliato alla Carbondale Canteen. Il testo  riportato di
seguito:
D. Dottor Barbour, lei  sia un fisico teorico di rilievo
dei nostri tempi, sia il traduttore accreditato delle
opere di Dickens dall'inglese al russo.
(reazione negativa, vuoto)
D. Non vuole rispondere?
R. Non ho identificato la domanda.
D. Credo che fosse implicita.
R. Non credo che una domanda possa essere implicita.
La si pu fare o non fare.
D. Comunque sia, rispondere a un'affermazione interrogativa,
soprattutto durante un'intervista, sarebbe
a dir poco corretto.
R. Che cos' un'affermazione interrogativa?
D. Un'affermazione che richiede una risposta.
R. Cio una domanda?
D. No,  un concetto diverso.
R. Dunque, se ho capito bene, con la sua affermazione
lei mi sta chiedendo se  vero che io sono un fisico
teorico di rilievo dei nostri tempi e il traduttore
accreditato delle opere di Dickens dall'inglese al
russo?
D. Fondamentalmente si.
R. La risposta  no.
D.  vero che lei non crede al concetto di passato?
R. Credo che siano esistiti ed esisteranno dei momenti.
Tuttavia, la nozione della loro scansione seriale 
una leggenda.
D. Qual  il romanzo di Dickens che preferisce?
R. Il nostro comune amico.
D. Come mai?
R. Ritengo che i temi e il messaggio del libro siano universali
e il suo influsso straripante. Nicodemus
Boffin, l'avaro misantropo che deve la sua fortuna
alla spazzatura di Londra, ha ispirato sia il protagonista
di Quarto potere, sia Eugene Krabs, il tirchio
proprietario del Krusty Krab di SpongeBob.
D. Nientemeno.
R. Interpreter la sua come un'affermazione interrogativa
in cui mi chiede di fornire ulteriori prove dell'importanza
del libro. Eccole: John Irving ha affermato
che sar l'ultimo libro che legger prima di
morire, anche se non pu esserne certo.
D. Quanto ha impiegato a tradurre l'opera omnia di
Dickens?
R. Trentasette anni in tutto.
D. Si  mai scoraggiato?
R. No. Il tempo  volato.
Sei sicuro di quel che dici su Minnie? chiedo. Sai
che ha gli incisivi superiori storti?
Sono sicuro, si.  lei quella giusta.
Non Q?
Ovviamente Q  ineguagliabile, non la considero
neanche. Mi limito alle alternative realistiche.
E Minnie  la migliore tra queste?
Di gran lunga. So che per te  difficile da accettare,
ma  dolce e intelligente e ti  devota. So anche che non
ne arriver nessuna meglio di lei. Nessun'altra Q, sul
tuo cammino. Q  unica. Non ti innamorerai pi in quel
modo. Ma potresti amare Minnie, ti succeder presto.
Col tempo apprezzerai le sue doti migliori: la sua delicata
franchezza, la sua correttezza di fondo. Sono qui
per assicurarmi che questo tuo risveglio avvenga prima
che sia troppo tardi.
I-55 sorseggia la Diet Coke e poi assapora un altro
boccone di kushiyaki. A me pare disgustoso.
Ma Minnie non ha gi un ragazzo?
S, ecco perch mi trovo qui ora. Ho ragionevoli
motivi di credere che non sia un ostacolo. Se ti muoverai
in fretta, raggiungeremo l'obiettivo desiderato.
Resto colpito dalla strana scelta di parole.
Ne sei sicuro? Troncare una relazione  un passo
enorme.
I-55 posa il cibo e solleva lo sguardo dal piatto.
Finora, non  mai stato tanto serio. So che tutto questo
non ti  familiare. Hai trentun anni, sei giovane, non hai
la pi pallida idea di quel che significa essere vecchi.
Ma il tempo passa in un soffio. Schiocca le dita. In un
batter d'occhio sarai me, e allora riconsidererai la tua
vita con tutta la dose di rimpianto che merita. Perch
che cosa c' di pi triste di un vecchio che vive isolato?
Un uomo senza moglie n figli, nessuno che pianga la
sua dipartita. Nessun retaggio, niente che testimoni
della sua esistenza. Lui - io - non lascer neanche
un'orma nella sabbia.
Ha importanza lasciare un retaggio?  una
domanda che mi sono gi posto. Nel disegno delle
cose, a che cosa si riduce quel retaggio? In un altro batter
d'occhio verr dimenticato a sua volta.
I-55 scuote il capo. Non so se il retaggio abbia una
grande importanza. Ma non puoi nemmeno immaginare
il fardello schiacciante della mia solitudine.  tangibile
come un peso sul petto, instancabile come le maree
e, se non ti muovi in fretta, dovrai fartene carico. Non
avrai niente che possa testimoniare della tua esistenza.
L'avvento dei viaggi nel tempo peggiorer le cose.
Porterai l'ulteriore peso della consapevolezza dell'esistenza
di altri te che compiono all'infinito le stesse scelte
devastanti.
Sei tu a far s che gli altri me facciano queste scelte?
Non lo so. Non vedo come sia possibile. Ma so che
lo fanno e questo mi opprime il cuore.
E l'alternativa  migliore? Se l'uomo pu vivere
solo una vita  come se non vivesse affatto.
La consolazione di Kundera non ti risparmier le
notti insonni a fissare il soffitto del tuo monolocale di
Momingside Heights. Mi guarda dritto in faccia, con
intenzione. Lo capisci?
S rispondo solenne, e assolutamente convinto.
Perch  cos importante che io agisca proprio ora?
Tra due mesi il ragazzo di Minnie le chieder di
sposarlo. Devi impedire che accada. Altrimenti te ne
pentirai per il resto dei tuoi giorni.
A questo punto arriva il conto. Tentenno un attimo,
ma I-55 non fa neanche il gesto di prenderlo. Infilo la
carta di credito nella custodia del conto e, non per la
prima volta, mi passa per la mente che tutta questa faccenda
dei viaggi nel tempo  deplorevolmente costosa.
...
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...
Capitolo 15.
...
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...
Freud si risvegli piano, il sole nascente
che si riversava sul golfo di
Trieste. Nastasia de Vuona gli accarezz
la folta zazzera nera. Era stata una lunga,
instancabile notte. Quando lui apr
gli occhi, il suo cuore ancora si librava.
Amava quell'appartamento - niente pi
che una camera su via Giuseppe Mazzini,
proprio sopra la Gastronomia Soppressa -
che rappresentava tutto quel che gli piaceva
di Trieste. L passavano le notti insieme.
Freud paventava lo scadere sempre pi
vicino della relazione con Nastasia. Aveva
portato a termine la sua ricerca, non rimaneva
altro da fare che scrivere i risultati.
Nel giro di pochi giorni sarebbe
tornato a Vienna. In qualche modo, lei gli
aveva fatto dimenticare tutto questo.
Bench avessero fatto l'amore due volte
prima di addormentarsi, il tocco di Nastasia
lo eccit e lo riemp subito di
desiderio. Si avvolse in un lenzuolo e si
gir a guardarla. Era un miracolo. Il sole
del mattino la circondava di un'aura calda.
Con la sua liscia pelle olivastra e i
lunghi capelli intrecciati gli sembrava
l'incarnazione di Maria Maddalena, che,
non a caso, Freud aveva sempre considerato
il discepolo pi erotico.
Nastasia aveva il colorito sensuale e
corposo della maturit, niente a che fare
con il pallore terreo della Fraulein viennese,
Gisela Fluss, 1'ittiosaura, il primo
amore e, fino a pochi mesi prima, l'ossessione
di Freud. Ormai la Fluss era stata
relegata nei recessi pi nascosti della
memoria. L'unica volta in cui aveva pensato
a lei dall'incontro con Nastasia era
stato quando Eduard Silberstein l'aveva
menzionata in una lettera. Si era chiesto: Come ho fatto?
E poi, Trieste non aveva niente in comune
con Vienna. Era marzo inoltrato. A
Vienna sarebbe stato ancora inverno. Ma
l, nell'alto Adriatico, a un passo dal
confine con la Slovenia, la primavera era
gi arrivata. E non era una primavera qualunque,
ma una primavera scintillante e
magnifica che invitava alla rinascita.
Troppo bello per essere vero, come la stessa Nastasia.
Persino le circostanze del loro incontro
sembravano incredibili. Pura fortuna,
davvero. Ogni giorno, finito di lavorare
alla Stazione Zoologica Marina, Freud
faceva una lunga passeggiata. Le mani macchiate
del sangue bianco e rosso degli
animali marini che comprava alla pesca del
mattino, la mente intorpidita dalle dissezioni
e dai tediosi schizzi a matita,
Freud anelava a un contatto umano. In diverse
occasioni, si era lamentato con Silberstein
del fatto di vedere una gran
quantit di viscere di anguilla, ma quasi
niente della fisiologia dei triestini.
Qualche volta, Freud andava a passeggiare
nel Civico Orto Botanico, dove ammirava
la vasta collezione di semplici fiori di
loto. Altre volte costeggiava il castello
di Miramare e sedeva accanto a uno dei
quieti laghetti gemelli. Quel giorno, un
gradevole venerd, l'inverno che si ritraeva
nella memoria, Freud arriv alla
spiaggia, a piazza dell'Unit d'Italia. Gli
piaceva quella piazza. In particolare,
amava la Fontana dei Quattro Continenti,
edificata nel 1751 per rappresentare la
prosperit di Trieste, dovuta allo statuto
di porto franco sancito dall'imperatore
Carlo VI d'Asburgo e alla fioritura della
citt durante il regno di Maria Teresa
d'Austria, che gli succedette. La fontana
si componeva di quattro statue allegoriche
che richiamavano i tratti delle genti che
popolavano i quattro continenti conosciuti
allora: Europa, Asia, Africa e America.
Freud stava ammirando l'Asia, quando Nastasia
gli si avvicin da dietro.
 un continente meraviglioso disse.
Vero concord lui, voltandosi.
Sigmund Freud non era uno sciocco, soprattutto
quando si trattava di riconoscere la
bellezza, e riconobbe immediatamente il
dono che gli era stato elargito. L'istinto
prese il sopravvento e lui si studi di far colpo.
Mi pare che il signore laggi sia Jules
Verne disse, indicando un punto all'altro capo della piazza.
Penso che lei abbia ragione. Cosa lo porter da queste parti?
Credo stia scrivendo un romanzo.
Trascorre parte della sua vita qui, sa?
Non ne avevo idea.
Le piace Verne?
S, moltissimo.
Tutto ebbe inizio da quel momento. Andarono
a bere un espresso in un caff vicino
alla piazza. Lui le raccont la sua
missione: individuare i testicoli delle
anguille. Lei gli parl dell'Universit di
Trieste, dove studiava poesia, e del suo
sogno di diventare una poetessa. Parlava un
tedesco incerto, lui un misero italiano, ma
si capivano alla perfezione, soprattutto
quando non dicevano niente.
Per parte sua, Freud non riusciva a credere
che quella donna si sentisse attratta
da lui. Non si riteneva bello. Gisela Fluss
era l'unica donna che avesse mai manifestato
un vago interesse nei suoi confronti. La
qual cosa era alla base della fascinazione
di Freud per la Fluss. A dire il vero,
l'ittiosaura non era un granch. Il nomignolo
che Freud le aveva attribuito si
riferiva lontanamente al significato tedesco
del suo cognome, "fiume", ma l'ironia
non era del tutto casuale.
Indipendentemente da quel che Freud
pensava di se stesso, l'attrazione che
suscitava in Nastasia era sincera e, cosa
pi importante, motivata. A prescindere
dalle sue insicurezze, Freud era uno
schianto. Giovane e languido, aveva ereditato
i bei lineamenti della madre, Amalia,
che adorava incondizionatamente.
Aveva capelli neri e folti spazzolati
all'indietro e un accenno di baffi. A
Nastasia ricordava Enrico Caruso da giovane.
Fosse vissuta in un'altra epoca,
l'avrebbe paragonato a Johnny Depp. Ai
suoi occhi aveva un che di esotico.
Quella sera, dopo l'espresso e la conversazione,
Nastasia de Vuona inizi Sigmund
Freud al sesso. Con l'odore di salsiccia
che aleggiava nell'appartamento,
fecero l'amore in silenzio, immersi nella
luce calda della luna triestina. Poi, con
sommo piacere di Freud, si unirono una
seconda volta, in una posizione che fino
ad allora non aveva mai preso in considerazione,
e poi, cosa spettacolare, una
terza volta, con Nastasia che piegava il
corpo flessuoso in una posa che secondo
Freud era umanamente impossibile. Senza
dubbio, 1'ittiosaura non sarebbe stata
capace di contorcersi in quel modo.
Quando ebbero finito, Nastasia tenne in
grembo la testa di Freud, gli accarezz i
capelli e gli lesse Leopardi: A Silvia,
forse la sua composizione pi grande. Per
prima cosa Nastasia lesse la poesia, poi ne
spieg il significato. Giacomo Leopardi, a
dispetto del filosofeggiare e del senso di
angoscia - del nichilismo, se vogliamo -
non riusciva a reprimere lo spirito spumeggiante
e l'amore per la vita. Freud ascolt
la straordinaria poesia e la spiegazione
approfondita trattenendo il respiro,
poi, meraviglia, fecero ancora l'amore.
E fu solo l'inizio. Nastasia fu la via
di accesso a un mondo sensuale che Freud
aveva solo sognato. Diverse settimane
dopo, quando Nastasia, di sua libera iniziativa,
port la sua arrendevole amica
Angelica in camera da letto, Freud pens
che sarebbe impazzito d'estasi. E due settimane
dopo, quando port Robertino, il
macinatore diciannovenne che lavorava alla
Gastronomia Soppressa, con i bicipiti
tirati e gli avambracci nerboruti, Freud
non prov alcuna gelosia o insicurezza.
Anzi, con suo sommo stupore, ne fu stuzzicato.
Fu un viaggio di grande autoscoperta.
Possibile che fosse cominciato solo
otto settimane prima?
La notte scorsa non hai chiuso occhio
gli sussurr Nastasia, accarezzandogli la testa. Che succede?
Oggi dovrei sottoporre la mia scoperta a Claus.
Mi pare una bella cosa, no? Sar tanto
orgoglioso quando gli rivelerai di aver trovato i testicoli.
Non  cos semplice.
Nastasia si rese conto del suo profondo
turbamento, e gli accarezz la testa con
pi vigore. Un gesto che plac Freud, ma
al contempo lo eccit. Dovette fare ricorso
a tutto il suo autocontrollo per non
saltarle addosso. Il solo pensiero che
avrebbe potuto farlo senza andare incontro
a un rifiuto, che avrebbe potuto trovare
sollievo immediato, era una tentazione
quasi irresistibile. Tuttavia, almeno per
il momento, resistette.
Devi capire Claus.
Sbaglio, o con lui non ti sei mai sentito a tuo agio?
Non ne avevano mai parlato in modo
esplicito, ma era vero. Qualcosa di Claus
infastidiva Freud. Nei momenti di riflessione
solitaria, in un primo tempo Freud
si era chiesto se non avesse a che fare
con l'autorit. Ma Carl Bernhard Brhl, il
professore di anatomia comparata, aveva lo
stesso ruolo universitario di Claus e questo
non lo turbava affatto. Al contrario,
l'avvincente lezione di Brhl sul periodo
trascorso da Darwin a bordo del Beagle
aveva elettrizzato Freud affastellandogli
ipotesi nella mente.
La verit era che Freud disprezzava
Claus perch aveva la stessa et e in qualche
modo anche l'aspetto simile a quello
del suo fratellastro, Emmanuel, pi vecchio
della madre di Freud, Amalia, e che
lui detestava per motivi complessi, pi o
meno razionali. Brhl, d'altro canto, somigliava
molto a suo padre, cosa per lui tollerabile.
Freud fu molto impressionato dal fatto
che Nastasia riuscisse a discernere il suo
malessere senza che ne avessero parlato,
anche se, ovviamente, Nastasia non aveva
alcun bisogno di dimostrargli alcunch.
Per diverse ragioni, era eternamente e
irrevocabilmente in debito con lei.
Tuttavia non conferm la sua intuizione. A
dire il vero, riusciva a malapena ad ammettere
la verit a se stesso. Considerava
decisamente meschini i sentimenti che provava
nei confronti di Claus (e Emmanuel),
frutto di un comportamento infantile che
credeva o sperava di aver superato. Cos
lasci cadere la domanda di Nastasia e si
limit a dire: A Claus non piacer quel
che ho scoperto.
E cos'hai scoperto?
Durante le dissezioni, ho individuato
un organo lobato negli intestini dell'anguilla,
il lappenorgan. Il lappenorgan contiene
delle cellule che, per via della
forma, della disposizione e della proliferazione,
denotano la possibilit di produrre
spermatozoi. Non  una prova definitiva,
ma un forte indizio della presenza di testicoli.
E perch la cosa non piacerebbe a Claus?
 complicato.
Prova a spiegarmelo insistette lei,
accarezzandolo.
Prima di tutto, devi capire che sono
in debito con lui. Claus ha ricevuto l'incarico
di svecchiare il dipartimento di
zoologia dell'universit. Il distaccamento
di Trieste era parte del suo sforzo.
Avrebbe potuto assegnare a chiunque l'avamposto
marino, ma ha scelto me. Un grande onore.
E tu l'hai onorato impegnandoti senza posa in suo favore.
Comunque sia, la mia ricerca dipende da
troppe cose. C' un polacco, Syrski, che
afferma di aver trovato le gonadi delle
anguille. Purtroppo non  riuscito a individuare gli spermatozoi.
Cosa che tu hai fatto.
S, la mia scoperta conferma la teoria di Syrski.
E questo far arrabbiare Claus?
Gi.
Perch?
Freud sospir. Avrebbe preferito godersi
Nastasia che pensare al lavoro, ma quel
giorno fatidico si avvicinava sempre pi.
Sai niente di Darwin?
Ovvio. Chi non ha letto in grande Darwin?
, come si dice, di gran moda.
Vero. E, sai, Claus gli  devotissimo.
Ha basato la sua reputazione professionale
sull'assunto che la scoperta di Syrski
sia sbagliata. Claus ne  convinto, perch
l'"origine" dell'uomo  androgina o ermafrodita.
Tu per hai trovato i testicoli.
Esatto.
E credi che Darwin fosse in errore.
No, credo che Darwin sia il genio dei
nostri giorni.
E allora come te lo spieghi?
Credo che Claus abbia frainteso Darwin.
Dopotutto,  lui a essere convinto che
Syrski si sia sbagliato, non Darwin. Non
c' motivo di credere che discendiamo dagli
ermafroditi. La gente  convinta che Darwin
abbia suggerito che gli adattamenti siano
costanti e che abbiano una direzione, che
noi "evolviamo" dalle strutture organizzative
semplici a quelle complesse. Io sono
convinto che il vero significato di Darwin
sia che si possa procedere dal pi complesso
al meno complesso. Qualche volta le circostanze
richiedono l'elaborazione. Altre
volte si ha bisogno della semplicit. Le
creature si adattano a tutte le situazioni
in cui si trovano. Ecco il vero significato di Darwin.
Lei riflett un istante su quel che lui
aveva appena detto, lo assimil e poi disse:
I testicoli non sono il punto d'arrivo
dell'evoluzione. Sono solo una fase di passaggio.
Nastasia de Vuona era una donna davvero
notevole. S conferm lui, ammirato.
Ed esistono?
S.
Allora dillo lo incit lei, pragmatica
e diretta. Un atteggiamento ingenuo,
per quanto incisivo.
Devi capire spieg Freud, che Claus
si troverebbe in grave imbarazzo se il subalterno
che lui stesso ha scelto per
lavorare nel laboratorio di sua ideazione
dovesse contraddirlo.
Ma avresti la verit dalla tua parte.
Sarebbe una ben magra consolazione, di
fronte alla rovina della mia carriera.
Ed  per questo che non sei riuscito a
dormire?
Non solo. Credo che sarei in grado di
sopportare le conseguenze della pubblicazione
dei miei veri risultati, per quanto
atroci. Quel che non riesco a sopportare
 l'idea di lasciare te. Dopo la pubblicazione,
il mio lavoro qui sar concluso.
Se sminuir Claus, di certo lui non si
precipiter ad assistermi. Ti perder.
Nastasia de Vuona gli prese la testa tra
le mani e lo guard dritto negli occhi.
Sigmund, non mi perderai se non lo vorrai.
Ti amo e mi fido ciecamente di te, del
fatto che farai quel che  giusto e corretto.
Se rester al tuo fianco, ti offrir
tutto il sostegno e l'aiuto possibili.
Sono convinta che tu possa fare qualsiasi cosa.
Le sue parole, come lei stessa, erano
magiche. Mentre lei lo accarezzava, Freud
si sent sempre pi forte e convinto del
fatto che con Nastasia al suo fianco
avrebbe potuto fare qualsiasi cosa.
Al diavolo Claus, avrebbe pubblicato i testicoli.
...
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...
Capitolo 16.
...
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...
Il vero e proprio corteggiamento di Minnie Zuckerman
comincia con la fonduta. Il consiglio di I-55  meno
problematico e angoscioso di quello di I-60. Non credo
che I-55 mi abbia sollecitato a chiederle immediatamente
di sposarmi. Piuttosto, interpreto la sua visita come
un incoraggiamento a prestare pi attenzione a una persona
che potrei non aver notato. Immagino che se la
relazione sar destinata a funzionare, sempre che il concetto
di destino rimanga intatto, la cosa risulter evidente
dopo un paio di appuntamenti e la storia andr avanti
in modo naturale. Nell'immediato, il mio compito 
offrire a Minnie Zuckerman un' altra possibilit e chiederle di uscire.
Cos, dopo la visita di I-55, indugio pi a lungo alla
scrivania di Minnie. Se prima le chiedevo solo cosa prevedeva
di mangiare per pranzo e, nel pomeriggio, che
cosa aveva ordinato, adesso approfondisco l'argomento.
Chiedo com'era il pranzo. Indago sui condimenti e
sulla scelta del pane e, pi avanti nell'arco della giornata,
sul fatto che il pasto sia stato ben digerito. Un giorno
la trovo che mangia un panino al Wrstel di fegato e
ingaggio con lei un lungo scambio di battute sulla possibilit
che il Wrstel di fegato contenga veramente del fegato.
Sai, il Wrstel di fegato contiene fegato faccio io.
Nient'affatto ribatte lei.
S, invece.
No.
S.
Minnie Zuckerman si ferma un secondo a soppesare
la propria posizione, poi ribadisce: No.
Vado nel mio ufficio e stampo la voce di Wikipedia
che sancisce una volta per tutte come il Wrstel di fegato
contenga tra il dieci e il venti per cento di fegato di
maiale.
Santo cielo esala lei.
Dovresti evitare di mangiare gli organi.
Perch?
Sono molto grassi.
Mangio il wrstel di fegato solamente perch costa
poco.
E che cosa mangeresti se i soldi non fossero un ostacolo?
Fonduta.
Dovresti tenere un fornelletto e una pentola di coccio
sulla scrivania.
Ho solo risposto alla tua domanda.
Giusto. Perch la fonduta?
Mi pare un pranzo abbastanza strano e decadente.
Direi. Non hai mai mangiato la fonduta?
No.
Neanch'io.
Sul serio?
Sar il caso di andare a provarla insieme.
Sar il caso.
Non conosco bene Minnie Zuckerman, ma il suo
compiacimento mi salta agli occhi.
L'unico posto che offre la fonduta in citt, o l'unico
che riusciamo a scovare,  nel Port Authority, accanto al
bowling, al secondo piano sul lato dell'Ottava Avenue.
D'impulso, propongo prima una partita a bowling.
Sono vestita da fonduta obietta Minnie. Dovr
indossare scarpe in affitto e odio le scarpe in affitto.
Coraggio, sar divertente.
Minnie cede. Affittiamo le scarpe ben irrorate di disinfettante,
paghiamo per la partita e scegliamo le
bocce. Ci viene assegnata la pista numero 11 e l'undici
 il numero preferito di Minnie. Tutto molto piacevole
e vagamente romantico.
Minnie fa un primo tiro.
Buona parte del problema sta nel fatto che tira
troppo piano. Difficile quantificare la lentezza ma, per
dare un'idea, il ragazzino di nove anni nella pista alla
nostra sinistra tira una boccia contemporaneamente a
Minnie, la recupera e la tira di nuovo prima che il lancio
iniziale di Minnie raggiunga i birilli. Decisamente
troppo tempo perch una boccia rimanga sulla pista
senza che qualcosa vada storto. I suoi primi undici tiri
caracollano lungo la pista, beccheggiando da una
parte all'altra come ubriachi prima di finire nel canale.
La seconda boccia del sesto turno promette meglio.
Comincia con una traiettoria propizia, continua dritta
come una freccia e infine, dopo novanta secondi circa,
entra in contatto con il primo birillo. Sfortunatamente,
la spinta si esaurisce al momento dell'impatto e la
boccia rincula. Il birillo oscilla ma non cade. Chiamiamo
il tipo che ci aveva disinfettato le scarpe, il
quale emerge da dietro al bancone e recupera la boccia
di Minnie.
Dopodich, Minnie comincia a tirare con pi forza,
arrivando alla velocit di tre chilometri all'ora, cosa che
compromette la precisione, cos lancia sette bocce consecutive
fuori dalla pista. Tre finiscono direttamente nel
canale, senza sfiorare un solo listello di legno. Alla fine,
all'ultimo tentativo, Minnie trova il giusto equilibrio
tra potenza e precisione e intacca il birillo con forza sufficiente.
Quello traballa per un attimo, poi si accascia
con tutti gli onori. Colpire un solo birillo sarebbe una
disdetta per molti, ma Minnie  dotata di un ottimismo
indomito. Si mette a saltare di gioia e chiede quando
possiamo tornarci.
Presto dico io.
Sei bravo, tu dice lei. Centonovantacinque  un
gran punteggio. Centonovantacinque volte meglio del
mio.
Giocavo nella squadra di bowling del liceo.
Credo che la prossima volta capir meglio come
funziona.
Non  il genere di attivit che si apprende al volo.
Ma sicuramente sar pi brava.
Direi di s.
 questo che conta dichiara, sorridendo.
In Svizzera esistono circa centocinquanta tipi di formaggio,
ma sarebbe difficile dedurlo dal menu del
posto della fonduta. Tutto  a base di gruviera. La fonduta
aromatizzata  gruviera con pelati e vino. La fonduta
ai funghi  gruviera con i funghi. Quando vengono
utilizzati altri formaggi, in genere  in combinazione
con il gruviera. Il moiti-moiti (met e met), 
Vacherin con gruviera. Il Neuchteloise  Emmental
con gruviera. La fonduta della Svizzera centrale 
Emmental, Sbrinz e gruviera.
A me il gruviera piace, ma Minnie Zuckerman 
allergica. Lo scopro quando faccio un commento sull'onnipresenza
di questo formaggio.
Caspita! esclamo. gruviera dappertutto.
Che peccato fa lei, io sono allergica.
Il che mi sorprende perch ho visto pi volte Minnie
mangiare un panino al tacchino e formaggio per pranzo.
Inoltre, sono quasi certo che si trattasse di formaggio
svizzero. Mi pare improbabile che si possa essere
allergici al gruviera ma tollerare il formaggio svizzero,
che sono moderatamente sicuro sia in realt Emmental.
Il cameriere si mostra ancor pi dubbioso quando
Minnie gli spiega la sua situazione e chiede se il ristorante
serva altro oltre al gruviera.
Tutti i nostri piatti contengono formaggio dice lui.
 alla base della fonduta.
Non ho problemi con il formaggio in generale, solo
con il gruviera.
Ne dubito.
Non mi crede? Minnie- stupefatta.
Dubito che si possa arrivare a individuare un'allergia
a tal punto.
Nel mio caso per  cos.
Quindi lei  allergica al gruviera ma non allo Jarlsberg o al Gouda.
Esatto.
Il suo allergologo le ha fatto i test per centinaia di
tipi diversi di formaggio?
 un allergologo competente e molto scrupoloso.
Direi proprio.
Allora, mi pu aiutare?
Chieder al cuoco di preparare qualcosa con del
Vacherin Fribourgeois. Le va bene il Vacherin Fribourgeois?
S.
Devo comunque informarla che la fonduta contiene
tracce di arachidi.  allergica alle noccioline?
Solo alle Filbert. Usate le Filbert?
Vado a chiedere al cuoco, ma credo che lei non
corra rischi.
Minnie  un'amante della conversazione. Mi interroga
su dove e quando scrivo e su come mi vengono le
idee.
Come ti vengono le idee? chiede.
A caso. Cerco di tenere gli occhi e le orecchie ben
aperti. L'idea per il libro che sto scrivendo mi  venuta
l'anno scorso durante il pranzo del Ringraziamento.
Ho conosciuto un vagabondo studioso di Kierkegaard
che aveva opinioni molto interessanti sul progresso e
l'evoluzione. Avevo letto di Freud e delle anguille e mi
sono detto che quello era l'elemento che univa il tutto.
Ah fa lei.
Minnie conosce a menadito la mia opera, vale a dire
che oltre al mio capolavoro, il romanzo, ha letto il mio
articolo sul Critical Journal of Counter-Historical
Studies in cui riesaminavo la politica di Charles Lindbergh
e la verosimiglianza di una sua candidatura alla
presidenza con il partito repubblicano, ipotizzata in Il
complotto contro l'America. Nell'immancabile paragrafo
dell'articolo, "Consigli per ulteriori approfondimenti",
invito i controstorici a concentrarsi maggiormente
sulle potenziali ramificazioni della relazione di
Lindbergh con la modista tedesca Brigitte Hesshaimer
e su quel che sarebbe accaduto se i due si fossero
avventurati insieme nel nascente mercato delle galosce
artigianali. Minnie ha letto tutto con attenzione, in particolare
La freccia spezzata del tempo, come mi era
parso evidente dopo la lettura a Manalapan, e adesso
mi pone domande ragionate e puntuali sul libro.
Specificamente, di che natura era il rapporto di
Zachary Taylor con i tedeschi e quali erano le potenziali
implicazioni politiche?
Minnie si riferisce alla terza parte del libro, in cui
William Henry Harrison, poco prima dello scadere del
secondo mandato presidenziale, invia Zachary Taylor,
soprannominato "Vecchio rude e svelto", nonch eroe
della guerra tra Messico e Stati Uniti, a Baden, per
sostenere i liberali tedeschi nella rivoluzione del 1848.
Taylor deve sconfiggere Bismarck e von Wrangel cos
come ha sconfitto Santa Anna nella battaglia di Palo
Alto e poi, una volta per tutte, nella battaglia di Buena
Vista. Sfortuna vuole che Taylor mangi uno schnitzel
andato a male alla Heidelberg Wrsthaus, sviluppi una
grave forma di gastroenterite e muoia tre giorni dopo,
mandando all'aria i grandiosi progetti del presidente
Harrison.  un passaggio fondamentale del libro e mi
fa piacere che Minnie Zuckerman abbia deciso di parlarne.
Volevi alludere al fato e alla convergenza temporale?
Come mai me lo chiedi?
Perch nella realt Taylor fece uno spuntino a base
di latte e ciliegie e mor di gastroenterite.
Mi stupisce che tu lo sappia.
Anch'io sono una studiosa di storia.
Taylor mangi lo spuntino alla parata del Giorno
dell'Indipendenza. Sapevi che alcuni storici sospettano
che le ciliegie fossero state corrette all'arsenico in un
complotto per ucciderlo?
Affascinante commenta Minnie. Sembra autenticamente
stregata. Quindi mi stai dicendo che la sua
morte era inevitabile?
Scherzosamente, dichiaro: Forse aveva solo una
predisposizione per la gastroenterite.
Forse, ma non credo che volessi dire questo.
Il significato ultimo spetta al lettore.
Minnie rumina sul concetto e sul Fribourgeois che
pare gradire molto. Me ne offre un assaggio e io accetto,
immergendovi un pezzetto di pane. Per il mio palato
poco raffinato sa proprio di gruviera.
Al nostro secondo appuntamento, andiamo a visitare
la fabbrica di pane azzimo Streit, nel Lower East
Side. Anche questa scelta trae origine dalle chiacchiere
all'ora di pranzo.  la Pasqua ebraica e Minnie mangia
Wrstel di fegato con pane azzimo. Una volta esaurito
l'argomento Wrstel di fegato passiamo al pane azzimo,
ma in merito non ho molto da dire e mi trovo
costretto ad ammettere che non ho idea di dove e come
sia fatto. Minnie invece  ferrata e organizza un giro
della fabbrica per il giorno dopo.
Ci scorta Schmuleh Streit, che ci rivela di essere il
bis-bis-bisnipote di Aron, il quale fond il panificio
negli anni Venti. Schmuleh ha le peot, gli zizzit e la sensibilit
di un comico della Borscht Belt. Il giro ci costa
cinque dollari, dopodich Schmuleh dice:  l'ultimo
scambio di grano per oggi. Gli altri visitatori, all'incirca
una dozzina, ridacchiano, mentre io gemo tra me.
Ha saccheggiato parte del suo repertorio da Joe
Franklin. Sulla porta, dice: Signore e signori, preparatevi
alla pi grande esperienza di lievitazione della
vostra vita. Sghignazzano tutti e io, indignato, sussurro
a Minnie: L'ha rubata a Joe Franklin.
Shhh mi zittisce lei, chi lo conosce, quello l.
All'entrata della fabbrica, Schmuleh si d un gran
daffare per riprodurre una scena di Willy Wonka e la
fabbrica di cioccolato. Ci guida in una sala dove le
pareti si restringono progressivamente. In fondo, c'
una minuscola tastiera.
 una serratura musicale dice, tutto malizioso,
prima di suonare una melodia.
Rachmaninov? chiede un tipo alla moglie.
No risponde lei, Morton Feldman.
Poi la porta si apre - la paretina  una facciata - e il
forno ci compare davanti. Schmuleh Streit china il
capo, rovescia le braccia e dice, invitante: Signore e
signori, la fabbrica di pane azzimo.
Niente fiumi di cioccolato n Umpa Lumpa, solo
ebrei. Visitiamo le macchine per impastare il pane
(chiamate in modo deludente "macchine impastatrici"),
i forni e i contenitori in cui viene conservato il
pane. Lo shmurah  l'oro del pane azzimo. Viene controllato
dalla macina del frumento in farina alla cottura
nel forno, affinch neanche una goccia di umidit possa
violare il pane sacro. La vigilanza eterna  costosa e lo
shmurah va via a pi di quaranta dollari al chilo.
Facciamo la conoscenza del rabbino di guardia.
 entrata acqua, oggi, rabbino? gli chiedo, ma lui
non risponde. Sembra addormentato.
Tutto sommato, il giro  parecchio noioso.
Nel caff di Streit, io e Minnie facciamo il punto sull'esperienza
bevendo vino Kedem con falafel di farina
di pane azzimo.
Minnie dice: Guardare quel rabbino seduto davanti
al recipiente dell'impasto di pane azzimo  stato a dir
poco inquietante.
Perch? Fanno cos da secoli.
Il problema  proprio questo.  sconcertante pensare
che questo metodo sia sempre esistito e sempre esister.
Come mai la cosa ti turba?
 solo che mi pare che debba esserci un sistema
migliore.  deprimente pensare che il procedimento
non abbia subito nessun progresso in cinquemila anni e
che non cambier mai.
Annuisco. Posso comprendere.
Il Kedem ci sta dando alla testa e in qualche modo
finiamo a parlare delle nostre vite.
Non  da me ficcare il naso dice Minnie, ma non
eri sul punto di sposarti?
S. Ci siamo lasciati sei mesi fa.
Posso chiederti che cosa  successo?
Faccio una smorfia. Non andava, e basta.
Capisco.
E tu, non eri impegnata?
Si, ma l'ho lasciato.
Quando?
Giorni fa dice lei sorridendo, quando mi hai chiesto
di andare a mangiare la fonduta.
E perch mai?
Avevo la sensazione che stesse per accadere qualcosa
di meglio. Hai presente?
Immagino di s rispondo, ma non sono del tutto
convinto che sia vero.
La decisione di Minnie Zuckerman di lasciare il
ragazzo sulla base di due inviti tra fonduta e pane azzimo,
nessuno dei quali si potrebbe definire un appuntamento
galante, e nessuno dei quali si  concluso con
almeno un bacetto sulla guancia, dovrebbe generare in
me una certa preoccupazione. A dire il vero, ci sono
altri segnali d'allarme. Un giorno, dopo poco che
Minnie ha preso a fermarsi da me, la trovo intenta a
buttare via tutte le mie camicie eleganti. Molte sono in
cotone e poliestere, a cui lei  allergica. Questo spiega
l'epurazione delle camicie che non serve stirare, ma
non quella delle camicie di cotone fantasia. Quelle,
spiega Minnie, vengono immolate unicamente in nome
della moda.
Fosse solo per le camicie, passerebbe, ma Minnie pi
tardi ripete lo stesso procedimento con i pantaloni (
allergica alla lana pettinata), con i calzettoni (allergica
al nylon), con la mia scorta di t Earl Grey (allergica al
bergamotto) e con le mie cravatte (allergica a certi tipi
di seta e, cosa inconcepibile, alle righe rosse).
La sensibilit al nylon stermina alcuni improbabili
aggressori, inclusa la mia racchetta da tennis (sostituita
da una di legno vecchio stile con cui non potrei mai giocare
in pubblico), i lacci delle mie scarpe (sostituiti
dalla canapa; un tocco inaspettatamente elegante) e il
mio spazzolino da denti. In un'altra fase della vita
potrei trovare un simile comportamento importuno se
non opprimente, ma nello stato attuale la sua dedizione
mi diverte, mi fa quasi piacere. Molti dei rimpiazzi
sono superiori ai prodotti originali. Tutto sommato, il
mio guardaroba si  fatto pi bello e moderno. Avevo
dimenticato la comodit dei calzettoni di cotone. E
adoro senza riserve il mio spazzolino da denti tutto
naturale, con l'impugnatura d'osso e le setole di cinghiale
siberiano. Di punto in bianco, lavarmi i denti mi
provoca un certo fremito.
Da adesso in poi le cose si evolvono in fretta, anche
se io ho un ruolo ben poco (per niente) attivo in questa
evoluzione. Un giorno Minnie mi circonda con il braccio
davanti a Hank Snjdon e cos diventiamo una coppia
a tutti gli effetti. Hank pone diverse domande, tra
cui quando abbiamo cominciato a frequentarci. Minnie
risponde facendo risalire l'inizio della nostra relazione
all'uscita a caccia di fonduta. Hank sembra approvare
con sincerit, il suo affetto per Minnie  evidente.
Quello per me, tuttavia, non lo  affatto. Scherzosamente
mi abbraccia e dice: Adesso vedi di non spezzare
il cuore all'unica segretaria valida che abbia mai
avuto. Non crescono sugli alberi, sai? Tutti ridono,
tranne me.
Presto Minnie dichiara che mantenere due case
separate non ci conviene dal punto di vista economico,
visto che passiamo tanto tempo insieme. Il mio subaffitto
scade tra pochi mesi e, inoltre, Williamsburgh mi
piacer pi di Morningside Heights. Mi confessa di
aver messo via di nascosto alcuni dei miei libri e delle
camicie eleganti e di aver preso accordi con un traslocatore
per inscatolare e spostare il resto delle mie cose.
Io non devo fare altro che svolgere un breve elenco di
compiti scritto a macchina, tra cui spicca la restituzione
del decoder alla Time Warner ma non la comunicazione
di cambio di indirizzo all'ufficio postale, cosa cui ha
gi provveduto lei online.
Il trasloco avverr di domenica, e posso anche andare
a giocare a golf, cosa che spesso faccio quel giorno,
sempre che mi trovi a casa sua a Williamsburgh per le
dieci. Non molto pratico. Considerato che vado al campo
in metropolitana, il suo programma mi concede giusto
il tempo per andare e tornare, senza darmi quello
per giocare. Perci il giorno in cui andiamo a vivere
insieme non gioco a golf, ma provo gratitudine per lo
sforzo organizzativo compiuto da Minnie.
Diversi mesi dopo, Minnie dichiara di aver fatto
alcune verifiche sulle nostre dichiarazioni dei redditi e
di aver stabilito che ci converrebbe presentarle congiuntamente
e non separatamente. Confessa di aver
anche prelevato un piccolo campione del mio sangue,
di averlo fatto esaminare e di aver stabilito che possiamo
avere figli senza correre il rischio dei disordini
genetici cui vanno spesso incontro gli ebrei aschenaziti.
Ha fissato un appuntamento con il rabbino per sposarci
tra due settimane. Ha ordinato una ketubah e confida
che arriver per tempo. Il ricevimento potr aspettare
fino all'estate prossima, dice, anche se ha gi visitato
qualche salone, giungendo alla conclusione che dovremmo
fare la festa di marted sera, cosa che ci far
risparmiare parecchio.
Minnie mette Hank Snjdon e poche decine di prescelti
a parte dei suoi progetti su noi due e, prima che
io me ne renda conto, siamo praticamente fidanzati e
sul punto di sposarci. Comprendo bene come tale procedura
non sia l'ideale. La consuetudine di chiedere
all'altro mi vuoi sposare? presenta il vantaggio della
certezza che l'altro voglia effettivamente sposarsi. Ma
dire di no adesso sarebbe complicato. La facolt di cui
fa parte il dipartimento ci invia regali, molti dei quali
comprati in saldo, quindi non restituibili. Comunque, a
dire il vero, io sono contento dei risultati. Gradisco le
attenzioni di Minnie. Fa piacere sentirsi desiderati e i
benefici tangibili sono innegabili. Grazie al suo appoggio,
che prevede anche un'ampia fornitura di cartucce
d'inchiostro e caff caldo, la mia produttivit  alle stelle.
Il futuro di Freud, quasi del tutto inventato, si dipana
in fretta.  sul punto di diventare un naturalista
vagabondo e un reinterprete critico dell'eredit di
Darwin. Soprattutto, questa relazione riempie, almeno
in parte, il vuoto abissale lasciato da Q.
Tuttavia, malgrado l'incoraggiante evoluzione del
mio romanzo e l'agio di questa nuova storia, non sono
affatto stupito di trovare un messaggio sulla scrivania
nel mio ufficio. Arriva una settimana prima del giorno
in cui io e Minnie dovremmo presentarci davanti al
rabbino Pincus. Pranzo dice con la mia scrittura, domani alle dodici e trenta. Le Piste.
...
.
...
Capitolo 17.
...
.
...
Rimango senza parole quando I-50 mi rivela la sua
et. Il suo viaggio nel tempo precede di dieci anni quello delle due versioni del sottoscritto che lo hanno preceduto,
ma ha l'aria di star peggio. Ha due cerchi scuri
sotto gli occhi profondamente tristi e ha messo su almeno
trentacinque chili. Faccio fatica a riconoscermi in lui.
 come se fossi stato inglobato da un'altra persona. C'
pelle floscia ovunque: sotto gli occhi, sulle guance, sul
doppio e triplo mento.
Non mi ha aspettato per cominciare a mangiare.
Sono puntuale, ma lui ha gi ordinato due antipasti:
lumache selvatiche della Borgogna con gnocchi al gorgonzola
e animelle di vitello con cavolfiori e pomodori
ciliegia in agrodolce.
L'idea di mangiare lumache e ghiandole bovine mi
disgusta, ma stavolta la possibilit che i miei gusti si
siano ampliati mi pare tangibile. Al mio arrivo, I-50 
intento a divorare famelico il doppio antipasto, talmente
preso dal cibo da non far caso a me se non dopo
diversi bocconi.
Accomodati, accomodati dice. Dimentica di tendermi
la mano. E, a ben guardare, dimentica di sollevare
lo sguardo dal piatto. Scusa dice, ma a viaggiare
nel tempo si sviluppa un robusto appetito.
Cos dicono.
Ho pensato che non ti saresti offeso se avessi cominciato
senza aspettarti.
Assolutamente.
Bene, bene. Immaginavo, immaginavo.
Ingurgita qualche altro boccone, poi alza gli occhi e
li gira per la sala con ansia. Per un attimo penso che
voglia venire subito al punto, ma in realt sta solo cercando
il cameriere. Fa un gesto scomposto e plateale
per attirarne uno, agitando la mano come se fosse il
genitore di un neonato in condizioni critiche.
Dovremmo ordinare prima della ressa dell'ora di pranzo.
Certo.
Arriva il cameriere. I-50 ordina due primi piatti: pappardelle
alle castagne in rag di vitello con funghi e
rosmarino e coniglio brasato con mostarda in grani,
accompagnato da polenta vellutata, pancetta e funghi
porcini. Vengo colto dal sospetto che stia ordinando per
me, ma il dubbio si dissipa quando mi guarda chiedendo:
Tu cosa prendi? Mi sforzo di ordinare un'insalata
di lattuga e parmigiano.
E faccia in fretta dice I-50 al cameriere. Abbiamo poco tempo.
Non ho nessun impegno dice poi rivolto a me,
ma il mio livello di glucosio tende a precipitare come
un sasso.
Il cameriere arriva quasi immediatamente con i
piatti di portata e vedo che il programma di I-50 nell'ordinare
due primi  molto diverso da quello di I-55.
A I-50 non interessa assaggiare cose nuove di alta
cucina. A lui interessa il volume. Nel giro di pochi secondi
le pappardelle alle castagne si volatilizzano,
come se le avesse aspirate. Raccoglie gli avanzi di
rag di vitello con una fetta di pane casareccio che poi divora.
Visto come mangi, saremmo potuti andare al McDonald's.
Senza cogliere l'allusione, I-50 si dedica al coniglio.
Sistema un'enorme fetta di roditore su un'altra fettona
di pane casareccio, creando all'istante un panino. Poi
condisce il tutto con la mostarda in grani e la polenta e
consuma la miscela risultante in due morsi netti. Ripete
il procedimento con il resto del coniglio, se possibile
accelerando, e il secondo piatto di portata da quarantacinque
dollari viene annientato in meno di due minuti.
Una volta finito, I-50 fa un cenno al cameriere e ordina crpes suzette.
Nella breve pausa tra il coniglio e le crpes, gli chiedo
di dire quel che deve. Persino nell'intervallo intraprandiale
mastica gli avanzi di pane, ma almeno riesco
ad ascoltarlo tra un boccone e l'altro.
Che cosa ci fai qui?
Si tratta di Minnie. Non puoi sposarla. In nessun caso.
Qual  il problema?
Insopportabile.  insopportabile. Quella donna ti roviner la vita.
Come sarebbe?
La persona pi votata al controllo che io abbia mai
conosciuto. Una specie di nazista. Solo Margarete Himmler
seppe fare di meglio. Heinrich era un allevatore di
polli prima delle SS, sai? Lo si poteva definire un tipo tranquillo.
Non lo sapevo.
Pensi che giocherai ancora a golf? Lascia perdere, a
meno che non trovi un modo per giocare una partita in
meno di venti minuti, perch quello  il tempo che ti
viene concesso quotidianamente per "la riflessione e il
miglioramento personale". Fatta eccezione per queste
brevi pause, ogni secondo della tua vita sar pianificato.
Lei progetter quel che mangerai, i film che vedrai,
dove andrai in vacanza.
Non mi pare tanto brutto.
 quel che pensi adesso, giusto? Te lo sto chiedendo,
visto che io stesso non me lo ricordo. Cosa ci trovi
di attraente? Avrai pur notato la sua attenzione ossessiva
per i dettagli. Di sicuro non ti sto dicendo niente di nuovo.
No, certo. L'ho notata. Ma per ora mi sembra piacevole.
Mi porta il t mentre scrivo e mi scalda i calzettoni
nel microonde. Mi stai dicendo che non lo fa per cortesia?
La regina delle arpie! La regina delle arpie!
Ma  bello essere oggetto delle attenzioni altrui.
Cio, dopo Q e tutto il resto.
Minnie Zuckerman non  Q. Mettitelo in testa una
volta per tutte. Sei sotto l'effetto della delusione sentimentale!
Minnie non  l'alternativa migliore, ma solo la
prima che ti  capitata.
Per, I-55 ha detto...
I-55 non sa quel che dice. Non ha vissuto questa
vita, io invece s. I-55  un mentecatto!
Impiego un attimo per assorbire la notizia. Sono
incline a provare una spontanea comprensione per I-50.
Mentirei se negassi che la sostituzione dei miei calzettoni
mi ha un tantino infastidito.
Non  neanche l'inizio. Ogni sera alle dieci ricevi
un orario con le attivit del giorno successivo. La maggior
parte delle mattine ti si richiede di fare la doccia
alle cinque e mezzo, in modo da permetterle di disinfettare
il bagno e prenderne possesso. Nei fine settimana
puoi lavarti alle sei.
C' un orario per i fine settimana?
Per tutti i giorni. C' un orario quotidiano.
Davvero impegnativo.
In sua presenza devi indossare un cappello perch
le viene un'allergia ai capelli. Tutti i potenziali amici
sono sottoposti a indagini accurate. Devono consegnare
le referenze e due serie di dichiarazioni dei redditi.
Per tre anni si convince che l'azoto provochi il cancro.
Lo esclude dalle nostre vite.
Come facciamo a respirare?
Trasforma l'appartamento in una tenda a ossigeno.
Si pu inalare l'ossigeno puro?
Per un po'. Irrita i polmoni. E questo  niente, davvero.
Avremo dei figli?
No risponde perentorio, come se la domanda
fosse assurda.  allergica.
Ai figli?
Alla vita.
Torna a concentrarsi sulle crpes suzette. Ecco! Alla
fine, nella tua esistenza rester solo il cibo. Solleva lo
sguardo.  tutto quel che resta nella mia.
Lasciare Minnie non  altrettanto complicato dal
punto di vista emotivo di quanto lo sia stato lasciare Q.
Minnie mi piace, l'amo addirittura, ma non  la mia
anima gemella. E credo ne sia consapevole anche lei,
cos stavolta non c' bisogno di costruire uno scenario
che abbia una certa compattezza narrativa. Lasciare
Minnie  una sfida quasi solo sul piano pratico. Ci sono
i regali che abbiamo ricevuto e il fatto che lavoriamo
insieme, ovviamente. Inoltre, non sono molto bravo a
interrompere le relazioni.
In ufficio, faccio qualche indagine sul padre di
Minnie nella speranza di scoprirlo invischiato in loschi
affari, ma sfortunatamente Hiram Zuckerman fabbrica
yarmulke e sembra una persona rispettabilissima. I-50
non offre lumi in merito, cos questa strada risulta
impraticabile. Considero l'ipotesi di dire a Minnie che
sono gay, ma anche questo  complicato dal fatto che
lavoriamo insieme. Cambiare paese sembra altrettanto
problematico. Alla fine, decido di rivelarle la verit, o
almeno una versione che le si avvicini. Le dico che ho
deciso di non sposarmi, che non  la vita che desidero
e che, proprio per questo, non sarebbe corretto nei suoi
confronti dare seguito alla nostra relazione.
Quando le comunico la notizia, lei non recepisce, o
almeno finge di non capire. Dice che  normale, che
tutti gli uomini si fanno prendere dal panico e che
dovrei fare due chiacchiere col rabbino Pincus. Cerco
di spiegarle che abbiamo corso troppo. Facile farsi travolgere
dalla furia degli eventi. La decisione di sposarci
 stata troppo affrettata. Mi piace molto e spero che
possiamo rimanere amici, ma che noi diventiamo
marito e moglie non  scritto nelle stelle. Lei mi soppesa
per un po'. Quando capisce che sono sincero, solleva
una serie di obiezioni pratiche alla nostra separazione.
Molte sono difficili da respingere. Abbiamo versato
un anticipo per il ricevimento che non ci verr
rimborsato. Minnie ha ordinato dei biglietti di ringraziamento
personalizzati su cartoncino rigido. Neanche
quelli si possono restituire. E, ovviamente, perderemo
i vantaggi fiscali, non mi sembra che quei soldi ci facciano comodo?
Altroch. Di fronte ai vantaggi fiscali ho quasi un
cedimento. Si tratta di un credito d'imposta di millesettecento
dollari. Millesettecento dollari che il governo
non ha il diritto di pretendere. Poi per penso a I-50, al
suo morale a pezzi e alle sue guance cascanti e dico no,
no, no, spiacente ma non c' altro modo. Alla fine lei si
rassegna e crolla, scoppiando in singhiozzi convulsi.
Vattene, dice, vattene e basta.
Sono triste e rammaricato, ma ovviamente ho gi
vissuto un'esperienza simile.
La settimana successiva Minnie si licenzia. Dopo
un'altra settimana io devo sottopormi alla valutazione
annuale con Hank Snjdon. Nei quattro anni passati mi
ha sempre valutato positivamente, ma stavolta trova
dei difetti nel mio stile d'insegnamento e nella mia
competenza. Mi porge una bozza della sua relazione.
Capisco di essere nei guai quando vedo che fa riferimento
a me come al "professore". Il tono ricorda quello della dura critica indirizzatami da Jill Nordberg nella
lettera alla direzione del dipartimento di storia del
BMCC. Non  mai bello quando qualcuno evita di usare
il tuo nome nel riferirsi a te.
Il professore scrive Snjdon, deve sviluppare un
secondo tema accademico. Un romanzo, per quanto
legato a fatti storici, non pu costituire la base per un
profilo di insegnamento pluriennale in un dipartimento
di storia. Arrivo a chiedermi se un solo romanzo,
accolto da pareri discordi, possa essere motivo di avanzamento
nel dipartimento d'inglese. Inoltre, l'ossessione
del professore per quel che sarebbe potuto accadere,
in contrasto con quel che  effettivamente accaduto,
influenza il suo insegnamento. Si affida con troppa convinzione
a ipotesi e controfatti. Troppo spesso gli studenti
delle sue classi escono dai corsi con un senso
della storia nebuloso. Con la sua enfasi su personaggi e
motivazioni, il professore insegna il passato come se
fosse in s una storia. E a causa di questo i nostri rimangono
degli studenti mediocri.
Finisco di leggere la lettera e prendo in considerazione
l'idea di protestare. Potrei ricordare a Hank le sue
rassicurazioni recenti, non ultima l'archiviazione del
contrasto tra  e fosse, che non si sa come si  insinuato
nella mia valutazione, Inoltre, la mia non  la prima
opera narrativa prodotta nel dipartimento di storia
della City University. Storia popolare della guerra del
Peloponneso di Hef Angkot, la riscrittura del conflitto
dal punto di vista di un venditore ambulante ateniese,
ha la stessa attinenza con la realt di La freccia spezzata
del tempo. Ma taccio. Capisco quel che sta succedendo.
Minnie gira col broncio per l'ufficio da quando l'ho
scaricata e Hank si  schierato dalla sua parte. Non mi
sento di biasimarlo. I professori di storia abbondano,
ma una brava segretaria  una perla rara.
La tiepida relazione di Hank Snjdon sul mio operato
mi mette in agitazione riguardo al mio futuro alla
City University. Non depone bene per l'incarico, e se
l'incarico mi verr negato la mia carriera accademica
sar conclusa. Avverto pi che mai l'esigenza di scrivere
un libro di successo e raddoppio gli sforzi, immergendomi
nel lavoro. Nei mesi successivi abbandono le
relazioni sociali. Comincio a scrivere prima del solito,
alle sei del mattino, e mi porto un panino al lavoro, cos
non avr bisogno di uscire a pranzo. Bevo meno, per
ridurre i viaggi in bagno ed evitare gli incontri con la
segretaria di dipartimento. La sera corro, mangio una
minestra e vado a dormire presto per ripartire in forma
perfetta il mattino successivo.
Mi imbarco con Sigmund Freud per un viaggio che,
dalla sua innovativa analisi dei testicoli delle anguille,
porta il giovane dottore fino alla definitiva collocazione
nel pantheon degli evoluzionisti, secondo solo allo stesso
Darwin, se non superiore a Sir Charles nel collegare
la comprensione della biologia alla vita comune. Tuttavia,
la prima parte della carriera di Freud  noiosa, e
scrivere  una sfacchinata. Incoraggiato dal successo
travolgente del suo trattato sulle gonadi delle anguille,
pubblicato negli Atti dell'Accademia Imperiale delle
Scienze, Freud si assicura e accetta un posto di naturalista
a bordo della Kaiser Heinrich, una corvetta da ventiquattro
cannoni della flotta austroungarica, con l'incarico
di tracciare la rotta delle isole del Sud
dell'Atlantico. Il parallelo con il periodo trascorso da
Darwin a bordo del Beagle  ovvio e voluto, sia da parte
mia sia da parte di Freud, che nel viaggio vede il suo
apprendistato come evoluzionista. Dice a Nastasia e ai
colleghi a bordo che intende fornire uno studio definitivo
sulle balene dell'Atlantico. Ma nasconde uno scopo
pi complesso e ambizioso.
Freud crede che balena e ippopotamo abbiano un
antenato comune. Non osa rivelare la sua tesi alla comunit
scientifica, che lo metterebbe in ridicolo, ma 
comunque convinto che le balene discendano dai mammiferi
terrestri dell'ordine degli artiodattili, ossia mammiferi
che poggiano gli arti sulle unghie, di cui fanno
parte anche i pecari, i cervidi e le antilocapre. Nello specifico,
Freud ipotizza che tra i cinquanta e i sessanta
milioni di anni fa, mentre l'ippopotamo se ne rimaneva
bello fresco a sguazzare nella mota della savana
dell'Africa subsahariana, le balene prendevano la via
acquatica e si disseminavano nei mari del mondo.
Freud spera di individuare l'anello mancante tra questi
mammiferi giganteschi attraverso la dissezione e la
classificazione dei cetacei dell'Atlantico. Se riuscir nell'impresa,
la scoperta testimonier in modo emblematico
la completezza della teoria di Darwin.
 fondamentale che il lavoro di Freud sia verosimile,
cos passo diverse settimane a condurre ricerche e a
tracciare una spiegazione dettagliata delle variet di
balena atlantica. La tassonomia dei cetacei pu essere
un lavoro gramo. Sono divisi in due sotto-ordini: odontoceti
e misticeti. Gli odontoceti, che comprendono la
testa di melone, l'assassina pigmea, la pilota dalla
pinna lunga, la pilota dalla pinna corta e l'orca usano
l'ecolocazione per cacciare il pesce e il calamaro. I
misticeti devono il nome alla struttura di cheratina
simile a un setaccio che sostituisce i denti, su cui fanno
affidamento per nutrirsi. Collocato nella mascella superiore,
il fanone viene utilizzato per filtrare il plancton
dall'acqua. Sono le balene pi grandi, di cui fanno
parte la balena vera, la balenottera comune, la balenottera
boreale, la balenottera azzurra, la balenottera minore,
la balena grigia e la megattera.
Per diverse settimane, la Kaiser Heinrich segue la
scia di una megattera nel Mar dei Caraibi. Freud 
incantato da questa ricerca. Quella delle megattere 
una fascinosa specie itinerante. Vagano per il pianeta e
qualche volta migrano coprendo fino a venticinquemila
chilometri in un anno. Sono enormi e agili. La lunghezza
delle megattere adulte va da quattordici a
diciotto metri e arrivano a pesare trentasei tonnellate,
ma sono abbastanza acrobatiche da saltare fuori dall'acqua
e schiaffeggiarla con le enormi code ondeggianti.
Sono molto resistenti, qualche volta vivono pi di
cento anni. E, ovviamente, cantano.
Il canto delle megattere  il pi complesso del regno
animale. Dura trenta minuti e si ripete per ore, se non
per giorni, di seguito.  miracoloso e misterioso. Persino
gli scienziati moderni non sanno spiegare con certezza
come le balene producano la loro musica. Mentre
gli altri misticeti hanno la laringe, come i loro fratelli
terrestri, le megattere sono prive di corde vocali.
Secondo una teoria moderna, fanno fuoriuscire l'aria
dai seni del cranio. Lo scopo del canto  l'enigma principale.
Freud ne  stregato. La preda della sua corvetta
continua a cantare persino mentre la nave la insegue
senza posa nelle acque dei Caraibi. La sera Freud se ne
sta a prua a meravigliarsi per la bellezza del canto, e si
chiede quale storia stia narrando quel leviatano.
Il pensiero della nenia di quelle creature antiche fa
sentire Sigmund Freud e me molto piccoli. Quando la
Kaiser Heinrich riesce a infilare la megattera nella rete,
Freud la disseziona e riesce a trovare alcune similitudini
anatomiche tra la balena e l'ippopotamo che offriranno
un sostegno convincente se non definitivo alla
sua teoria. La sua carriera sar consolidata, ma lui
prova una dose sostanziosa di rimpianto e pensa tra s
che il canto della balena avrebbe fornito un'indagine
ben pi profonda nel significato della vita di quanto
non far la sua ricerca di poco valore.
Dopo la spedizione sulla Kaiser Heinrich, la reputazione
di Freud aumenta in modo esponenziale. Con il
sostegno di Nastasia e spesso con la sua compagnia, si
imbarca per una spedizione dopo l'altra, ognuna pi
ambiziosa della precedente. Nel mezzo della vita,
Freud si trasforma in un esploratore intrepido che
attraversa l'Amazzonia con Theodore Roosevelt, segue
Mawson e Shackleton alla fine del mondo e guida la
prima esplorazione di rilievo all'interno del Madagascar.
Da ogni viaggio riporta racconti avvincenti di
esistenze in condizioni estreme. Scrive senza posa,
interrogandosi a voce alta sul significato delle sue osservazioni,
e molti lo leggono.
Nelle sue meditazioni pubbliche, si fa portavoce di
una dottrina discreta e acritica che vede gli esseri
umani non come il prodotto finale dell'evoluzione, ma
come una tessera nel mosaico della natura, n pi n
meno dei lemuri o dei pinguini imperatore. Si tratta di
scienza, ma la scrittura di Freud  accessibile e dotata di
una qualit spirituale, buddhista. Tutta la vita  sacra,
sostiene. L'uomo deve guardare con onest al proprio
posto nello schema delle cose ed essere umile di conseguenza.
I suoi insegnamenti hanno un forte impatto sul
pubblico e col tempo gli fanno conquistare un seguito
nutrito e leale. Al cambio di secolo, Sigmund Freud  il
pi rinomato e influente intellettuale divulgatore del
mondo anglofono.
Nell'ultima parte della vita dibatter con Herbert
Spencer, il filosofo britannico, all'universit di Oxford.
Spencer  il pi famoso difensore del concetto che
vuole l'evoluzione come un processo volto verso un
fine ultimo. Anche lui scrive moltissimo in uno stile
penetrante, ed  accompagnato da una legione di seguaci.
Il confronto con Spencer a Oxford  un momento
cruciale nella vita di Freud. Il dibattito  atteso con
ansia in tutta la Gran Bretagna. Io lo attendo con ansia
per motivi personali: l'incontro segner il punto d'arrivo
del viaggio di Freud e quello d'inizio del mio nuovo capitolo personale.
...
.
...
Capitolo 18.
...
.
...
A Frewin Court, dalle parti di Cornmarket
Street, la Oxford Union era in fermento.
Il grandioso edificio neogotico progettato
da Alfred Waterhouse, architetto
del Natural History Museum di Londra, e la
rivale Cambridge Union erano stati teatro
di molti grandi dibattiti, ma nessuno di
questa magnificenza. Al Campus si parlava
da diversi mesi dell'evento, che avrebbe
messo a confronto due dei pi importanti e
influenti pensatori del diciannovesimo
secolo. La fatidica sera, gli studenti membri
della societ sfilarono insieme ai professori
dell'universit nella grande sala
con l'anticipazione ansante di chi sta per
assistere a un incontro per il titolo di campione dei pesi massimi.
I dibattiti tra celebrit erano frutto
dell'ingegno del presidente dell'unione,
Frederick Edwin Smith. Le dispute in aula
erano un'attivit fondamentale sin dalla
nascita della fondazione intorno al 1820,
ma non erano mai state una fonte di guadagno
per l'unione, che lottava per tenersi
a galla. Poi Smith ebbe l'eccellente
idea di invitare dei cittadini illustri a
deliberare sulle grandi questioni di attualit
e l'idea assolutamente strepitosa
di vendere i biglietti. Idea nella quale
era racchiusa la promessa di mantenere in
attivo la societ di dibattiti che lottava
per restare a galla. Smith conquist di
diritto la sua piccola fetta di notoriet
nell'antico campus per aver salvato l'unione
e creato un evento che cattur l'attenzione
di tutto l'impero, concentrando l'interesse su Oxton.
Divenuto in un secondo tempo barone di
Birkenhead, poi visconte di Birkenhead e,
per finire, conte di Birkenhead, Smith
gioc un ruolo di peso nel Trattato Angloirlandese
del 1921, che ratificava la nascita
di uno Stato irlandese indipendente.
Inoltre, galvanizz con successo l'opposizione
alla proposta di criminalizzare
le lesbiche, pronunciando la famosa frase:
Novecentonovantanove donne su mille non
hanno mai sentito neanche un bisbiglio su pratiche simili.
Ma tutto ci era lungi da venire. Nella
gloriosa serata della primavera 1901, era
solo un giovanotto dotato di un'arguzia
tendente al sardonico che non disdegnava
una pinta o due, se non addirittura - crepi
l'avarizia - tre, e che un mattino presto,
dopo aver tracannato black and tans al
Purple Turtle, formul la fantasiosa idea
di invitare Sigmund Freud a un dibattito
con Herbert Spencer. L'invito fu spedito e,
con suo sommo stupore, accolto da entrambi
i grandi pensatori, facendo di conseguenza
conquistare a F.E., come lo chiamavano gli
amici, l'attenzione di diverse figure di
spicco nella comunit di Oxford, ivi inclusa,
cosa di non poco conto, Margaret Eleanor
Furneaux, l'incantevole e coscienziosa
figlia del reverendo Henry Furneaux, rinomato
studioso dello storico romano Tacito.
Attenzione per la quale F.E. fu profondamente
e sentitamente grato.
F.E. diresse i lavori con tutta la
gravit che uno studente universitario 
in grado di racimolare. Indoss una cravatta
e un completo tre pezzi, abbigliamento
che divenne la sua divisa una volta
intrapresa la carriera legale, e si tir
i lunghi, radi capelli castani dietro le
orecchie, inalberando un'aria severa. Alle
sette in punto, Smith richiam all'ordine
l'assemblea. Con un formalismo assurdo,
declam a voce alta e stentorea: La
disputa: questa casa crede nel progresso
dell'evoluzione. Poi: Signore e signori, gli esperti.
Fece il suo ingresso il dottor Herbert
Spencer, accolto da un applauso robusto e
rispettoso e accompagnato nell'arena da
Alexander Shaw, pi tardi secondo barone
Craigmyle. Il dottor Spencer venne scortato
a un tavolo semicircolare, donato
alla Oxford Union nel 1894, anno del suo
pensionamento, da William Gladstone, ex
capo del Liberal Party, quattro volte
primo ministro dell'impero e, cosa pi
importante, a suo tempo presidente della
Oxford Union. Gladstone aveva progettato
il tavolo secondo il proprio gusto, in
modo da poter guardare tutti i suoi ministri
di gabinetto dritto negli occhi. Nel
suo rimbambimento senile, aveva ritenuto
che sarebbe stato perfetto per la sua amatissima
unione, ed eccolo l. Come di regola,
Spencer prese posto al tavolo nella
posizione tradizionalmente assegnata al
dibattitore favorevole e, quando l'applauso
finalmente scem, si sedette con grandissima dignit.
A questo punto, tra grida di esultanza
selvaggia (e, va qui notato, pi di un
motteggio), entr l'intrepido, vivace e
attraente biologo Sigmund Freud. Era da
tutti i punti di vista in assoluto contrasto
con Spencer. Spencer rivestiva il
ruolo del dotto professore, indossava un
abito formale con tanto di farfallino,
fazzoletto da taschino di seta bianca e
pince-nez. Il suo incedere era deliberatamente
lento e maestoso e, nell'osservare
l'assemblea dal tavolo di Gladstone, effondeva
un senso di gravit. Freud poteva
somigliare pi a un grande campione di
cricket che a un accademico. In abbigliamento
da esploratore, affront le scale
per scendere nell'arena con l'entusiasmo di un bambino.
Come risult ovvio dalla reazione dell'assemblea,
Freud era un personaggio magnetico.
All'ingresso di Spencer, la maggior
parte dei sostenitori aveva adottato
lo stesso decoro del grande filosofo. Il
fervore dei sostenitori di Freud, d'altro
canto, era scalmanato e scomposto.
Cominciarono a dar voce alla loro approvazione
quando Freud entr nella sala
e continuarono per almeno dieci minuti una
volta che lui ebbe preso posto. Nulla di
tutto ci piacque ai devoti di Spencer,
che sospirarono, gemettero ed espressero
la loro disapprovazione nei confronti di
Freud e dei suoi sostenitori con ogni
manifestazione possibile aggressivo-passiva.
Freud si alz pi volte in riconoscimento
di tale espressione di favore, ma
la folla non tacque fino a quando lui non
grid: Signori, vi prego, vi prego, vi prego.
Malgrado questo richiamo all'ordine,
Edwin Smith ebbe un'esitazione, ritenendo
che il sostegno a Freud sarebbe riesploso
spontaneamente. Persino quando parve che
il trambusto si fosse di fatto placato una
volta per tutte, Smith si alz trepidante
dalla sedia, saggiando, per cos dire,
l'acqua, allo scopo di controllare se la
folla sarebbe rimasta in silenzio. Cos
fu, e il dibattito pot finalmente avere inizio.
Smith disse: Secondo le regole della
disputa in aula, il signor Spencer,- in qualit
di rappresentante del partito a favore,
parler per primo.
Al che Spencer si alz dal tavolo di
Gladstone e ascese laboriosamente al pulpito.
I membri dell'unione lo seguirono
rapiti, non perch la vista di un uomo che
si arrampica sui due gradini di un piedistallo
sia particolarmente avvincente, ma
perch, come sinistramente spesso accade
alle masse, condividevano la sensazione
che stesse per avvenire qualcosa di grandioso.
Ovviamente erano nel giusto. Jung,
che in un'altra vita sarebbe stato un
grande amico di Freud, attribuiva il fenomeno
alla coscienza collettiva, ma la verit
nuda e cruda  che si trattava di un
fenomeno osservabile ma non spiegabile.
Come gli appartenenti all'unione intuirono
correttamente, era un momento di
grande importanza storica, uno di quelli
di cui si sarebbe continuato a discutere
nei decenni a venire, poich sia Spencer
sia Freud sarebbero morti presto. Spencer,
per i danni causati dall'et, cosa che non
sollev stupore; Freud, alquanto inaspettatamente,
per colpa della leptospirosi,
una spirocheta che aveva contratto tre
mesi prima del dibattito, durante una spedizione
in Amazzonia. Alla disperata
ricerca di un po' d'acqua, aveva bevuto da
un affluente fangoso in cui, a sua insaputa,
un pizote si era alleggerito solo
cinque minuti prima, per poi sgattaiolare
via quando la spedizione di Freud si era
avvicinata. Persino mentre Freud seguiva
l'ascensione di Spencer, condividendo il
senso di timore reverenziale che quel
momento aveva diffuso nell'uditorio, il
batterio si moltiplicava nei suoi reni,
destinati a collassare fatalmente nel giro
di sei settimane.
Quindi, queste sarebbero state le ultime
apparizioni di rilievo dei due pi importanti
e famosi intellettuali del loro
tempo: Spencer, il grande filosofo, e
Freud, il grande... diciamo uomo, perch catalogarlo
era assai difficile. Col senno di
poi, quell'occasione fu magnificata, come
spesso capita a certi eventi, e molti di
coloro che non c'erano o che non potevano
esserci, date le restrizioni geografiche e
cronologiche delle loro stesse vite,
dichiararono di esserne stati testimoni.
Una cosa analoga accadde tempo dopo con lo
spettacolare home run di Bobby Thompson,
che vinse il pennant per i Giants nel 1951,
sconfiggendo gli odiati rivali, i Brooklyn
Dodgers, detti "quei fannulloni". Ogni
tifoso dei Giants di New York dichiar di
essere stato al Polo Grounds quel giorno.
Cos fu per il dibattito, l'evento che contraddistinse
una generazione.
Spencer si schiar la gola ed esord.
Signore e signori dell'unione, signor
presidente, Herr Freud, stimatissimo
dibattitore, il vostro invito per questa serata
mi ha profondamente onorato. Come
molti di voi ben sanno, sono un grande sostenitore
della discussione civile e plaudo
alle nobili intenzioni e aspirazioni che
si celano dietro al grande evento in questa
sala riverita. Ma devo confessare il
mio stupore di fronte alla disputa che stasera
si pone. Questo stesso evento non 
forse prova inconfutabile del progresso
evolutivo? Eccoci qui, riuniti nel pi moderno
ed elegante degli edifici, progettato
dal grande Waterhouse in persona, a
discutere di idee magnifiche in presenza
delle pi grandi menti dei nostri tempi,
nella pi grande universit che si annoveri
a memoria d'uomo.
L'osservazione scaten una sana esplosione
di incitamenti, non scevra da ironia,
dato che Spencer non aveva frequentato
nessuna universit. Mentre cedeva il
podio a Freud, disse con aria mite e gentile,
scandendo le parole per farsi sentire
da diversi astanti delle prime file
allo scopo di preservare il momento per la
storia: Dottor Freud, mi auguro che vorr
perdonare un anziano per quello che a Hyde
Park verrebbe definito come un mezzuccio
per strappare applausi. Con l'et scopro
di aver sempre pi bisogno di ispirare
l'adorazione del pubblico.
Freud gli diede qualche calorosa pacca
sulla schiena e prese posto sul pulpito.
Non lasciatevi ingannare, amici miei
disse all'unione. Il grande Spencer ha
dichiarato la stessa cosa quando due anni
or sono abbiamo sostenuto un dibattito a
Cambridge. Questa osservazione ispir
una risata roboante. Persino F.E. Smith,
che aveva deciso di mantenere un atteggiamento
austero durante gli scambi di quella
serata, non riusc a reprimere un sorriso.
Freud prosegu, pi serio. N dovete
lasciarvi ingannare dall'idea che la complessit
sia prova di progresso. L'umanit
 tutt'altro che unica nel sofisticare le
strutture fisiche che edifica. Nove anni
fa, durante una spedizione in Nuova Guinea,
nella foresta pluviale mi sono imbattuto in
un uccello del tutto nuovo che con frutti,
rametti e corteccia costruisce i pergolati
pi sontuosi, che fanno da casa e da
biglietto da visita per i suoi elaborati
rituali di accoppiamento. Sono pergolati
che, per la loro complessit, tengono testa
a qualsiasi creazione di Waterhouse. E sono
assai pi variopinti e allegri!
Un nuovo scoppio di risa, e mentre Freud
cedeva il passo a Spencer, questi gli
diede a sua volta una calda pacca sulla schiena.
Ma quale uccello giardiniere ha mai costruito
un arco gotico? chiese dal podio.
Nessuno rispose Freud, prima di mormorare,
grazie al cielo provocando altri
strepiti divertiti.
Tornato serio, Spencer disse: Il mio
illustre avversario  dotato di spirito
arguto, ma tralascia la vera importanza
dell'edificio che ci accoglie stasera. Non
 la sua complessit fisica a dimostrare
l'inarrestabile marcia del progresso, ma
la sua importanza per le relazioni sociali
che rappresenta e contribuisce ad alimentare.
Convengo ben volentieri con il
mio caro amico Herr Freud che gli umani
non siano i soli a beneficiare della spinta
evolutiva verso una crescente complessit.
Piuttosto, non vedo come citare
esempi di una complessit fisica sempre
maggiore nel regno animale possa offrire
sostegno al suo punto di vista. Non  che
un'ulteriore prova della direzione della
freccia del tempo. Ma, sia come sia,
l'aspetto significativo di questo edificio
sta nel fatto che dimostra ci che il
mio buon amico Auguste Comte chiama progresso
della societ. Siamo tutti riuniti
qui stasera, benintenzionati quanto latori
di opposti punti di vista, per l'appassionata
quanto metodica discussione delle
idee. Insieme cerchiamo un'illuminazione.
Questo certamente ci distingue dagli amici
animali e dai nostri antenati, e altrettanto
sicuramente ci rende unici nell'universo.
Si tratta del culmine di un'evoluzione
che dura da migliaia di anni.
Spencer si sedette e mentre Freud risaliva
sul podio parve chiaro a tutti che,
per quanto arguto e allegro lui fosse, il
suo avversario l'aveva surclassato. Freud
forse era in svantaggio, ma non sconfitto.
Come alcuni di voi sapranno, sono
appena rientrato da un viaggio in Amazzonia.
Risalendo il Rio da Duvida ho visto
cose davvero straordinarie: pesci carnivori,
scimmie volanti e aborigeni che non
sanno controllare il fuoco. Ma ad affascinarmi
pi di tutto sono state le creature
pi piccole che abbiamo incontrato. Mio
buon Spencer, vorrei tanto che lei e il
suo stimato collega Comte le aveste viste.
Con il mio compagno di viaggio,
Theodore Roosevelt, abbiamo chiamato queste
creature formiche amazzoni. La formica
amazzone somiglia per molti aspetti
alle formiche che tutti cerchiamo di tener
lontane dalla dispensa, ma gode di un'organizzazione
sociale assai diversa, e assai pi apprezzabile.
I maschi operai della formica amazzone
hanno sviluppato mandibole gigantesche,
simili a pugnali. Sono indomiti guerrieri
e formidabili antagonisti nel mondo degli
insetti. Ma una conseguenza indesiderata
di questo sviluppo fisico sta nel fatto
che la formica amazzone non pu prendersi
cura dei suoi piccoli. Cosa ancor pi clamorosa,
le formiche non sono in grado di nutrirsi.
Come fanno a sopravvivere, quindi? Compiono
delle incursioni. Nessuna colonia
riesce a competere con la forza travolgente
delle formiche amazzoni. E, a dire
il vero, sono dotate di una forza tale che
le loro vittime usuali, le formiche comuni,
generalmente oppongono una resistenza
simbolica, o si arrendono subito. Le amazzoni
invadono e rapiscono le pupe, le giovani della formica comune.
Quando questi insetti abbandonano la
crisalide, vengono messi a lavorare per le
amazzoni. Ma, aspetta un attimo, direte
voi, se le amazzoni non sono in grado di
prendersi cura dei loro piccoli, chi si
prende cura dei figli delle loro vittime?
L'interessante risposta : gli adulti delle
vittime stesse. Queste vittime sono
schiave, nel senso pi strettamente umano
del termine. La loro  una cultura integrata
e in evoluzione che esiste, in ultima
analisi, per servire i padroni, cio le formiche amazzoni.
Sotto tutti gli aspetti, questa  la
struttura sociale pi intricata e complessa
che esista. Se lo si desiderasse, si
potrebbe attribuire un grande peso alla
sua esistenza, considerandola una prova
della marcia, passatemi il gioco di parole,
della societ delle formiche verso una
complessit sempre maggiore. Ma, in fin
dei conti, non  altro che un adattamento
utilitaristico, reso necessario dall'enorme,
ingombrante mascella sviluppata dalle amazzoni.
Freud cedette il podio dando a tutti
l'impressione di aver riguadagnato posizioni.
Ma Spencer, come Freud, non era
tipo da arrendersi tanto facilmente. Stavolta parl dal posto.
Mi sembra paradossale disse, che
Herr Freud abbia ancora una volta contrapposto
al mio esempio di complessit accresciuta
il suo esempio di complessit accresciuta.
La complessit non si pu equiparare al progresso.
Freud ribatt: Ben detto. Nei suoi
panni, mio buon Spencer, avrei esposto lo
stesso argomento. Propongo questi esempi
per due semplici motivi. Primo, per mostrare
che l'evoluzione della complessit
sociale non  appannaggio degli umani.
Secondo, per dimostrare che il progresso
 un'illusione. Perch di certo non crediamo
che la societ delle formiche sia in evoluzione.
No? chiese Spencer. Non spaccio nessuna
competenza nel campo dell'entomologia,
ma sono fermamente convinto che nei
millenni a venire la schiavit sar abolita
per selezione naturale, proprio come 
caduta nell'ignominia nella societ degli
uomini.  un destino manifesto.
 errato asserire che poich qualcosa
 accaduto era inevitabile che accadesse
argoment Freud.
Tuttavia  l'ovvia ed evidente direzione delle cose.
N ovvia n evidente! strepit Freud,
calando il pugno sulla scrivania di Gladstone.
Per ogni esempio di animale che
cresce di misura, la natura offre altrettanti
esempi del fatto che la semplicit 
privilegiata. Consideriamo gli elefanti
pigmei del Borneo o persino i fringuelli
che Darwin tanto amava. Quando il cibo cominci
a scarseggiare nelle Galapagos, i
becchi dei fringuelli si rimpicciolirono.
Le grandi lucertole del mondo antico,
i cosiddetti dinosauri, erano gli animali
pi grandi e complessi che abbiano mai
calpestato il pianeta. Erano predestinati,
mentre gli insetti e i vermi prosperavano.
Le tartarughe sono tra le creature
pi antiche della terra, tuttavia sono
sostanzialmente identiche ai loro antenati
pi remoti, e sono sdegnosamente e
irrevocabilmente antisociali.
Spencer si alz e disse: Le dimensioni
degli animali variano a seconda delle condizioni
in cui vivono, ma ancora una
volta, mio buon amico, lo sviluppo fisico
di una specie non va confuso con l'evoluzione
sociale. Per questo punto, lei non
ha nessuna prova a sostegno. Si gir ad
affrontare il suo avversario. Herr Freud,
potrebbe citare un solo esempio di specie
che abbia invertito il corso del cammino
verso il progresso sociale?
Nego che l'adattamento delle specie
possa rappresentare un progresso.  il
punto che sostengo.
Abbia piet di un vecchio. Potrebbe
fornire un esempio di specie che abbia
abolito la schiavit e che poi vi sia tornata?
No.
Forse, allora, ha da offrire un esempio
di specie che abbia iniziato la discussione
su idee illuminate per poi regredire
su discorsi pi primitivi?
No, ma il nostro campo scientifico 
solo agli albori.
Quindi non ci resta che speculare su
quel che le prove alla fine dimostreranno
concluse Spencer con un sorriso. Se
mi  concesso, per parte mia credo che il
tempo dimostrer il progresso incessante
della vita verso l'ideale. L'uomo ne  la
prova pi grande. Siamo imperfetti, certo,
ma siamo anche decisamente migliori e pi
felici dei nostri antenati. Non so cosa
finiremo con l'essere, ma nutro una fiducia
sconfinata nell'esito della storia.
Freud replic: La storia  una lunga
corsa e il mondo un luogo enorme. Sorrise.
L'uomo  senza dubbio una creatura notevole,
ma lo sono anche i pachidermi, gli
scarabei stercorari e le talpe. Alla luce
della mia esperienza, ritengo che nella
gara per la sopravvivenza, ognuna di queste
creature, le altre specie che non
abbiamo menzionato e le centinaia di
migliaia ancora da scoprire, sulla lunga
distanza avranno le stesse identiche possibilit
dell'uomo di vincere la competizione.
Ed  cos a dispetto dei tanti vantaggi
della societ illuminata, come
l'elettricit, i circoli di discussione e
il mio personale punto debole: fish and
chips.
Quando la risata si plac, Spencer
dichiar senza mezzi termini: Lei  un
pessimista, Herr Freud.
Non direi. Semplicemente, non trancio
giudizi sul valore della vita. Lei vede la
vita umana come intrinsecamente migliore,
pi felice, e pi meritevole. Io non opero
nessuna distinzione tra la vita dell'uomo
e quella dello scarabeo stercorario.
Ognuna  magnifica a suo modo. Ognuna si
 adattata alla sua nicchia con miracolosa
puntualit. Ognuna trova significato e
piacere nella sua comunit, oppure no,
secondo i casi. Quindi non attribuisco
grande peso al destino dell'uomo. Su questo
io e lei siamo agli antipodi, Spencer.
Ma non sono pessimista. Nutro un fiero,
irriducibile ottimismo nel futuro della
vita e, sulla base dell'esperienza che
sono stato tanto fortunato da accumulare,
potrei affermare che la vita  davvero
stupefacente.
Dunque, Herr Freud, per quanto riguarda
il progresso e il futuro dell'umanit,
alla fine di questa serata rimaniamo nel
campo delle ipotesi e delle congetture.
E assai tristemente, amico Spencer, n
lei n io saremo in grado di testimoniare
della risoluzione del dilemma.
Su questo possiamo serenamente concordare
disse Spencer.
Poi, con lo spirito degli uomini veramente
illustri e l'umilt delle menti davvero
grandi, Freud e Spencer si strinsero
calorosamente la mano e si abbracciarono
nell'avvolgente applauso della Oxford
Union. F.E. Smith si fece avanti porgendo
a ognuno una coppa di champagne per celebrare
il dibattito pubblico inaugurale, un
successo su tutta la linea.
Al futuro dell'uomo disse Spencer levando
il calice.
Al futuro della vita disse Freud, levando
il suo.
Entrambi bevvero di gusto.
...
.
...
Capitolo 19.
...
.
...
La mattina dopo la conclusione del capitolo sul dibattito
tra Spencer e Freud, mi arriva un altro messaggio
da me stesso, un vero modello di praticit. Un corriere
lo consegna alle nove in punto nel mio ufficio.
Sono convocato per quel giorno a pranzo. Stavolta il
mio io pi anziano si  occupato di prenotare il tavolo.
L'efficienza e la professionalit dell'invito mi fanno
sperare che in questa occasione mi verr risparmiato il
conto.
Al Caf Muriel, dopo pochi convenevoli, I-63 arriva
dritto al punto. Quello che scrivi fa schifo.
Un tantino brutale, non trovi?
No.
E poi, i gusti sono una cosa soggettiva.
Ma il mio punto di vista soggettivo corrisponde al
tuo.
Possiamo definirlo tecnicamente corretto? mi massaggio
il mento mentre elaboro la cosa. Tra noi ci sono
un bel po' di anni. Sotto molti aspetti, sei una persona
totalmente diversa.
Ma sono ancora te.
 ovvio che non ci credi del tutto, altrimenti non
saresti qui a cercare di cambiarmi la vita secondo i tuoi
programmi.
Comunque, tendo a vedere le cose come te. I nostri
gusti coincidono.
Vedo che hai il lime nella Diet Coke.
E quindi?
A me il lime non piace.
Questo lo fa innervosire.  palesemente frustrato.
Lasciamo perdere il dibattito sulla nozione di identit,
per ora. Indipendentemente da ci che ci lega, quello
che scrivi fa schifo.
Adesso mi innervosisco anch'io. Hai gi espresso il
concetto dico, piccato. Potresti chiarire? "Schifo" non
 una parola molto esplicativa, sai?
Be', prima di tutto, non interessa a nessuno.
Neanche il libro su Freud?
Il libro su Freud vende ottocento copie.
Ne ho in mente uno nuovo. Penso sia addirittura
meglio delle idee che mi erano venute su Bismarck e
Robespierre. Karl Marx diventa rabbino. Sai che il padre,
Herschel Mordechai, aveva abbandonato l'ebraismo
per poter fare l'avvocato?
Lo so. Lo scrivi, quel libro.
E come va?
Vende ottocento copie.
Ci rifletto su un attimo. Non  strano che ogni mio
libro venda esattamente ottocento copie?
Ho arrotondato. Quello su Freud vende ottocentosei
copie. Quello su Marx ne vende settecentoquarantatr,
quasi tutte alle sinagoghe e qualcuna a quelli che
leggendo la copertina pensano che sia un libro su
Groucho. Con lo zucchetto in testa, non si riconosce il
Marx comunista.
Il successo commerciale non  tutto.
Vero.
Intendo dire che se i libri hanno un merito letterario,
allora ognuno  un obiettivo in s.
I libri non hanno nessun merito letterario.
Non ti piacciono. L'hai gi dichiarato forte e chiaro.
Ma non puoi generalizzare. Almeno a qualche recensore
saranno piaciuti.
Nessun recensore apprezza i tuoi libri. Un'affermazione
estremamente schietta e convinta.
Ma di sicuro avr degli ammiratori. I-60 ha detto
che avrei acquisito un piccolo seguito leale.  stato molto
preciso.
I-60 era un mentecatto.
Quindi niente seguito?
Permettimi di essere chiaro dice I-63. Pubblicherai
tre romanzi in tutto, nessuno dei quali ricever critiche,
menzioni o raffronti favorevoli. Nessun lascito
letterario e niente ammiratori.
Neanche Minnie Zuckerman? mi arrampico sugli
specchi.
No. Tantomeno Minnie Zuckerman.
Quando arriva il cameriere per prendere le ordinazioni,
I-63 sembra meno preoccupato del cibo che della
velocit del pranzo. Ordina un'insalata mista con vinaigrette
di lamponi. Io ordino i cavoli con il bulgur e un
grissino senza glutine. Il cameriere chiede se  tutto e
rispondo di s. Mi  passato l'appetito. La notizia di I-63
mi ha steso. Ho il sospetto che non dovrei fare altre
domande, ma non riesco a controllarmi.
Che cosa c' che non va nei libri?
I-63 solleva lo sguardo da una fetta di pane che sta
imburrando distrattamente. Vuoi che ne analizzi i
difetti al posto tuo?
Se non ti  di disturbo.
Non so proprio da dove cominciare.
Fai uno sforzo.
I-63 soppesa la mia richiesta con attenzione. Mi sembra
strano perch, dato lo scopo della visita, mi pare
che avrebbe gi dovuto immergersi in una lunga riflessione
sul problema. Per un attimo dubito di lui. Voglio
dubitare. Le pessime notizie che mi ha portato sul destino
dei miei libri sono in un certo senso tanto difficili
da digerire quanto il resoconto di I-60 sul destino del
figlio mio e di Q. Ho immaginato perfettamente la
meraviglia per quel bambino non ancora nato e l'attaccamento
che ne sarebbe scaturito. Non ho avuto problemi
a incanalare empaticamente la sofferenza che una
simile perdita avrebbe comportato. Ma quel bambino,
QE II, era ancora soltanto un'ipotesi.
Ai miei occhi, questi libri sono entit vive, palpitanti,
un mio prodotto, come un figlio in carne e ossa. Vivo
con loro ogni giorno, vesto gli abiti dei loro personaggi,
sperimento con loro gioie e dolori. Il messaggio che
trasmettono al mondo  il mio contributo tangibile alla
risoluzione del mistero umano.  il mio canto di balena.
Ed ecco che arriva un estraneo e mi dice che nessuno
vorr starlo ad ascoltare. Mi sa di morte, come la
perdita di una persona cara. Ho la nausea, lo stomaco
contratto.
Ma per quanto io voglia dubitare di lui, se devo essere
onesto fino in fondo non posso che riconoscere la
sua autenticit. Aspetta a rispondere non perch non
abbia pensato prima a cosa dire, ma perch ha a cuore
i miei sentimenti. Si chiede se esista un modo di compiere
questo atto senza sconquassarmi. Si passa la
mano sul mento e si massaggia le labbra con le dita.
Riconosco il gesto come autentico. Riconosco lui come
autentico. Arriva fin troppo in fretta alla risposta.
Ogni libro  fallace a suo modo dice piano. Tanto
per cominciare, prendi il romanzo su William Henry
Harrison. Gi la premessa  priva d'interesse. Chi se ne
frega di William Henry Harrison? La maggior parte
della gente non sa neanche chi sia. E nessuno tra quelli
che ne hanno sentito parlare si interroga su ci che
sarebbe accaduto se avesse indossato un soprabito.
 una storia toccante ribatto, difendendo la mia
scelta. Chiunque si pu identificare nell'idea di raggiungere
un risultato cui ambisce da tutta la vita per
poi vederselo sfuggire sotto gli occhi. Inoltre, quale
madre non ha raccomandato al proprio figlio di mettersi
il cappotto?  una bella storia, che tocca certe corde.
Non tocca proprio niente.
Almeno le corde di qualcuno.
Di nessuno. Nessuno si commuove.
E anche se il personaggio di Harrison non interessa,
la storia  quantomeno avvincente. Tratta una fase
critica nell'evoluzione degli Stati Uniti.
I-63 tace un attimo. Qui rimango, come dire, perplesso
rispetto alle tue scelte artistiche. Supponi che
quel che descrivi sia accaduto: Harrison completa due
mandati, poi Webster diventa presidente e firma il
cosiddetto Compromesso Globale con John Calhoun.
Poi, e qui ti prego di aiutarmi, l'abolizione della schiavit
viene...
Lievemente dilazionata dico piano.
Lievemente dilazionata mi fa eco lui.
Ancora una volta, mi stende. Non avevo mai considerato
il quadro d'insieme, finora. A ben guardare, la
mia storia non fa tutta questa differenza. Non  molto
importante.
Perch l'hai scelta?
Bella domanda. Immagino che volessi trovare un
equilibrio tra il desiderio di scrivere romanzi e la speranza
di rinnovare l'incarico.
Anche se fosse, perch hai messo la gastroenterite
al centro del libro?
Pensavo toccasse certe corde.
No. Nessuna corda.
Quando il cameriere arriva con le portate, nessuno
di noi due si mostra particolarmente interessato. Ovviamente
non posso parlare per I-63, ma per quanto mi
riguarda non ho pi appetito. I-63 pilucca l'insalata
mista. Io accantono i cavoli. Mi chiedo che cosa mi
abbia attratto di quel piatto, tanto per cominciare.
E il libro su Freud? indago. Forse la gente se ne
frega di Harrison, ma di sicuro  presa da Sigmund
Freud. Basta la sua personalit a reggere un libro.
Vero. Freud  un personaggio ricco e avvincente.
Allora qual  il problema?
Il problema  che la vita che gli attribuisci  meno
interessante di quella che ha effettivamente vissuto.
Come fai a dirlo? Nel libro  un intrepido ambientalista.
Un tipo intrepido che spreca settantacinque pagine
a catalogare le balene e la cui vita culmina in un dibattito
con Herbert Spencer.
E allora?
Nessuno vuole ritrovarsi un dibattito in un romanzo.
 vivace, ci sono i motteggi.
 una vivisezione del diciannovesimo secolo.
Noiosa. A nessuno interessa la High Table di Oxford, o
la tassonomia delle balene e, soprattutto, a nessuno
interessa Herbert Spencer!
Volevo dire qualcosa sulla natura del progresso.
 astruso. Nessuno ci capisce niente.
Nessuno?
Nessuno.
Neanche della roba sulle balene?
Butti via tutto un capitolo a descrivere nel dettaglio
la differenza anatomica tra gli odontoceti e i misticeti.
Con Moby Dick ha funzionato.
Non sei Melville. E poi il materiale sulla megattera
era praticamente saccheggiato da Star Trek IV.
Vero. Ho pensato di mettere Freud e la Kaiser
Heinrich all'inseguimento di una balena vera, ma le
balene vere in realt non cantano. Si limitano a produrre
una serie di schiocchi e gemiti. Mi pareva importante che
cantassero.
Comprendo il dilemma. Ma nel contesto sembra
poco originale.
E il libro su Marx? Non va meglio?
Va peggio.
I-63 si toglie gli occhiali, si strofina il naso, fa un
gran sospiro. Ascolta, so che ti aspetti una piccola consolazione
e, a dire il vero, non sei uno scrittore da buttar
via. Alcune frasi sono eleganti. Di tanto in tanto utilizzi
la lingua in modo accattivante. Ma non hai la percezione
di quel che  una bella storia e hai un pessimo
occhio per i dettagli. Non sei capace di entrare in empatia
con l'esperienza del lettore, di immaginare quel che
potrebbe interessarlo.
Per esempio?
 evidente che I-63 non si sta affatto divertendo.
Tentenna di nuovo prima di rispondere. D'accordo.
Per esempio, nel dibattito tra Spencer e Freud, ti ricordi
i dettagli sulla vita di F.E. Smith, il presidente dell'unione?
S. Li ho scritti ieri.
Noiosi, di una noia insopportabile.
Ah.
Mi dispiace dovertelo dire.
Ma l c' il messaggio. Il messaggio del libro.
Fa lo stesso.
Di sicuro miglioro con la pratica, dopo aver scritto
per tanti anni.
No. Non migliori.
I-63 ha un'aria rassicurante. A differenza di alcuni di
quelli che l'hanno preceduto, non d l'impressione di
volermi vendere qualcosa. A dirla tutta, sono consapevole
dei difetti del mio lavoro. Vedo le reazioni degli
altri. Il pubblico della 92ND Street Y e della Casa del
pesce e del criceto di Manalapan non faceva eccezione.
Le persone generalmente mostrano rispetto, ma non si
fanno coinvolgere dalle mie letture. A ulteriore sostegno
della sua causa, I-63 ha fatto uno sforzo per non
farmi pagare un conto salato, cosa che apprezzo molto.
Sono proclive a seguire il suo consiglio.
Allora che cosa vuoi da me? chiedo. Che cosa
dovrei fare?
Dovresti essere spiritoso,
Penso di esserlo, eccome. Proprio l'altro giorno ho
inventato una battuta su un gamberetto che ne incontra
un altro che prende il sole a pancia in su e gli dice: "Sei
rosso per il sole o  solo che ti fa piacere vedermi?" Non
 carina?
Non voglio che tu sia spiritoso dice I-63. Voglio
che tu scriva cose spiritose. L'umorismo ti svincolerebbe
da un punto di vista artistico. Inoltre, credo che se
riuscissi a separare le tue velleit di autore dalle esigenze
della carriera accademica, la tua scrittura migliorerebbe
drasticamente. Ti scrolleresti di dosso l'impulso
di inserire dettagli storici superflui.
Chi pu dire se esista un dettaglio storico superfluo?
Intendo da un punto di vista letterario.
Scrivo in questo modo da tantissimo tempo. Non
credo che mi verrebbe spontaneo essere divertente.
La scrittura non  spontanea per nessuno. Si tratta
perlopi di perseveranza.
Giusto. L'osservazione collima con le mie esperienze.
Ma non saprei neanche da dove cominciare.
Dall'inizio.
Intendo dire che non saprei che storia scrivere.
Ti faccio un esempio.
I-63 si prepara a illustrarmi la sua idea, ma lo interrompo.
Aspetta un attimo.  etico quello che stiamo
facendo?
In che senso?
Non  plagio?
Non credo che lo si possa definire tale. Non ho
intenzione di scrivere la storia al posto tuo. Ti do solo
lo spunto.
Anche se tecnicamente non  illegale, mi sembra
comunque sbagliato. L'idea appartiene a qualcun altro
e, soprattutto, al futuro. In qualche modo stiamo violando
la santit della parola scritta. Mi sembra una
nefandezza.
I-63 ci riflette un attimo. Alla fine dice: Immagino
che lo sia. Pensa ancora un po', poi ipotizza: Metti
che io mi limiti a raccontarti la mia idea come esempio
di cosa ho in mente per te, ma che tu di fatto poi non la
usi.
Soppeso l'ipotesi. Non mi sembri un granch divertente.
Sono qui per tirar fuori il tuo potenziale. I miei
difetti non sono in discussione. Che ne dici se ti faccio
questo esempio, cos vedi se ti attrae?
Che male c'?
D'accordo, allora. Ecco l'antefatto: un impiegato
contabile diffidente e vessato sale su un taxi alla fine di
una lunga giornata di lavoro. Dice al tassista di portarlo a casa sull'East Side passando per Central Park, ma
il tassista prende a ovest per evitare il traffico. "Cos 
meglio" dice. Continua a dirigere verso ovest, e a met
Ohio il contabile, un certo Eric Needleman, capisce che
il tassista ha intenzione di fargli fare il giro del mondo.
Cerca di reindirizzarlo, ma quello prosegue per la sua
strada, ripetendo "Cos  meglio".
Needleman si preoccupa molto per la tariffa, ma
col tempo accetta il suo destino e durante il viaggio scopre
se stesso. Recupera la sua sicurezza e rimuove un
seme di sesamo che gli era rimasto incastrato tra i denti
per undici anni, dalla partita di Super Bowl a casa del
suo capo repressivo. Era l da tanto di quel tempo che
Needleman aveva cominciato a dubitare di se stesso e
del significato intrinseco dell'esistenza. Ma poi, a Irkutsk,
sull'autostrada transiberiana, il seme si sposta e
l'umore di Needleman si libra.
Afferro il senso della storia. I-63  palesemente compiaciuto.
Non sembra un po' troppo Woody Allen?
Permettimi di insegnarti l'unica cosa che so fa lui.
Smetti di cercare di essere originale. Ogni canzone 
stata gi cantata, ogni quadro gi dipinto e ogni storia
gi raccontata. Il massimo che si pu fare  tornare a
cantare, dipingere e raccontare la storia come si deve.
I-63 non deve affannarsi per convincermi. Nel profondo,
mi sono sempre considerato una specie di comico.
Affrancato dalle costrizioni della societ - le richieste
del programma per il PhD, le sfide per assicurarmi
l'incarico, la promozione e il desiderio di approvazione
di amici e parenti - sono certo che farei morire dal
ridere.
Di fatto, la mia allegria in classe  ben nota e assai
ammirata. Quando spiego la Guerra Civile, spesso racconto
agli studenti dell'abissale incapacit di Jefferson
Davies nella gestione del sistema ferroviario, la sua
inettitudine nel non imporre Albert Sidney Johnston a
Washington e la sua decisione assai discutibile di mettere
l'ineluttabilmente maldestro P.G.T. Beauregard al
comando delle truppe sudiste dalle parti di Charleston.
Una confederazione di somari dico alla classe.
Esilarante.
Qualche volta ricreo la scena dei Simpson in cui John
Wilkes Booth fa la voce di Terminator e dice: Hasta la
vista, Abey. E so anche cantare dall'inizio alla fine la
canzone dei Simpson, The Mediocre President, e quella
dei Monty Python Bruces' Philosophers Song. E faccio
delle ottime imitazioni con la voce. Proprio l'altro giorno,
mentre spiegavo la campagna militare tedesca durante
la Prima guerra mondiale, ho inalberato il mio
famoso accento tedesco per illustrare una conversazione
tra il conte Alfred von Schlieffen e Helmuth von Moltke
il giovane.
Herr von Schlieffen dico, impersonando von
Moltke il giovane, ritiene che quarantadue giorni siano
sufficienti per sconfiggere la Francia? Forse dovremmo
pensare a un altro paio di settimane.
Nein! strillo in tono dittatoriale impersonando
von Schlieffen. Quarantadue giorni, e basta!
E se avessimo sottovalutato la resistenza belga?
Inconcepibile! Quarantadue giorni, e basta!
Si dice che i britannici stiano mobilitando le loro
Forze di Spedizione. Questo potrebbe rallentarci in
Alsazia-Lorena.
Irrilevante! Pranzo a Parigi, cena a San Pietroburgo!
Ma, mein Kommandant, il cibo a San Pietroburgo
non  molto buono e i pierogi le hanno spesso causato
una perniciosa gastritiden!
Significa gastrite in tedesco.  un analogo, cos tutti
capiscono la battuta.
Alla fine, von Schlieffen dice: Quarantadue giorni,
e basta!
Ascoltare questo scambio  molto utile per gli studenti.
Riporta la storia in vita. Si possono leggere le
mancanze del piano Schlieffen sui libri di testo, ma una
conversazione simulata sottolinea l'assurdit del motto
sul pranzo e la cena come nessun manuale. E, cosa
altrettanto importante, fa ridere. La mia  un'imitazione
accurata, bench ripresa dal colonnello Klink di Gli
eroi di Hogan. Inoltre,  la sola voce tedesca che so fare
e la uso sia per von Schlieffen sia per von Moltke il giovane,
insistendo sugli accenti cos gli studenti capiscono
chi sta parlando. E ancora, quasi sicuramente non 
accurata da un punto di vista storico, poich le voci dei
due si sono perse nel tempo. Malgrado ci, la verosimiglianza
anima lo scambio e garantisce il successo della
lezione.
Appena concludo, uno studente grida: Ottimo accento
tedesco, professore!
Danke rispondo immediatamente.
Da sganasciarsi. La classe  sfrenata.
Alle elementari ero un giullare a tutti gli effetti. Una
volta, durante il pranzo, Israel Blumstein ha fatto l'errore
di dire che gli piaceva il succotash. Si tratta di
granturco e fagioli di Spagna e, a seconda dei gusti,
pomodoro e peperoni verdi con sopra lardo o burro.
Era un piatto diffuso durante la Depressione, ma negli
anni Ottanta, quando andavo alle elementari, non
credo che il succo tash piacesse a nessun adulto e men
che meno ai bambini, eccezion fatta per Israel Blumstein.
Una volta scoperta la sua predilezione per quella
robaccia affogata nel grasso ho fatto il giro della mensa
e chiesto a ogni alunno di darmi il bicchiere di carta
contenente il succo tash che faceva da contorno all'hamburger.
Ognuno di loro, inevitabilmente, me l'ha dato,
e io sono andato a piazzarli davanti a Israel, al grido di
Succo tash!
Al trentesimo bicchiere, Israel ha strillato: Basta,
basta, ora basta! Ma io ho continuato a girare per la
sala fino a quando non ho piazzato ognuno dei circa
cento bicchieri davanti a Israel, esclamando Succo
tash!
Geniale.
Ancora se ne parla in giro.
Avevo sempre pensato che una simile vena comica
si sarebbe tradotta egregiamente in forma scritta. A
trattenermi  stata la preoccupazione per la mia carriera,
ma a questo punto, con l'incarico praticamente sfumato
grazie a I-50, e con il sostegno di I-63, sono libero.
Sullo sfondo del Caf Muriel, I-63 continua a farmi
pressione. Sostiene che scrivere qualcosa di veramente
divertente sia il contributo pi significativo alla societ.
A dire il vero, io - lui - non ha bisogno di aggiungere
altro. La mia mente pullula di idee. Mentre I-63 perora
la sua causa, mentalmente io mi sono gi messo a scrivere.
...
.
...
Capitolo 20.
...
.
...
Nel 2024, John Henry Adams vinse il premio
Pulitzer per la narrativa. Notizia di
poco o nessun conto, se riferita all'autore
insignito con un premio importante in
s, non fosse stato per il fatto che John
Henry Adams era un computer. I membri
della commissione del Pulitzer rimasero
basiti. Per loro, John Henry Adams era
solo un nome, tutto sommato anche bello.
Certo, era a tutti gli effetti un recluso,
ma lo era anche Pynchon, cosa che non
aveva impedito alla commissione per la
narrativa di raccomandare all'unanimit
L'arcobaleno della gravit per il Pulitzer
nel 1974.  altrettanto vero che l'intero
consiglio pose il veto sulla raccomandazione,
ma questo  dovuto al fatto che i
membri lo trovarono, testualmente, ampolloso,
osceno e illeggibile. Il rifiuto
non aveva niente a che fare con lo stile di vita di Pynchon.
Di contro, la commissione del Pulitzer
del 2024 si innamor di La curiosa trasformazione
del fu IXabbu NIKau Kui'shansi
O'Wa O'Wa Tx!Aku. Il protagonista 
il primo madrelingua click nel dialetto
dei IKung a frequentare la Harvard Law
School. Il romanzo segue il suo cammino
dalle modeste origini nel deserto del
Kalahari, in Namibia, fino alla HLS e alla
collocazione al settimo posto nella classifica
degli avvocati fiscali di New York.
Questo secondo l'edizione annuale del 2006
di The American Lawyer. La buona posizione
nella classifica  l'apoteosi della
carriera del protagonista, ma anche l'inizio
della caduta. IXabbu NIKau Ku/'shansi
O'Wa O'Wa A!Tx!Aku, conosciuto nella comunit
legale come Winston Alistar Strawn,
scende al nono posto l'anno successivo e
da allora non figura pi tra i primi dieci.
 pi di quanto riesca a sopportare e,
in ultima istanza, umiliato e caduto in
disgrazia, IXabbu ritorna nella sua citt,
Windhoek, e trova lavoro in una miniera di stagno.
Il romanzo di John Henry Adams era toccante
e, secondo diverse recensioni, l'inevitabile
produzione di uno scrittore dall'animo
profondamente empatico. Alla fine,
i membri della commissione per il Pulitzer
furono stupiti come non mai nello scoprire
che l'autore del libro era un computer.
Alla cerimonia di premiazione, il presidente
del comitato, Diedre Tyler, direttrice
del quotidiano online The Washington Post,
descrisse cos la reazione del comitato
nello scoprire la vera identit di John
Henry Adams: Avreste potuto abbatterci con una piuma.
John Henry Adams rispose: Avrebbe dovuto
essere una piuma molto resistente. Tutti
accolsero bonariamente un commento tanto
giocoso e modesto, bench tale accoglienza
fosse da attribuire pi al messaggero
che al messaggio. Con una brillante
manovra pubblicitaria, i dirigenti della
Random Books avevano assoldato Ryan Seacrest
affinch fornisse una faccia pubblica
a John Henry Adams. Cos, quando Adams
offr la sua arguta risposta, fu nei toni
melodiosi di Seacrest, e non con la voce
da far accapponare la pelle di Adam stesso,
che ricordava quella di Stephen
Hawking. Neanche a dirlo, tutti si lasciarono
abbattere da Seacrest.
A conti fatti, tuttavia, l'incidente
non piacque molto. Tutto sommato, per molti
versi quel momento comport una trasformazione,
uno spartiacque nella storia
dell'umanit. Il successo di John Henry
Adams min le convinzioni degli umani sul
processo creativo e, per estensione, sull'unicit dell'uomo.
A questo punto occorre qualche premessa.
Si speculava da tempo sul fatto che se
a una scimmia fosse stato permesso di battere
a macchina per un periodo di tempo
sufficiente, alla fine quella, grazie solo
alla mole e alla casualit, avrebbe riprodotto
L'Amleto di Shakespeare. Alla fine
degli anni Sessanta, Bertrand Bomrind, un
eclettico scienziato del mit, mise in pratica
il suo teorema. Il professor Bomrind
si prepar bene alla sfida: aveva fama di
prendere di petto i problemi spinosi.
Diversi anni prima aveva dimostrato con
successo che a guardare l'acqua, quella
non bolle mai. Affront la questione con
la forza bruta. Mise una pentola sul fuoco,
si sedette su una sedia di fronte ai
fornelli e rimase a guardare per sei mesi
di filato. Si organizz in modo di non
dover andare in bagno e si drog per non
dormire. L'acqua non boll e, allo scadere
dei sei mesi, lui si alz, si fece una
doccia e si affrett a pubblicare i suoi
risultati. L'esperimento fu accolto ovunque
come un successo e Bomrind fu candidato
al premio Nobel per la metafisica.
Solo sua figlia, la piccola Ginny Bomrind,
sapeva che il padre si era scordato di accendere il gas.
Bomrind affront in modo altrettanto
eclatante la questione scimmia. Mise insieme
un migliaio di macachi crestati di
Celebes in quello che era a tutti gli effetti
una fabbrica dickensiana. I macachi
battevano a macchina diciannove ore consecutive
al giorno, fermandosi solo per andare
in bagno e per un'occasionale banana.
Nessuno di loro fu capace di ricreare
L'Amleto. Uno, per, riscrisse Come vi piace.
L'esperimento fu comunque considerato un grande successo.
A differenza del trionfo di John Henry
Adams al concorso per i Pulitzer, una scimmia
in grado di riprodurre Shakespeare non
scaten una diffusa angoscia esistenziale.
Questo era largamente dovuto al fatto che
i macachi (o qualsiasi altra scimmia, per
quel che vale) non erano riusciti a creare
un'opera originale, o a capire quel che
avevano scritto. Quando lessero dell'esperimento,
molti fecero commenti come: Oh,
ma che carino! Una scimmia che pesta su una
tastiera e ricrea Come vi piace. Una bizzarria
statistica degna di nota, che di
certo non intacca le certezze che ho sulla
mia collocazione nell'universo.
John Henry Adams port invece un cambiamento radicale.
Ci che turbava particolarmente di John
Henry Adams era che lavorava essenzialmente
allo stesso modo dei macachi di Bomrind,
solo che era infinitamente pi veloce.
Di certo Adams non pestava sulla
macchina da scrivere, per generava un
flusso infinito di parole. Essenzialmente
scriveva di tutto e questo era il punto di
partenza del suo processo. A differenza
dei macachi, tuttavia, John Henry Adams
aveva dei filtri funzionali. Cos mentre
una scimmia era stata capace di presentare
con orgoglio al professor Bomrind venti
pagine con su scritta la lettera S, John
Henry Adams si era liberato di tutti i
ciangottii e le sgrammaticature. E il resto
lo speriment sulle persone. Un attore
leggeva le pagine agli appartenenti di
entrambi i sessi. I soggetti erano collegati
con degli elettrodi e i dati venivano
trasmessi al computer che valutava le
reazioni. John Henry Adams teneva le storie
cui le persone reagivano positivamente
e scartava le altre.
Col passare del tempo, le singole pagine
si trasformarono in capitoli, i nomi in
personaggi e i collegamenti casuali in una
trama. Il computer era un acuto osservatore
del genere umano e apprendeva in
fretta. Impar che la gente amava l'umorismo
arguto e l'ironia, e i brani che provocavano
tali reazioni nei lettori furono
di conseguenza mantenuti. John Henry Adams
impar inoltre che la gente si aspettava
che il personaggio di un racconto crescesse.
Il progresso era imperativo. La crescita
per non doveva essere improvvisa.
Ci si aspettava qualche battuta d'arresto
lungo il percorso, ma i lettori si sentivano
assai insoddisfatti, o addirittura si
arrabbiavano, se alla fine del romanzo non
risultava chiaro il modo in cui il personaggio
si era evoluto. Cos, IXabbu NIKau
Ku/'shansi O'Wa O'Wa A!Tx!Aku e i personaggi
di contorno del romanzo crebbero in
un arco lento e indiretto. Il che era essenziale.
Infine, cosa importantissima, la gente
voleva un messaggio, anche se spesso non
ne era consapevole. Inoltre, reagiva negativamente
se il messaggio la colpiva come
una tegola. Per un messaggio era imprescindibile:
sottile, ma presente. Quindi,
La curiosa trasformazione del fu IXabbu
NIKau Ku/'shansi O'Wa O'Wa A!Tx!Aku insegn
ai lettori che noi, in quanto umani,
siamo inevitabilmente e immutabilmente il
prodotto del nostro retaggio, e che di
conseguenza il nostro destino  segnato.
L'ironia legata al fatto che una simile
lezione arrivasse da un computer fu
colta solo in un secondo tempo.
In seguito alle rivelazioni sulla vera
natura del vincitore del premio Pulitzer,
gli accademici di tutte le discipline -
tra gli altri: linguisti, antropologi,
teorici letterari, psicologi, filosofi ed
etnografi - tentarono di tracciare una
demarcazione tra l'arte di John Henry
Adams e quella di diversi grandi scrittori.
Fallirono tutti.
Alcuni dissero che il protagonista di
Adams - e quindi il suo romanzo - era
privo di un'anima, poich il personaggio
tornava alle sue origini. Ma se fosse
stato vero, allora anche Huck Finn e Il
grande Gatsby sarebbero stati senz'anima.
Altri affermarono che La curiosa trasformazione
era talmente legato alla cultura
degli studi legali newyorchesi e poi a
quella delle miniere di stagno della
Namibia, da risultare in realt come narrativa
bassa, incapace di produrre un
grande romanzo. Ma se fosse stato vero,
allora si sarebbero dovuti scartare Hemingway,
i cui romanzi narravano storie di
guerra, e Dickens, che si appoggiava pesantemente
alla trama e al contesto culturale,
per non parlare degli studi legali,
come nel famoso Casa desolata. Infine,
gli accademici stabilirono che John Henry
Adams eguagliava, quando non addirittura
surclassava, la controparte umana.
E tracciarono pi o meno lo stesso giudizio
nei confronti di Ryan Seacrest.
Sulla scia del successo di John Henry
Adams, i computer cominciarono a estendere
il loro campo d'azione ad altri ambiti
di espressione artistica. Nel giro di pochi
mesi, i microprocessori resero il loro
prezioso contributo alla pittura, alla
fotografia, alla scultura, alla ceramica e
ai lavori artistici realizzati con la pasta.
Tutte queste opere furono il prodotto
di ripetuti tentativi. I computer generavano
capolavori a casaccio, li sperimentavano
sulla gente e tenevano quelli che
funzionavano.
Il metodo si rivel altrettanto efficace
nelle arti visive quanto nel romanzo.
Presto, le belle arti si trasformarono da
regione di uomini e donne creativi a regno
di scienziati e programmatori. Questi
ultimi accolsero nei loro ranghi Bertrand
Bomrind in persona, che aveva sempre desiderato
dipingere nature morte ma che non
era mai riuscito a produrre niente di
meglio di una goffa ciotola di pere. In
poche settimane, Bomrind inaugur la sua
personale al Met. Il pezzo forte della mostra
era un vassoio di frutta con una mela
bacata che l'American Art Review defin un
seducente quanto allettante suggerimento
dell'intersezione tra paradigmi universali.
Tutto sommato, scriveva il recensore,
la mostra era una rivelazione ed eguagliava,
se non addirittura surclassava, l'opera
del grande maestro delle nature morte,
Michelangelo Merisi da Caravaggio, tra le
cui opere si annoverano il Cesto di frutta,
il Fanciullo con canestro di frutta e
il Fanciullo che monda un frutto, un classico di tutti i tempi.
Fu solo qualche settimana pi tardi che
si scopr che il recensore era a sua volta
un computer, che si era dimostrato pi
penetrante e incisivo della sua controparte umana.
La comunit artistica prese malissimo
tutta la faccenda. Cormac McCarthy si
addentr nelle Chuska Mountains e fu dato
per disperso. Philip Roth si butt dal
Newark Bay Bridge. Thomas Pynchon tenne
la sua prima presentazione di libro in
cinquant'anni, con le prevedibili conseguenze.
Pi o meno all'epoca della mostra di Bomrind
o, per essere pi precisi, la mostra
del computer di Bomrind, l'ultima vincitrice
del premio Pulitzer, Judy Bishop,
si suicid. La sua analisi del personaggio
di un giocatore professionista di curling
aveva toccato una corda della commissione
del 2023. La Bishop aveva lavorato nell'anonimato,
guadagnandosi da vivere come
insegnante d'asilo per sessant'anni, prima
di vincere il premio. Lasci un commovente biglietto d'addio.
Lo scrittore  capace di accogliere l'idea di
infinito. In astratto, questo  solo un concetto
e i concetti sono innocui. Non hanno alcun potere
intrinseco.  solo quando un'idea viene compresa
e messa in atto che si crea il potenziale per
la sofferenza. L'idea acquista forza grazie alla
gente. Il nodo critico  quindi come rendere operativa un'idea.
Prendiamo per esempio l'eugenetica. L'eugenetica
 la fede nella possibilit di migliorare
la specie umana modificando il pool genetico. 
un'idea senza forza. Non pu nulla. Per prima cosa, deve essere accolta.
E persino in questo caso, non  pericolosa di per s.
Gli ebrei, a loro volta vittime della pi perversa
interpretazione e applicazione del concetto,
praticano una forma di eugenetica. Le giovani
coppie ebree si sottopongono a esami per individuare
malattie genetiche. Quando entrambe le parti
sono portatrici della malattia di Tay-Sachs o del
morbo di Canavan, spesso preferiscono rinunciare
a sposarsi piuttosto che procreare un bambino
malato.  solo quando il concetto di eugenetica
viene recepito per sterminare gli elementi indesiderati
nel pool genetico, e qui si adotta una
definizione quanto pi possibile limitata di desiderabilit,
che l'idea diventa estremamente pericolosa.
Cos, l'infinito non mi offende.  solo un concetto.
Se viene messo in atto per significare che,
data la vastit del tempo e l'immensit dell'universo,
dovremmo sentirci umili di fronte a tale
illimitatezza e accettare la brevit fugace della
nostra esistenza, la cosa non mi risulta minimamente problematica.
Ma se si abbraccia l'infinito, allora  tutta
un'altra storia. La morale che si pu ricavare da
un simile approccio  che le scelte non contano.
Tutto si riduce a una serie di tentativi: rivelare
il senso della vita diventa una questione di forza bruta.
E questo  troppo sconfortante.  antitetico
alla nozione di libero arbitrio. Tutto  gi accaduto
prima, come credono i nostri amici di Scientology,
e accadr di nuovo, come credono i nostri
amici induisti. Le scelte non contano. Molto 
accaduto e accadr, e tutto  stato gi sperimentato.
Per lo scrittore, ci  altamente intollerabile.
Gi  un danno che le scelte non contino. Ma
avvicinare l'infinito determina un danno se possibile
maggiore. Fondamentalmente  un atto che
mina l'essenza della creativit, il nocciolo dell'unicit.
Se una poesia o un dipinto o un busto
valgono qualcosa, ci  dovuto alla loro unicit,
non alla perfezione o all'ideale di bellezza, ma
a una necessaria unicit.
Quindi in questo nuovo mondo non c' posto per
me. Perch se gli scrittori devono mantenere un
brandello di ego e di rispetto di s per sentire
di far parte di un luogo, questo non pu che venire
dall'esclusivo valore estetico delle loro parole,
che devono significare QUALCOSA.
Le cose si misero davvero male quando si
scopr che il biglietto della Bishop era
stato scritto dal suo computer. Il computer
stava tentando di vendere uno schermo
senza riuscirci e si era messo a scrivere
messaggi suicidi nel tempo libero. La
Bishop ne riconobbe il valore, cosa che,
in fin dei conti, fecero tutti. Pens che
il biglietto del computer fosse meglio di
quello che avrebbe potuto scrivere lei e
quindi decise di farlo suo.
Quando la notizia della morte di Roth e
McCarthy e la provenienza del messaggio
della Bishop divennero di dominio pubblico,
gli scrittori cominciarono a buttarsi
dai ponti in massa. I ponti divennero talmente
affollati da costringerli a ripiegare
su metodi meno illustri per mettere in
atto la loro dipartita, come dosi letali
di aspirina e Citrosodina. Gli scultori
seguirono gli scrittori quando un computer
che ricordava vagamente Edward Mani di
Forbice surclass Rodin. Poi vennero i
drammaturghi, quando i drammi scritti dai
computer fecero incetta di Tony Awards.
Poi fu la volta dei paesaggisti. Poi tocc
ai compositori. Poi ai poeti, ai librettisti
e ai giornalisti. Solo gli scrittori
televisivi restavano immuni.
Presto tocc anche alle persone comuni.
Senza gli artisti in carne e ossa che si
dedicavano all'arte, parve loro che non
valesse la pena di vivere. I suicidi
aumentavano. Anche se non si interessavano
della poesia umana, sentivano la mancanza
dei loro amici che invece lo facevano.
Si buttavano di sotto per solidariet
e solitudine. Infine, dipartirono anche
gli scrittori televisivi. Con l'estinzione
degli artisti, degli amanti dell'arte
e di quelli che amavano quelli che amavano
l'arte, il gradimento precipit in modo
allarmante.
Alla fine, rimase un solo essere umano,
Heinrich Loomis, un fabbricante di gabinetti
di Stoccarda. Loomis non si fece
impressionare dalla proliferazione di suicidi.
Il suo sogno era da sempre quello di
restare solo con tanto tempo per leggere.
Adorava la lettura al di sopra di ogni cosa
- amava riviste, romanzi e poesie, purch
attuali. Quando tutti furono estinti,
lui si chiuse nel suo appartamento con una
scorta duratura di piselli in scatola, fette
di melba toast e i romanzi pi recenti
scritti da computer.
Il primo che lesse era l'analisi di un
personaggio nel suo isolamento sociale.
Raccontava la storia di un uomo infelice
che non si era sentito amato dai genitori
e che faticava a fare amicizia. Di conseguenza,
si era perso in una sontuosa vita
di fantasia, popolata soprattutto dai personaggi
dei tanti libri che leggeva. Scoppi
la peste e il nostro eroe fu l'unico
essere umano a sopravvivere. Dapprima non
se ne preoccup. La pandemia lo aveva liberato
dall'obbligo dei contatti sociali,
che aveva sempre reputato goffi e noiosi,
lasciandogli finalmente il tempo di leggere
quel che voleva. Ma quando si sedette a
leggere non prov nessuna gioia. Fu come se
le sue papille gustative avessero perso
sensibilit. Il romanzo non lo colp. Senza
la realt dell'esperienza umana, la fantasia
dell'esperienza umana non era affatto
interessante. Il racconto si chiudeva sul
protagonista che si sentiva disperatamente
solo.
Heinrich Loomis ovviamente si rese
conto che era la storia della sua vita e
che non si trattava di una coincidenza. I
computer ricorrevano all'esperienza umana
come fonte d'ispirazione per le loro storie,
che erano convalidate dai gusti degli
uomini, di cui restava un solo rappresentante.
Quella sera Heinrich Loomis si butt
dalla finestra del suo appartamento.
Prima, per, diede un ultimo morso al melba toast.
Era secco.
In mancanza dei loro creatori umani, i computer cercarono di mantenere un senso di normalit. Continuarono a lavorare.
Conversarono nella loro imitazione migliore di Ryan Seacrest. Pubblicarono i loro scritti e misero in mostra la loro arte.
Mantennero le cerimonie di premiazione, senza abbandonare la tradizione del Pulitzer. Nel 2028, l'anno dopo l'autodefenestrazione di Heinrich Loomis, a vincere il Pulitzer fu un romanzo intitolato S. Ecco il primo paragrafo: ssss. sssss, sssss. sssss. sssss. sssss.
E questo, per sommi capi,  il succo di tutto il romanzo.
...
.
...
Capitolo 21.
...
.
...
I-77 liquida in fretta il mio racconto sul robot romanziere.
Ho appena finito di concepirlo che arriva la sua
lettera in cui mi ordina di incontrarci a cena. Si presenta
da Katz's Delicatessen indossando un completo tre
pezzi con tanto di fazzoletto al taschino e un paio di
francesine. Porta gli occhiali ed  pi rispettabile di
tutte le altre mie versioni pi anziane. Qualcosa in lui
mi mette vagamente a disagio.
Mi pare di capire che la storia non ti  piaciuta.
Non  divertente fa lui. Non  divertente.
Mi era parsa assai buona.
Tutt'altro.  terribile.
E secondo te qual  il problema?
Be', prima di tutto la parte sull'ultimo uomo sulla
terra che legge libri  un plagio. L'hai presa senza cambiare
una virgola da Ai confini della realt.
Non  un plagio, in s.  un omaggio a Rod
Sterling. La trovata della mia storia  del tutto diversa.
Nell'episodio "Tempo di leggere" di Ai confini della
realt, la cruda ironia sta nel fatto che l'ultimo uomo
sulla terra, Henry Bernis, ama leggere la narrativa ma
gli si rompono gli occhiali. Nella mia storia nella storia,
"Il tempo  una vera raffica", la svolta sta nel fatto che
l'ultimo uomo sulla terra, Heinrich Loomis, ama leggere
la narrativa contemporanea, ma i computer possono
solo scrivere di esperienze umane e tutte le nuove storie quindi trattano di lui.
E che c'entrano i piselli in scatola?
Li ho messi a caso, credo.
Si acciglia. E perch a Loomis piace il melba toast?
Mi inalbero. Il melba toast  stupefacente.  fatto
con il pane lievemente tostato nel solito modo, ma una
volta che l'esterno si  indurito, il pane viene tolto dal
tostapane, tagliato longitudinalmente e poi le due fette
sottili vengono rimesse a cuocere. Fu creato da Auguste
Escoffier per Darne Nellie Melba, la leggendaria soprano
e prima donna australiana. Si ammal gravemente
mentre alloggiava al Savoy di Londra, dove Escoffier
era chef. Nellie non riusciva a tollerare quasi nessun
cibo, cos Escoffier cre il melba toast che le serviva con
minestre o insalate e che spalmava di formaggio fuso o
pt. Presto divenne la principale fonte di sostentamento della soprano.
I-77 mi guarda accigliato.
Escoffier cre anche la pesca melba per Darne Nellie.
Nel 1892, il duca d'Orlans diede una cena al Savoy
per onorare la sua interpretazione nel Lohengrin di
Wagner.  una storia allegra, ambientata a Antwerp, e
parla dell'espulsione degli ungheresi dalla Germania e
di una giovane donna che si innamora di un cavaliere
dalla scintillante armatura. Quando lui la lascia perch
 un cigno o forse una tazza, a lei si spezza il cuore. Fu
scritta nel 1850, lo stesso anno in cui Wagner pubblic
Das Judenthum in der Musik, un saggio in cui tacciava
gli ebrei di essere elementi estranei e dannosi per la cultura
tedesca, spinti alla conquista del successo economico
perch incapaci di creare vere opere d'arte.
Appositamente per la festa del duca, Escoffier cre
un nuovo dolce a base di pesche adagiate su un letto di
gelato alla vaniglia e ricoperte di zucchero filato.
Normalmente Darne Nellie non mangiava gelato, nel
timore che il freddo potesse danneggiarle le corde
vocali, ma nella brillante nuova invenzione di Escoffier
il gelato era solo un elemento dell'insieme, non troppo
freddo. Darne Nellie assaggi il dolce, ne attest il
genio e da quel momento nacque la pesca melba.
I-77 ormai mi guarda torvo. Certe tangenti casuali
capitano con estrema leggerezza nella tua scrittura e
devo dire che sono altrettanto sconcertanti a livello
interpersonale. Non ricordo di aver avuto un simile
vezzo. Dovresti fare in modo di eliminarlo. Andare a
casaccio  quantomeno inopportuno.
Be' non vado proprio a casaccio dichiaro io, nell'imbarazzo.
Mi piace il suono di certe cose: melba
toast e piselli in scatola. Pronuncio le parole con deliberata
lentezza, enfatizzandone l'ovvio effetto comico.
Spesso uso le parole solo perch mi piace il loro suono.
Come il piano Schlieffen. Allungo "Schlieffen" e
affermo: Sto pensando di trasformarlo in un libro.
I piselli in scatola e il toast non sono divertenti. Non fanno ridere.
Credevo di s.
A Stoccarda hanno il melba toast?
Non lo so. Non ho controllato. Sono avvilito.
Mettiamo un attimo da parte i tuoi gusti discutibili,
che sono solo il problema iniziale del tuo racconto.
Poi che altro c'?
Tanto per cominciare, il biglietto d'addio  un tantino... come dire... deprimente.
Se posso esprimere la mia opinione,  I-77 a essere deprimente.
Deve esserlo.  un biglietto d'addio. Si trattava di
far comprendere il tema della tirannia dell'infinito.
Il problema non  il biglietto.  deprimente perch
 scritto male e ho seri dubbi sull'efficacia della storia
nella storia, o forse dovrei dire delle storie nella storia.
Lo rifai con S. Che senso ha?
Se ricordi, alcune delle scimmie di Bertrand Bomrind
producevano pagine intere di S. La morale  che
senza gli umani su cui sperimentare quel che i programmi
dei computer generano a caso, i computer non
sono diversi dalle scimmie. Non  esilarante?
No, non  divertente se devi spiegarlo al lettore.
Sono stato costretto a spiegarlo solo perch me
l'hai chiesto tu.
Sono stato costretto a chiedertelo perch non ci arrivavo.
E non ci arriverebbe nessun altro. In ogni caso, i
libri nei libri sono ancor pi problematici delle storie
nelle storie. Troppo arzigogolati. Non funzionano.
Con John Irving funzionano.
Ma tu non sei John Irving. E neanche Washington
Irving.
Un colpo basso. L'idea mi aveva sfiorato, cos, solo
per un attimo.
Inoltre insiste I-77, devi fare qualcosa che lasci
un retaggio.
Questo mi irrita. Allora, di che si tratta? Quello che
scrivo non  abbastanza divertente, oppure scrivere
cose divertenti non vale la candela?
Non ho tempo da perdere in giochetti semantici.
Parlo sul serio. A quale delle due ipotesi ti riferisci?
I-77 fa un sospiro. Ovviamente, l'importanza del
patrimonio che si lascia  indiscutibile e non nego che
si potrebbe ragionevolmente costruire un'eredit scrivendo
opere frivole quando divertenti. Ma  un obiettivo
ambizioso. Esiste solo una manciata di scrittori in
grado di corrispondere a un criterio tanto severo. Mi
vengono in mente S.J. Perelman, John Kennedy Toole,
David Sedaris e pochi altri, e il tuo lavoro non pu
competere col loro. Di Sedaris ce n' uno solo.
E Amy?
I-77 ignora la domanda.  logico che riversi le tue
energie in uno sforzo realisticamente votato alla costruzione
di un solido retaggio. Considerati gli standard
elevati nel campo dell'umorismo e i tuoi limiti evidenti,
salta agli occhi che la commedia non  la strada da
perseguire. Mi azzardo umilmente a dichiarare che la
scrittura in generale non sia la risposta che cerchi.
Pare proprio di no. Secondo la tua umile opinione,
quale sarebbe la strada per creare un retaggio davvero
significativo?
La legge afferma I-77. Dovresti fare l'avvocato.
Quasi mi strozzo con quello che sto bevendo. Vediamo
di capirci. Intendi dire che un avvocato svolge un
lavoro pi significativo di uno scrittore? Come direbbe
un legale, questo mi sembra un argomento specioso.
Aiuterai gli altri.
Aiuter gli altri a far causa agli altri. Di sicuro scrivere
anche solo un romanzo mediocre ha un valore
sociale superiore.
I-77 si toglie gli occhiali, li poggia con cura sul tavolo e si massaggia il naso.  la mia prima versione a tornare
indietro con gli occhiali e mi chiedo che cosa significhi.
L'assenza delle lenti rivela un paio di solchi sotto
gli occhi.  stanco ed esaurito. Mi si rivolge come farebbe
con un figlio.
Ascolta, non ho tempo per la tua noncuranza n
per condurre un'esplorazione etica della natura di una
vita ben spesa. Ti espongo i fatti nudi e crudi: La freccia
spezzata del tempo non interessa a nessuno. Secondo
il resoconto di I-63, neanche gli altri libri seri che
avresti scritto avrebbero destato qualche interesse. Io in
prima persona so bene che nessuno si disturba per le
tue storie divertenti. Non per quella sul computer vincitore
del Pulitzer, n per la novella sul progetto della
Amway di mettere in vendita copie di Das Kapital. E
tantomeno per quella sul vampiro di mezza et con
l'incontinenza.
Questa  bella. Non ci avevo ancora pensato. Ne
prendo nota mentalmente.
I-77 prosegue. A dire il vero, in astratto non ti so
dire se un avvocato mediocre compia un'opera di maggior
valore di uno scrittore mediocre. Come ho gi
detto, non sono un filosofo. So solo che mi pare un falso
problema, visto che tu non sarai mai neanche uno scrittore
mediocre.
Altro colpo basso. Stavolta  evidente che ho accusato
e I-77 non pu non notarlo. Si allunga a sfiorarmi il
braccio. Il gesto ha un che di artificiale. Non tanto disonesto,
quanto poco suo.
Si rimette gli occhiali e mi fissa negli occhi. Ascolta,
non sono qui per urtare i tuoi sentimenti. Sinceramente,
non so quale sia il valore oggettivo del tuo lavoro.
Ovviamente, a un certo punto della mia vita ero anch'io
molto preso dal suo valore. Posso solo dirti che
non raggiungerai mai i riconoscimenti in cui speri. Non
diventerai mai uno scrittore famoso. Non ti garantirai
mai il piccolo seguito leale cui aneli. N le tue opere
verranno rivalutate quando sarai vecchio. I due giorni
successivi all'uscita di La freccia spezzata del tempo
rappresentano l'apice della tua vita di scrittore. Trascorrerai
il resto della tua cosiddetta carriera nell'anonimato
quasi assoluto.
Cos, anche se fare l'avvocato sembra una faticata,
e anche se non avrai il retaggio dei tuoi sogni, almeno
ti ritroverai con un buon lavoro, qualche risparmio e
una posizione rispettabile nella societ. Ora come ora
forse non ti sembrer un granch, ma credimi, non 
poco per dare un senso all'esistenza. E, insisto, aiuterai
gli altri, forse non come idealmente vorresti, ma pur
sempre in modo significativo. Le persone hanno bisogno
di servizi legali per motivi pi che legittimi, e sono
grate agli uomini e donne che offrono consigli onesti e
competenti. Raggiungere un simile traguardo d senso
alla vita. I-77 parla senza enfasi. E del tutto sincero.
Adesso riesco a vederlo per quel che . Non avevo
ancora prestato attenzione al completo che indossa,
cosa che a questo punto faccio.  di qualit discutibile,
in poliestere, non di lana come gli abiti eleganti, con un
che di lucido che agli abiti pi raffinati manca. Posso
solo interrogarmi sulla moda di met ventunesimo
secolo, ma sono convinto che le fibre artificiali non siano
tornate in voga nel mondo dei professionisti. Inoltre,
il collo della camicia  sfilacciato e ombreggiato. Ha i
piedi allungati al lato del tavolo e mostra le scarpe
lustre, ma assai logore, con le suole consumate. Sulla
mano sinistra non spicca nessuna vera, mentre le unghie
sono tagliuzzate in una manicure raffazzonata. In
contrasto con questo insieme, il fazzoletto da taschino
sembra quasi dettato dalla disperazione.
In questo stesso momento mi torna in mente un
mendicante che conoscevo ai tempi dell'universit. Si
appostava all'angolo a sudest tra la Sesta Avenue e
Bleecker Street, dove passavo ogni giorno per andare a
lezione alla NYU. Aveva un'etica lavorativa puritana.
Per quanto ne sapevo, non si prendeva mai una vacanza.
Stava l ogni santo giorno e se mi capitava di passare
da quelle parti il sabato e la domenica, quando andavo
a studiare per gli esami o nelle fasi finali della tesi,
lo trovavo l. Restava l per parecchio tempo. Attaccava
alle sette del mattino e non smontava prima delle sei di
sera. Sospettavo che ci fosse dovuto al fatto che le ore
di punta erano le pi fruttuose. Non faceva mai una
pausa, almeno non che io sapessi. Quando andavo
dalle sue parti per pranzo o per un caff, lo trovavo
sempre l, a presidiare la sua postazione.
Una tenacia di per s gi notevole, ma quello che pi
mi  rimasto in mente  il modo in cui si presentava.
Indossava sempre un completo, una bombetta e un
paio di scarpe dignitose. Quando lo oltrepassavano
delle donne si sfiorava il cappello. Era capace di discorrere
con acume non solo del tempo, ma anche di politica
e di questioni internazionali. Una volta ci capit di
avere un vivace scambio di opinioni sul progetto di
Rudy Giuliani di revocare i permessi di parcheggio ai
rappresentanti delle Nazioni Unite. Aveva un punto di
vista ricco di sfumature e us il termine urbanit.
Chiacchieravamo quasi ogni giorno. Mi piaceva perch
era evidente che si considerava, ed era, un gentiluomo.
Gli attribuii una serie di passati. In uno era il presidente
di una banca fallita. In un altro era un giocatore di
freccette professionista che si era disamorato quando
un tiro errato aveva causato la perdita di un occhio a
una spettatrice. Fu, in certo qual modo, l'inizio della
mia carriera di scrittore.
A dispetto della loro cordialit superficiale, le nostre
conversazioni mi lasciavano sempre profondamente
triste. Dopo la chiacchierata sul tempo, sugli autisti
pazzi delle Nazioni Unite o su qualsiasi cosa ci passasse
per la mente - chiacchierata che ci rendeva uguali,
quasi amici - arrivava il momento in cui gli offrivo un
dollaro o quel che avevo in tasca. E lui lo accettava sempre.
Il gentiluomo si riduceva a un mendicante e il vincolo
sociale che si era momentaneamente creato tra noi
si spezzava. Poi io proseguivo per la mia strada e lui
riprendeva a pattugliare il suo angolo. Continuavo a
sperare che un giorno avrebbe rifiutato quel dollaro
dicendo che eravamo amici e che era troppo orgoglioso
per accettare i soldi offerti da un amico, ma lui non lo
fece mai. Rimaneva un gentiluomo ma, almeno ai miei
occhi, quel passaggio di moneta ci sminuiva entrambi.
I-77 mi ricorda il mendicante gentiluomo. L'abito, le
francesine, il fazzolettino sono solo una facciata. I suoi
occhi, il portamento, la riluttanza a ordinare persino un
tramezzino parlano di un uomo orgoglioso ma sconfitto.
 qui per pregarmi di restituirgli la dignit, a dispetto
della tensione che c' tra noi.
Mi viene da piangere.
Penso al ruolo in cui le mie scelte l'hanno relegato.
Sicuramente non in una posizione con prospettive ottimistiche
di successo personale. La sua  un'altra vita
senza Q, quindi gravemente imperfetta. Forse ha trovato
una sostituta inadeguata, come Minnie Zuckerman.
A giudicare dalla mano sinistra priva di vera e dallo
sguardo triste, mi pare pi probabile che non abbia trovato
proprio nessuno.
E si intuisce anche come la mia decisione di scrivere
storie divertenti non sar d'aiuto per la questione dell'incarico,
gi in bilico.  possibile che quest'uomo, io,
alla fine non avr altra scelta che quella di cercare un
lavoro. Non una sorta di passatempo come la cattedra
universitaria, che lascia il tempo di fantasticare e inventare
passati alternativi per i protagonisti della storia,
ma un lavoro vero, in cui ci si siede alla scrivania per
otto ore, o si cerca di vendere prodotti e si ha un capo,
si viene umiliati e non ci si sente mai a proprio agio. Il
genere di lavoro il cui solo scopo  quello di arrivare in
fondo alla giornata e al fine settimana per poter riposare,
seguire lo sport e recuperare le forze per affrontare
la settimana che verr. Il genere di lavoro del tutto
incompatibile con la realizzazione dei sogni.
Mi chiedo soltanto come abbia fatto a trovare i soldi
per venire da me. Forse si tratta di un'eredit. Forse ha
vinto alle corse. Questo me pi vecchio  pi vecchio
degli altri gi passati. Forse il costo dei viaggi nel
tempo si abbassa in un futuro pi remoto. O forse nel
futuro esiste un programma di assistenza statale per le
persone le cui vite sono andate a catafascio, come la
sua. Forse nel futuro lui staziona nel suo angolo.
Non so. Non voglio sapere.
Arriva il cameriere e chiede se desideriamo un dolce. A differenza dei suoi predecessori, I-77 ha ordinato con parsimonia. Solo una scodella di minestra di polpette di pane azzimo e una Dr. Brown's cream soda dietetica. Non un gran pasto, e penso tra me che abbia ancora fame. Infatti, pare fugacemente tentato dalla prospettiva di un rugelach o di un hamantaschen. Tuttavia declina gentilmente.
Non desidera altro? insiste il cameriere.
No, no. La ringrazio per la sua cortesia, ma una scodella di minestra alla mia et e pi che sufficiente. Inoltre, erano anni che non ne gustavo una tanto squisita.
Anch'io rinuncio al dolce. Il cameriere dice che torner tra qualche secondo e aspettiamo il conto trascorrendo questo intervallo di tempo impigliati in un silenzio tetro e imbarazzato. I-77 non  tipo da chiacchiere banali, cos l'unica distrazione che mi resta  quella di continuare a passare in rassegna il suo aspetto. Noto che sotto la manicure approssimativa le pellicine delle unghie sono ridotte in brandelli e punteggiate di sangue.
Vedo che la stanghetta destra dei suoi occhiali si  rotta ed  stata aggiustata con del cerotto avvolto ben stretto. Scopro che le sue calze sono bucate e che comunque sono troppo leggere per tenerlo sufficientemente al caldo. Lui si accorge del mio scrutinio e sposta i piedi sotto il tavolo, distogliendo lo sguardo.
Sono preoccupato per lui. Dove passi la notte?
Ho un posto. Sto bene.
Non vorresti venire da me?
No, per ti ringrazio tanto.
Non mi disturbi. Come sai c' abbastanza spazio e una brandina. O, se preferisci, puoi dormire sul pavimento.
No, ti ringrazio ancora. Sei davvero gentile. E poi devo tornare nel mio tempo.
Arriva il conto e I-77 cerca di prenderlo con un gesto rapido. Permettimi dice.
No rispondo io, afferrando il conto. Offro io.
...
.
...
Capitolo 22.
...
.
...
La decisione di iscrivermi a legge mi calza a pennello.
Prima di decidere di laurearmi in storia, avevo preso
in considerazione giurisprudenza, ma mi ero lasciato
irretire dall'LSAT. L'LSAT  un esame in grado di predire
se uno sar un bravo avvocato.
Nella maggior parte dei quesiti, personaggi che
rispondono al nome di Abel, Baker e Charlie si dispongono
intorno a un tavolo rotondo, secondo certe condizioni.
Per esempio, se Abel si siede accanto a Baker,
Baker non pu sedersi accanto a Charlie. L'idea  che,
se riesci a incastrare i pezzi e a capire chi si siede accanto
a chi, hai qualche possibilit di diventare un bravissimo
avvocato. Per prepararmi all'esame, mi iscrivo a
un corso e passo diversi mesi a fare diagrammi sui
posti a tavola.
Al test d'ingresso me la cavo e vengo ammesso alla
facolt di giurisprudenza dell'Universit della Pennsylvania.
Rassegno le dimissioni alla City University,
subaffitto il mio appartamento e vendo i miei esigui
possedimenti. Mi trasferisco in una casa dello studente
su Sansom Street, a un solo isolato dalla facolt di giurisprudenza
della citt universitaria. Anche se vivo a
New York da sempre, andarmene non mi dispiace.
Senza Q non mi sento pi a casa.
Il primo corso che frequento, sui contratti,  galvanizzante.
Passiamo i novanta minuti della lezione a dibattere
Raffles contro Wichelhaus, un caso del 1864 del
Tribunale dello Scacchiere, che riguardava l'accordo
per la vendita di 125 balle di cotone di Surat, in arrivo
con la nave Peerless partita da Bombay. Succede che
per ottobre e dicembre  previsto l'arrivo di due navi,
chiamate, a ben guardare impropriamente, con lo stesso
nome: Feerie ss, senza pari. Il convenuto ritiene che
l'accordo riguardi il cotone sulla nave di ottobre, mentre
il querelante pensa che riguardi il cotone su quella
di dicembre. Quando il querelante consegna il cotone
di dicembre, il convenuto lo respinge, e la vicenda sfocia
in una causa. La corte giudica che poich non c'
stato consensus ad idem - cio, le parti non hanno trovato
un incontro delle volont su quel che si sta vendendo
- non sussiste un contratto vincolante. La storia
 assai controversa e genera tanti punti di vista quanti
sono gli studenti, ognuno sostenuto con foga.
La discussione in classe  molto stimolante ed esco
dall'aula di ottimo umore, quando una versione pi
vistosa del sottoscritto, I-59, sbuca dal nulla, mi abborda
e mi chiede di poter scambiare due parole nella caffetteria
universitaria.
Non vuoi andare al Morimoto o al Buddakan?
Sono i due ristoranti pi rinomati della citt.
No, la mensa andr benissimo.
Accetto malvolentieri. Preferirei pranzare con i miei
nuovi compagni di classe ma sono anche felice di non
dover pagare per un pasto costoso, che peserebbe
molto sul mio bilancio di studente. Facciamo la fila
insieme. Io ordino tonno su un toast di frumento e una
Diet Coke. Lui prende un'insalata di uova su pane di
segale. Come il suo immediato predecessore, I-59 indossa
un completo tre pezzi, ma questo  autentico. 
in elegante gabardine di lana pettinata, valorizzato da
un'ardita cravatta e da un fazzoletto da taschino di
seta. Si mescola bene alla folla di aspiranti avvocati,
anche se quando raggiungiamo la cassa inevitabilmente
si affida a me. Pago e troviamo un tavolo d'angolo, mentre I-59 arriva dritto al punto.
Devi mollare.
Quasi mi strozzo con il tramezzino al tonno che, com'era prevedibile, fa orrore.
Perch?
Giurisprudenza dice lui, agitando il dito. Non fa per te.
E hai aspettato il primo giorno di lezione per dirmelo?
Se rinunci prima del primo giorno ti restituiscono
i soldi. Perdi solo il deposito. Andandomene adesso
mi gioco met della tassa scolastica annuale.
Spiacente, non ho fatto in tempo.
Perch?
Sono rimasto bloccato in tribunale.
Comincio a non poterne pi di tutta questa storia.
Di che si tratta? mi infurio. Che c' di tanto terribile
nel fare l'avvocato? Giurisprudenza sembra abbastanza
interessante. Oggi abbiamo dibattuto Raffles
contro Wichelhaus.
Il cotone di Surat che doveva arrivare da Bombay
con la Peerless riassume lui.
Esatto! Deve averti colpito parecchio se ancora te lo
ricordi a trent'anni di distanza.
La facolt di legge esercita un'attrazione scellerata.
Ti spingono alla professione con casi sulla libert di
parola, teorie di giurisprudenza e il trasporto del cotone
pi raffinato, e tu pensi tra te e te che si tratta solo di
idee e di giustizia e che  un bel lavoro da svolgere
nella vita, forse quello che hai sempre desiderato. Ma i
docenti di legge omettono i dettagli pi complicati su
quel che accade dopo la laurea: ti tocca fare l'avvocato.
A quel punto ti puoi scordare le politiche pubbliche
e la giustizia per tutti. Dal momento in cui ricevi il
diploma diventi un lacch il cui solo compito  quello
di spulciare raccoglitori di documenti, andare alla
ricerca di oscuri cavilli legali e rispondere al telefono
alle tre del mattino di domenica al cliente cinese che
non si ricorda del fuso orario. E quando quello chiama
non puoi certo dire: "Chi ti credi di essere, cazzo, sono
le tre del mattino!". Dici: "Si, signore cosa devo fare e per quando?"
Questo lavoro  come un cappio. Solo che non puoi
scalciare via la sedia da sotto i piedi e farla finita in un
attimo. Ti stringe sempre pi, ma gradualmente e talmente
piano che non ti accorgi neanche del cambiamento,
finch un giorno scopri che non riesci pi a
respirare e ti chiedi com' potuto succedere. La tua vita
ti sta soffocando e non c' via d'uscita.
Non dubito dell'autenticit del suo stato d'animo.
Conferma buona parte di quel che avevo sempre pensato
della facolt di giurisprudenza prima che I-77 mi
facesse cambiare idea, e combacia con le paure e le riserve
che molti dei miei compagni di corso esprimono
sul cammino che hanno scelto.
Che altro dovrei fare?
Dovresti viaggiare per il mondo. C' tanto da vedere
e i viaggi sono cibo per l'anima.
Sulla rotta per Kathmandu, vengo abbordato da
un'altra versione pi anziana del sottoscritto. In un
primo momento non mi accorgo del me stesso che mi
siede accanto, neanche dopo averlo sentito ordinare
tutto allegro una Diet Coke con lime, ma ci  comprensibile.
Questa versione di me ha un aspetto assai diverso
dalle precedenti. Indossa un pile giallo e una salopette
spessa. Con la barba rasposa e grigia e una collanina
di perline, sembra il classico viaggiatore con lo
zaino, solo un po' pi vecchio. Non ci faccio caso, quando lui comincia a chiacchierare.
Che cosa leggi?
Samaya Trasadi, un romanzo nepalese.
Se ti piace Saru Bhakta, dovresti leggere Pagaal
Basti.
Mi sorprende che esista qualcuno che conosce
Bhakta meglio di me, e gli presto pi attenzione. Poi
vedo di chi si tratta.
Ah, sei tu.
Sorride.
Quanti anni hai?
Sessanta.
Stai benone. Non te ne darei pi di cinquantacinque.
Grazie.
Poi restiamo zitti per un po'. Sorvoliamo tutta la
Turchia in silenzio. Apprezzo che condivida il mio
fastidio per le conversazioni da aereo, soprattutto perch
sono arrivato quasi alla fine del romanzo. Il servizio
a bordo parte nel momento esatto in cui smetto di
leggere. Si tratta di una confezione di noccioline e di
una bottiglietta d'acqua, che ci vengono proposti senza
tante cerimonie, con un lancio approssimato in direzione
dei passeggeri. Agguanto la mia razione e faccio l'inevitabile
domanda.
Perch sei qui?
Deve per forza esserci un motivo? Non potrei essere
anch'io diretto in Nepal?
 cos?
No.
Quindi perch sei qui?
Si massaggia la barba. Vorrei che facessi dietrofront
e tornassi a casa.
Alzo le braccia in preda alla frustrazione, dimenticando
che il tavolinetto  aperto e spargendo qualche
nocciolina. Perch proprio adesso? chiedo, esasperato.
Perch non mi hai detto di non andare in Nepal
prima che mi procurassi il biglietto non rimborsabile?
E, gi che ci siamo, perch non mi hai detto di non iscrivermi
a legge prima che pagassi la retta o di non scrivere
il romanzo su Freud prima che l'avessi quasi finito
o di non essere divertente prima che avessi buttato
gi tutti quei racconti? E adesso che cosa ti aspetti da
me? Siamo a met strada per Kathmandu. Di certo non
posso buttarmi dall'aereo.
Sono spiacente. Ho fatto pi in fretta che potevo.
 davvero scorretto. E poi, ho sempre desiderato
visitare il Nepal. Non vedevo l'ora.
Restiamo tranquilli un minuto e io valuto la questione
delle noccioline rovesciate. Non sono volate lontano.
Mi allungo per prenderne una, ma compiere certe manovre
su un aeroplano  assai difficile, soprattutto in
classe turistica e soprattutto in classe turistica su un
volo per il Nepal, stretti come sardine in una scatoletta.
Semplicemente impossibile. Mi lagno per la perdita
delle noccioline e quasi non lo sento quando mi chiede piano: Perch?
Perch cosa?
Perch vuoi visitare il Nepal?
Non ci ho mai riflettuto prima. Non lo so. Immagino
di voler vedere tutto. L'ultimo mi aveva detto di
viaggiare per il mondo.
E di che si tratta? Cosa c' di affascinante nel vedere
tutto? Non puoi davvero vedere tutto. E comunque
perch una cosa sarebbe meglio dell'altra? Puoi andare
alle Galapagos e vedere una tartaruga gigante o qualche
fringuello, e tutti a dire quanto  affascinante, ma
non  che la tartaruga delle Galapagos sia pi complessa
o inverosimile di una tartaruga scatola. Sono il prodotto
delle stesse spinte evoluzionistiche. Seguendo un
ragionamento analogo, che cosa c' di speciale nei fringuelli
di Darwin? La selezione naturale produce il piccione
comune, proprio come produce quei fringuelli.
Vero  che non vediamo un fringuello o una piranga
occidentale tutti i giorni, ma questo dipende dal fatto
che non abitiamo alle Galapagos. Inoltre, proprio perch
non li vediamo tutti i giorni, che cosa li rende pi
interessanti del piccione? Perch la gente dovrebbe arrancare
fino in Ecuador, fare tappa a Quito, incastrarsi
su una barca e far rotta per le Galapagos per vedere una
tartaruga gigante quando potrebbe contemplare le sue
sorelle dirette nel Bronx River? Che cosa si cela dietro
un simile impulso esplorativo?
Neanche su questo ho mai riflettuto. Potrebbe trattarsi
di istinto umano ipotizzo.
Be',  da sciocchi. Forse, quando gli uomini erano
nel loro stadio primitivo, l'esplorazione era legata
all'adattamento. Ma con la diversificazione degli habitat,
l'homo sapiens ha avuto a sua disposizione diverse
alternative per arginare il disastro ecologico. Oggi come
oggi, la tua spiegazione non ha senso. Siamo pieni
di luoghi vivibili.
Forse l'esperienza del vedere le cose ha un valore
intrinseco. I-59 dice che viaggiare  cibo per l'anima.
I-59 era un mentecatto. Dammi retta, vedere le cose
non ha alcun valore intrinseco. Io ne ho viste un sacco,
e dopo un po' sono tutte uguali. Ci sono quantit di uccelli,
di tartarughe e di persone diverse. Ma a ben guardare,
sono tutte uguali. Lo svantaggio sta nel fatto che
alla fine non avrai niente in mano per testimoniare
delle tue esplorazioni. Ti darai un gran daffare e vedrai
qualcosa, ma come giustificherai la tua esistenza?
Avr fatto delle esperienze.
Le esperienze sono solo un mucchio di sostanze
chimiche e neurotrasmettitori alla portata di tutti. Che
cosa rende una persona migliore di un'altra?
Capisco dove vuole arrivare. Mi pare abbastanza sensato.
E se non devo andare in esplorazione, che cosa devo fare?
Devi trovare una relazione importante.
Ho la sensazione che la mia testa sia sul punto di
esplodere. Vuoi scherzare? alzo un po' troppo la voce,
tanto che su un aereo americano verrei zittito. Ma
sul volo per Kathmandu, la musica strepita e i bambini
si scatenano correndo lungo i corridoi. L'atmosfera 
caotica e io mi sento autorizzato a un grado di agitazione
che altrimenti controllerei.
Hai un bel coraggio a venire qui a dirmi una cosa
del genere. Sei la stessa persona che  venuta a dirmi di
lasciare Q. Avevo una relazione importante, la pi
importante della mia vita, e tu hai rovinato tutto. Come
osi starmi seduto accanto? Abbaio l'ultima domanda.
 puramente retorica, ma I-60 risponde.
Mi hai completamente frainteso. Io non ti ho mai detto di lasciare Q.
Ma di che parli? Hai sessantanni e il mio io di sessantanni mi ha detto di lasciare Q.
Ma io sono tutt'altro sessantenne. Quello che ti ha detto di lasciare Q era il tuo io pi anziano basato sulla vita vissuta con lei. Io sono un tuo io pi anziano basato sulla tua decisione di lasciarla, di corteggiare Minnie Zuckerman, di lasciare Minnie Zuckerman, di cominciare a scrivere libri divertenti, di smettere di scrivere libri divertenti, di iscriverti a legge, di abbandonare legge e di andare in esplorazione sull'Himalaya. Seguo questa strada da circa trent'anni.
Quindi non sei il primo io?
No, decisamente no.
Ma nella mia nomenclatura interiore porti lo stesso nome.
Non importa, non sono io. Ti ricordi il diagramma sul tovagliolo del ristorante?
Si.
Quindi adesso dovrai attribuirmi una nuova definizione. Che ne dici di I-60 due?
Mi indurrebbe a pensare che sei la mia versione di sessantadue anni.
Giusto fa lui, massaggiandosi il mento. Dopo un attimo, si illumina. E che ne dici di I-60B?
Mi pare che meglio di cos non possa essere, e accetto la definizione, non senza qualche riserva. Va bene, ma potrebbe confondere.
La vita confonde pontifica I-60B, e restiamo seduti in silenzio.
I-60B riprende la conversazione mentre sorvoliamo l'Afghanistan. Ascolta, quando dico che devi trovare una relazione importante, non mi riferisco necessariamente a una relazione d'amore. L'amore sarebbe piacevole, ma io intendo una relazione in senso lato. Devi costruire rapporti e legami d'amicizia e professionali con la comunit.
Un punto dolente. In realt ho solo un amico. Ho
qualche conoscente e diverse frequentazioni, ma c' solo
una persona che io possa definire onestamente amica.
Non sono mai stato il tipo da comitiva o da far tappa al
bar per bere qualcosa. Non mi  mai parso importante.
Capisco quel che vuoi dire. Ma non mi spiego perch la cosa sia tanto urgente.
Si gira a guardarmi e gli vedo il lato destro del viso
per la prima volta. Ha un enorme neo asimmetrico
sulla guancia, quasi sicuramente un melanoma e, a
meno che la medicina non compia passi insperati nei
prossimi trent'anni, quasi sicuramente mortale. La sua
presenza mi porta a supporre che nell'epoca di I-60B
non sia stata ancora trovata la cura per il cancro.
La solitudine pu essere pi devastante di quanto
tu intenda. Vedere il mondo  bello e giusto, ma alla
fine della vita ti sembrer altrettanto bello aver stabilito
dei legami. Cos, forse, ci sar qualcuno che ti porter
della minestra e rester a farti compagnia per qualche
minuto, o a guardare con te la partita di baseball alla televisione.
Ovviamente capisco che non ha niente di tutto ci.
Sorride. E sarebbe anche bello che qualcuno venisse al tuo funerale.
Mi accorgo che la confezione che tengo in grembo si
 aperta. Ho i pantaloni coperti di noccioline e sale,
cosa che mi sembra profondamente triste. Chiss perch,
comincio a cantare MacArthur Park tra me e me e scoppio in lacrime.
Cos, la mia visita in Nepal si riduce a cinque ore al
Tribhuvan International. Scendo dall'aereo, vado al
bancone e mi metto in lista d'attesa per il ritorno, poi
aspetto che lo stesso aereo venga girato e riparta per il
Belgio. Non ci vuole molto, non lo puliscono neanche.
Ammazzo il tempo vagando per i negozi dell'aeroporto,
che sono due. Il primo  una bottega di snack e articoli
vari. Gli snack sono le stesse confezioni di noccioline
che ci ammanniscono in volo. Gli articoli vari sono:
bastoncini per le orecchie venduti singolarmente in un
barattolo di vetro; pastiglie di Alka-Seltzer aromatizzate
all'arancia, anche queste vendute singolarmente in
un barattolo di vetro, e una copia vetusta del Time.
Sulla copertina sono raffigurati gli uomini dell'anno,
Bill Clinton e Kenneth Starr, e l'anteprima di una storia
sulle paure legate all'arrivo dell'anno 2000. La vista di
Ken Starr mi disorienta, e mi sento di colpo fuori tempo.
Il duty-free  pi o meno come tutti i duty-free, con
l'accento sul meno, per. Tutto quel che c' nel negozio
si potrebbe trovare nei grandi aeroporti, solo che gli
articoli scarseggiano e al posto di, che so, cataste di
cioccolato Lindt, ce n' una sola barretta. Sento che non
posso lasciare il Nepal a mani vuote, cos compro una
bottiglia di scotch: Johnnie Walker Red Label.
A quanto pare, non c' gran movimento di merci al
Tribhuvan Duty-Free. Una sagoma in cartone di Catherine
Deneuve adorna l'esposizione di Chanel, cio
quattro flaconi di N 5 e due di Antaeus. Ho la sensazione
che il whiskey sia invecchiato pi di vent'anni.
Ma il tempo fa bene allo scotch e una bottiglia di
Johnnie Walker  quel che . Grazie al cielo, all'improvviso
mi sento nel mio elemento, anche se solo per un attimo.
...
.
...
Capitolo 23.
...
.
...
Di ritorno a New York, do il via a un programma ben
congegnato di coinvolgimento civico e sociale. Trovo
lavoro in una libreria di TriBeCa. I giovani impiegati
escono ogni sera e io mi impegno a seguirli spesso. Mi
iscrivo alla Hash House Harriers e nei fine settimana
faccio volontariato presso un allevamento di alpaca a
Putnam County. Non  una vita perfetta, e certamente
non quella che avevo immaginato di vivere, ma va bene lo stesso.
 strano non insegnare o scrivere, ma il nuovo lavoro
mi permette il contatto con i libri e le settimane
seguono un ritmo gradevole. Mi piace. Gli scrittori
hanno sempre un compito da svolgere, questioni da approfondire,
pagine da revisionare, montagne da leggere.
Nella fase creativa, il romanzo alloggia in ogni
momento di veglia del suo autore, e arriva a intrufolarsi
nel suo sonno. Adesso, quando il lavoro  finito, non
c' altro. Posso uscire la sera con i colleghi e bere birra
senza preoccuparmi di essere al meglio la mattina. I
clienti delle librerie sono gioviali e cortesi. Se ho bisogno
di spegnere il cervello per via dei postumi o semplicemente
per fantasticare, non c' problema.
L'idea di spegnere il cervello mi  estranea. Persino
da bambino perseguivo sempre un obiettivo. Ho creato
un esercito di ufficiali nel cortile della scuola e scritto
una serie di libri su un dinosauro molto istruito. Ovviamente,
finora ho fatto sogni grandiosi. Ma mi adatto
a una vita intellettuale sedentaria molto pi velocemente
di quanto credessi. Scopro di poter vivere bene
senza l'imperativo di scrivere il grande romanzo americano
o conquistare un incarico o frequentare l'universit
ed eccellere.  bello andare al lavoro la mattina,
farsi qualche bicchiere con gli amici la sera e tornare a
casa per guardare le repliche di Seinfeld. In altre parole,
mi limito a esistere e sono contento.
Ho ancora delle aspirazioni, ma sono pi orientate
allo stile di vita che a garantirmi un retaggio. Fantastico
sul modo di far entrare le persone che mi piacciono
nella mia vita. Progetto una libreria in cooperativa,
gestita in quote uguali dagli impiegati non pi dipendenti,
ma compagni di lavoro che leggono e discutono
dei romanzi da promuovere e di quanto far pagare una
tazza di caff, se non d'altro.
Parlo della mia idea con alcuni colleghi che non la
trovano affatto campata in aria. Soprattutto, condividono
la mia visione. Cominciamo a complottare, a ragionare
sui posti in cui una simile impresa potrebbe prendere
piede. Magari dalle parti di una delle facolt, NYU
o Hunter, dove la comunit accademica forse ci sosterrebbe.
Arrivo al punto di indagare su un prestito commerciale
con una funzionaria di banca. I dettagli del
progetto sono fondamentali, mi dice, ma ritiene che il
mio gruppo possa ottenere il prestito.
Continuo a fantasticare su come arrivare al successo,
ma non penso pi ai bestseller o a un posto nel pantheon
degli scrittori. Invece sogno una casetta nei
boschi del Maine, o forse sugli Adirondacks del Sud,
niente di pretenzioso, ovviamente, dato lo stipendio di
un libraio, solo un posto in cui gli amici possano andare
a fare un'escursione, condividere una bottiglia di
vino e contemplare il tramonto: un'affabile comune. I
miei sogni, come la mia vita, sono sereni.
Ne consegue che sono stupefatto, e anche parecchio
infastidito, quando I-68 mi propone un frullato dietetico
e qualche noce al bar dell'angolo.
Di che si tratta? Stavolta sono ansioso di arrivare al punto.
Di te. Guardati, ti sei rammollito.
Vero. Mi sono rammollito. Dal mio ritorno a New
York ho messo su otto, se non dieci chili. E il perch non
 un mistero. Da quando ho iniziato a lavorare in libreria
sono uscito a bere birra quasi tutte le sere. E ho scoperto
con stupore che mi piacciono tantissimo i jalapeno
della Diablos Cantina, il bar in cui i miei amici del
negozio si fermano dopo il lavoro. Non vado pazzo per
i jalapeno, cos ho pensato che non sarebbero stati di
mio gusto, ma sono fritti e ripieni di formaggio, spezie
e carne, e quando li hai affogati nella salsa ranchera
senti a malapena il sapore del peperone. Si sposano alla
perfezione con la birra.
Come hai potuto lasciarti andare in questo modo?
Buffo che me lo chieda, visto che se il mio aspetto  pessimo,
quello di I-68  peggio ancora. Ha un trippone da
vecchio, il doppio mento e la pelle che gli pende dove non dovrebbe.
Il difficile  stato comprare dei pantaloni nuovi
spiego. Ero affezionato all'idea della 46. Come sai,
indossavo pantaloni della stessa taglia dai tempi del
liceo. In realt ero orgoglioso del fatto che il mio girovita
fosse rimasto lo stesso dopo tanti anni, e proprio
non mi andava gi di dover spendere denaro per dei
pantaloni nuovi. Mi pareva un peso (chiedo scusa) inutile.
I primi tempi in cui sono ingrassato di qualche
chilo mi sono ridotto alla fame o mi sono buttato in una
dieta d'urto. Poi, un giorno, mi sono fatto coraggio e ho
comprato un paio di pantaloni taglia 48. Udite udite,
non  stata la fine del mondo. I pantaloni mi stavano
bene, erano altrettanto comodi degli altri e non mi
stringevano. Nessuno mi dice che mi sto lasciando
andare. In breve compro tre paia di pantaloni cachi e
due paia di jeans della stessa misura. Non servono
tante paia di pantaloni quante la gente possa credere. Il
trucco sta nel non lavarli sempre. I pantaloni non sono
come le camicie e le gambe sono sprovviste di ghiandole
sudoripare apocrine. Basta arieggiarli e si possono
indossare ancora un paio di volte. Il segreto  che in
questo modo non si ritirano, e puoi cavartela con meno
paia di quel che credevi. Una cosa del genere ti d una
certa carica, sul serio.
I-68 non si mostra interessato alla mia disquisizione
sui pantaloni. Devi fare esercizio.
Faccio parte degli Harriers dico, ma  una scusa
che non regge, e lo so bene, e so che lui lo sa. Gli Harriers
sono stati fondati nel 1938 a Kuala Lumpur da un
distaccamento di ufficiali britannici. Durante la corsa,
uno o pi membri del gruppo, le Lepri, segnano un
tracciato per chi li segue, disseminandolo di scorciatoie
e vicoli ciechi, per permettere ai corridori pi lenti di
stare al passo con i veloci.  un gran divertimento. Il
problema - stiamo parlando di britannici, dopotutto -
sta nel fatto che gli Harriers che raggiungono la fine del
percorso vengono premiati con birra e sigarette. Lo statuto
dell'organizzazione si ripropone in buona parte di
stimolare una sete robusta da placare con la birra.
Ovviamente, I-68 ne  consapevole.
Non gli Harriers controbatte. Hai bisogno di
vero esercizio. Dopodich si slaccia il colletto e i primi
bottoni della camicia, per mostrarmi le tre cicatrici di
dieci centimetri che gli attraversano longitudinalmente
i pettorali maggiori, prova inconfutabile di una serie di
interventi a cuore aperto.
Non hanno funzionato annuncia fosco, prima di
sorseggiare il suo frullato dietetico alla banana.
Mollo gli Harriers e mi unisco al Central Park Running
Club, dove si lavora sodo. Si incontrano il marted
per l'allenamento di intervallo, il mercoled per la
corsa in salita e il gioved per gli esercizi in velocit.
Nei fine settimana, i membri corrono a lungo intorno al
parco o su per Riverside Drive o a est, su Randall's
Island, arrivando a coprire tra i venticinque e i trenta
chilometri. In un lampo perdo i chili di troppo e anche
qualcosa in pi. La corsa d dipendenza e mi ritrovo a
uscire per allenarmi ogni mattina, persino nei giorni in
cui si riunisce il gruppo. In autunno, corro la maratona
di New York. In primavera, quella di Boston. Comincio
a programmare un allenamento per far scendere i miei
tempi da maratoneta al di sotto delle tre ore. Prendo in
considerazione l'ultramaratona delle Hawaii, centosettanta
chilometri su Big Island. Nei tempi morti in libreria,
e persino in alcuni momenti di fermento, mi ritrovo
a fantasticare su simili imprese podistiche. Nel bel
mezzo di uno di questi voli pindarici, un signore in
sedia a rotelle si avvicina alla mia cassa per pagare una
copia di Il nostro comune amico, si presenta e mi invita a bere un t alle erbe.
I-72 va dritto al punto. Sorseggia un Earl Grey nero, e non si perde in chiacchiere.
Devi smettere di correre tanto. Hai sostituito un'ossessione con un'altra.
Quindi?
Ti stai distruggendo le ginocchia.
Sei stato tu a dirmi che dovevo fare pi esercizio.
No, non io. Continui a commettere lo stesso errore.
Senti, non voglio mancarti di rispetto, ma che c' di
terribile nell'essere ossessionati dall'esercizio fisico?
Hai le ginocchia malmesse?  proprio necessaria la
sedia a rotelle? Non potresti fartele ricostruire?
Sorride, malgrado l'agitazione. Pensi di sapere tutto,
vero? L'intervento al ginocchio ti provoca una sepsi,
la sepsi ti costringe in ospedale per tre mesi. Quasi ti
uccide e ti fa perdere la gamba destra. Non star neanche
a raccontarti il dolore insopportabile legato alla
ricostruzione perfettamente riuscita del ginocchio sinistro.
Pensi che sia tornato indietro nel tempo solo perch
ho una lieve difficolt di deambulazione? Mi
sputa in faccia le ultime tre parole.
Mi sento una nullit. Che cosa devo fare?
Nuoto risponde, pi tranquillo.  bello e poco logorante.
Una sera esco dagli spogliatoi della Y e mi trovo
davanti I-66 che mi chiede di offrirgli un Gatorade. Ci
sediamo a un tavolo della caffetteria, dietro al distributore
che vende tramezzini confezionati. Ci sono l'insalata
di pollo, il tacchino e il burro d'arachidi e gelatina.
Porgo qualche moneta a I-66. L'insalata di pollo e il
tacchino sono cattivi gli dico, ma il burro d'arachidi
e la gelatina non sono per niente da buttare.
Non gli interessa. Passi tutto il tempo a nuotare e
non te ne viene niente mi rimprovera.
Vero. Non sono un gran nuotatore e non do segni di
miglioramento. Ho preso un paio di lezioni, che si sono
ridotte quasi solo a un signore peloso di mezza et con
indosso uno Speedo che ha continuato a strillare: Respira!
A quel che ne capisco, il nuoto per gli umani
somiglia molto al nuoto per i cani. Nuoti come ti viene
la prima volta che ti buttano in acqua. La corsa forse mi
distruggeva i legamenti, ma se non altro mi manteneva
magro. Da quando ho cominciato a nuotare ho ripreso
due chili e passa, soprattutto sul girovita, dove si  consolidato
del grasso spesso e gommoso. Non  terribile,
ma il mio aspetto proprio non vale lo sforzo, che  considerevole.
A dirla tutta, l'acqua non mi piace molto. Il
cloro mi uccide gli occhi.
Che cosa devo fare?
Il segreto per star bene  evitare le intolleranze alimentari.
Elimina il glutine e il latte vaccino e ti sentirai
un altro.
Sono appena uscito dal negozio biologico su Bay
Ridge dove compro la mia pasta macrobiotica integrale
senza glutine e il mio latte di soia. Il latte di soia
comincia a puzzare di piedi dopo un giorno, cos faccio
spesso il viaggio di tre ore dall'appartamento. I-84 mi
raggiunge sulla Quarta Avenue a Brooklyn mentre mi
affretto verso la metropolitana con gli ingredienti per
un'arrabbiata vegana.
Ti prego, non mangiare l'arrabbiata mi dice.
Troppo piccante e al mattino mi crea un sacco di problemi.
Non mi dire. E sei arrivato fin qui per questo?
Non solo. Questa storia  controproducente
aggiunge, al di sopra del rumore del gran traffico. La
soia  cancerogena e il glutine ti fa bene.
 il contrario di quanto mi  stato detto.
S.
Proprio come nel Dormiglione?
Esattamente.
E allora che devo fare?
Castori. Studia i castori.
Mi pare una stramberia.
I nostri scienziati nutrono grandi speranze sui loro
benefici.
Mi sto infilando gli stivaloni impermeabili sul greto
di un ruscello nelle foreste del Maine quando I-74 mi si
avvicina.
Perch fai questa cosa? Difficile sentirlo al di sopra
dell'acqua scrosciante.
Perch mi  stato ordinato!
Ti pare sensato?
No! Ma i castori mi piacciono!
Hai imparato niente?
No.
Sai quanto fa sei per nove?
Cinquantaquattro rispondo tutto speranzoso.
No, intendo su base tredici.
Ci devo pensare un attimo.
Ti andrebbe di giocare a battimuro?
S, faccio io, e passiamo diverse ore a lanciare monetine
contro la parete.
Certi riferimenti sono davvero oscuri. Si potrebbe
leggere un libro sulla mia vita e non cogliere questo.
Bisogna essere capaci di fare la conversione in base
numerica per capire la storia delle cifre e, anche in questo
caso, ho fatto fatica a collegarla a un elemento
importante.
Forse dovresti prestare maggiore attenzione alla
tua vita.
Forse, ma la cosa comincia ad annoiarmi.
Prova col paracadutismo acrobatico.  eccitante.
Sono a tremila metri di altitudine, a met lancio,
quando I-84 precipita dall'alto in picchiata. Mi affianca
e si adegua alla mia discesa.
 una follia! grida al di sopra del vento ululante.
Lo so!
Impara a suonare la chitarra, piuttosto! strepita,
prima di aprire il paracadute e sparire in lontananza.
Con la chitarra va bene. Sono portato. Dopo diversi
mesi conosco pi di trenta accordi e riesco a eseguire
qualche arpeggio di base. Me la cavo anche in una versione
decente di Sweet Home Alabama. Il legato ascendente
e quello discendente del riff sono complicati da
riprodurre, ma il resto  abbastanza facile da suonare.
Ed King dei Lynyrd Skynyrd ha detto di aver sognato
gli accordi e i due assolo principali. Certe volte, quando
ci do proprio dentro, mi pare di stabilire un contatto
con lui.
Adotto uno stile di vita da musicista jazz. Mangio
spaghetti, bevo gin fizz e la notte vago per le strade del
Greenwich Village. Una sera sono al Vanguard, a sentire
certi jazzisti, quando mi si avvicina I-74. Dice che
vuole una focaccina.
 l'una del mattino osservo. Non credo che esista
un solo posto in cui comprare focaccine all'una del
mattino.
Siamo a New York. Da qualche parte ci sono delle
focaccine in vendita.
Nella tua epoca non esistono?
S, certo. Vuoi che aspetti quarant'anni per mangiarle?
Facciamo un giro, troviamo un posticino su
Christopher Street in cui servono la colazione. Entriamo.
I-74 chiede al gestore: Avete le focaccine?
No, per abbiamo le frittelline. Vanno bene ugualmente?
No, grazie.
Sono praticamente la stessa cosa, le frittelline e le
focaccine.
Non direi proprio.
Tuttavia, credo che le apprezzerebbe.
No. Non credo. Usciamo dal ristorante e mentre
riprendiamo a vagare, I-74 brontola qualcosa tra s in
merito a limoni e lime.
Dopo mezz'ora, troviamo un'altra tavola calda aperta
la notte che, udite udite, serve le focaccine. Ci accomodiamo.
Lui ordina una focaccina con composta di lamponi.
Il cameriere arriva dopo un minuto con il biscotto
e la marmellata, che I-74 ispeziona con scetticismo.
Ho chiesto della composta di lamponi dice. Questa
 marmellata.
La marmellata e la composta sono uguali dichiara
il cameriere.
Nient'affatto. Secondo il regolamento dell'Ente
Federale per gli Alimenti e i Medicinali, le composte
contengono una percentuale pi elevata di frutta
rispetto alle marmellate.
Con tutto il rispetto, signore, lei  in errore. L'Ente
sostiene che composte e marmellate sono sullo stesso
piano. Entrambe contengono polpa e semi. La gelatina
invece  diversa, ma le composte e le marmellate sono
uguali.
Be', io per voglio la composta di lamponi.
Il cameriere indica il barattolo. Secondo il regolamento
federale, questa  composta di lamponi.
Ce ne andiamo e giriamo per un'altra ora prima di
trovare un posto nuovo. Miracolosamente, in Perry
Street, c' una minuscola panetteria che vende focaccine
appena sfornate insieme alla confettura.
Eccellente dichiara I-74. La frutta contenuta nella
confettura  pi di quella nella composta.
Mi fa piacere che tu sia soddisfatto.
I-74 indossa abiti formali: giacca a coda di rondine e
ascot, come se fosse stato vestito da Beau Brummell in
persona per andare ad assistere a una gara di salto a
ostacoli a cavallo nel pomeriggio. Ogni singolo cliente
che si affaccia nella panetteria, cio ogni singolo ubriaco,
fa un commento sul suo modo di vestire assurdo. I-74
non ci fa caso. Divora la focaccina e poi arriva al
punto.
La chitarra  uno strumento frivolo.
Ma mi piace. Ho tirato gi l'assolo di Sweet Home
Alabama, posso entrare in contatto con Ed King.
Tra quarant'anni, nessuno si ricorder pi dei Lynyrd Skynyrd.
Mi risulta difficile crederlo.
Per  cos.
E chi verr ricordato?
Prokofiev, Sostakovic, Hindemith.
Ah.
Se vuoi essere ricordato, devi suonare il violoncello.
Qualsiasi musicista degno di tal nome deve suonare
il violoncello.
Che importanza ha essere ricordati?
Con una macchiolina di confettura sul mento, I-74
mi sorride come se fossi un bambino. Mio caro ragazzo,
quando arriverai alla mia et ti accorgerai che  la
sola cosa che conta.
All'esterno del distaccamento di Fort Greene dell'Emanuel
Feuermann Conservatory, mentre torno a
casa dalla lezione, mi si para davanti I-80. Ci avviamo
insieme verso il chiosco di Orange Julius su Atlantic
Avenue. Sono anni che non ci vado. Quando ero piccolo,
mio padre qualche volta mi portava con s alla
Brooklyn Technical High School, dove insegnava, e
dopo le lezioni andavamo al chiosco. Ricordo che mi
piaceva quasi quanto andare a scuola con lui, che era
gi una gioia. Il Julius non delude mai.  fantastico,
denso e cremoso. Ho sentito dire che mettono un uovo
nel frullato, ma si tratta senz'altro di una leggenda
metropolitana. Indipendentemente dalla ricetta,  gustoso.
I-80 se lo gode quasi quanto me. Chiude gli occhi
mentre beve, estatico.
Quando finisce, dichiara: Il violoncello  stupido.
Perch non' me l'hai detto prima che andassi a
lezione per nove mesi? Sono parecchio costose e la pratica
 una noia. Perch arrivate sempre tutti in ritardo?
Credevi davvero che questa sarebbe stata la strada
per il successo? Credevi che abbracciando il violoncello a trentacinque anni un giorno avresti surclassato
Casals, Yo Yo Ma o Mstislav Rostropovic?
No. Non so neanche chi sia Rostropovic.
Ancora non capisci, vero? Non esiste una strada
per la fama o per la felicit. Il meglio che si possa fare 
tentare di comprendere il mistero dell'esistenza e raggiungere
un certo grado di pace interiore.
Come?
Attraverso i grandi libri. Attraverso le consolazioni
di Boezio. Grazie alla saggezza di Wittgenstein, Dickens
e Proust. In loro risiede la tua unica speranza di salvezza.
Sono nella sala lettura della New York Public Library,
dove assumo la mia dose quotidiana di Proust,
quando vengo avvicinato da I-81. Quasi non lo riconosco.
 vecchio, ma agile e flessuoso e si muove in modo
assai diverso dai suoi predecessori. Mi fa cenno di uscire.
Passiamo sul retro della grande biblioteca, raggiungiamo
Bryant Park, ci sediamo su una panchina e condividiamo
un pretzel salato.  gommoso e insipido.
Come va con Proust?
Va.
Come la vita.
Come la vita.
Restiamo seduti per un po', lo sguardo perso in lontananza,
verso la Sesta Avenue. Diversi piccioni ci gironzolano
intorno e entrambi lanciamo loro dei pezzetti
di pretzel. Gli uccelli annusano le briciole, le becchettano
e poi si allontanano dondolando. Torniamo a fissare
il traffico.
Perch non mi dici cosa vuoi?
Ti ringrazio per averlo chiesto. E maleducato fare
domande senza un invito.
Be', ti sto invitando.
Grazie. Davvero cortese.
La tua presenza mi onora. Pare che debba andare
cos.
E tu onori me. Tace per un attimo, poi arriva al
punto. Vorrei che ti dedicassi alla conoscenza dello
Zen. Proust  meraviglioso, ma non credo sia la via che
conduce all'illuminazione.
Non me lo potevi dire prima che cominciassi A la
recherche du temps perdu? Sono a met di La prisonnire.
E, come sai, lo sto leggendo in lingua originale,
cos prima ho dovuto imparare il francese.
Spiacente, sono venuto appena possibile.
Ne ho le tasche piene. Perch non lo fai tu? chiedo,
quasi gridando. Perch devo abbandonare Proust
per il buddhismo? Studiatelo tu, il buddhismo. Io non
te lo impedisco di certo. Perch mai ogni volta che ti
viene una grande epifania,  la mia vita che deve cambiare?
Se ti va di nuotare, nuota. Se vuoi imparare a
suonare la chitarra, fallo. Se vuoi meditare per trovare
la via dell'illuminazione, prego, avviati.
Mi aspetto la solita lezioncina: lo confondo con gli
altri che sono venuti prima, ma quelle erano altre persone.
Lui, ovviamente, non mi ha mai chiesto niente.
Ma, I-81 non fa il gradasso. Non  tanto semplice dice
per tranquillizzarmi.  flemmatico, composto. Medito,
e da quando ho cominciato ho scoperto la Vera
Via. Ma l'ho trovata troppo tardi. Non ho la capacit di
concentrazione necessaria per raggiungere l'autoconsapevolezza
assoluta. Non riesco a placare la mia mente
in modo appropriato. Credo che se avessi cominciato la
mia ricerca quando ero pi giovane, sarei stato in grado
di raggiungere il Nirvana. Pausa. Se comprendi la
natura del mio essere qui oggi, sai che non voglio trarre
beneficio dalla mia richiesta. Sono qui solo perch
credo di poterti migliorare la vita.
Forse un po' di meditazione servirebbe a rilassarmi.
Esalo, mi calmo e dico: Comprendo.
Restiamo seduti ancora un po', a fissare il traffico e
i piccioni a caccia di cose buone da mangiare. I buddhisti
sanno tacere a lungo. E questo  un tonico.
Ci passa davanti un venditore ambulante che spinge
il carretto e I-81 dice: Ricordo di essermi seduto qui
con Q in una giornata come questa, a mangiare un
fagottino ripieno di hummus e a discutere della stagione
del raccolto delle zucchine.
Non  mai successo.
Oh fa lui, certo che si.
Sono immerso in contemplazione della parete di calcare
di una grotta nelle Badlands del South Dakota,
quando vengo scovato da un altro me.  molto vecchio,
assai pi dei suoi predecessori. Non saprei dire quanto.
La mia vista non  pi quella di una volta.
Fisso la parete da tantissimo tempo. Almeno qualche
anno, forse qualche decennio. Non saprei dire con
esattezza. Si perde il senso del tempo, quando si fissa
una parete. Si finisce per restarne affascinati, come da
una bella partita di baseball.
Mi sollevo per accoglierlo. Non so perch sia qui, e
non glielo chiedo. Sono troppo felice di sgranchirmi le
gambe. Lui mi avvolge in una coperta e mi circonda le
spalle con un braccio, rassicurante.
Hai imparato niente? si informa.
Solo che la grotta  fredda.
Tanto basta. Adesso devi smettere.
 quel che faccio.
...
.
...
LIBRO TERZO.
...
.
...
ECCELLENTE.
...
.
...
Capitolo 24.
...
.
...
Non resto affatto stupito dalla scoperta dei viaggi
nel tempo. Tuttavia, mi sento in soggezione. Il titolo copre
le sei colonne del New York Times: "La scienza conquista
il tempo".  un giorno memorabile, uno di quei
pochi momenti nella vita in cui la gente ricorda esattamente
dove si trovava, come per l'assassinio di
Kennedy o l'allunaggio o l'attacco alle torri gemelle.
Seduto al tavolo di cucina, mangio farina d'avena.
Sono vecchio. Non so come sia potuto accadere, ma 
accaduto. Mi riconosco, ma  come se non fossi proprio
io. Ho le rughe intorno agli occhi, una peluria nelle
orecchie che sfida ogni controllo e una pancia da anziano.
Il mio ginocchio destro artritico  assai malandato.
Si  deteriorato con gli anni. Ho continuato a correre a
lungo, a dispetto del dolore lancinante che avvertivo la
sera. Ma il giorno del mio compleanno di nove anni fa
mi doleva talmente che da allora ho smesso. Adesso
fatico ad alzarmi dal letto la mattina.
A esser sinceri, mi aspettavo anche questo.
La notizia della scoperta non ha l'impatto che avrebbe
se fossi pi giovane e se non l'avessi previsto, ma un
certo scossone lo provoca comunque.  normale, mi
pare, che alla luce dei viaggi nel tempo si valutino delle
possibilit. E io ho un sacco di tempo per pensare.
Quando il tumulto si  sopito, ho insegnato alle elementari
e tentato di scrivere libri per bambini, la seconda
attivit senza gran successo. I piccoli hanno riempito
qualche vuoto nella mia vita, ma sono in pensione da
sette anni, dopo aver resistito due anni di troppo, a dire
il vero. Insegnare ai bambini di cinque anni richiede
uno sforzo fisico maggiore di quanto si possa immaginare.
Adesso non ho pi classi cui insegnare o libri da
scrivere. Il pozzo della creativit, se  mai esistito, si 
prosciugato da tempo. Non ci sono figli n nipoti, miei
o in prestito, a riempirmi l'esistenza. Non ho nessuno
cui dedicarmi, n che si dedichi a me.
Vivo nello stesso appartamento di Morningside
Heights. Il vicinato  cambiato in meglio e in peggio nel
corso degli anni, come da copione. Adesso  in espansione,
con conseguenze positive sul parco, che  rifiorito.
Con il ripristino della salvaguardia del verde, gli
uccelli tornano a popolarlo. Qualche volta ne intravedo
uno all'esterno dell'angolo della finestra del salotto. Ho
messo un piatto di semi sul davanzale e di tanto in
tanto un cardinale o un passero vengono a trovarmi.
Il marted, una prode impiegata del servizio cittadino
per gli anziani, che risponde al nome di Ellen, viene
nel mio appartamento. Fa un po' di spesa e d una pulita.
Le piace lo sport, cos quando ha finito facciamo due
chiacchiere sui Mets e gli Yankees o i Knicks in inverno.
Quello  il momento saliente della mia settimana. Se il
tempo  bello, Ellen mi porta a fare una passeggiata.
Ma bisogna affrontare quattro piani di scale, a scendere
e a salire. In tutta onest,  gi pi di quanto entrambi
possiamo sopportare e la mia gamba di certo non
migliora. Immagino che entro breve rester chiuso qui
dentro e che alla fine verr portato fuori dall'appartamento
una volta per tutte.
Quindi si capisce come mai mi trovi a pensare a quel
che non  stato.
E che potrebbe ancora essere.
Con grande sorpresa degli scienziati, dimostrare
l'autenticit dei viaggi nel tempo risulta scoraggiante.
Sono comprensibilmente reticenti a condurre test sugli
umani proprio all'inizio, e la gente nutre dubbi sulle
prove condotte con gli animali. Scetticismo ragionevole
per quanto riguarda il primo esperimento, in cui un
ratto viene spedito indietro di ventimila anni, fino
all'ultima era glaciale. Lo sistemano nel cronotrasportatore
che poi accendono e il ratto scompare miracolosamente.
Torna un'ora dopo. Tutti dichiarano che il ratto
 molto freddo, ma la cosa non convince i pi. Un
illusionista maldestro saprebbe fare lo stesso con un frigorifero.
Piovono accuse sul fatto che si tratti di trucchi
da quattro soldi e sulla necessit di prove pi consistenti.
Gli scienziati addestrano un cane speciale, un vero
fenomeno, un piccolo beagle cui viene insegnato a trovare
uno stinco d'agnello e a seppellirlo nel campo pi
vicino, indipendentemente da dove e quando. Ripetono
centinaia di volte l'esercizio con il beagle, fino a
quando si sentono sicuri quanto ci si pu sentire sicuri
con un cucciolo come investigatore coprotagonista. Poi
sparano il cane indietro nel tempo e fanno gli scongiuri.
Tornato al presente, il superbeagle trova l'osso nel
mezzo di quello che  diventato il parcheggio di un
centro commerciale. La materia ossea viene riesumata,
il carbonio la fa risalire al 1976 e i viaggi nel tempo trovano
la loro conferma. A New York, il cane viene festeggiato
con una gran parata, ma, tristemente, da quel
momento non se ne sente pi parlare.
Mi capita spesso di pensare a quel cagnolino.
Il viaggio nel tempo, al pari dell'energia atomica e
dei francobolli autoadesivi,  un tipo di tecnologia le
cui potenzialit non vengono recepite immediatamente.
Una volta che la novit  accolta senza riserve, le
effettive possibilit che questa scoperta dischiude generano
un insieme di speranza e trepidazione. Alla fine,
per, come spesso accade con le innovazioni scientifiche,
i grandi sogni dell'uomo, come le sue paure peggiori,
non si realizzano.
In un primo momento, buona parte della costernazione
nella comunit scientifica  associata alle conseguenze
etiche e pratiche insite nell'apportare modifiche
al passato. Dal punto di vista pratico, sussiste il timore
che l'alterazione della storia possa determinare conseguenze
sostanziali e forse gravi per il futuro. Una preoccupazione
che si rivela esagerata. L'opinabile effetto
farfalla viene smentito una volta per tutte da un gruppo
di scienziati di Lipsia. L'quipe invia una farfalla
macaone color verde brillante nel medio triassico e
tiene sotto osservazione costante tutto e tutti in Germania.
I cambiamenti sono irrisori. Jurgen Beiderman,
un ciabattino di Sprockhvel, denuncia la scomparsa
della sua bicicletta.  un tipo abitudinario e prende la
bicicletta ogni mattina per andare al lavoro nella vicina
Niederstuter. Nel timore di aver scoperchiato il vaso di
Pandora, gli scienziati si affrettano a investigare sulla
sparizione, ma l'allarme rientra. Herr Beiderman aveva
dimenticato che il cambio della bicicletta era bloccato,
ragion per cui l'aveva lasciata a riparare a Bredenscheid,
dove la due ruote lo stava aspettando, il cambio
come nuovo. La bicicletta in questione compare sulla
prima pagina del Bild-Zeitung e l'quipe di Lipsia
vince il premio Nobel.
Tutto sommato, si giunge alla conclusione che il
tempo sia pi elastico di quanto ipotizzato. Questo non
significa che non si compiano sforzi per apportare
qualche modifica al passato a favore di una parte o dell'altra.
Perlopi, a compierli sono le grandi societ in
possesso delle risorse necessarie per una simile impresa,
e che di tanto in tanto ottengono qualche risultato.
Per esempio, una mattina mi sveglio e scopro che la
mia macchina per il caff  fisicamente diversa. Sembra
una clessidra con un manico di plastica che sporge dal
collo e un aggeggio simile a un fornelletto alla base.
Chiamo il produttore e un'addetta alla clientela mi
spiega che si tratta di una macchina da caff sottovuoto,
che nella prima met del ventesimo secolo ha perso
per un soffio la battaglia contro quella a filtro per il
dominio del mercato. Ma ora, grazie all'impegno
instancabile di una falange di commessi viaggiatori nel
tempo, le macchine da caff sottovuoto Sintrax sono le
uniche sul mercato e nessuno sente pi parlare di quelle
a filtro.
Ma lei l'ha appena fatto osservo, quando l'addetta
finisce di spiegare.
Una svista. Provi il caff.
Lo faccio.  buonissimo.
Un'altra mattina, gli americani si ritrovano a guidare
sul lato sinistro della strada. Un'altra ancora, i pendolari
newyorchesi si scoprono ad attraversare lo
Hudson in dirigibile invece che con il traghetto. E
un'altra ancora, la tastiera del mio computer passa da
QWERTY a dihatensor, costringendomi a imparare di
nuovo a battere a macchina. Ma nella maggior parte dei
casi la mattina non succede niente. Danno ancora I
Simpson in televisione. E i democratici e i repubblicani
continuano ad accapigliarsi. La tradizionale torta di
mele  gustosa come sempre. Quando le cose cambiano
non  la fine del mondo. La gente rivela una sorprendente
capacit di adattamento.
Viaggiare nel tempo  anche costoso, soprattutto
all'inizio, e dato che risulta difficile ottenere dei cambiamenti
duraturi, sembra una cosa inutile. In parte,
questo  il motivo per cui in molti non ci provano e per
cui per diversi anni rimane il dominio quasi esclusivo
dello spionaggio industriale. Col passare del tempo i
costi diminuiscono, ma viaggiare nel tempo risulta di
poca importanza nella vita dell'uomo medio, visto che
per la maggior parte delle persone non serve a niente.
In termini generali, si possono ipotizzare i tre motivi
di massima che spingono l'uomo comune a viaggiare
nel tempo. Il pi ovvio  il turismo. Purtroppo, date
le attuali restrizioni legate alla macchina, il viaggiatore
pu tornare solo con quel che ha lasciato, e basta. Il che
significa niente ricordini o duty-free. Quindi, l'idea del
viaggio turistico nel tempo non decolla.
Il secondo obiettivo lampante  quello di cercare di
migliorare la condizione presente. Ci provano in parecchi,
ma le cose non vanno sempre come si spera. Per
esempio, il mio amico Ard Koffman ha usato i risparmi
di una vita per andare a ritroso di cinquant'anni e spifferare
al suo io pi giovane chi avrebbe vinto il Kentucky
Derby di quell'anno.  tornato ai giorni nostri
aspettandosi di essere ricco, ma si  ritrovato quasi
senza un soldo. Ard ha devastato il suo appartamento
nel tentativo di capire che cosa fosse andato storto. Sul
retro dell'armadio in camera da letto ha trovato una
busta con dentro ventimila dollari di biglietti perdenti
per la Run for the Roses del 1992. A quanto pare, l'io
pi giovane di Ard non aveva scommesso su Lil E. Tee
vincente. Invece, per ottimizzare i guadagni, aveva
abbinato la soffiata certa in accoppiate vincenti con altri
cinque favoriti della corsa. Sfortunatamente, un brocco
che rispondeva al nome di Casual Lies era arrivato
secondo e, dato che il giovane Ard non aveva scommesso
per vincere, tutte le puntate erano andate perdute
e lui si era ritrovato con niente in mano per dare un
senso alla soffiata ricevuta.
Alcuni hanno pi fortuna di Ard, ma anche le storie
di successo ne escono danneggiate. Quelli che riescono
a dire ai loro io pi giovani quando comprare - e, altrettanto
importante, quando vendere - delle azioni o a
comunicarsi un'idea geniale con un certo tempismo,
tornano al presente molto ricchi ma perseguitati dal
senso di vuoto.  nota la storia di Gus Santos, un ascensorista
di Toledo, che ha avuto la bella idea di tornare a
Redmond, Washington, nel 1968. L, per quattro dollari
l'ora, ha ingaggiato due giovani che rispondevano ai
nomi di Bill Gates e Paul Allen affinch elaborassero un
sistema operativo per personal computer. Neanche a
dirlo, la MicroSantos  un trionfo. Santos  tornato nel
suo tempo per scoprire che  diventato incredibilmente
ricco. Ma non ricordava niente del modo in cui aveva
fatto i soldi, non aveva la soddisfazione del percorso
compiuto, di cui invece hanno goduto Gates e Allen
che si sono staccati dalla MicroSantos, hanno lanciato la
loro impresa e sono diventati comunque spudoratamente
ricchi. Inoltre, Santos non ha saputo rispondere
alle domande pi elementari sui computer. La stampa,
e persino la sua famiglia, l'hanno messo alla berlina
dandogli del truffatore e, diversi mesi dopo, il primo
plurimiliardario della storia dell'umanit si  sparato
alla testa.
Pi di recente, un mio collega alla Rutherford Hayes
Elementary ha speso tutta la pensione per tornare indietro
nel tempo e investire diecimila dollari su un
ragazzo che si chiamava Warren Buffett e che consegnava
i giornali a Omaha, Nebraska. All'adolescente
Buffett  sfuggito il senso di tanta fiducia nei suoi confronti
da parte del mio collega, ma ha accettato i soldi
con grande entusiasmo e li ha usati per comprare un
ukulele KoAloha, lo Stradivari degli ukulele, e inseguire
il sogno di suonarlo a livello professionale. Cosa che
ha fatto e, grazie ai circuiti dei festival estivi e dei bar di
Omaha e - non sempre, solo qualche volta - alle lezioni
private, ha messo insieme quel che gli serviva per
tirare avanti. Ha avuto una vita di una felicit delirante
e ha pensato spesso allo sconosciuto vestito in modo
strano che gli aveva dato l'abbrivio tanti anni prima.
L'evidente delusione generata dai viaggi nel tempo
allo scopo di migliorarsi la vita lascia molti clienti
insoddisfatti e la creatrice del cronotrasporto, la professoressa
Svetlana Yvgelnikov dell'universit di Irkutsk,
diviene l'oggetto dell'acredine diffusa, una di quegli
innovatori che alla fine vengono ricordati per i problemi
che hanno causato pi che per il loro genio, come J.
Robert Oppenheimer o Sir Isaac Newton, ogni volta
che a qualcuno cade una mela sulla testa. La professoressa
Yvgelnikov la prende sul personale, al punto che
decide di usare i suoi risparmi per tornare indietro nel
tempo e incoraggiare il suo io pi giovane a non inventare
il cronotrasporto. L'io pi giovane si lascia persuadere
e opta per gli studi odontoiatrici, specializzandosi
in ortodonzia, ma la Yvgelnikov torna al suo tempo e
scopre che nella sua vita  cambiato ben poco, se non si
considera la spesa di cinquecentomila dollari per il
viaggio.
Si  sentita frustrata? le viene chiesto in un'intervista.
Da risponde lei. Viaggiare nel tempo costa
molto, persino con lo sconto del dieci per cento cui ho
diritto in qualit di inventore della tecnologia.
La infastidisce che il compagno Ivan Demitovich sia
ora acclamato come l'inventore dei viaggi nel tempo?
Buon per lui.
Non  strano che io sappia questa cosa? Se il passato
ha subito un cambiamento, non dovrei non sapere
che nel passato  stata lei a inventare i viaggi nel
tempo... o dovrei forse dire nel passato prima che fosse
rivisitato?
La compagna Yvgelnikov, impiegata statale nel
dipartimento delle carrozze tirate da cavalli, si massaggia
il mento, riflettendoci su. Il passato mantiene una
peculiare relazione con il presente dichiara.  un'entit
distinta, con un suo passato, presente e futuro.
Inoltre, molto potrebbe accadere tra il momento in cui
le cose accadono e il momento in cui noi torniamo alle
cose che sono accadute. Per quel che ne sappiamo, le
regole del viaggio nel tempo potrebbero subire una
variazione grazie alle persone che vi fanno ricorso.
Non c' una contraddizione interna?
Nient'affatto. Non bisogna dimenticare l'entropia,
compagno. Il secondo principio della termodinamica
sancisce che l'entropia non pu diminuire, in quanto
continua ad aumentare. Nei processi fisicochimici pi
elementari, come l'espansione di un gas nel vuoto, la
variabile S indica l'entropia. Le molecole energizzate si
disperdono in un volume pi grande rispetto a quello
che occupavano prima del processo, mentre la variabile
Q sta per la quantit di lavoro da compiere per comprimere
il gas nel suo volume iniziale. In altre parole,
questo sarebbe il lavoro da compiere per diminuire
l'entropia.
Quindi c' speranza di rimediare ad alcuni degli
ostacoli insiti nei viaggi nel tempo e di migliorare il
tutto.
La Yvgelnikov non parla. Segue un silenzio imbarazzato.
Allora? la incalza l'intervistatore.
Allora cosa? ribatte la Yvgelnikov.
Qual  la risposta?
Non ho sentito alcuna domanda.
Le ho chiesto se ci sia speranza di migliorare le
cose.
No, lei ha detto che c' speranza di migliorare le
cose.
Era un'affermazione interrogativa.
Questo concetto non mi  familiare.
Voglio dire che era una domanda.
Ah, quindi lei mi ha chiesto se c' speranza di
migliorare le cose.
Essenzialmente s,  quel che le ho chiesto.
La risposta  no.
Capisco.
 rassicurante pensarla in altro modo, ma ho forti
dubbi in merito. Mi spieghi lei da dove, in un sistema
isolato, possa venire l'energia necessaria per ristabilire
l'ordine.
Il tempo  un sistema isolato?
Ovvio: ne abbiamo mai a sufficienza?
L'ultima considerazione confonde l'intervistatore.
Normalmente non sarebbe possibile valutare lo stato
mentale di un intervistatore, ma in questo caso risulta
evidente dalla domanda successiva, che  di fatto un'altra
affermazione interrogativa.
Dice: Questa storia mi confonde.
Yvgelnikov risponde: Tutto considerato,  meglio
non starci troppo a riflettere. Spesso mi ritrovo con un
mal di testa che riesco a far passare solo con la BC Powder.
La BC Powder  finita nel dimenticatoio da quando le Doan's Pills in passato hanno vinto la battaglia per il controllo del mercato degli analgesici.
Proprio quello che intendevo.
Mi sfugge quello che intendeva.
Spiacente. Ma adesso mi  venuto il mal di testa e devo ancora occuparmi di diverse richieste di licenza per carrozza.
La ringrazio per il tempo che mi ha dedicato.
Non ci pensi neanche.
Ma mentre forse  impossibile migliorare la propria condizione, si hanno tutte le ragioni di credere che invece la vita delle persone nel passato sia migliorata.
Da qualche parte nel tempo, un giovane Warren Buffett suona tutto felice il suo ukulele e un Doppelgdnger di Svetlana Yvgelnikov corregge allegramente le arcate dentarie. L'altruismo rimane un motivo valido per tornare indietro. Ed  proprio questo nobile sentimento
che mi spinge a spendere i risparmi di una vita per impedire al mio io giovane di rovinarsi l'esistenza.
...
.
...
Capitolo 25.
...
.
...
Persino con l'abbattimento dei prezzi, viaggiare nel
tempo rimane una spesa, e non c' modo di pagare a
credito. All'inizio, viene offerto un piano di rateizzazione,
ma quando diverse persone rimangono nel passato
per non tornare al presente e pagare il conto, gli organizzatori
imparano la lezione. Ora, ad anni di distanza,
si paga in contanti, con assegno circolare o vaglia postale.
Di questi tempi non tengo con me molti contanti.
Arrivare fino alla banca per me  un'impresa e si pu
comprare praticamente tutto con la carta di credito. Ho
un barattolo pieno di monetine che riempio da quando
mi avvicinavo ai quaranta. Uno dei giorni di Ellie, le
chiedo di lasciar stare la spesa e di pulire pi a fondo
l'appartamento. Trova qualche altro spicciolo sotto i
cuscini del divano e dietro agli armadi, che mette nel
barattolo prima di aiutarmi a chiuderlo. Poi mi accompagna
in banca, dove ritiro buona parte dei miei risparmi
previdenziali. Infine, dietro mia richiesta, mi fa salire su un taxi.
Parti? mi chiede.
S.
Be', abbi cura di te. E una donna gentile e premurosa.
Lo far.
Quando torni?
In un lampo.
L'ufficio in centro della Chrono Technologies  arredato
in modo spartano e tirato a lucido, proprio lo spazio
adatto a ospitare la tecnologia futuristica. Vengo
accolto da una signorina che mi chiede cosa desidero.
Vorrei tornare nel passato
Bene fa lei. Ha un'aria familiare.
C' qualcuno che chiede di fare altro? indago.
Qualche volta capitano dei commessi viaggiatori.
Vengo quasi immediatamente presentato a una donna
in tuta aderente di raso morbido, ancora una volta
l'abbigliamento perfetto per dare consigli al prossimo
sull'uso delle tecnologie futuristiche.
Piacere, Barbara Volpe si presenta lei, tendendo la mano.
Lieto rispondo io, stringendogliela con calore.
Non ne potr pi di sentirselo dire, ma ha un'aria familiare.
E anche la signorina, qui dico, indicando l'addetta
alla reception. In effetti si assomigliano molto.
Erin Grey dice lei, da Capitan Rogers nel 25 secolo.
Giusto!
L'azienda assume donne che le assomigliano. Poi ci
dobbiamo vestire come il colonnello Wilma, cos la gente
si sente pi a suo agio rispetto alla tecnologia.
Ovvio.
Barbara mi fa strada in una sala da conferenza. Ha
mai visto una di queste? chiede, indicando quella che
sembra una finestra aperta. Fuori  bello. Diversi piani
pi gi la strada  gremita di traffico, un tassista non la
smette di suonare il clacson furiosamente.
Credo di aver gi visto una finestra, prima d'ora.
Ma scommetto che non ha mai visto questa. Avanti,
la provi.
Non so bene che cosa si intenda col provare una finestra,
ma vado. La esamino da vicino e mi rendo conto
che non  una finestra.  uno schermo ad altissima definizione
incastonato nella parete, che proietta le immagini
di una giornata newyorchese.
Una grande innovazione. Fabbricare edifici senza
finestre taglia di molto i costi di costruzione.
Ora che ci penso, fuori era nuvoloso.
Manteniamo il sole trecentosessantacinque giorni
l'anno. Fa bene al morale degli impiegati.
Perch proiettate scene di traffico?
Siamo a New York. Il traffico  una costante.
Giusto.
Barbara si mette all'opera. Devo passare in rassegna
alcune cose con lei, prima di poterla mandare indietro.
E devo farle qualche domanda per poi metterla
al corrente dei rischi. Dopodich, lei dovr prendere in
visione una rinuncia e firmarla.
Va bene.
Per prima cosa, ha qualche restrizione medica?
No. Ho un ginocchio malandato, ma niente di pi
grave, che io sappia.
Mai stato vittima di crisi epilettiche?
No.
 incinta?
No.
Di questi tempi bisogna chiederlo.
Certo.
Ci sono dei rischi per la salute, collegati al procedimento.
Il cinque per cento dei cronotrasportati lamenta
emicrania, il tre per cento nausea e il due per cento registra
una certa costipazione.
Strano
Non tanto. Non si mangiano mai fibre a sufficienza
quando si viaggia.
Vero.
In casi rari, qualcuno si  lagnato del fatto che l'anima
 tornata nel corpo diversa da com'era prima. Un'affermazione
che non si pu verificare n smentire. La
rinuncia ci svincola da ogni obbligo rispetto a contestazioni
del genere.
Giusto.
Per quanto il progresso spettacolare nella fisica dei
quanti abbia reso i viaggi nel tempo una realt, il teletrasporto
rimane impossibile. Questo significa che i crono-
trasportati vengono depositati nello stesso posto da cui
partono. Se parte da qui, ritorna qui, anche se in un altro
periodo.
Capisco.
Se  interessato a viaggiare in un momento specifico
degli ultimi duecento anni, questo ufficio  una sede
sicura da cui partire.
Prima per che cosa era usato questo edificio?
Per la maggior parte del ventesimo secolo  stato
un calzaturificio. Alla fine degli anni Sessanta  stato
convertito in studio legale. Lei arriver nel loro bagno.
E se c' qualcuno che lo sta usando?
Ancora non  successo.
Ma se capitasse?
Immagino che potrebbe scusarsi.
Giusto.
Abbiamo diverse sedi all'estero. Allo stato attuale,
 meglio partire dal paese dove si vuole andare. Molte
persone dimenticano questo dettaglio. Un tizio voleva
vedere Angkor Wat. A noi per ha detto soltanto che
voleva tornare del dodicesimo secolo, dimenticando
che l'America non era ancora stata scoperta.
E com' andata?
Ha passato un mese nella Manhattan del dodicesimo
secolo. Non  riuscito ad abbandonare l'isola. Di fatto,
una noia mortale, anche se ha detto di aver apprezzato
l'eccellente situazione del traffico. Comunque, sono
sicura che lei abbia afferrato il concetto. Se vuole vedere
l'Antica Grecia, prenda un aereo fin l e parta dal nostro
ufficio di Atene. Se vuole vedere Sydney quando era ancora
una colonia penale, prenda un aereo per l'Australia
e parta dalla sede di Sydney. Altrimenti, nel migliore dei
casi, si ritrover bloccato su una nave per due mesi.
Lo spazio per le gambe sar sicuramente migliore.
Non ne sia tanto certo. Indipendente dall'epoca, la
seconda classe non  mai un affare.
Giusto.
Infine, la cosa pi importante:  consapevole che
non esistono garanzie di successo? Aggrotta le sopracciglia
a sottolineare la sua onest. In linea generale,
qualsiasi sforzo per migliorare la sua esistenza attuale
attraverso i viaggi nel tempo  quasi sicuramente destinato
a fallire. Se lo desidera, pu tornare indietro e dare
a una sua versione pi giovane o ai suoi genitori i
numeri vincenti della lotteria di un anno specifico.
Questo forse migliorer la loro vita, ma quasi sicuramente
non migliorer la sua. Anzi, forse la peggiorer.
Lo capisce?
S. Un mio carissimo amico  tornato indietro e ha
dato a se stesso la soffiata sul cavallo vincente del
Kentucky Derby, ma quello non ha scommesso sul vincente.
Ha scommesso sulle accoppiate e ha perso
tutto.
Capita spessissimo. Mi piazza di fronte un documento
voluminoso. Allora la lascio con questo. Se volesse
siglare i centotrentasette punti che ho evidenziato
e firmare sull'ultima pagina, potremmo dare il via alle
operazioni.
Perfetto.
Poi c' la questione dei soldi. La tariffa  di cinquecentomila
dollari. Come intende pagare?
Seicentosettantotto dollari e trentasette centesimi in
monetine e il saldo con assegno circolare.
Certo fa lei.
Una volta finito di siglare e firmare, vengo introdotto
nella stanza del cronotrasportatore, che  manovrato
da un tizio goffo intorno ai vent'anni, con le lenti spesse
e i segni dell'acne. Indossa la tuta aderente di raso
morbido, ma, chiss come mai, su di lui non fa lo stesso
effetto.
Lei non somiglia affatto a Erin Grey gli faccio notare.
Mi ignora. In che periodo vuole andare?
Mercoled 23 novembre 2011.
Preme un pulsante e io svanisco.
Neanche a dirlo, quando arrivo il bagno  occupato.
Che disdetta. Ma non  l'ipotesi peggiore. Il tipo  all'orinatoio
e non nel box da cui emergo io. Poteva andare
molto peggio. Prendo nota mentalmente di fare una
rimostranza con Barbara. Questo era un disastro annunciato.
Tiro lo sciacquone prima di uscire, in modo che al
gentiluomo intento a urinare non venga un colpo. Lui
trasale lo stesso.
Strano commenta mentre esco. Pensavo non ci
fosse nessuno.
Cerco di non far rumore.
Mi guarda dall'alto in basso, e vedo bene che qualcosa
non gli quadra. Primo, non sono in uniforme. Lui
indossa il gessato d'ordinanza. Io sono in cardigan e
calzoni di velluto a coste. Secondo, il cardigan accollato
non torner di moda prima di altri trent'anni. Terzo,
ho sicuramente superato l'et massima pensionabile
dello studio. Quarto, non mi ha mai visto prima.
Lavora qui? indaga.
No, decisamente no.
Posso aiutarla a trovare chi cerca, allora?
S. Cerco me stesso. Sono talmente esaltato dall'esperienza
che non perdo neanche tempo a lavarmi le
mani. Sguscio dalla porta del bagno, oltrepasso l'ascensore
e prendo le scale. Ignoro il ginocchio destro dolorante
mentre scendo gli scalini, attraverso l'atrio e mi
proietto nella New York della mia giovinezza.
Per la prima volta in tanti anni mi sento vivo.
...
.
...
Capitolo 26.
...
.
...
Il pullman per Rhinebeck transita sulla Taconic State Parkway. Normalmente alle corriere  vietata la Taconic, ma la Route 9  un rifacimento, cos i pullman hanno un permesso speciale. Una fortuna rara. Il mezzo non  affollato, e riesco a mettermi comodo. Occupo un paio di sedili, mi siedo accanto al finestrino e mi immergo nel paesaggio.  una splendida giornata, limpida e corroborante, e una volta fuggiti dalla citt veniamo ripagati da una festa di colori. Le foglie cadute dagli alberi hanno inondato il terreno d'arancione, rosso e giallo. L'inverno  alle porte, ma questo pastiche  ancora variopinto e vibrante.
Proseguiamo imperterriti verso nord. Comincio a distinguere i segnali noti: Baldwin Road, Wiccopee Lane, Pudding Street. Vicino al Lake Taghkanic oltrepassiamo una famiglia di cervi intenti a pascolare sul bordo della strada. I cerbiatti sono molto giovani, avranno quattro, cinque mesi. Brucano per istinto, ma stanno anche imparando, con la madre che mostra loro dove trovare
l'erba migliore. Quando uno dei piccoli si avvicina troppo alla strada, la cerva lo spinge dolcemente indietro con il muso. Vorrei tanto che l'autista rallentasse, ma ha una tabella da rispettare.
Dalle parti di Lafayette, l'autista esce dalla superstrada turistica e prosegue sulla Route 199. La strada  quasi deserta e la mia mente galoppa. Mi isolo del tutto. Torno in me che siamo gi a Milan. A Rock City prendiamo a sud sulla Route 308 e in men che non si dica siamo sulla Eightmyville. Poi, prima che me ne renda conto, superiamo Beech Street e Arsonage e svoltiamo a destra su Mulberry. In un soffio siamo sulla piazza del paese, con l'autista che annuncia: Rhinebeck.
Eccoci, eccomi arrivato. Scendo dal pullman e controllo l'orologio. Sono in anticipo di pi di un'ora. Avrei potuto prendere il pullman successivo, ma non volevo rischiare di avere tempi troppo stretti. Meglio in anticipo che in ritardo, ho pensato. Inoltre,  una splendida giornata per andare a passeggio. Attraverso la piazza con calma, in direzione di Irregular's. Sulla porta c' Oscar che mi accoglie con calore.
Salve, signore, benvenuto da Irregular's. Posso tentarla con un assaggio della nostra mou alla mandorla? Accetto la caramella. Non  il massimo per i miei denti, ma dopotutto sono in vacanza. Oscar prosegue. In giro per il negozio, trover dei piccoli indovinelli nascosti per i nostri clienti. Ecco un esempio di enigma. Indica alle sue spalle. Che cos'hanno in comune questi quattro album?
Strisce bianche dico io.
Molto bene esclama Oscar, allungandomi un'altra mou alla mandorla. Ma non sono tutti altrettanto facili.
Esce da dietro al bancone e mi guida verso We're an American Band. Perch non si misura con questo?
Ferrovie del funk dico subito io.
Esatto, ancora una volta. Vedo che  colpito. Prosegue verso Signals e Sgt. Pepper's. Provi questo.
Gruppi che sono arrivati al successo quando i batteristi originali se ne sono andati.
Sorprendente. Abbiamo quest'indovinello da un anno e lei  il primo a indovinare.
Bazzecole.
Quasi nessuno ricorda che i Rush avevano un altro batterista prima di Neil Peart.
John Rutsey.
Davvero impressionante per un uomo di una certa et.
L'et  solo uno stato mentale.
Be', di sicuro lei sa il fatto suo.
Prendo un'altra mou. S. E questa mou  davvero deliziosa!
Mi metto a curiosare tra i cd. Ne punto qualcuno che mi piacerebbe comprare, ma a che pr? Ordino un caff da portar via e vagabondo verso il centro cittadino.
Mentre sorseggio la bevanda calda, mi congratulo ancora una volta con me stesso per aver ricordato di portare dei soldi. Gli incidenti aerei sono spesso da attribuire all'errore umano, e lo stesso vale per i viaggi nel tempo. La gente di tanto in tanto finisce intrappolata nei paradossi o nei processi ricorsivi, ma la schiacciante maggioranza dei problemi trae origine dalla buona, vecchia stupidit. Le storie pi brutte riguardano persone che hanno dimenticato di portarsi un po' di contanti.
Un tipo  tornato nel 1951 per vedere Bobby Thomson dei Giants che batteva il suo famosissimo fuoricampo vincente contro Ralph Branca dei Dodgers.
Quando  emerso nel bagno degli uomini di Glickerstein Shoe and Sandal, si  accorto immediatamente di aver dimenticato di portare il contante. Non aveva i soldi per il biglietto. Non aveva neanche i dieci centesimi per la metropolitana. Ha tentato con l'elemosina, ma non aveva l'attitudine giusta. Cos  tornato indietro.
Dato che non aveva stipulato nessuna assicurazione, alla fine dei conti si  ritrovato a spendere mezzo milione di dollari per visitare il bagno di un calzaturificio.
Ancor pi drammatica  la storia di Otto Heidelinger, il famoso magnate dei sottaceti, che  tornato nel 1963 per seguire l'omicidio di J.F. Kennedy. Approdato negli uffici nuovi di zecca della Shrub, Lewis & Weinehofer, Heidelinger si  diretto al JFK Airport - che allora si chiamava Idlewild - per procurarsi il biglietto aereo per Dallas. Alla biglietteria si  accorto di non avere abbastanza contanti e si  messo nei pasticci quando ha deciso di pagare con carta di credito. Prima ha dato all'addetto la sua Visa.
Spiacente ha detto quello, accettiamo solo BankAmericard, Diners Club e American Express.
Ovviamente, lui non aveva la Diners Club, cos gli ha offerto l'American Express. L'addetto si  insospettito notando il numero identificativo di quattordici cifre: all'epoca usavano ancora le sei cifre. Nel giro di qualche minuto, Heidelinger  stato preso in custodia e accusato in ultima istanza di frode con carta di credito e condannato a una lunga pena detentiva.
Una delle pecche dei viaggi nel tempo  che se qualcosa non va per il verso giusto non se ne accorge nessuno.
Questo perch il cronotrasportato torna nell'istante preciso in cui parte. Per l'operatore in tuta di raso morbido non fa differenza se si trascorrono vent'anni o un'ora nel passato. Cos nessuno si  accorto che Heidelinger ha impiegato dieci anni a tornare.
Attualmente, la Chrono Technologies segue la politica di fornire dieci dollari in monete a ogni cliente.  lo stesso incentivo offerto da molte linee di pullman per i casin di Atlantic City. La promozione ha avuto lo stesso successo con i viaggiatori nel tempo di quello ottenuto con i giocatori, il che significa grande successo. Gli spiccioli sono meno utili per chi decide di andare nella preistoria, ma non si pu neanche dire che non servano a niente. Per la cronaca, si consideri il caso curioso di Selma Gotbaum, una triangolista d'orchestra che  tornata nel cretaceo per seguire da vicino l'estinzione del K-T, il violento urto con l'asteroide che segn la fine dell'era dei dinosauri sulla Terra. La Gotbaum era appollaiata al sicuro in cima a una collina sulla costa del Portogallo, in attesa della collisione col meteorite, quando si  trovata davanti un ceratosauro, carnivoro bipede con lame al posto dei denti e un rasoio sulla sommit della testa. In preda al panico, Gotbaum ha afferrato gli unici oggetti a portata di mano, una manciata di monetine, e le ha lanciate contro il dinosauro.
Di certo non aveva un tiro fenomenale, il suo lancio era debole e la mira lasciava parecchio a desiderare, ma era il suo giorno fortunato. Una delle monetine  andata a incastrarsi nelle gengive del ceratosauro, che  corso via tra gli strepiti, portandosi dietro un mal di denti duraturo e lasciando Selma Gotbaum a godersi l'Armageddon in pace.
Mi avvio verso la piazza, passando per il mercato ortofrutticolo e fermandomi a guardare i prodotti.
L'offerta  varia e allettante. La bancarella della frutta ha un assortimento di mele, prugne succose e almeno sette variet di pere.  l'ultimo raccolto dell'anno e i venditori fanno del loro meglio per non sprecare niente. Una fornaia creativa ha trasformato la frutta in pagnotte alle mele, alle prugne, alle pere, tutte appena sfornate. Non avevo mai considerato il pane alle prugne fino a questo momento, ma il profumo  esaltante.
Nel mercato, la frutta regna ovunque: nel sidro, nelle candele, in un ricco assortimento di marmellate, gelatine e composte. Chiedo la differenza e una gentile signora di Kingston con indosso una gonna di canapa mi spiega che la marmellata contiene pi frutta della gelatina e che la composta ha pi frutta delle altre. La confettura  quella che ne contiene di pi, per dice, offrendomi un assaggio di confettura speciale all'uva spina.
Magari l'avessi saputo prima commento io, ripulendo il cucchiaio. Squisita.
Vero?
Mi piacerebbe comprarla, ma devo viaggiare leggero e nel posto in cui vado oggi non  permesso portare nulla.
In tal caso, che ne dice di un frutto?
Sarebbe perfetto.
Quale gradisce?
Una pera.
Che variet?
Una d'Anjou, ovviamente.
Scelta eccellente dice lei, porgendomi un esemplare particolarmente corpulento.
Quanto?
Settantacinque centesimi.
Le porgo i tre quartini.
Sorride. Cifra esatta. Lo apprezzo molto.
Mi faccio un punto d'onore di essere sempre preparato.
Ci auguriamo una buona giornata. Faccio gli ultimi passi fino alla piazza, mi siedo su una panchina accanto a un'anziana signora, e do un morso alla pera.  talmente succulenta che ne sono avvinto. La frutta non  pi quella di una volta.
Poco dopo vengo oltrepassato da me stesso.  la versione di sessantanni, l'uomo che una volta chiamavo I-60.
Avr pure sessant'anni, ma dal mio punto di vista  magro e scattante, e mi chiedo come ho fatto a pensare che quello fosse vecchio. I-60 si siede dall'altra parte della piazza. Non fa caso a me. La sua attenzione va alternativamente da Irregular's a Mulberry Street. Ha un'aria dura e sembra parecchio determinato. Non mi sorprende.
Dalla mia posizione privilegiata sulla panchina, scorgo una Toyota Camry a me nota, che percorre la via e si parcheggia. Ricordo quanto amavo quella macchina, e che facevo sempre in modo di sceglierla nei noleggi.
Erano ben felici di accontentarmi. Nel mercato dei noleggi, non c'era gran richiesta di Camry. Ammiro l'abilit di parcheggio parallelo del mio io giovane.  stato sempre un mio punto di forza. Non guido da anni, ma sono sicuro che sarei capace di salire in macchina e strizzarmi anche nel posto pi stretto.
Io e Q scendiamo dalla Toyota. Il loro linguaggio del corpo rivela, almeno a me, che  una giornata di tensioni.
Ma le cose si possono aggiustare. Il giovane me aspetta che Q scenda dalla macchina, la prende per mano e i due attraversano la strada sottobraccio. Anche se non  il momento pi roseo della loro relazione, il loro amore salterebbe agli occhi di chiunque.
Dalla sua posizione privilegiata sulla panchina opposta alla mia, I-60 osserva rapito e concentrato i loro movimenti. Il parcheggio, la mano nella mano, l'attraversamento sottobraccio sembrano interessarlo moltissimo. I personaggi famosi che calpestano il tappeto rosso ricevono meno attenzioni. Le sue azioni, il suo modo di fare, sono avvolti nella disperazione. Cinquantanni fa non me n'ero accorto.  in missione, puntato come un laser su Q.
Mi viene in mente che, per quanto lo riguarda, questa potrebbe essere la prima volta che la rincontra da anni. Forse  andato a trovarla o a osservarla nel tempo libero ma, tutto considerato, ho la sensazione che non sia cos. Il suo comportamento  una conferma della mia intuizione. Non la guarderebbe in quel modo se l'avesse vista di recente. La fissa con insistenza. Uno sguardo tanto incalzante gli creerebbe dei problemi se fosse pi giovane, ma  abbastanza vecchio da ottenere l'indulgenza che si concede agli anziani.
Lei si sta avvicinando. Lui le tiene gli occhi incollati addosso. Io mi giro a dare un'occhiata e vedo quello che vede lui. Nei miei ricordi,  bellissima. E l'ho pensata spesso, nelle innumerevoli notti solitarie, con lo sguardo fisso al soffitto del mio vetusto appartamento, mentre rivivevo i momenti del passato e fantasticavo su quel che sarebbe potuto essere se solo... Nella mia vecchiaia, lei diventa una presenza costante, perch ho poco altro con cui occupare la mente. A distrarmi intervengono solo Ellen e lo sporadico passerotto, e mi
rimane tanto tempo: un tempo infinito, disperato, che si riempie solo dei suoi ricordi.
Ricordi che non le rendono giustizia.  splendida, radiosa. Indossa un prendisole di un discreto tono neutro, forse cru, un giacchetto nero drappeggiato sulle spalle e le espadrillas con la suola di iuta che sono da sempre le sue preferite e anche le mie. I capelli ramati sono straripanti e scomposti, adornati da una giunchiglia rosa, di cui non mi ricordavo. Si sente del tutto a suo agio nei suoi panni, con se stessa, e questo la fa risaltare. La sua bellezza  ancor pi attraente proprio perch la indossa con tanta disinvoltura.
 il centro dell'universo. I passanti sulla piazza, nel mercato e nel negozio di dischi la guardano e la sua bellezza li ispira. Io stesso non riesco a staccarle lo sguardo di dosso mentre mi oltrepassa. Il mio io di sessantanni  a bocca spalancata e la signora che mi siede accanto sulla panchina chiede: Ero davvero cos?
Ho un sussulto, mentre il cuore mi fa una capriola.
Sei tu dico.
S.
Ma come hai fatto?
Come te.
Voglio dire, come hai fatto a trovarmi qui?
Immagino si possa definire intuito femminile.
Immagino che avremmo fatto meglio a organizzarci in anticipo.
Ma in questo modo  pi romantico osserva Q. Io sorrido.
A poca distanza, la giovane Q e il giovane me si separano con un bacio. Il giovane me entra da Irregular's.
La giovane Q scompare per un attimo nel bagno pubblico, poi si dirige verso il mercato ortofrutticolo.
La signora con la gonna di canapa che mi ha venduto la pera succosa la accoglie calorosamente. Si abbracciano, si studiano, ancora strette nell'abbraccio, e danno il via a un vivace dibattito sui raccolti di stagione. Non sento le battute, ovviamente, ma si scambiano i frutti ammirandoli, e arrivo all'ovvia e logica conclusione che stiano parlando di prodotti agricoli.
Dopo qualche minuto, Q si congeda. Passa da una bancarella all'altra, e il suo pubblico la accoglie adorante, come fosse una regina. Q non se ne accorge, ma mentre va da un punto all'altro, le teste si girano furtive nella sua direzione. Uomini e donne sono costretti a guardare. A una radiosit come la sua si impone una scorta.
Non riesco a credere di essere stata tanto magra.
Credici, invece.
Hai idea di quanto pagherei per infilarmi in un paio di jeans di taglia 38?
Penso di si.
 uno spreco, da giovani. Quale venticinquenne apprezza l'atto di infilarsi i pantaloni al mattino?
Faccio un gesto in direzione della giovane Q. A prescindere dai pantaloni,  difficile trovare un difetto in quella creatura.
L'anziana Q sorride. Difficile  dir poco. Immagino tu sia tornato indietro nel tentativo di impedire al tuo vecchio io di lasciarmi.
Pi o meno. Non ho un vero e proprio piano. Questa faccenda dei viaggi nel tempo  un tantino losca.
Q annuisce. Ho un amica che  tornata indietro di cinquantanni per piantare un albero sul retro della sua casa di Brooklyn per avere un po' di verde, hai presente? I tentativi con i fiori e il bamb non avevano prodotto l'ombra che desiderava. Aveva sempre pensato di essersi dedicata troppo tardi al giardinaggio. Cos ha viaggiato indietro nel tempo. Quando  tornata al presente, si  ritrovata con un gigantesco nocciolo di Costantinopoli e mezzo secolo di guano.
L'albero era bello?
Magnifico.
In che condizioni erano i pluviali e le grondaie?
Disastrose.
Immagino ci sia sempre una contropartita.
E nessuna garanzia.
E che mi dici di te? Che cosa ti riporta indietro?
Non ho un vero e proprio piano. Pensavo di provare qualche buon ristorante. Sorride. E di vedere te, ovviamente.
Questo mi rincuora, ma mi stupisce, anche. Per il poco che sono riuscito a rifletterci, ho ipotizzato che la presenza di Q fosse una coincidenza. Che fosse tornata per contemplare la sua versione giovane o per infonderle un po' di saggezza. L'idea che sia tornata per vedere me non mi aveva sfiorato la mente. Supponevo che la cosa non le interessasse. Negli anni passati a
ossessionarmi su quel che era successo tanto tempo prima a quel pranzo del Ringraziamento, mi era sempre parso assiomatico che da quel momento in poi Q mi avesse odiato.
Non mi detesti? chiedo piano.
No. Non ti ho mai detestato. Il giorno in cui mi hai chiesto di sposarti  stato il pi felice della mia vita. Non dimenticher mai come ti sei inginocchiato sotto la balena tirando fuori l'anello, n la bambina che si  avvicinata per darti un soldino.
Mi era parso che fosse un maschietto.
No, era senz'altro una femminuccia. Q sorride.
Non fraintendermi. Ero ferita e sconvolta. Non capivo perch mi avessi lasciato. Ma ho continuato ad amarti.
Tace e mi guarda. Io non ti ho mai detto di andartene, lo sai.  stata una tua scelta.
Annuisco. Lo so.
Tutta questa storia per me non aveva senso, neanche allora. Non capivo come potessi essere al corrente dei rapporti d'affari di mio padre. E di certo non ho capito il tuo tentativo di mettermi contro di lui.  stato arrestato sette anni dopo per aver corrotto un funzionario del Dipartimento per l'edilizia. Le sue macchinazioni sono diventate di dominio pubblico.  finito in prigione, disonorato. Lo sapevi?
S, e mi  dispiaciuto.
Ti ringrazio. Ma questo non spiegava come avessi fatto a sapere della societ fittizia. Quando il caso  venuto alla luce, ho esaminato minuziosamente ogni prova e mi  parso evidente che non potessi avere informazioni tanto approfondite, a meno che non fossi stato citato in giudizio. Qualcuno doveva averti raccontato i fatti, e l'unica persona possibile era mio padre stesso, ipotesi che ho subito accantonato. Sorride. Poi, diversi anni fa,  arrivata la scoperta dei viaggi nel tempo e ho trovato la risposta.
Ancora una volta, Q mi lascia senza respiro. Vuoi dire che hai cercato per trent'anni una spiegazione al mio comportamento? Per tutto quel tempo mi hai concesso il beneficio del dubbio?
S.
Come facevi a essere tanto sicura del mio amore?
Lo scoprirai presto.
Avrei potuto essere in un periodo qualsiasi, ovunque.
Come sapevi che sarei stato qui oggi?
Q ci pensa un attimo. Ricordo questo giorno dice.
Ricordo tutto, ovviamente, ma questo giorno in particolare.
La donna che ti ha venduto la pera era la migliore amica di mia madre quando ero piccola. L'ho vista quel giorno - oggi - al mercato, a quindici anni dal nostro ultimo incontro. Ne sono stata sorpresa e felicissima.
Sembrava gentile. Tua madre era gentile.
Alla fine ho ricollegato tutto quando ho ricordato l'uomo fuori dal negozio di dischi. Giuro che non ho idea di cosa mi abbia indotto a pensarci, ma un giorno ho capito che eri tu.  strano, ma credo di averti detto proprio in questo giorno che quel tipo ti assomigliava un po'.
S, l'hai fatto.
 quello laggi? Fa un gesto vago in direzione di I-60.
S.
Dunque, eccolo l, il cattivo. L'uomo che mi ha rovinato la vita. Non capisco se parli sul serio o se stia scherzando.
S dico. L'ha rovinata anche a me.
Strano, ha un'aria inoffensiva.
In lontananza, I-60 sembra sovreccitato o agitatissimo. Ancora una volta non riesco a capirlo. L'ho tenuto d'occhio solo a met, dall'inizio della mia conversazione con Q. A un certo punto fa uno scatto verso la giovane Q, poi si ritrae. Pi tardi, si avvia verso Irregular's e poi ci ripensa un'altra volta. Dopo la seconda falsa partenza, comincia a fare avanti e indietro e a borbottare tra s.
La Q che mi siede accanto chiede: A che cosa sta pensando?
Non saprei.  un mistero anche per me. Spero non stia pensando solo a se stesso. Non credo che sia cos. Credo che si stia chiedendo se portare a termine il piano che ha in mente migliorer la mia e la tua vita. Se non altro, sono sicuro che abbia a cuore i tuoi interessi. Nel corso degli anni ho incontrato un sacco di versioni di me stesso e tu eri l'amore di ognuna di loro.
Sorride. Quindi avevi gi incontrato questa versione di te prima di oggi?
S, tre volte nelle settimane precedenti. Molto riflessivo e colto. Un po' di manica stretta quando si trattava di pagare il conto, per.
Q metabolizza la portata di quel che le ho detto. Con calma, dice: Se non ti disturba, cio, se non  troppo personale, posso chiederti che cosa ti ha rivelato? Non mi riferisco alla doppiezza di mio padre. Vorrei sapere che cosa ti ha rivelato per indurti a lasciarmi.
Trattengo il fiato.
So che non dovrei chiederlo prosegue lei, forse si tratta di qualcosa che non dovrei mai sapere, qualcosa di orribile che mi riguarda.
No, te l'ho detto. Ti ama.
Allora di che si tratta? Ho vissuto nel dubbio per tutti questi anni.
Abbiamo un figlio. Un bambino dolce, magnifico e amoroso. Muore, e questo ci distrugge.
Q geme, un grido profondo e afflitto che le sale dall'anima.
I-60 sembra aver rafforzato la sua determinazione. Adesso si dirige con calma da Irregular's House of Records and Fudge, zoppicando vistosamente con la gamba destra rigida.
Che intendi fare? chiede Q.
Secondo te?
 la tua vita.
Davvero?
Sembra una domanda decisamente complicata.
Annuisco. Vero, e ho circa cinque minuti per trovare la risposta da solo, prima che la mia versione di sessantanni entri da Irregular's, mi porti a fare una passeggiata nel bosco e mi spieghi come allontanarti da me una volta per tutte.
Cinque minuti non mi sembrano sufficienti per decidere.
Vorrei avere pi tempo.
Q annuisce.
Ovviamente, non nel senso di prima. E pensare che ho avuto pi di quarant'anni per riflettere su quello che avrei fatto se avessi potuto rivivere questa giornata.
Q annuisce di nuovo, senza parlare. Non ha mai sprecato le parole. Una cosa di lei che mi  sempre piaciuta, e che mi piace ancora.
Hai avuto una bella vita? le chiedo.
Ho vissuto. Con tutto quel che comporta.
Avresti voluto saperlo? Cio, ora che sai quello che sapevo io, avresti voluto saperlo?
Questa domanda somiglia a quella che mi hai fatto sul vialetto dell'autonoleggio.
S, immagino.
Non sono certa che conti molto, per.
Conta, eccome. Anzi,  la sola domanda che conti: vuoi migliorare la tua vita?
Migliorare ripete piano Q.
Se non possiamo rispondere affermativamente a questa domanda, come facciamo ad andare avanti? Dobbiamo credere che le cose possano migliorare. E dobbiamo credere che la capacit di migliorarle risieda in noi.  l'impulso fondamentale che spinge un uomo a perfezionare se stesso e le persone che ama.  il motivo per cui vogliamo rendere migliori le vite dei nostri figli.  questo che ci distingue dagli altri animali. Quindi, te lo chiedo ancora: Se avessi l'opportunit di cambiare la tua vita, la coglieresti?
Q sorride. Sono qui, no?
In quel momento, capisco. O almeno credo di capire. Il bello delle verit imperiture  che sono in continua evoluzione.
Sono passato per diverse fasi. Per un po', dopo la lettura di La rivolta di Atlante, come ogni buon diciassettenne mi sono creduto oggettivista. Ho predicato la virt dell'egoismo e visto la felicit come obiettivo morale della vita. Poi ho compiuto la solita svolta di centottanta gradi e sono diventato nichilista. Ho abbandonato la giacca invernale, sostituendola con un cardigan, ho cominciato a prendere i taxi e a fumare sigarette.
Ormai non ho motivo di nascondere nulla, quindi ammetto che si trattava di sigarette prive di nicotina.
Uno dei miei tanti modi di stare col piede in due staffe.
Sono rimasto in panchina mentre i postmodernisti intraprendevano la loro rivoluzione silenziosa. Certe volte ho creduto che la verit non esistesse, certe altre che la verit fosse semplicemente inconoscibile. Ho sperimentato liberamente con i costrutti etici, come si fa con i vestiti o i tagli di capelli. Ognuno mi  parso accattivante per un po', non foss'altro che per la novit che comportava, ma alla fine risultava inevitabilmente inadeguato. Ho mangiato carne, poi ho smesso. La protezione solare  stata di un'importanza basilare, ma non sono mai stato capace di farla rientrare in una visione coerente del mondo. La maggior parte del tempo, non avevo idea di cosa fare.
Adesso, anche se solo per un attimo, sono lucido.
Mi protendo a baciare appassionatamente Q, e il senso di mezzo secolo di solitudine e rimpianto si disperde in un istante. Mi passa per la mente che i nostri momenti di passione intensa sono destinati a capitare all'interno o nelle vicinanze di un orto biologico. Sento che Q si sta liberando dello stesso dolore, che ci abbandona entrambi. Dissipata la pesantezza, rimane solo l'amore, un amore profondo e duraturo.
Ora che ci penso, non ho mai visto Barcellona dico con un sorriso. Se partiamo adesso, possiamo prendere un volo notturno e passarci una giornata... o una settimana, o un mese.
O un anno aggiunge lei.
S, un anno.
Ci baciamo ancora.
Mi sono chiesto spesso come sia essere innamorati da vecchi, e adesso ho trovato la risposta. Il cuore mi batte forte e il sangue mi imporpora le guance. Un calore lenitivo mi si diffonde per tutto il corpo; i suoi poteri calmanti si estendono persino al ginocchio senza speranza.
Mi sento ottimista, inebriato. Comincio a fare progetti. Gli inverni a Sedona, le estati sul Lake Moraine, in Canada. Forse torneremo al nostro tempo, forse resteremo nell'allora-ora. Non importa. Magari ci sar un matrimonio tardivo... in municipio, noi due soli contro il mondo, o con Elvis a Las Vegas, o realizzeremo il sogno della cerimonia al bowling. Recupereremo i vecchi amici e viaggeremo. Vedremo El Encierro, finalmente, e una partita diurna a Wrigley. Penso addirittura di tornare a correre. Tutto in un attimo.
Vi sarete chiesti anche voi come sia essere vecchi e innamorati. Adesso avete la risposta.  esattamente, precisamente, meravigliosamente uguale.
Ci baciamo di nuovo.
Fanno un certo effetto, due vecchi che pomiciano in un parco pubblico. La giovane Q ci nota. Se ne sta accanto a una pila di pere e ci fissa fino a quando percepiamo il suo sguardo. Solleviamo gli occhi, la vediamo e lei ci sorride con calore. Si avvicina, vuole dirci qualcosa, ma ci guarda con pi attenzione e ci ripensa.
Ci conosciamo? chiede.
No, cara.
Be', volevo solo dire quanto  bello vedere due persone innamorate come voi. Non capita tutti i giorni.
A te capiter.
La giovane Q resta interdetta. Ricordo bene quel corrugarsi di sopracciglia. Era irresistibile allora, che poi sarebbe ora. L'anziana Q mi stringe la mano.
Che vuol dire?
Ti riveler un segreto. Non  una gran cosa, ma  la chiave di una vita felice, della tua vita felice.
Va bene.
Sei con quell'uomo, giusto? Quello che  appena entrato nel negozio di dischi.
S.
Ti ama le dico io, euforico. Pi di quanto tu saprai mai.
...
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RINGRAZIAMENTI.
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Agli scrittori viene spesso chiesto, creando un certo fastidio, se traggono le idee dalla loro stessa vita. Sono troppo felice di venir definito uno scrittore per potermi infastidire.
Per la cronaca, permettetemi di dichiarare una volta per tutte di non essere mai stato avvicinato da qualcuno che mi offrisse una previsione della mia vita futura.
A influenzarmi sono stati elementi situati in uno spazio e in un tempo convenzionali, ma in certo qual modo assai pi profondi. Carl Lennertz della HarperCollins, il mio superbo editor, gestisce la sua attivit proprio come io vorrei gestire la mia e sono orgoglioso di poterlo definire mio amico. La mia agente, Janet Reid, difende a spada tratta la mia carriera, permettendomi di fare quel che faccio. Sono altrettanto orgoglioso di definirla mia amica. Per, a esser sinceri, lei e Carl sono solo gli ultimi acquisti della mia vita.
Ho gli stessi grandi amici dai tempi delle superiori. In questi ultimi venticinque anni, nelle innumerevoli conversazioni con Ira Kaufman, ho esplorato quasi tutte le questioni terrene immaginabili, dai meriti della regola dell'insurance nel blackjack al tasso di umidit di diverse merendine. Il nostro senso dell'umorismo  talmente intrecciato che non so pi se le battute che faccio siano mie o sue. Tanto basti a sottolineare come il suo contributo a questo libro sia stato fondamentale.
I miei genitori, Matthew e Sherry, continuano a spalleggiarmi da tutta la vita, indipendentemente da quel che faccio, e nutrono pi fiducia in me di quanta non ne nutra io stesso.
Ho spesso dichiarato che mia madre  la mia lettrice d'eccellenza e la pi partecipe. Mio padre  semplicemente l'uomo migliore che io conosca.
Chiunque abbia letto gli altri miei libri, avr notato che negli ultimi tempi questo elenco  rimasto praticamente inalterato. Sta di fatto che la mia vita  stata segnata dalla continuit
pi che dai cambiamenti. L'unica eccezione  da ascrivere alla comparsa di mia moglie, Valli, tre anni fa, insieme con Eamon e Suria Vanrajah. Dopo diciotto mesi, a noi si  unita Mattie.
Essere il genitore di Eamon, Suria e Mattie  il pi grande privilegio che la vita mi abbia concesso. Un'esperienza che mi ha modificato nel modo pi radicale e migliore possibile. Mi aspetto che chiunque legga questo e gli altri miei libri noti una certa dose di angoscia esistenziale.
Con mio grande stupore, l'angoscia si  quasi dissipata.
Quando gioco a Wiffle ball con Eamon o guardo I Simpson con Suria, tutto mi sembra perfetto. E osservare la mia splendida, intelligentissima Mattie mi d il capogiro. Intanto che scrivo, lei  al piano di sotto, come spesso accade mentre lavoro. Quando avr finito, tra un paio di paragrafi, scender a baciarla e a farle il solletico, godendomi la sensazione ormai consueta che la mia vita sia perfetta.
La cosa veramente bella, per,  essere il marito di Valli. Il matrimonio si  rivelato una sfida per tanti versi inattesa, ma  anche un premio cui non avrei mai sognato di ambire. E qui
sono costretto a rivelare un'intersezione tra vita e arte. Nessuno si  presentato dal futuro per offrirmi una visione minacciosa di quel che sarebbe stato, ma io ho ricevuto la visita del mio io pi anziano nel giorno del nostro matrimonio.
Io e Valli stavamo entrando in municipio quando l'ho scorto con addosso un cardigan e un paio di pantaloni di velluto a coste che non potevano che essere miei. Aveva l'aria di un vecchietto simpatico e felice, con lo sguardo tenero e profonde rughe d'espressione scolpite come solchi sulle guance.
Ha avuto solo il tempo di dirmi una cosa. Ci ha tenuto la porta con un gran sorriso e mi ha sussurrato all'orecchio: Fallo ancora. Fallo ancora.
...
.
...
FINE.